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<rss version="2.0"><channel><title>Politecnico di Torino: Rassegna Stampa</title><link>http://www.swas.polito.it/services/rassegna_stampa/</link><description>Rassegna Stampa RSS Feed</description><language>it</language><lastBuildDate>Wed, 16 May 2012 23:50:08 </lastBuildDate><item><title>I virus ricaricheranno le batterie del cellulare</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154890370</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							La pessima fama dei virus potrebbe cambiare presto, appena questi impareranno a ricaricare la batteria dei telefonini. Stanno provando a «insegnarglielo» i &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; dell'università di Berkeley, California, che hanno pubblicato uno studio rivoluzionario su «Nature Nanotechnology», in cui si dimostra che, proprio attraverso questi microrganismi, si è ottenuta abbastanza energia da accendere un display a cristalli liquidi. Protagonisti sono alcuni batteriofagi, innocui per l'uomo: nei test hanno rivelato di essere piezoelettrici, di tradurre cioè in elettricità le sollecitazioni meccaniche a cui vengono sottoposti. Questa caratteristica, finora, era stata osservata solo in alcuni cristalli, nel Dna e anche in alcune proteine.</description><author>La Stampa</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Silicon Valley a New York</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154890371</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							ÈNew York la nuova capitale statunitense dell'industria high-tech. È quanto emerge dalla &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; «New Tech City», condotta dal Center for an Urban Future e finanziata da AT&amp;T e dalla Association for a Better New York. L'industria tecnologica, infatti, sta crescendo più rapidamente nella Grande Mela che in qualunque altra parte degli Usa e la metropoli è ormai sulle orme della Silicon Valley come «hub» di sviluppo. Gli autori dello studio, Jonathan Bowles e David Giles, hanno individuato 486 nuove aziende costituite dal 2007 a oggi: neanche la recessione ha frenato la crescita del settore, tanto che gli investimenti sono saliti del 32%, mentre nel resto del Paese sono scesi del 10. E così New York ha strappato a Boston il secondo posto per l'alta &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt;. E la corsa continua.</description><author>La Stampa</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>«Noi ragazzi, alle prese con staminali e nanotech»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154890386</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									L'INIZIATIVA
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Settanta classi delle scuole superiori di tutta Italia hanno lavorato insieme, collaborando sul Web, per raggiungere una nuova consapevolezza su una serie di temi scientifici, attuali e molto dibattuti, grazie al &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di democrazia deliberativa «Scienza Attiva», ideato dal Centro Agorà Scienza. Eravamo oltre 1500 studenti e abbiamo aderito con entusiasmo al &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt;, facendoci guidare con curiosità dagli insegnati alla scoperta delle nanoscienze e delle cellule staminali. A nostra disposizione la piattaforma online www.scienzattiva.eu: un sistema di comunicazione bidirezionale, veloce e semplice, che grazie all'uso intensivo del Web permette di interagire agilmente tra studenti della propria e di altre classi, insegnanti e scienziati. Il lavoro è iniziato in ogni classe con un «brainstorming» per far emergere le conoscenze tacite sui temi (quelle che ognuno possiede senza esserne pienamente consapevole) e, in seguito, abbiamo approfondito gli argomenti e formulato una serie di domande agli esperti del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt;, professori e &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; delle università italiane, che, oltre a rispondere online, hanno prodotto molto materiale informativo. Ogni classe ha quindi elaborato le informazioni raccolte e stilato proposte e raccomandazioni concrete da portare al dibattito finale. Sono stati i redattori (portavoce di ogni classe), dal vivo oppure in videoconferenza, ad argomentare adeguatamente le proposte, a volte complesse e discordanti, fino a raggiungere un accordo e realizzare un documento condiviso. E' stata un'opportunità unica per noi studenti di «Scienza Attiva» che, a fine incontro, abbiamo consegnato nelle mani dei rappresentanti delle istituzioni e dei &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; le nostre raccomandazioni e le nostre linee guida. Nelle prossime due settimane altre classi racconteranno i risultati emersi dal &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; sui due temi di quest'anno. 2 A, 4 D e 4 I - Liceo Scientifico «Fulcieri Paulucci di Calboli» di Forlì - Continua la prossima settimana Dai banchi di scuola al giornale Questo è il primo dei 3 articoli delle classi vincitrici del premio di «Scienza Attiva»</description><author>La Stampa</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Alla &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; servono soldi Ma un po' di cervello non guasterebbe affatto</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154890924</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Paolo Granzotto&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									la parola ai lettori »L'angolo di Granzotto
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Stimato Granzotto. Sembra che soltanto raddoppiando i finanziamenti alla &lt;span class='chapterhl'&gt;Ricerca&lt;/span&gt; esplodano i cervelli dei nostri &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; facendo risalire rapidamente Università e &lt;span class='chapterhl'&gt;Ricerca&lt;/span&gt; dagli attuali ultimi posti. Nel lontano 1989 due centri di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; lanciati a testa bassa nella fusione fredda al grido «a me il deuterio» brevettavano l'uno il processo con trucioli di titanio, l'altro con titanio triturato, invocando l'aiuto dello Stato per divenire leader della mirabolante scoperta di Pons e Fleischmann. Della quale nessuno sa più nulla perché non ha avuto seguito scientifico. Roberto Lauro Bogliasco (Genova) Caro Granzotto, apprendo da una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; dell'Università di Pisa che lo sbadiglio è maggiormente contagioso tra persone che hanno rapporti affettivi. Sono grato ai &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; dell'Università di Pisa i quali, dopo una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; che sicuramente è stata molto approfondita e costosa, sono riusciti a venire a capo di problema esistenziale che mi affliggeva. Giordano Bruno Padova Il piagnisteo sui sempre troppo pochi soldi destinati alla &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; e quindi alle tasche dei &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; (piagnisteo che andò fortissimo col governo Berlusconi, ovvio) è una grossolana manifestazione dell'ipocrisia e trombonaggine della cabila «sinceramente democratica». Secondo la quale per la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; - sempre e comunque utile e benefica - non servono cervelli, ma solo soldi. Più ce ne sono più se ne scoprono di belle. Non che non capiti, sempre che ai soldi si accompagnano i cervelli. È con la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; (e lo studio, il lavoro, l'impegno) che Albert Sabin fece dono - nel senso letterale: non brevettò la scoperta, così che fosse di tutti - all'umanità del vaccino contro il flagello della poliomielite. Ma per un Sabin quanti &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; zuzzurelloni ci sono? Quanta &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; fine a se stessa, cioè mirata solo alla riscossione degli incentivi in moneta sonante? Tanta. Del primato della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; futile potremmo riempire le pagine del Giornale . Qualche saggio: &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; dell'Università di Tolosa si piccarono di provare che le pulci dei cani hanno balzi più lunghi di quelle dei gatti. Dopo lunga &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; i matematici Sreekumar e Nirmalan elaborarono un modello per la stima della superficie totale dell'elefante indiano. Lo psicologo Teigen dell'università di Oslo condusse una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; per scoprire la causa dei sospiri. Meglio ancora le fisiologhe Anna Wilkinson, Natalie Sebanz e Isabella Mandl con i loro studi sulla mancanza di prove di sbadigli contagiosi tra le tartarughe della specie Geochelone carbonaria. L'Italia non fa eccezione. Una per tutte: attingendo al finanziamento pubblico un gruppo di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; dell'Università di Trento prese a «statisticizzare» le abitudini private delle coppie. In particolare il come e il quando lui e lei emettono gas intestinali. I risultati: l'89 per cento degli uomini emette rumorosamente in presenza della propria partner (il 12 per cento entro il primo mese di rapporto, il 63 per cento entro il primo anno). Solo il 12,7 per cento delle donne fa altrettanto. Che balzo, eh cari Lauro e Bruno, che progresso per l'umanità venire a sapere tutto ciò con relative percentuali.</description><author>Il Giornale (Paolo Granzotto)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Patroni Griffi: statali, chi sbaglia deve pagare</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154892048</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									La riforma della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							ROMA - L'eventuale applicazione della riforma dell'articolo 18 (licenziamenti) al &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; sarà affidata al dibattito parlamentare perché è un aspetto che «va approfondito». Lo ha detto ieri il ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;, Filippo Patroni Griffi (&lt;i&gt;foto&lt;/i&gt;), a margine di un'audizione alla commissione Affari costituzionali del Senato. «Sicuramente manterremo il dato di fatto - ha spiegato - che differenzia il settore pubblico dal privato, nella previsione prevalentemente della legge e non nel contratto». Secondo il ministro, che non ha ancora presentato l'annunciato disegno di legge delega, bisogna «rendere effettivo il licenziamento disciplinare: se sbaglia, il dipendente pubblico deve pagare». &lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Corriere della Sera</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>La bici (rifatta) di Leonardo</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154892069</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;MAURIZIO DI GREGORIO&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									La Twist Bike Atlantic esposta alla Triennale. Costa come un'auto di lusso
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Un cuore leonardesco che veste design italiano. Alla Triennale c'è una bici unica al mondo: Twist Bike Atlantic. Un gioiello a due ruote che nasce dalla passione e dall'intuizione di ingegneri e designer; un oggetto che abbina razionalità e istinto, eccellenza industriale ed eccellenza artigianale e che vuole essere un omaggio a Leonardo da Vinci dal quale hanno tratto ispirazione i creatori della bici. La prima Twist Bike di Dobertec nasce nel 1998 da un'idea dell'ingegner Marco Antonelli che pensò di creare una nuova bicicletta dotata di un sistema di trasmissione analogo a quello che Leonardo descrisse nel Codice Atlantico oltre 600 anni prima e che adottò sia sulla Claviviola (f. 93r) sia sull'Imbarcazione a pale verticali. Il motore di Leonardo ha ripreso così a vivere: è stato sviluppato facendo uso delle più moderne &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt;, sconosciute ai tempi di Leonardo. E dopo 14 anni di studi e &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerche&lt;/span&gt; è nato un nuovo sistema di propulsione umana. Fra i collaboratori che Dobertec può vantare, vi sono gli ingegneri Carlo Rottenbacher e Gianni Lova. La Twist Bike Atlantic non è ancora in produzione. Questo prototipo è costato quanto una macchina di alta gamma.&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Triennale L'ingegner Marco Antonelli&lt;/p&gt;</description><author>Corriere della Sera (MAURIZIO DI GREGORIO)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Spending review, si comincia con sanità e auto blu</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154892189</link><description>&lt;u&gt;MF&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Gianluca Zapponini&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Salta l'incontro tra il ministro Giarda e il commissario alla spesa Bondi. Ma Patroni Griffi assicura: entro giugno le prime sforbiciate
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Parte la caccia agli oltre 4 miliardi che il governo vuole risparmiare con la spending review. E i primi ad essere colpiti dalle sforbiciate del governo saranno sanità e auto blu. Andando con ordine, ieri doveva essere la giornata dell'incontro tra il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ed Enrico Bondi, il supercommissario chiamato a dare un primo taglio alla spesa pubblica. Incontro che però è saltato all'ultimo minuto, forse per non destare troppo clamore mediatico. Giarda e Bondi si sarebbero infatti limitati ad alcuni contatti telefonici. In compenso ci ha pensato il ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica Amministrazione&lt;/span&gt; e della Semplificazione, Filippo Patroni Griffi (che venerdì dovrebbe comunque incontrare Giarda), a dare le prime indicazioni concrete circa le modalità di azione della spending review. Intervenendo in audizione prima alla Camera e poi al Senato, il ministro ha sottolineato come la spending review interverrà «sicuramente sulla spesa sanitaria e sulle auto blu, per le quali è in corso un secondo monitoraggio». Secondo i calcoli del governo, dalle auto blu si dovrebbero ottenere risparmi per 350 milioni. «D'altra parte», ha spiegato il ministro, «la logica della spending review di questo governo è la selezione dei tagli». Un processo che «speriamo che consenta di effettuare dei tagli verso gli sprechi, in modo tale che non significhino meno servizi». Musica decisamente diversa per quanto riguarda invece la sanità. Un settore messo tra l'altro sotto accusa proprio nei giorni scorsi dal ministro Giarda, per il quale dietro alle crescenti spese si nasconderebbe una forte «struttura politica» nonché «gli interessi coalizzati delle industrie». Su questo fronte il governo punterebbe a un risparmio tra gli 1,2 e gli 1,5 miliardi di euro. Al ministero dell'Economia si starebbe però pensando a un taglio ancora più incisivo. Oltre a questi due primi capitoli di spesa, il governo sta valutando di intervenire anche su immobili e consulenze della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica Amministrazione&lt;/span&gt;. «Serve una migliore razionalizzazione degli immobili pubblici da parte delle &lt;span class='chapterhl'&gt;pubbliche amministrazioni&lt;/span&gt;, favorendo il passaggio dalla locazione di immobili privati al miglior uso di quelli di proprietà dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt;», ha proseguito Patroni Griffi nel suo discorso alla Camera. «I primi dati che utilizzeremo», ha aggiunto, «saranno quelli dell'Agenzia del demanio». Fra le ipotesi allo studio c'è «lo scambio fra le amministrazioni del mero uso degli immobili». In questo modo un ente locale potrà usare un immobile dello Stato e viceversa, oppure utilizzare immobili di proprietà di un'altra &lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt;. In questo senso si starebbe pensando a un accordo ad hoc tra Stato e Comuni. Altro obiettivo della spending review sono le consulenze, spesso troppo onerose, affidate a pioggia dalle amministrazioni. In tal proposito il governo ha istituito una task force per il monitoraggio delle consulenze, un po'come accade per le auto blu. Della task force farà parte la Corte dei Conti, affiancata dagli ispettorati di Finanze e &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione pubblica&lt;/span&gt;, e avrà il compito di «verificare la correttezza dei dati» forniti dalle amministrazioni. Nonostante al mosaico degli sprechi da colpire possa mancare ancora qualche tessera, quello che è certo è che il governo vuole fare in fretta. «Prima dell'estate dobbiamo essere in grado di programmare risparmi certi e prevedibili per ottobre», anche «per evitare l'aumento di due punti dell'Iva», ha sottolineato ancora lo stesso Patroni Griffi, stavolta dal Senato. A ribadire la volontà dell'esecutivo di tirare dritto per la strada dei tagli è stata infine anche Elsa Fornero, ministro del Welfare. «L'obiettivo del governo è arrivare a 4,3 miliardi di risparmi e a tal riguardo nessuna istituzione, locale o meno, può sottrarsi», ha detto Fornero nel corso di un'audizione in Senato. Parlare di risorse disponibili «in tempo di spending review può essere un problema», ha aggiunto il ministro invitando le istituzioni a «tirare i remi in barca» e a «cercare di fare sempre meglio». (riproduzione riservata)&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Piero Giarda&lt;/p&gt;</description><author>MF (Gianluca Zapponini)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>"&lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; 2020, la città che vogliamo"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154895944</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;(mc. g.)&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Documento degli imprenditori under 40 al sindaco: ecco le priorità &lt;span class='chapterhl'&gt;Fassino&lt;/span&gt;: è fondamentale l'apporto che questi giovani possono dare per tracciare scenari futuri
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							I GIOVANI imprenditori torinesi stringono un patto generazionale e presentano le loro idee per la &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; del futuro.&lt;br /&gt; Si chiama Yes4To ed è il cappello che raccoglie le associazioni «junior» di imprenditori, artigiani, commercianti, notai, avvocati, agricoltori, manager, consulenti del lavoro, commercialisti, architetti e costruttori. Dodici associazioni datoriali, che in tutto rappresentano dieci mila imprese, che si sono sedute intorno allo stesso tavolo hanno provato a ragionare di quale potrà essere il futuro di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; E' la prima volta che succede: tutti gli under 40, della galassia delle imprese e delle professioni, che si presentano insiemee insieme vogliono essere un interlocutore per la politica. Il lavoro è iniziato lo scorso anno e ora il gruppo ha prodotto un «manifesto» con il quale è pronto ad avviare confronti e trattative. E in particolare il dialogo è rivolto all'amministrazione cittadina che ha accolto la sfidae ha inaugurato una Consulta, ovvero un luogo permanente di dialogo e confronto. All'ordine del giorno il lavoro, lo sviluppo e la crescita economica di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; e delle sue imprese. Gli imprenditori propongono, il Comune risponde: questo sarà il modello. «E' un'occasione importante- commenta il sindaco Piero &lt;span class='chapterhl'&gt;Fassino&lt;/span&gt; - per poter ascoltare e comprendere le aspettative e le idee di attori importanti: imprenditori giovani, che sono cresciuti in un mondo, quello della globalizzazione, che li ha costretti a capirne i cambiamenti e a assecondarli. Considero quindi fondamentale il contributo che da questa parte potrà arrivare, la condivisione degli scenari possibili, soprattutto in un momento di crisi come quello presente, più importanti che mai. Mi auguro - concludo - che lo scambio delle nostre idee possa essere fruttuoso e che dalla Consulta possano giungere stimoli e suggestioni utili a tutti».&lt;br /&gt; Le priorità dei giovani imprenditori stanno tutte nel documento «&lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; 2020: la città che vogliamo» e sarà la base di lavoro delle prossime settimane. Un documento di otto pagine che è un concentrato di innovazione, sostegno all'impresa e apertura verso l'estero, sia dal punto di vista culturale che per la capacità di attrarre investimenti sul territorio.&lt;br /&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, come la immaginano i giovani imprenditori, dovrà essere una smart city, dove la mobilità, il recupero degli spazi, l'uso del territorio e l'urbanizzazione siano inquadrate in un disegno sostenibile, per l'economia e per la qualità della vita delle persone. Burocrazia e pubblica amministrazione dovranno favorire l'impresa e non ostacolarlae «internazionalizzazione» non dovrà solo essere una parola sulla bocca di tutti, ma il primo punto dell'agenda di governo. &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Palazzo di Città è il destinatario del piano "&lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; 2020"&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (mc. g.)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>"Abbiamo cambiato immagine ma ci manca un piano strategico"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154895945</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;MARIACHIARA GIACOSA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									L'intervista Canavesio, leader degli industriali junior, è una delle anime del progetto "Yes4To"
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									La formula Abbiamo deciso questo patto tra 12 diverse categorie perché puntiamo come classe dirigente a dare il nostro contributo di idee
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							DAVIDE Canavesio è presidente dei Giovani imprenditori dell'Unione industriale di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; ed è l'anima di Yes4To. Come è nata l'idea? «Due anni fa, quando mi sono candidato alla guida dei giovani imprenditori torinesi, mi sono accorto che la nostra generazione, i 3040, da sola non conta molto. Ma credo che la colpa sia anche nostra: non abbiamo una coscienza di generazione. E mi sono chiesto: perché non facciamo un patto generazionale tra di noi, che dovremmo essere la futura, o meglio l'attuale, classe dirigente? Dopo la mia elezione abbiamo iniziatoa lavorarci».&lt;br /&gt; Con quali tappe? «L'anno scorso, per le elezioni amministrative a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, i giovani di sette associazioni di categoria avevano fatto un documento per il sindaco. Da allora abbiamo avviato un lavoro costante e ora siamo dodici associazioni e rappresentiamo oltre 10 mila imprese».&lt;br /&gt; Come funzionate? «Non c'è leadership, perché siamo tutti allo stesso livello. Non abbiamo statuto, né presidente, altrimenti saremmo ancora li ha decidere chi lo fa. Ci vediamo almeno una volta al mese. Discutiamo, a volte anche animatamente, sulla nostra idea del futuro di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; Ognuno porta il proprio contributo, se sono tutti d'accordo diventa una proposta comune».&lt;br /&gt; Non è difficile mettere insieme anime e interessi così diversi? «Mi sono stupito anche io, ma non lo è. E' molto più forte l'interesse generazionale rispetto a quello «datoriale». Se parlo del futuro della città tra vent'anni, io, l'agricoltore e il commerciante abbiamo lo stesso obiettivo. E' sul breve termine che si divide, sulle visioni no».&lt;br /&gt; Quali sono questi obiettivi comuni? «L'esigenza più forte è quella di una strategia. Negli anni Novanta ci fu il movimento per Castellani. Ora non c'è nulla. &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; in questi anni ha subito grandi cambiamenti, è cresciuta, ha cambiato volto. Però manca un piano strategico su dove questa città vuole andare. Noi, giovani imprenditori, ci crediamo e vogliamo offrire il nostro contributo». Come funziona il rapporto con il resto della città? «Il sindaco ha avviato una consulta permanente con noi, ovvero un luogo di scambio continuo in cui noi avanziamo propostee ne discutiamo con l'amministrazione. Nelle prossime settimane incontreremo alcuni assessori per parlare di ciò che ci interessa: smart city, internazionalizzazione, competitività. Abbiamo già visto l'Arcivescovo, prossimamente ci confronteremo con i rettori e i presidenti delle Fondazioni». E' la prima volta che «I giovani che producono» lavorano tutti insieme? «Si, è capitato che le diverse associazioni organizzassero insieme eventi sporadici, ma un lavoro così che continua nel tempo e «parla» con la città è del tutto inedito».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Davide Canavesio&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (MARIACHIARA GIACOSA)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Sapienza, polemica sul cambio di statuto niente voto per gli studenti fuori corso</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154896021</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;VIOLA GIANNOLI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Il caso
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							STOP all'elettorato attivo alla Sapienza per gli studenti fuori corso. E' una delle nuove norme spuntate nell'ultima versione dello Statuto redatto dal primo ateneo capitolino dopo la bocciatura arrivata dal dicastero di viale Trastevere.&lt;br /&gt; IL 24 febbraio scorso dagli uffici del ministro Francesco &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt; era partita infatti una lettera contenente diversi rilievi alla nuova "Costituzione" d'ateneo: una strigliata per il rettore Luigi Frati sulla base della norme contenute nella discussa legge Gelmini.&lt;br /&gt; Ora, nel testo approvato in Consiglio di amministrazione e in discussione al Senato accademico, l'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; fa retromarcia per rientrare nei canoni richiesti dal &lt;span class='chapterhl'&gt;Miur&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; Ma nell'articolo 19 del regolamento, quello che stabilisce composizione e poteri del "Senatino" universitario, è spuntata la regola "anti-fannulloni": niente diritto di voto per chi non è in corso.&lt;br /&gt; La legge 240 del 2010 firmata dall'ex ministro Gelmini prevede l'impossibilità di essere eletti se si è per più di un anno inadempienti con il normale ritmo degli esami. Ma alla Sapienza si è ora in una paradossale situazione: è possibile candidarsi se si è indietro con gli studi, ma guai ad avvicinarsi alle urne per esprimere la propria preferenza. «Riteniamo inaccettabile che il diritto di voto e il diritto di poter scegliere le proprie rappresentanze vengano garantiti solo a una parte degli studenti, sulla base di un'assurda discriminazione - attacca il coordinamento universitario Link - Riteniamo inaccettabile che il nostro ateneo continui a restringere gli spazi di democrazia e partecipazione, già fortemente attaccati dalla legge 240, e soprattutto che un provvedimento di questo tipo venga inserito con un vero e proprio colpo di mano, senza nessuno spazio per la discussione».&lt;br /&gt; Per questo gli studenti minacciano battaglia con ogni mezzo affinché la norma venga cancellata. Il primo atto sarà il ricorso al Tar del Lazio. Un'altra tegola giudiziaria per il più grande ateneo d'Europa.</description><author>La Repubblica (VIOLA GIANNOLI)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt;, la rivoluzione è legge</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154896054</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;MASSIMO MINELLA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Cinque scuole, 22 dipartimenti: il Senato Accademico dice sì all'unanimità Il rettore Deferrari "È la dimostrazione che, se c'è la volontà, le cose si possono fare"
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							CINQUE scuole e ventidue dipartimenti per dire addio alle facoltà e imporre all'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; di Genova una svolta vitale per il suo futuro. "E' la dimostrazione che le cose, se si vogliono fare si fanno" riassume il rettore Giacomo Deferrari dopo che il senato accademico, ieri mattina, ha votato all'unanimità il provvedimento che rende operativo quanto sancito dal nuovo statuto dell'ateneo. Nulla sarà più come prima, insomma. Perché la nascita dei dipartimenti è coincisa con l'attribuzione dei corsi di studio. Il prossimo passo sarà l'elezione dei direttori. "Il primo novembre, all'avvio del nuovo anno accademico saremo pienamente operativi - aggiunge Deferrari - I primi in Italia? Diciamo, fra i primi che è meglio e comunque, stando sempre attenti alle parole che si usano, possiamo effettivamente parlare di svolta epocale". Cinque, si diceva all'inizio le scuole al cui interno opereranno i ventidue dipartimenti: Scienze mediche e farmaceutiche, Scienze Sociali, Scienze Umanistiche, Scienze m. f. n., Politecnica.&lt;br /&gt; Strutture più bilanciate fra loro e soprattutto più in sintonia con la ricerca e le applicazioni legate alla produzione.&lt;br /&gt; "Bisogna sempre puntare in alto, questa per noi è una sfida per l'eccellenza - spiega il rettore - Certo, ci muoveremo con la massima attenzione, non possiamo fare l'errore di pensare che sia tutto finitoe che tutto vada in automatico. Lo statuto è stato un passaggio importante, ora è altrettanto importante capire come si tradurrà dal punto di visto operativo".&lt;br /&gt; L'unanimità del Senato lascia però ben sperare. Soltanto pochi mesi fa, questa ipotesi veniva soprattutto letta come un'operazione di razionalizzazione, con tagli orizzontali destinati a impoverire l'ateneo. Poi, che cosa è accaduto rettore? "Semplicemente che l'operazione è stata analizzata e capita - risponde Deferrari - E' fuor di dubbio che si voglia razionalizzare, ma qui si tagliano i costi senza ridurre le prestazioni". Anche le preoccupazioni legate alla riduzione del persone, uno dei temi più roventi dell'ultimo anno, sembrerebbero rientrate. "Su questo aspetto bisogna essere particolarmente chiari - continua il rettore - Non verrà licenziato alcun dipendente.&lt;br /&gt; Quello che invece ci potrà essere, e mi pare comprensibile visto l'impianto che si è definito, è che ci sia della mobilità, intesa come spostamenti da un dipartimento all'altro. Anche questo va nell'ottica di un riequilibrio interno all'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt;. Non ci sarà più il predominio delle facoltà forti rispetto alle altre più deboli. Ma un progressivo bilanciamento delle forze e delle risorse". Di una cosa, però, il rettore si dice particolarmente soddisfatto: "E' un'operazione a costo zero, messa a punto attraverso lo strumento del confronto - chiude - La perfezione non esiste di certo, ma l'accoglimento favorevole da parte dei colleghi e del personale amministrativo fa ben sperare". PER SAPERNE DI PIÙ www.unige.it genova.repubblica.it&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: LA SCELTA Via libera alla riorganizzazione dell'ateneo da parte del Senato Accademico&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (MASSIMO MINELLA)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>L'innovazione si mette in moto (ondoso)</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154897925</link><description>&lt;u&gt;Nuova Energia&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									PROGETTO DEL &lt;span class='chapterhl'&gt;POLITECNICO&lt;/span&gt; DI &lt;span class='chapterhl'&gt;TORINO&lt;/span&gt; PER LO SFRUTTAMENTO DELL'ENERGIA DEL MARE
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Wave Power is the branch of Ocean Energy investigating the energy harvesting from the surface motion of waves. The field has been investigated since the Seventies with the first lab tests aimed to assess the extractable power from different Wave Energy Converters (WECs) concepts. One of the first researches carried out in Scotland was based on the WEC called Duck, a &amp;#64258;oating shape harvesting sea energy due to its rocking motion. The device never arrived to full scale experiments, but gave birth to other WECs, like the Pelamis, a big &amp;#64258;oating snake harvesting energy by its nosing movement. Other WECs use different concepts, like resonance of an air chamber (Oscillating Water Column, OWC), variation of hydrostatic pressure on a submerged device (Archimede Wave Swing, AWS), water climbing on a slope (Wave Dragon). The research on Wave Power went on with some pauses with a particular effort in the last decade across whole Europe. The activity presented in this work was born in 2005 in the stream of the enthusiasm demonstrated for the Wave Power field. ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter) is a &amp;#64258;oating slack moored device. The main peculiarity of the device with respect to most of other WECs is that ISWEC has not moving parts immersed in water, thus not requesting seals. The whole mechanism of energy conversion is gyroscopic based and encapsulated inside the clean and corrosion free environment of the oscillating body. The working principle is based on the spinning top principle: a perturbation of the spinning top trying to make it drop actually spins the top to recover its stability. ISWEC is based over this principle to obtain relative motion between the self-recovering gyro and the &amp;#64258;oater body whose motion is perturbed by the waves action. The relative motion is used to drive an electric generator that thanks to a power electronic stage and sea submerged cable provides energy to the users. The article shows the system working and the design and cost analysis of a 1 MW pilot plant to be deployed in the Pantelleria Island. &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; Per ora il mare è ancora forza 1 ; l'increspatura è appena visibile, in un ambiente dove in genere sono altre le rinnovabili che viaggiano sulla cresta dell'onda. Eppure la fase della calma piatta è stata ufficialmente superata. Stiamo parlando dello sfruttamento a scopi energetici delle onde marine che anche in Italia, grazie ad un progetto del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, ha appena iniziato a mettersi in moto concretamente. Il gruppo di ricerca dei dipartimenti di Meccanica e Aerospaziale, di Ambiente Territorio e Infrastrutture e di Energia del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; ha infatti recentemente presentato un innovativo convertitore del moto ondoso - ISWEC Inertial Sea Wave Energy Converter - fatto su misura per le esigenze del Mediterraneo. Le caratteristiche tecniche ISWEC è un sistema giroscopico di conversione dell'energia da moto ondoso la cui peculiarità risiede nel fatto che il convertitore non presenta parti meccaniche in moto immerse in acqua. Il sistema principale di conversione dell'energia quindi è completamente protetto dallo scafo, permettendo così di operare in condizioni di ridotta manutenzione ed elevata affidabilità. ISWEC è composto principalmente da un disco (volano) rotante. Questo disco (in Figura 1) è posto all'interno della campana di colore giallo ed è quindi montato su una piattaforma che ne permette la rotazione di precessione. La precessione è il tipico effetto giroscopico che governa per esempio le regole di moto della trottola. In questo dispositivo la precessione nasce indotta dalla combinazione della velocità di rotazione del volano con quella di beccheggio dello scafo ed è usata per mettere in moto l'albero del generatore. In sintesi, quindi, le onde perturbano il moto del volano, che reagisce con la precessione, mette in rotazione l'albero del generatore e si ha la produzione di elettricità. Il sistema è regolato da un controllo che agisce sulla velocità del volano e sulla potenza estratta dal generatore e garantisce istante per istante un assorbimento ottimale di energia dal mare. Si può migliorare l'efficienza di tale sistema fornendo le informazioni di previsione a breve termine (ore) dell'onda in arrivo sul sito. Una considerazione va fatta sulla potenza spesa per mantenere il volano in rotazione. Se il volano ruota immerso nell'atmosfera le perdite per attrito aerodinamico sono rilevanti, corrispondenti ad una frazione importante della potenza prodotta. La campana di colore giallo, oltre a proteggere il volano dagli agenti esterni, serve anche a mantenere un grado di vuoto tale da minimizzare le perdite per attrito aerodinamico. Da esperimenti condotti in laboratorio si è notato come con gradi di vuoto semplici da ottenere (dell'ordine dei 1.000 Pa assoluti), la potenza spesa per mantenere in rotazione il volano diminuisca a pochi punti percentuali della potenza prodotta. Inoltre la potenza spesa per creare il vuoto è trascurabile, in quanto con guarnizioni commerciali standard è possibile ottenere una durata del grado di vuoto dell'ordine delle settimane. I supporti del volano sono altresì un punto strategico, in quanto sono responsabili di circa la metà delle perdite per rotazione del volano e possono essere realizzati con tecnologia ceramica normalmente a disposizione in commercio. Il prototipo in scala 1:8 Prima di poter realizzare un sistema cosiddetto full-scale (in scala reale) è necessario sperimentarlo a vari livelli presso vasche e canali di prova in cui si genera un moto ondoso controllato. Tali esperimenti possono essere condotti in diversi siti, in Italia e in Europa. La scelta del sito è funzione della scala del modello. Per esempio la vasca di prova presente presso l'Università di Edimburgo è di dimensioni relativamente piccole (circa 6x3 metri e profondità 1,2 metri) e può essere utilizzata per prove su prototipi di circa 0,5 metri. Tali dimensioni indicativamente si rapportano ad una scala compresa fra 1:50 e 1:100 con il mare reale e sono adatte per i primi test di validazione del concept di prototipo. Utilizzando tali risultati è possibile quindi procedere alla realizzazione di ulteriori prototipi a scala ridotta e quindi molto economici da produrre, oppure, in caso la sperimentazione sia soddisfacente, procedere alla realizzazione di prototipi a scala maggiore. Il dispositivo in scala 1:8 di seguito descritto è nato a valle della sperimentazione su diversi prototipi in scala 1:45 testati prima presso la vasca di prova dell'Università di Edimburgo e poi presso la vasca di prova dell'Università Federico II di Napoli. La dimensione di un prototipo in scala 1:8 varia a seconda della tipologia di convertitore e nel caso di ISWEC è di 3,44x4,13 metri. Tale dimensione è importante e richiede l'utilizzo di vasche di prova di dimensione adeguata, quale per esempio quella presente presso l'Istituto INSEAN (Istituto Nazionale per Studi ed Esperienze di &lt;span class='chapterhl'&gt;Architettura&lt;/span&gt; Navale) del CNR a Roma. Tale vasca è fra le più grandi presenti in Europa, con una larghezza di 9 metri, una lunghezza di 150 metri e una profondità di 4,2 metri. La capacità di generazione ondosa del sistema permette di ottenere onde controllate di lunghezza fino a nove metri e altezza fino a cinquanta centimetri. Tuttavia, per definire l'onda di prova in vasca è necessario conoscere l'onda presente nel mare reale. Ci si può affidare per tale scopo alle boe del sistema RON (Rete Ondametrica Nazionale) che monitorando circa una ventina di siti danno un panorama generale del clima ondoso presente attorno alla Penisola. Se tuttavia si desiderasse ottenere la situazione ondosa in un particolare sito, si può procedere in due modi: 3 utilizzo di un modello predittivo del clima ondoso dell'intero Mediterraneo; 3 utilizzo di sistemi di misura del clima ondoso disposti nel sito di interesse. Il nostro lavoro si è concentrato sull'isola di Pantelleria: questo per diverse ragioni. La prima risiede nel fatto che l'isola è esposta ad un moto ondoso di particolare rilievo, la seconda è funzione dell'applicazione reale che garantirebbe all'isola una diversificazione del mix energetico. È risultato quindi necessario conoscere il clima ondoso dell'Isola di Pantelleria che però non è monitorato dalla RON. Nel progetto si è quindi deciso di procedere al posizionamento di un sistema di misura del clima ondoso presso il sito di rilievo. Al fine di ridurre l'impatto ambientale, il sistema è di tipo sommerso, semplicemente appoggiato al fondale marino su un'apposita struttura. Il sistema sommerso utilizza il sonar e trasduttori piezometrici ad alta precisione per rilevare altezza, periodo, direzione e altri parametri caratteristici dell'onda incidente. L'attività di monitoraggio è proseguita per un anno, al fine di acquisire una mole di dati tale da identificare con sufficiente accuratezza le caratteristiche del moto ondoso presente sul sito. Nota l'onda tipica del sito di Pantelleria è possibile quindi riprodurre un'onda in vasca di dimensioni ridotte ma rappresentativa in scala del mare reale. La lunghezza d'onda di un'onda è la distanza fra due creste dell'onda stessa. La lunghezza d'onda tipica media energetica di Pantelleria è di circa 70 metri, corrispondente ad un periodo di 6,7 secondi. Se in vasca si genera un'onda di 8,8 m di lunghezza (periodo 2,37 secondi), il rapporto fra le due è di 1:8, da cui la definizione di scala del prototipo. Secondo un criterio analogo è stata scalata l'altezza dell'onda, allo scopo di riprodurre in vasca un'onda rappresentativa di una condizione realmente rilevata. I dati raccolti a Pantelleria sono mostrati in Figura 2, dove il dato presente nelle varie celle rappresenta la frequenza relativa (su base annua) con cui l'onda descritta dall'altezza e dal periodo corrispondente alla cella viene osservata sul sito di misura. Il dispositivo in scala 1:8 è stato progettato in modo da lavorare al meglio con l'onda generata e in modo da essere rappresentativo di un sistema reale posto a Pantelleria. La potenza nominale del dispositivo è di 300 W ed è raggiungibile quando è soggetto all'onda nominale. In scala reale tale dispositivo avrebbe una potenza di circa 450 kW. Diverse prove sono state eseguite al variare della velocità del volano e della legge di controllo del generatore, in modo da valutare la potenza massima producibile dal sistema. Essendo l'onda un fenomeno oscillatorio, il generatore avrà anch'esso un' uscita di tipo oscillatorio, come mostrato in Figura 4, in cui è rappresentato l'andamento sperimentale della potenza attiva generata. Si osserva come per ogni ciclo dell'onda (periodo di 2,37 secondi) ci sono due intervalli a potenza massima e due a potenza minima, che corrispondono all'inversione del moto del generatore. Nella prova esaminata è stata generata una potenza media di 313 W. Sostenibilità economica di 1 MW a Pantelleria È in fase di sviluppo ISWEC in scala reale della potenza nominale di 60 kW. In quanto segue viene illustrato lo studio di fattibilità, eseguito ad opera della società W4E, Wave for Energy (spin off del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;) relativo all'installazione di un parco della potenza di circa 1 MW composto da 16 dispositivi. Avvalendosi dell'esperienza accumulata nella progettazione e messa in opera dei diversi prototipi realizzati, sono stati già identificati i potenziali fornitori delle componenti meccaniche, elettriche e nautiche. Da un'attenta analisi, il costo iniziale di questa prima installazione potrebbe attestarsi di poco al di sopra dei 5 milioni di euro. Questa cifra, dato lo stadio prototipale pre-commerciale dell'installazione, è più che interessante, soprattutto se confrontata con cifre che per i competitor si aggirano intorno a 8/9 milioni di euro (data la maggior complessità tecnologica). Prendendo in considerazione un'economia di scala è oggettivamente possibile stimare una riduzione del costo di una tale installazione intorno al 30 per cento, raggiungendo la quota di 3,5 milioni. Il breakdown dei costi della wave farm presso Pantelleria è rappresentato in Figura 5. Manutenzione, scafo, struttura e logistica/cavo rappresentano le principali voci di costo. Scafo e manutenzione sono stati calcolati in modo conservativo da W4E, dal momento che rappresentano due elementi essenziali per il successo tecnico-economico del progetto. Per la componente logistica/ cavo, inoltre, è stata considerata l'installazione di un cavo sottomarino di proprietà, invece di sfruttare la normativa Testo Integrato per le Connessioni Attive con l'utility elettrica locale, per avere un processo agile e rapido. Per finanziare questo progetto W4E farà affidamento ad un leasing operativo strutturato come in Tabella 1. Le performance tecnico-economiche del sistema sono riportate invece in Tabella 2. Tenendo in considerazione il costo annuale di manutenzione dei sistemi e concessione dello spazio acqua, la performance del sistema è riassunta in Figura 6. Anche con un'installazione pre-commerciale del sistema ISWEC presso Pantelleria, il VAN dell'investimento su un arco temporale di 20 anni si attesta intorno a 1,5 milioni di euro, mentre si incrementa a circa 2,5 milioni di euro considerando un fattore di economia di scala. In conclusione, è importante notare che: 3 anche in fase pre-commerciale l'installazione di una wave farm con sistemi ISWEC appare finanziariamente interessante; 3 la performance economico-finanziaria raggiungibile da W4E fa riferimento ad un rateo d'interesse del progetto che è quasi doppio rispetto a quello del mercato. Riducendo i rischi di questa tecnologia innovativa, W4E sarà in grado di ottenere prestazioni anche più elevate; 3 se ISWEC è in grado di autosostenersi economicamente nel Mediterraneo, esso può garantire una prospettiva di finanziamento molto interessante in Oceano e anche per ulteriori installazioni in bacini chiusi come il Mediterraneo stesso (per esempio, la Sardegna); 3 è fondamentale configurare una struttura di finanziamento tramite leasing operativo ottimizzata per l'installazione di questa tecnologia.Durata &lt;br /&gt;Costo del denaro Struttura del leasing operativo Rata annuale w 504.062,85 Rata finale w 556.382,85Productivity factor &lt;br /&gt;Produttività Pantelleria Performance tecnico-economiche del sistema Incentivo tariffa omnicomprensiva (primi 15 anni) 340,00 euro/MWh Tariffa Enel (dopo il 15° anno) 0,087 euro/kWh&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: di Giuliana Mattiazzo |&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Il varo del prototipo del sistema ISWEC nella vasca di prova&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Le attività sopra illustrate sono state condotte da un gruppo di lavoro caratterizzato da elevata multidisciplinarietà. In particolare, per il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; DIMEAS (Giuliana Mattiazzo, Ermanno Giorcelli, Giovanni Bracco, Mattia Raffero, Raffaele Ficco), DIATI (Davide Poggi e Andrea Cagnine) e DENERG (Michele Pastorelli e Calogero DiCarlo). Per Wave for Energy (Andrea Gulisano e Vincenzo Orlando).&lt;/p&gt;</description><author>Nuova Energia</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>&lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblico impiego&lt;/span&gt;, un patto di valore</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154898139</link><description>&lt;u&gt;ItaliaOggi&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									È quello siglato nel protocollo d'intesa con il ministero della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Sia sul piano strategico-politico che tecnico-giuridico
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							In questi giorni, al ministero della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;, il datore di lavoro pubblico - stato, regioni e autonomie locali - e le confederazioni sindacali rappresentative del &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; hanno sottoscritto un'Intesa sul lavoro nella &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; di grande valore politico-strategico e tecnico-giuridico.L'accordo interrompe una grave crisi delle relazioni sindacali nel settore pubblico e rompe con l'assenza della "piena" condivisione sociale delle soluzioni riguardanti le questioni del lavoro pubblico proposte unilateralmente dai governi succedutisi negli ultimi anni.L'Intesa è stata siglata in un contesto difficile determinato dal blocco dei rinnovi contrattuali e della contrattazione di primo livello, dal blocco dell'adeguamento dei fondi della contrattazione integrativa e del turn-over e dalla mancata applicazione del nuovo modello contrattuale. Anche alcune importanti criticità normative presenti nel decreto legislativo 150/2009, peraltro in contrasto con la vigente normativa privatistica, hanno concorso a creare una pesante situazione di stallo nelle relazioni industriali. Per non parlare della mancanza di risorse finanziarie.L'Intesa disegna un modello di relazioni sindacali più efficace, razionalizza e semplifica i sistemi di misurazione, di valutazione e di premialità previsti dal decreto legislativo n. 150/2009, introduce nel settore pubblico nuove regole per il mercato del lavoro, in armonia con le norme costituzionali e con una più moderna ed efficiente organizzazione del lavoro. L'Intesa, inoltre, riafferma la centralità della formazione del personale, indicando strumenti e percorsi, e riordina la dirigenza pubblica di cui rafforza ruolo, funzioni e responsabilità in un contesto di reale autonomia e al riparo dalla nefasta invadenza della politica.In sintesi, l'Intesa - in coerenza con i principi della legge 15/2009 e con i suoi contenuti normativi - è il risultato di un'analisi tanto approfondita quanto condivisa delle criticità presenti in alcune norme del decreto legislativo 150/2009, e ha la finalità di attuare correttamente la "riforma della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; e del lavoro pubblico" con il concorso delle parti sociali.E proprio perché ha condiviso le ragioni forti e la strategia politica della legge 15/2009, nonché i princìpi in essa contenuti, la Confsal non avrebbe potuto firmare un'Intesa che "avviasse una controriforma" o favorisse il ritorno alla "cattiva burocrazia". Obiettivo principale della Confsal - che al tavolo di confronto aveva presentato una propria piattaforma politico-sindacale articolata in dieci punti - è sempre stato quello di creare le condizioni per migliorare i servizi pubblici e per valorizzare il lavoro del settore.Quanto ai contenuti, la Confsal ha condiviso le innovazioni concernenti: la dirigenza, al fine di garantirle maggiore autonomia dalla politica e piena responsabilità riguardo alla performance della struttura; da qui la centralità della performance organizzativa in funzione del miglioramento della qualità dei servizi; il sistema di reclutamento e di formazione di dirigenti e funzionari, pensato e proposto sul modello delle migliori esperienze europee; il mercato e l'organizzazione del lavoro pubblico "privatizzato"- ma "distinto", nel pieno rispetto della Costituzione - soprattutto riguardo alle assunzioni per concorso pubblico, evitando l'omologazione delle norme al limite della dubbia costituzionalità. Il sistema di premialità è incentrato sulla valutazione della performance organizzativa, ovvero sulla misurazione del risultato dell'unità strutturale, nel cui ambito va valutato sia il funzionario che il dirigente. Il sistema così rivisitato è interessato all'introduzione di elementi di flessibilità, affinché la sua attuazione sia più efficace ed equa. Infine, il licenziamento disciplinare nel &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; è già più rigoroso, rispetto al settore privato, per effetto di legge e per previsione contrattuale e, pertanto, può essere soltanto riordinato.L'Intesa, sottoscritta da tutti i datori di lavoro pubblici (stato, regioni, province e comuni) e dalla quasi totalità delle confederazioni sindacali rappresentative, potrà essere la base condivisa per proporre e approvare una legge-delega con la finalità di introdurre innovazioni mirate alla recente riforma della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; e del lavoro pubblico. Il parlamento potrà valutare e approvare il disegno di legge-delega sul &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; in iter parallelo con il disegno di legge n. 3249 del ministro Fornero sulla Riforma del mercato del lavoro, secondo la previsione di legge contenuta nell'articolo 2 della medesima proposta legislativa.In conclusione, la Confsal ha sottoscritto l'Intesa con la ferma intenzione di rafforzare le ragioni e le finalità delle legge 15/2009, ma anche con l'obiettivo di eliminare o affievolire le criticità contenute nel decreto legislativo 150/2009.Ora, la Confsal si aspetta dal governo e dal parlamento il varo di precise innovazioni normative per migliorare i servizi pubblici, valorizzare il lavoro pubblico e recuperare il coinvolgimento responsabile delle parti sociali, nella distinzione dei ruoli istituzionali. A questo fine si impegnerà in sede negoziale perché siano apportate le necessarie modifiche di alcuni istituti contrattuali secondo i contenuti dell'Intesa.</description><author>ItaliaOggi</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>P. Griffi: «Pronta riforma della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154898282</link><description>&lt;u&gt;Finanza e Mercati&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							La delega legislativa sulla riforma del lavoro pubblico - che andrà a completare l'intervento sul mercato del lavoro privato firmato dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ora all'esame del Parlamento - è pronta e andrà in Consiglio dei ministri la prossima settimana. A indicare i tempi e i capitoli su cui si articolerà la riforma che riguarda gli statali - come previsto dal ddl Fornero -è lo stesso ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt; e Semplificazione, Filippo Patroni Griffi. Al centro della delega anche i licenziamenti disciplinari con un riordino normativo degli stessi e un principio chiaro: «Renderli effettivi». In sostanza, «se il dipendente pubblico sbaglia, deve pagare». Così come c'è l'esigenza, ha sottolineato ancora Patroni Griffi, di «favorire la mobilità professionale tra le diverse amministrazioni». Tutto questo insieme a un sistema di valutazione che parta dalla qualità del servizio offerto e di premialità e arrivi a un aumento di produttività.</description><author>Finanza e Mercati</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Statali, il problema più grave è il merito non premiato</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154909493</link><description>&lt;u&gt;Il Messaggero&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;MICHELE DI BRANCO&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									L'INDAGINE
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							LAVORARE nella &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;? Tutto sommato piacevole sul piano dei rapporti personali. Ma un po' frustrante se si ha la legittima ambizione di far carriera per merito. O se ci si considera abbastanza in gamba da meritare una gratifica economica. Perché i parametri di valutazione dei capi, spesso, sono di tutt'altra natura. E poi non sarebbe male migliorare l'organizzazione tecnologica. Anche se qualche progresso, in questi anni, è stato fatto. Se si dà una sbirciata dentro il mondo dei dipendenti statali, si trova un'umanità carica di passione e aspirazioni che talvolta non trovano soddisfazione. Anche se non mancano aspetti positivi. Un'indagine condotta dal Forum &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; attraverso 2mila questionari inviati a funzionari e impiegati (55%), posizioni organizzative (20%) e dirigenti (18% per lo più under 55), fa emergere un quadro in chiaroscuro degli umori che si vivono nelle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato. Un pianeta popolato da 3,8 milioni di persone. L'indagine, realizzata pochi giorni fa, è stata costruita a campione per rispondere ad alcune domande. Come si lavora nella &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;? Come vivono la propria condizione lavorativa, in termini di benessere organizzativo, i &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt;? E quali sono gli elementi di maggior criticità? La foto dell'ambiente di lavoro pubblico che esce dal sondaggio è piuttosto controversa. C'è, infatti, una prevalenza di giudizi tutto sommato positivi sulle relazioni interpersonali e sulla comunicazione: il 33,5% dichiara che gli obiettivi dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt; sono sempre o spesso chiari e ben definiti contro un 11% che afferma che non sono mai espressi con chiarezza. Il 24% sostiene di essere coinvolto sempre o spesso dai dirigenti sui temi inerenti il proprio lavoro, mentre il 20% dichiara di non essere mai ascoltato. Maggiori dubbi sulla comunicazione interna sia tra colleghi, sia con la dirigenza: solo il 22% la definirebbe ricca e frequente contro un 28% che si lamenta di non avere mai comunicazione e un restante 50% che la sperimenta solo saltuariamente. Ma il problema che il panel percepisce come il più grave è quello del merito e dell'equità. Partiamo proprio dal merito: solo il 6% dei dipendenti dice che nella propria organizzazione il merito è il principale criterio per gli avanzamenti di carriera contro un 63% convinto del fatto che questo non avviene mai e un 31% che lo definirebbe episodico. Anche per gli incentivi economici la situazione non è molto differente: per il 59% non sono mai distribuiti sulla base dell'efficacia delle prestazioni, per il 31% questo avviene ogni tanto e solo per il 10% si tratta di una prassi. Passando poi al delicato processo di valutazione, solo il 15% lo giudica trasparente, mentre il 48% dice che non lo è mai e il 37% che lo è solo qualche volta. Quanto all'innovazione tecnologica, c'è un 33% che dà atto alla propria organizzazione di essere attenta ma il 53% che constatata che questo avviene solo in forma episodica. E va ancora peggio per l'introduzione di nuove professionalità: solo per il 12% vengono valorizzate contro un 41% che si dichiara di parere opposto e un 47% che ne ha avvertito solo tracce episodiche.&lt;p&gt;&lt;b&gt;La &lt;span class='chapterhl'&gt;P.A.&lt;/span&gt; vista da dentro&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; Indagine condotta dal Forum &lt;span class='chapterhl'&gt;PA&lt;/span&gt; tra oltre 2.000 impiegati, funzionari, dirigenti Il 24% si ritiene coinvolto dai dirigenti; il 20% ritiene di non essere mai ascoltato Il 15% giudica trasparente il processo di valutazione; il 48% dice che non lo è mai Per il 33,5% gli obiettivi dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt; sono chiari e definiti; per l' 11% invece sono oscuri Soltanto il 6% dei dipendenti dice che il merito viene usato come criterio per la carriera; per il 63% questo non avviene mai</description><author>Il Messaggero (MICHELE DI BRANCO)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>La follia della valutazione</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154910819</link><description>&lt;u&gt;Il Manifesto&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Alessandro Dal Lago&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									&lt;span class='chapterhl'&gt;UNIVERSITÀ&lt;/span&gt;/SPRECHI
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Leggendo l'intervento di Marina Giaveri (il manifesto, 9 maggio 2012) sulla valutazione della ricerca &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt; da parte dell'Anvur, l'Agenzia nazionale istituita dal governo Berlusconi, si potrebbe pensare che i docenti universitari italiani da ora saranno valutati per quello che fanno davvero, in base a strumenti scientifici, oggettivi e imparziali come la peer review e gli indici bibliometrici (che misurano l'impatto di un lavoro scientifico). Finalmente saranno smascherati i fannulloni e premiati quelli che tirano la carretta, penserà qualche ottimista. CONTINUA|PAGINA8 Beh, le cose non stanno proprio così. La realtà che sta emergendo nel caso della classificazione delle riviste scientifiche e della valutazione della qualità della ricerca (Vqr) è quella di un'Agenzia che ha avviato un'operazione iper-burocratica nelle procedure, autoritaria nei modi, arbitraria nei metodi, sostanzialmente inutile e soprattutto incredibilmente costosa. Si sta sprecando una montagna di denaro pubblico per un processo di valutazione scientificamente dubbio e oggetto di contestazioni e proteste, mentre già si parla di ricorsi al Tar.&lt;br /&gt;Per cominciare, i gruppi di esperti valutatori (Gev) delle varie aree scientifiche sono stati nominati direttamente dal Consiglio direttivo dell'Anvur senza alcuna selezione pubblica o trasparente. Il che evidentemente compromette del tutto la loro legittimità e autorevolezza. Si tratta di professori universitari in alcuni casi dall'ottimo curriculum e in altri meno o molto meno, come si può vedere facilmente in base ai loro indici bibliometrici. E soprattutto, pochissimi sono esperti di valutazione della ricerca, che oggi è un vero e proprio ambito scientifico iper-specializzato, in cui è necessario districarsi tra algoritmi, logiche culturali e telematiche. Per esempio nel Gev della mia area scientifica (14, «Scienze politiche e sociali»), nessuno dei 13 «esperti» ha pubblicazioni significative nel campo della valutazione.&lt;br /&gt;In alcuni Gev, come quello di Sociologia, i criteri adottati per classificare le riviste sono a tutt'oggi sconosciuti, e ci sono fondati motivi per ritenere che si basino sul classico do ut des accademico (si veda su questo la presa di posizione di una cinquantina di professori di sociologia, tra cui il sottoscritto, leggibile sul sito della loro associazione di categoria, l'Ais, e su www.roars.it ). In altri, come Filosofia, la classificazione è stata imposta, anche se la Società italiana di filosofia teoretica l'aveva rifiutata con solidi argomenti. In altri ancora, come Filosofia politica, nelle direzioni o redazioni di riviste classificate in prima fascia siedono alcuni valutatori, il che configura un evidente conflitto d'interessi, come hanno denunciato Maria Chiara Pievatolo e Brunella Casalini sul «Bollettino telematico di filosofia politica».&lt;br /&gt;Quanto alla valutazione della qualità della ricerca, si tratta di tre «prodotti» (il termine ufficiale è già agghiacciante in sé e dà un'idea dello stile dell'intera faccenda) o pubblicazioni già edite che ogni docente universitario è tenuto a inviare ai valutatori. Se si voleva stabilire la produttività dei docenti e il loro «impatto» scientifico - per premiare o punire i relativi dipartimenti - bastava andare a vedere chi non aveva pubblicato nulla o era sotto i limiti della decenza. Con la tanto sbandierata peer review (o «valutazione dei pari»), invece, centinaia se non migliaia di valutatori sconosciuti (e arbitrariamente nominati) si metteranno a giudicare i colleghi (in realtà, come molti pensano, si limiteranno a leggere gli abstract in inglese). Visto come è andata in certi casi con la classificazione delle riviste, tutto fa pensare che i valutatori avranno soprattutto un occhio di riguardo per le cordate a cui appartengono (nel sub-Gev di sociologia, per esempio, la maggioranza è costituita da docenti che fanno capo al gruppo dei sociologi cattolici, proprio come la vice-presidente dell'Anvur, Luisa Ribolzi, mentre la minoranza ha un evidente ruolo cosmetico). D'altra parte, se l'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; italiana è infestata dai baroni, perché costoro, grazie alla bacchetta magica dell'Anvur, dovrebbero diventare di colpo virtuosi e mettersi a giudicare oggettivamente i colleghi?&lt;br /&gt;Ma quello che agghiaccia veramente è il costo dell'intera operazione. Secondo l'economista Giorgio Sirilli (vedi i suoi interventi sul sito www.roars.it ), più di 300 milioni di euro tra costi diretti e indiretti. La sola Anvur costa ai contribuenti 10 milioni l'anno, ma si tratta di una valutazione per difetto. Il Consiglio direttivo costa 1.281.000 euro all'anno in compensi (210.000 al presidente e 178.500 agli altri sei componenti, peraltro già dotati di congruo stipendio o pensione). Solo valutare 200mila prodotti circa a 30 euro l'uno (è l'obolo versato ai valutatori) costerà 6 milioni di euro, senza contare gli oneri contabili e amministrativi. Tutto il resto sarà speso in compensi per i membri dei Gev, rimborsi, missioni, lavoro amministrativo eccetera (in ogni &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; decine di impiegati sono al lavoro sulla valutazione e su quell'altra geniale trovata dell'U-Gov o governance del sistema accademico).&lt;br /&gt;C'era bisogno che l'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; italiana - vecchia, baronale, sotto-finanziata, incapace di reclutare e rinnovarsi - subisse questo salasso? Invece di finanziare i progetti di ricerca e svecchiare la docenza, i ministri Gelmini e &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt;, con i loro consulenti e valutatori nominati senza trasparenza, hanno avviato un carrozzone iper-costoso che non farà che confermare i poteri accademici esistenti. Come giustificano questo spreco di risorse, offensivo per il paese in tempo di sacrifici e sofferenza sociale, Monti, Passera, &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt;, Fornero e il resto del governo dei professori?</description><author>Il Manifesto (Alessandro Dal Lago)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>"Sotto osservazione i compagni dei due studenti contagiati"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154918808</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Procedere a cerchi concentrici tra amici, parenti, compagni di corso degli ammalati per individuare eventuali nuovi casi e limitare il rischio di nuovi contagi. Dopo l'annuncio dei due studenti del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; affetti da tubercolosi scattano le contromisure dei medici per evitare il diffondersi della patologia: gli esami e gli accertamenti effettuati dall'Asl, a iniziare dai due ragazzi di origine straniera, si allargano al giro di amicizie e frequentazioni. Ma intercettare nuovi casi prima che si manifestino non è semplice, né immediato. «L'esame per individuare il batterio, test cutaneo o una specifica analisi del sangue, è attendibile solo dopo circa due mesi dal contagio», spiega il dottor Pavilio Piccioni, direttore del Centro di riferimento regionale per il controllo della tubercolosi, che sta conducendo le ricerche sui due casi registrati al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt;. Ci vorrà più di qualche settimana per escludere nuovi casi legati a quelli degli universitari dell'Ateneo torinese. Sotto i riflettori dei medici adesso sono finite soprattutto le persone che hanno passato più tempo con i ragazzi nelle ultime settimane. «La trasmissione del bacillo non è facilissima - rassicura un documento dell'Asl realizzato in occasione dei recenti contagio da tubercolosi nel corso di laurea in Medicina -. Per essere contagiati, si stima si debba rimanere ore nelle vicinanze di un malato nello stesso locale senza ventilazione». Nemmeno ammalarsi è così scontato, pur venendo in contatto col batterio: «Il 90 per cento dei contagiati tiene sotto controllo l'infezione senza manifestare i sintomi della malattia. Il restante 10 per cento può sviluppare la Tbc, o ammalandosi entro due anni dal contagio, o diventandone portatore sano». Dai laboratori dell'Asl arriva il divieto di allarmismi, anche se la media di casi riscontrati a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; è quasi tripla rispetto a quella nazionale con circa 20 casi l'anno per 100 mila abitanti. Piccioni sottolinea: «La verifica dello stato di salute di amici o parenti di un malato è una pratica di routine. Sui casi del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; stiamo acquisendo tutte le informazioni utili alla prevenzione di altri casi». Intanto in Ateneo sono state attivate alcune precauzioni generali, raccomandando attenzione al personale di pulizia. «Ma in nessun locale dell'Ateneo è stato vietato l'ingresso per motivi sanitari, né ci sono particolari operazioni di disinfezione in atto - spiega il vice &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; con delega alla Logistica e l'Organizzazione, Romano Borchiellini -. Aspettiamo notizie dal Centro regionale ci ha comunicato di aver iniziato le analisi». «Siamo pronti a seguire eventuali nuove disposizioni dell'Asl - rimarca il &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt;, Marco Gilli -, ma la situazione è assolutamente tranquilla, senza la minima preoccupazione». Sulla comunicazione dei due casi data a studenti e personale con una nota diramata lunedì, Gilli ribadisce: «Ne abbiamo dato notizia per una questione di trasparenza, per evitare allarmi ingiustificati».</description><author>La Stampa</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Atenei, la &lt;span class='chapterhl'&gt;riforma&lt;/span&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt;? "Risorse in base ai risultati"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154919008</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							All'arrivo Francesco &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt; accolto da Pier Giacomo Guala che fu tra i promotori dell'insediamento universitario in città All'inizio della mia carriera &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt; c'era un posto da dottorato di ricerca per uno da ricercatore; oggi 200 posti nel primo caso e 20 nel secondo, una situazione che necessitava di una soluzione». Questo l'avvio dell'intervento del Ministro dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt;, Francesco &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt;, ieri a palazzo Borsalino su «Autonomia &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt; e &lt;span class='chapterhl'&gt;riforma&lt;/span&gt; dei Dottorati di ricerca». Un avvio che ha messo subito in chiaro le difficoltà di coniugare l'autonomia con i problemi di risorse e accreditamento, strettamente legati a quelli della valutazione. «Le risorse saranno erogate in base alla produttività del dottorato di ricerca: dovranno avere un riscontro effettivo nei risultati attesi, altrimenti verranno tagliate». Risultati che, ha sottolineato anche da Renato Balduzzi, «sono più facili da cogliere in Dottorati scientifici piuttosto che umanistici». La &lt;span class='chapterhl'&gt;riforma&lt;/span&gt; dei Dottorati a cui il ministro sta lavorando dovrebbe essere caratterizzata da una più marcata apertura verso l'Europa, fino a prevedere la collaborazione con enti esterni di ricerca (ad esempio il Cnr) che possano attivare dottorati, ma la cui ultima valutazione sia dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt;. E poi una sorta di collaborazione pubblico-privato con dottori che si inseriscono nella ricerca &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt;, ma anche in aziende. Non particolarmente «soft» i precedenti interventi dei docenti Gianni Bona e Jörg Luther, dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università del Piemonte orientale&lt;/span&gt;, e di Pasquale Costanzo, dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; di Genova, che hanno sottolineato i problemi dei dottorati di ricerca: insicurezza di risorse, percorsi lunghi senza certezza di un posto di lavoro, mancanza di obiettivi lasciati all'arbitrio delle singole &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt;. Eventuali domande degli studenti che affollavano l'aula 210, per mancanza di tempo, «potranno essere poste al ministro in autunno - ha detto Balduzzi, nel sottolineare i passaggi più spinosi della &lt;span class='chapterhl'&gt;riforma&lt;/span&gt; - quando &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt; interverrà nuovamente all'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; come Ministro alla Pubblica Istruzione». Oggi dalle 9 alle 13 si continua al liceo Plana con «Sanità e istruzione: profili costituzionali dei due settori».</description><author>La Stampa</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>Il sandamianese Gallo "Andare veloce in sella emozione senza uguali"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154919154</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Poliedrico Andrea Gallo, 25 anni, in pista. Di recente l'atleta sandamianese ha vinto la gran fondo Bra-Bra con 1700 partecipanti «La bici e la velocità sono le passioni della mia vita». Questo il biglietto da visita di Andrea Gallo, ciclista di San Damiano, classe 1987, recente vincitore della granfondo BraBra dove, dopo una fuga di 70 chilometri, ha battuto allo sprint il lombardo Stefano Sala e ha preceduto di oltre 2 minuti e mezzo gli ex professionisti Pier Giorgio Camussa e Andrea Paluan. Nell'agosto scorso si era anche imposto ne "La sfida nel tempo", la cronoscalata del "Gerbido impedalabile", a Montemarzo. A quando risale la sua passione per la bicicletta? «Fin da piccolo ho sempre pedalato su qualsiasi mezzo per cercare di andare più forte possibile, anche perchè mi piace la velocità. Infatti un'altra mia passione sono i motori. Non per niente, dopo essermi diplomato all' Artom, come perito meccanico, adesso studio &lt;span class='chapterhl'&gt;ingegneria&lt;/span&gt; meccanica al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;». Dove ha iniziato l'attività agonistica? «Ho cominciato a gareggiare da junior nell'Esperia Rolfo di Piasco, grazie al mio amico e compaesano Claudio Bosticco, nato nel 1986, che un giorno, mentre lui correva già nell'Esperia, mi incrociò con la mia bici da corsa e mi disse che andavo forte e dovevo correre. Fu così che iniziai. Nella squadra conobbi anche Marco Revello, anche lui classe 1986, che mi prese subito sotto la sua ala, dandomi preziosi consigli, dato che ero un principiante della bici». Lei ha fatto due dediche alla Bra-Bra... «Sì,a due amici che purtroppo sono entrambi mancati in incidenti stradali nel giro di 10 mesi: Marco mentre era in macchina e Claudio in moto. Erano due grandi compagni di allenamento, di squadra e di vita. Quando con una persona esci tutti i giorni, ci fai fatica insieme, vivi avventure diverse sulle strade, magari in mezzo al nulla, l'amicizia diventa un valore aggiunto». Nel suo curriculum ciclistico anche un periodo da dilettante. «Dopo i due anni da junior nell'Esperia sono poi passato nella Ciclistica Racconigese che era una squadra appena nata. Lì ho corso i quattro anni di Under23 e uno di Elite. Ero un po' il cardine della squadra nonchè il capitano, un po' per anzianità, un po' perchè andavo forte e un po' perchè davo sempre consigli preziosi sia agli atleti che allo staff, con l'obiettivo di migliorare la squadra e portarla all' altezza delle altre". Quando e perché ha deciso di interrompere l'attività ad alto livello? «A fine stagione 2010 ho deciso a malincuore di smettere con il dilettantismo per riuscire a studiare un po' di più. Il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; è molto impegnativo. Sono fuori corso e voglio laurearmi. Quando correvo da dilettante ho perso molte lezioni e ancora oggi non ho mai molto tempo per studiare anche perchè nei momenti liberi do una mano nell'azienda agricola del nonno». Al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; fa parte del team studentesco Policumbent. Che cos'è? «Siamo un gruppo dedito alla progettazione e realizzazione di bici reclinate e veicoli a propulsione umana, nonchè alla pratica sportiva sugli stessi. A me è stato affidato il progetto di una nuova bici. L'abbiamo costruita e io l'ho pedalata in vari tentativi di record dell'ora e altre competizioni, come lo scorso anno sul velodromo di Apeldoorn in Olanda e quest'anno su quello di Montichiari. Ormai sono anche lì un punto di riferimento per il team per le mie conoscenze nell'ambito del ciclismo, per la meccanica, per le metodiche di allenamento e per la visione complessiva dei problemi. Nel frattempo però continua a gareggiare a livello amatoriale. «Non riesco a stare lontano dalle corse e dalla bici. Per passione continuo a pedalare e ad allenarmi. Faccio parte del team Pedala Sport di Canale dove c'è anche Denis Franco Carlevero, mio compagno di allenamenti e qualche volta mi tolgo ancora delle soddisfazioni come è successo nel vincere la Bra-Bra.»</description><author>La Stampa</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Quel «patto» che blocca i pagamenti</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154924762</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale del Piemonte&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;MARCO TRAVERSO&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									IMPRENDITORI SUL PIEDE DI GUERRA
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Il vice presidente dell'Upi, Saitta, alla manifestazione dell'Ance contro i ritardi nella liquidazione delle fatture «Noi avremmo i soldi per onorare i debiti, ma la norma ce lo impedisce. Queste regole vanno riviste in fetta» I COSTRUTTORI EDILI «Adesso basta. O il pubblico paga, o daremo mandato per emettere i decreti ingiuntivi»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Le imprese che lavorano per gli Enti pubblici hanno deciso di rompere gli indugi. E di passare alla vie di fatto. Il pubblico non paga i lavori realizzati? E allora basta piangere. La parola d'ordine è agire. Con un decreto inguntivo. Una forzatura, forse, la cui finalità è compresa dal vice presidente dell'Unione province italiane, nonché presidente della Provincia di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, Antonio Saitta: «Condividiamo la scelta dell'Ance di inviare i decreti ingiuntivi agli enti locali per ottenere i pagamenti dalla pubblica aministrazione, perchè la situazione è drammatica». Saitta ieri era a Roma, ed è intervenuto al Dday organizzato dall'Ance, l'associazione nazionale costruttori edili. Saitta però è categorico e richiama uno dei suoi storici cavalli di battaglia, ovvero il patto di stabilità. Che «sta stretto» a parecchi enti locali: «Deve essere chiaro che quando i giudici imporranno i pagamenti, salteranno i patti di stabilità di gran parte di Province e Comuni - ha aggiunto -. Non è più tempo di attendere, bisogna intervenire subito per risolvere l'emergenza delle imprese che falliscono e di cui noi, province ed enti locali, non vogliamo essere complici». Saitta conferma che la Provincia potrebbe pagare parecchie imprese creditrici, ma il Patto al momento blocca tutto: «Abbiamo progetti pronti e risorse ferme, 3 miliardi per il 2012: le imprese in questo momento stanno facendo da cassa per lo Stato e questo non è accettabile. Non si illuda il governo - ha poi sottolineato Saitta - che la ripresa possa partire aprendo alle grande opere. Il problema, la sofferenza vera, è nelle piccole imprese, quelle su cui le Province potrebbero intervenire immediatamente, con tanti piccoli e medi investimenti su strade, scuole, contrasto al dissesto paesaggistico. Abbiamo progetti fermi nei cassetti e soldi fermi in cassa, negli ultimi quattro anni siamo stati costretti a ridurre i nostri investimenti del 50 per cento. È il momento di agire e trovare una soluzione a livello nazionale ed europeo al blocco del patto di stabilità». Intanto i costruttori si tolgono la grisaglia e mettono l'elmetto. E hanno organizzato il «D day», protesta per i mancati pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione: 100 miliardi, di cui quasi 30 nel settore edile. La manifestazione organizzata dall`Ance e da Federcostruzioni culmina nella presentazione di una denuncia, con la richiesta di un decreto ingiuntivo di pagamento. «Arriva il giorno D fare i conti», dice il manifesto. I ritardi della pubblica amministrazione sono arrivati ormai ad una media di 180 giorni, con punte massime di 2 anni. Gli imprenditori sono stremati dalla crisi anche per l'estrema difficoltà di accesso al credito. Si moltiplicano suicidi, licenziamenti e fallimenti, in un mercato dell'edilizia che si contrae sempre più mentre le tasse aumentano e i fatturati crollano. Le misure del governo Monti, a partire dall'Imu sulla casa, per i costruttori non fanno che deprimere ancor più il settore. L'Ance chiede una svolta, che può partire proprio dal saldare i debiti dello Stato con le imprese. Altrimenti, si passerà alle vie legali. Nello spazio di fronte alla sede dell'associazione ieri c'era il presidente dei costruttori ital iani Paolo Buzzetti, che già a dicembre 2010 ha cambiato la faccia compassata dell`Ance guidando un`inedita protesta in caschetto giallo di fronte a Montecitorio. Al «D-day delle costruzioni», ha spiegato la grande operazione di recupero crediti, che riguarda oltre 80 comparti industriali legati al settore delle costruzioni. Poi sono intervenuti rappresentanti di Anci, Upi e Consiglio nazionale degli architetti, che aderiscono all`iniziativa. «Il tempo è scaduto - spiega Buzzetti non è più tollerabile uno Stato che si comporta in maniera ingiusta nei confronti di imprese e cittadini. La protesta servirà a dare un avvertimento finale allo Stato che deve pagare i suoi debiti. Altrimenti partiremo con i decreti ingiuntivi». Per il presidente dell'Ance «c'è un condizionamento del governo da parte dell'Europa che ha effetti depressivi: la politica di eccessivo rigore, con l'Imu e il Patto di stabilità, ha aggravato la crisi».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: RITARDI I costruttori edili lamentano lungaggini nei pagamenti della Pubblica amministrazione&lt;/p&gt;</description><author>Il Giornale del Piemonte (MARCO TRAVERSO)</author><pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Il Viminale: il vero allarme è la Tav</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829031</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;[TEO.CHI.]&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									ORDINE PUBBLICO LA NUOVA EMERGENZA
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									E il ministro annuncia: "Non verranno schierati ulteriori militari, ma ci sarà una razionalizzazione" Il movimento protesta Poi il ministero precisa: «La frase non è legata al rischio terrorismo»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							DALL'INVIATO A GENOVA Da un lato ribadisce che intende utilizzare l'esercito in chiave antiterrorismo dopo il ferimento del manager dell'Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Dall'altro precisa che non ci sarà un incremento dei militari impiegati in questa funzione, ma che verranno utilizzati «quelli che già ci sono, con una razionalizzazione». Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, sostiene di «avere idee chiarissime», sul nuovo piano anti terrorismo che giovedì dovrebbe essere varato dal Comitato nazionale per la sicurezza, ma di non poter per ora sbilanciarsi. Ma, soprattutto, il ministro fa un'affermazione inquietante: «La madre di tutte le preoccupazioni è la Tav - spiega - lavoreremo anche per il &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt;». Non solo: «Tutte le Prefetture si sono attrezzate e si stanno organizzando. Giovedì faremo un'assemblea generale, ma non lanciamo allarmi per situazioni emergenziali». Parole che fanno infuriare esponenti del movimento No Tav come il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero: «Le espressioni del ministro dell'Interno Cancellieri sono vergognose: la Val di Susa non è un problema di ordine pubblico e nulla ha a che fare con il terrorismo. I No Tav dicono da sempre "no" a ogni forma di violenza». Di fronte alle proteste, il Viminale è costretto a precisare. La frase del ministro, spiega una nota del ministero diramata qualche ora dopo, «non è legata al rischio terrorismo, ma alle preoccupazioni relative alle opere da realizzare per l'alta velocità &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;-Lione, alle esigenze delle comunità locali e ai problemi di ordine pubblico». Fin qui le polemiche No Tav. Anche sull'utilizzo dell'esercito, però, la Cancellieri raccoglie critiche. «Penso che il ministro contro il terrorismo riproponga una strada che abbiamo già visto: l'esercito - ribatte da Genova il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso -. Capisco la sua preoccupazione, credo però che la vera necessità del Paese sia avere un'intelligence che funzioni». E ancora: «Serve una capacità di indagine rispetto al fenomeno terroristico. Il problema é ricostruire una capacità di indagine e prevenzione, non l'esercito». Un tasto sul quale batte, sempre da Genova, pure il suo predecessore, Guglielmo Epifani, oggi presidente della Fondazione Trentin. «Non è possibile che da nove anni la Federazione Anarchica Informale mandi bombe, plichi postali, colpisca persone e non si sia venuti a capo di nulla». Non solo: «Ognuno deve fare la sua parte per sradicare un simile fenomeno. Il volantino della Fai sembrerebbe parlare dall'esterno del mondo del lavoro, ma c'é il rischio di idee di emulazione, perciò il terrorismo va sradicato prima possibile». Intanto il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza del capoluogo ligure, riunito dal prefetto Francesco Musolino, prende le prime misure di tutela e prevenzione dopo aver ascoltato il responsabile della sicurezza di Finmeccanica. Una trentina i dirigenti del gruppo operanti nella &lt;span class='chapterhl'&gt;regione&lt;/span&gt; e considerati «obiettivi sensibili». Al termine della riunione il prefetto parla di un possibile impiego dell'esercito, già presente a Genova per la sicurezza cittadina con un contingente di alpini, e della tutela a «enti sensibili» come Equitalia. Verranno inoltre messi sotto protezione alcuni docenti dell'Università che per la loro specializzazione potrebbero entrare nel mirino degli attentatori. Ma non è finita. Giovedì pomeriggio la Genova democratica si ritroverà in piazza De Ferrari, la stessa piazza dove un milione di persone, con il presidente Sandro Pertini in testa, diede l'ultimo saluto a Guido Rossa. In un documento congiunto firmato dal presidente della &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt; Liguria, Claudio Burlando, dal sindaco, Marta Vincenzi e dal Commissario della Provincia, Piero Fossati, si invitano «i rappresentanti di istituzioni, categorie, associazioni, forze sociali, imprenditoriali e politiche, i cittadini tutti a partecipare alla manifestazione unitaria». Ancora una volta, dal cuore di Genova, un «no» chiaro e forte al terrorismo.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: I due fronti&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Manifestanti No Tav e agenti in assetto anti-sommessa al cantiere della Tav in Val di Susa&lt;/p&gt;</description><author>La Stampa ([TEO.CHI.])</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Quei 4500 posti fantasma occupati da lavoratori in permesso sindacale</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829044</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;FRANCESCO SEMPRINI&lt;/u&gt;
							
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									il caso
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									LA CORTE DEI CONTI «Come se un dipendente su 550 non lavorasse mai» Il costo per lo Stato: 151 milioni
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							ROMA Centocinquantuno milioni di euro all'anno. Tanto è il costo per l'erario delle cosiddette «prerogative sindacali» dei lavoratori statali. A scriverlo è la Corte dei conti nella relazione annuale sul costo del lavoro pubblico e sull'efficienza della burocrazia italiana. Dal dossier emerge che «la fruizione dei diversi istituti, tra aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili e distacchi, relativamente al 2010 può essere stimata come l'assenza dal servizio per un intero anno lavorativo di 4.569 unità di personale». Se si considera che i dipendenti statali sono in tutto poco meno di 3,5 milioni si tratta di un dipendente ogni 550 in servizio. Questo è solo uno degli aspetti su cui la Corte si sofferma assieme alla pronunciata e prolungata flessione del numero di dipendenti con contratto a tempo indeterminato che, al termine del 2010, ha registrato un calo su base annuale dell'1,9%, esattamente come quello di fine 2009. La magistratura contabile invita così a riflettere sui «reiterati tagli lineari agli organici, perché obbligano le amministrazioni ad una continua attività di revisione degli assetti organizzativi che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità con inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati». «Forti scoperture» degli organici sono riportate per forze armate e corpi di polizia, vigili del fuoco, prefetti, diplomatici, magistrati e docenti universitari. In calo per la prima volta dalla privatizzazione del &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; il costo del personale, che si attesta su un valore di 152,2 miliardi di euro, ovvero l'1,5% in meno rispetto al 2009. Nel periodo tra il 2005 e il 2011 il divario tra retribuzioni del settore pubblico e quelle del privato ha registrato un abbattimento, passando da dall'8% al 2,6 per cento. E il trend è destinato a proseguire a causa del blocco della contrattazione collettiva per i soli &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt; fino a tutto il 2014. La tendenza porta la spesa dell'Italia per i redditi dei &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt; «in linea con i principali paesi dell'Unione Europea». Il raffronto tra il numero dei &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt; e il totale degli occupati, sceso dal 16,4% al 14,4%, «evidenzia un peso della burocrazia sul mercato del lavoro pari a circa la metà della Francia e di gran lunga inferiore anche al Regno Unito». «Suscita perplessità» invece il contenuto dell'intesa raggiunta a maggio da governo, Regioni, Province e Comuni «sulla costruzione di un sistema di valutazione della performance delle amministrazioni e del merito individuale dei dipendenti». Per il ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione pubblica&lt;/span&gt;, Filippo Patroni Griffi, «le perplessità espresse dalla Corte inducono a intervenire per far sì che questo meccanismo possa realizzarsi nella pratica». Gli risponde il predecessore, Renato &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; (Pdl), secondo cui «Patroni Griffi farebbe bene a rileggere il rapporto che di fatto promuove le riforme del governo Berlusconi e boccia l'intesa di maggio».&lt;p&gt;&lt;i&gt;I numeri&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;152&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;miliardi di euro il costo complessivo&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; La spesa totale per i &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt;, secondo i magistrati contabili, è diminuita dell'1,5 per cento rispetto al 2009&lt;p&gt;&lt;b&gt;10%&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;Il rapporto tra Pil e costo del pubblico&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; Questo rapporto sarà raggiunto nel 2014, ma già oggi la burocrazia italiana costa meno di quella francese e inglese&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Giudici&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Per la Corte dei Conti «i tagli al personale delle &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; peggiorano la qualità dei servizi pubblici»&lt;/p&gt;</description><author>La Stampa (FRANCESCO SEMPRINI)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Allarme al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; "Due casi di Tbc"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829101</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;ANDREA ROSSI&lt;/u&gt;
							
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									il caso
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								&lt;br/&gt;
							
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									Lettera del &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; a studenti e personale I giovani che hanno contratto il virus iscritti a Ingeg neria
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								&lt;br/&gt;
							Cinque righe, scritte in italiano e in inglese, firmate dal &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; Marco Gilli, diffuse a tutto il personale e agli oltre 28 mila studenti. Cinque righe con cui il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; segnala che di recente si sono verificati due casi di tubercolosi tra gli studenti, subito intercettati e presi in cura dall'Asl. I giovani che hanno contratto il virus sono entrambi iscritti alle facoltà di &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt;, perciò fanno base in corso Duca degli Abruzzi. Sono entrambi di origine straniera, anche se uno vive a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; da qualche anno, tanto che di recente ha ottenuto la cittadinanza italiana. Uno è matricola, iscritto al primo anno; l'altro, è studente al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; da più anni. «Il rischio di trasmissione è basso», rivela la nota dell'ateneo, che ha comunque dato mandato alle imprese di pulizia di intensificare gli accorgimenti e le cautele igienico-ambientali. E ha deciso ieri di diffondere la nota. Questione di trasparenza, spiegano negli uffici del rettorato. «Abbiamo ritenuto opportuno essere noi a dare la comunicazione», spiega il vicerettore con delega a Logistica e Organizzazione Romano Borchiellini, «piuttosto che rischiare che la notizia si diffondesse, magari in maniera imprecisa, e diventasse incontrollabile, scatenando allarmismi che sono inutili e ingiustificati». Il messaggio, concordato con le autorità sanitarie, precisa che gli uffici dell'ateneo si sono immediatamente resi disponibili a collaborare. «Abbiamo fornito all'Asl tutte le informazioni che ci hanno chiesto», spiega Borchiellini. «Al momento, però, non ci è stato prescritto di adottare misure specifiche né provvedimenti particolari. In ogni caso abbiamo valutato in autonomia, a titolo precauzionale, di rafforzare le misure igienico ambientali». Al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; restano in attesa di sviluppi. Che potrebbero anche non esserci, qualora la situazione dei due giovani dovesse risolversi in fretta e non destare preoccupazione circa un eventuale contagio. &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; si conferma comunque città che viaggia sopra la media per quanto riguarda i casi di Tbc. È di qualche giorno fa il risultato del monitoraggio avviato dal procuratore Raffaele Guariniello dopo il caso degli studenti di Medicina contagiati qualche mese fa. Lo studio ha rivelato che i casi di infezione negli ultimi 16 mesi sono 402. Giovanni Di Perri, ordinario di Malattie infettive all'Università, ha spiegato che «da un decennio siamo su questi numeri. La media nazionale è di 7 nuovi casi l'anno ogni 100 mila abitanti; in città siamo a 20». Ciò che invece ha colpito l'attenzione degli esperti sono i 42 casi di badanti straniere, in maggioranza rumene, seguite dalle sudamericane, rivoltesi nell'arco di un anno e mezzo ad ospedali pubblici per farsi curare. In generale il 40 per cento di nuovi casi di infezione da mycobacterium tubercolosis riguarda cittadini stranieri. «Quelli che si ammalano a 25-30 anni sono quasi tutti stranieri, e su &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, come su altri grandi centri urbani, gravita un'immigrazione che proviene anche dall'aree del mondo di maggior diffusione della Tbc: l'Africa subsahariana e Romania e Moldavia nell'Est europeo», spiega Di Perri.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Il 4 0% dei contag iati è straniero&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Secondo l'indagine commissionata dal procuratore Guariniello il 40% dei casi di tubercolosi a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; riguarda persone straniere, soprattutto badanti&lt;/p&gt;</description><author>La Stampa (ANDREA ROSSI)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Bocciata l'intesa sugli statali</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829814</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
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									Riforme e mercati IL CONTROLLO DEI COSTI
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									Corte conti: valutazione del merito a rischio - Patroni Griffi: nessun disaccordo PICCOLI MIGLIORAMENTI La stretta ha ridotto spesa e dipendenti ma rimangono numeri critici come quelli dei permessi sindacali: 151 milioni di costi annui
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							Gianni Trovati &lt;br /&gt; MILANO&lt;br /&gt; L'intesa sul &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; firmata il 4 maggio scorso da Governo, enti territoriali e sindacati non piace alla Corte dei conti, che vi vede una «rimessa in discussione del percorso avviato verso un sistema di valutazione delle performance» dei dipendenti e lancia quindi l'allarme su «una possibile permanenza delle criticità» che fino a oggi hanno caratterizzato la contrattazione. Nega ogni disaccordo, però, il ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione pubblica&lt;/span&gt; Filippo Patroni Griffi, secondo il quale le «perplessità» della Corte sui meccanismi attuali del lavoro nel settore pubblico «sono le stesse che ci inducono a intervenire: premiare i migliori e aumentare la produttività sono le nostre priorità - conclude il ministro -. Bisogna metterle in pratica».&lt;br /&gt; Nella relazione 2012 sul costo del lavoro pubblico, insomma, la Corte dei conti entra nel pieno dell'attualità, e mette sotto esame il progetto di riforma che nei prossimi giorni dovrebbe approdare sotto forma di disegno di legge governativo (almeno in parte sarà una legge delega) sul tavolo del Consiglio dei ministri. Tra gli snodi dell'intesa c'è il «superamento» di alcuni capitoli chiave della riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;, come le tre fasce di merito che avrebbero dovuto modulare la parte variabile della retribuzione del personale pubblico, la riduzione a quattro dei comparti di contrattazione e il nuovo assetto dei poteri dirigenziali. Un'impostazione, questa, che ha acceso le critiche dell'ex ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt; Renato &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; (si veda l'intervista pubblicata sul Sole-24 Ore del 12 maggio), e che potrebbe quindi andare a incidere sui rapporti fra Governo e Pdl, già "agitati" dal risultato elettorale del primo turno delle amministrative. Dal canto suo Patroni Griffi, l'attuale inquilino di Palazzo Vidoni, sottolinea gli elementi di accordo con l'analisi dei magistrati contabili, e spiega che il maquillage in arrivo serve proprio a far partire produttività e meritocrazia oggi incagliati da «rigidità» di applicazione oltre che dal congelamento delle dinamiche salariali.&lt;br /&gt; In effetti, anche la relazione della Corte sottolinea «la complessità della normativa» attuale, testimoniata dal fiorire di circolari interpretative e da un'attività di consulenza continua da parte delle sezioni regionali della magistratura contabile. Ad alimentare l'allarme rilanciato ieri, comunque, c'è il fatto che la raffica di tagliole che sono piovute sul &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; dal 2010 a oggi hanno sì frenato la spesa, ma hanno anche colpito la «quantità e qualità dei servizi erogati». I tagli lineari agli organici, riflette la Corte, «obbligano le amministrazioni a una continua revisione degli assetti organizzativi», il che «impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità». Dall'altro lato lo stop alla crescita salariale ha nei fatti congelato anche i meccanismi di attribuzione degli incentivi, relegando nell'ambito degli interventi futuribili il ruolo del salario accessorio come motore per «il recupero di efficienza» delle amministrazioni.&lt;br /&gt; La stretta ha comunque ridotto dipendenti e spesa (nel rapporto fra spesa di personale e Pil solo la Germania fa meglio di noi), anche se rimangono numeri critici come quelli dei permessi sindacali, che costano ancora 151 milioni all'anno.&lt;br /&gt; gianni.trovati@ilsole24ore.com&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;I RILIEVI DELLA CORTE&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Perplessità su intesa statali&lt;br /&gt; «Suscita perplessità» l'intesa di maggio fra Governo, enti locali e sindacati sulla riforma del lavoro statale «nella parte in cui rimette in discussione il percorso già avviato» sulla «valutazione della performance» delle &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; &lt;br /&gt; Nodo produttività&lt;br /&gt; Il blocco della crescita delle retribuzioni complessive e della contrattazione collettiva nazionale hanno comportato il rinvio delle norme più significative in materia di valutazione del merito &lt;br /&gt; Tagli lineari, servizi peggiori&lt;br /&gt; I reiterati tagli lineari agli organici obbligano le amministrazioni ad una continua attività di revisione degli assetti organizzativi che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>C'è fame di ingegneri e tecnici: difficile trovarli in un caso su tre</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829908</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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									Per il Politecnico di Milano il 97% dei &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt; a un anno dal titolo ha un posto Ribolla (Club dei 15): «Manca un'offerta adeguata anche per le nuove figure»
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							Luca Orlando&lt;br /&gt; Quest'anno cresciamo ancora e assumeremo in Italia almeno una trentina di persone tra tecnici e ingegneri». Remo Grandori, presidente della Seli, ha ancora progetti di sviluppo e per fortuna tra gli imprenditori della meccanica italiana non è il solo. La sua azienda, specializzata in costruzione e gestione di maxi-talpe per tunnel sotterranei, passerà in breve tempo da 500 a mille persone, soprattutto grazie all'espansione internazionale. Come Seli, altre aziende crescono a doppia cifra, ma spesso faticano a trovare le risorse necessarie per sostenere lo sviluppo. Le ultime indicazioni della banca dati Excelsior-Unioncamere prevedono l'inserimento di 1.130 ingegneri nell'industria italiana e oltre 10mila tecnici legati alle professioni della meccanica. In media però in un caso su tre vi sono difficoltà di reperimento sul mercato. La "fame" di ingegneri è del resto visibile nelle ultime statistiche del Politecnico di Milano, che vedono il 97,6% dei &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt; magistrali in possesso di un &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; a un anno dal titolo.&lt;br /&gt; «Che cosa si trova con fatica? Tutto ciò che è qualificato, specializzato», spiega Alberto Ribolla, coordinatore del Club dei 15 di Confindustria. Le territoriali a più alta propensione manifatturiera da tempo spingono per un rilancio della formazione tecnica, proprio per colmare il gap tra domanda e offerta. «Le carenze sono evidenti - spiega Ribolla - non ci sono saldatori, fresatori, tornitori, ma manca un'offerta adeguata anche per le nuove figure legate all'evoluzione della meccanica. Penso ai programmatori, agli addetti alla sicurezza sui cantieri, alle nuove figure di staff con competenze tecniche ma anche manageriali».&lt;br /&gt; Se l'offerta è ridotta, le imprese provano ad arrangiarsi. Lo hanno fatto ad esempio Fameccanica, Loccioni e Festo, tre aziende produttrici di beni strumentali che faticano a trovare specialisti in meccatronica. Così, insieme, hanno stanziato 140 mila euro per finanziare 14 borse di studio alla Liuc di Castellanza, dove è in partenza ad ottobre un nuovo &lt;span class='chapterhl'&gt;master&lt;/span&gt; dedicato al settore, nato proprio per colmare il gap di formazione presente nel Paese. «Per qualche motivo inspiegabile - spiega Renzo Libenzi di Festo - in Italia manca personale preparato in questo settore, che pure è strategico e presidiato da molte imprese. Così abbiamo deciso di arrangiarci».&lt;br /&gt; Nel 2011 Festo, leader mondiale in alcuni settori delle macchine di misura, ha inserito 45 persone, in prevalenza tecnici e quest'anno a budget ci sono altre 42 assunzioni, su un organico globale di 350 addetti, per il 50% ingegneri. L'elenco di chi cresce è per fortuna lungo, e la caccia ai &lt;span class='chapterhl'&gt;curriculum&lt;/span&gt; tecnici è aperta. Same a Treviglio pianifica l'ingresso di 150 persone, tra addetti di ricerca, personale tecnico e di produzione, la Sices di Varese, guidata proprio da Alberto Ribolla, dopo la maxi-commessa vinta per un impianto con Lukoil è in cerca di almeno 50 persone, la rete di aziende bresciana Five for Foundry ha a budget una ventina di inserimenti. &lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;Domanda e offerta&lt;/p&gt;&lt;p&gt;1.210&lt;br /&gt; Ingegneri richiesti&lt;br /&gt; Secondo l'ultima rilevazione trimestrale di Unioncamere in Italia le aziende puntano ad assumere in tre mesi 1.210 ingegneri, in gran parte a tempo indeterminato. La quota di assunzioni a tempo indeterminato prevista per questa categoria è pari al 67,6%, rispetto ad una media globale del 34%&lt;br /&gt; 35,4%&lt;br /&gt; Uno su tre non si trova&lt;br /&gt; Le difficoltà di reperimento per questa tipologia riguardano il 35,4% del totale, mentre tra tutte le categorie di lavoratori ricercati le difficoltà di reperimento riguardano solo il 18,6% del totale. &lt;br /&gt; 10.860&lt;br /&gt; Tecnici per la meccanica&lt;br /&gt; Allargando lo sguardo alle professioni tecniche legate al mondo della meccanica, sono quasi 11mila le richieste di assunzione delle aziende nell'arco di tre mesi. Per i tecnici delle scienze ingegneristiche vi sono 3.320 posizioni, per quelli delle scienze fisiche 7.540&lt;br /&gt; +10%&lt;br /&gt; Boom di iscritti per il Club dei 15&lt;br /&gt; Le confindustrie dei territori a più alta densità manifatturiera in Italia hanno dato vita al Club dei 15, che tra i propri obiettivi ha proprio quello del rilancio dell'istruzione di tipo tecnico. Ciascuna territoriale ha "adottato" un istitututo tecnico locale, impostando sinergie tra il mondo dell'impresa e la scuola. I risultati in termini di nuovi iscritti sono estremamente positivi. Per l'anno scolastico 2012-2013 le stime del Ministero dell'Istruzione vedono una crescita media del 3-4% per gli iscritti agli istituti tecnici. Per quelli del Club dei 15 si sale in media al 10% di crescita, con punte del 20-25% in alcuni casi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Il gap. Nell'industria meccanica italiana mancano addetti qualificati e specializzati. Oltre agli ingegneri, le imprese cercano anche nuovi profili professionali legati all'evoluzione del settore come programmatori e figure di staff con competenze tecniche ma anche manageriali&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>«Una decina di contatti prima di laurearmi»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829910</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									La storia
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Dafne, 30 anni: ho avuto la fortuna di poter valutare e scegliere tra le proposte concrete ricevute q All'ultimo anno di ingegneria al Politecnico di Milano, nella specializzazione delle turbo macchine eravamo una ventina; per quello che so tutti hanno trovato &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; in pochi mesi
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							«Prima di laurearmi avevo già una decina di contatti con le aziende, trovare &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; non è stato un problema». Sembra un altro paese, un altro tempo, ma in fondo la storia di Dafne Parigi è comune a tanti ingegneri. La vera eccezione, nel suo caso, è l'essere ragazza, «solo cinque su 150 nel mio corso», racconta ridendo.&lt;br /&gt; Per il resto, è una storia di "ordinaria" ingegneria, con la laurea al Politecnico di Milano a luglio, il &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; già a dicembre, dopo aver vagliato però numerose offerte. «I contatti preliminari con le aziende sono avvenuti spesso grazie ai Career Day del Politecnico di Milano. Su dieci colloqui - racconta - ho ricevuto cinque proposte concrete e ho quindi avuto la fortuna di poter valutare e scegliere».&lt;br /&gt; Fortuna forse, ma soprattutto impegno. «Quanto studiavo? Tutto il giorno, anche la sera, quasi sempre anche il sabato e la domenica». Nessuno regala niente dunque, ma nel caso di Dafne l'impegno si è sposato (e questa sì è fortuna) con la passione. «A posteriori la scelta di ingegneria meccanica è stata ideale per poter trovare un &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; - ci racconta - ma in realtà ho deciso di iscrivermi al Politecnico perché quelle materie mi piacevano. E del resto, in generale credo che questo sia il modo giusto per scegliere l'Università: seguire le proprie inclinazioni, altrimenti tutto diventa più difficile». &lt;br /&gt; Dafne, 30 anni, fiorentina di nascita poi trapiantata a Milano, oggi lavora come product manager nella multinazionale Sandvik, 600 dipendenti in Italia e 50mila nel mondo, attivi nella meccanica di precisione e nella progettazione e produzione di utensili speciali.&lt;br /&gt; Primo stipendio 1.700 euro lordi, con un contratto di inserimento a tempo determinato che quasi certamente, «incrociando le dita», verrà confermato.&lt;br /&gt; «I miei compagni di classe? All'ultimo anno di ingegneria al Politecnico di Milano, nella specializzazione delle turbo macchine eravamo una ventina; per quello che so tutti hanno trovato un &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; nel giro di pochi mesi». &lt;br /&gt; Alle competenze tecniche, Dafne aggiunge la conoscenza dell'inglese, cruciale nella sua attività attuale. «È la nostra lingua base - spiega - io del resto viaggio molto e per fortuna i miei genitori tanti anni fa hanno avuto l'idea di indirizzarmi verso un percorso di studi che privilegiasse l'inglese, non disponibile purtroppo nei percorsi formativi standard della scuola pubblica».&lt;br /&gt; Dafne è cresciuta a pane, inglese e computer. Oggi lavora.&lt;br /&gt; L. Or.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Product manager. Dafne Parigi, 30 anni, si è laureata a luglio. Da dicembre lavora per la multinazionale Sandvik&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>L'onda meccatronica non si ferma</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829940</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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									La tendenza in una regione a forte vocazione meccanica, con aziende leader e tanti &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Andrea Lanzarini&lt;br /&gt; Solo pochi anni e l'operaio potrà trovarsi a lavorare fianco a fianco con un robot antropomorfo, e interagire direttamente con lui; ancora pochi anni e ci saranno robot che avranno la vista tridimensionale, proprio come quella dell'uomo. Non ci troviamo in un romanzo di Asimov, ma alle porte di Modena, alla Sir-Sistemi industriali robotizzati, azienda leader, a livello internazionale, nella robotica. Una delle punte di diamante di una regione a forte vocazione meccanica dove si sta sempre di più affermando il verbo dell'automazione e della meccatronica.&lt;br /&gt; «Il bisogno di ridurre i costi, di aumentare la velocità di produzione e di fare impianti che possano realizzare una più ampia gamma di prodotti - spiega Mauro Marini, docente di Organizzazione della produzione e dei sistemi logistici, facoltà di &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt; dell'Università di Bologna - stanno guidando questa tendenza, che ormai è sempre più radicata anche in comparti della meccanica qui molto ben rappresentati, come quello dei riduttori o del packaging».&lt;br /&gt; Alcune imprese si sono dotate di strutture interne per sviluppare le nuove competenze, altre hanno acquistato, anche all'estero, questo know-how, incorporando imprese dell'automazione. «Ora la sfida - conclude Marini - è che le aziende della subfornitura seguano questa tendenza, diventando centri di servizi e competenze, superando i limiti dimensionali che ne limitano l'assunzione di personale qualificato e investimenti in R&amp;S».&lt;br /&gt; In fondo, anche la modenese Sir - fondata nel 1984 da Luciano Passoni e dal 1989 parte del gruppo Barbieri&amp;Tarozzi - è un esempio, all'avanguardia anche sui tempi, di questa evoluzione: infatti, l'azienda ha il suo cuore nella meccanica. «Mio padre si occupava di progettazioni meccaniche per l'automotive - racconta Davide Passoni, responsabile del settore R&amp;S e figlio del fondatore -. Poi ha scoperto la robotica. Inizialmente costruivamo anche i robot, ma siccome facevamo piccoli numeri, è diventato più conveniente acquistarli dai colossi giapponesi ed europei. Noi, però, aggiungiamo valore: costruire un robot è relativamente facile; più difficile è fargli svolgere determinati compiti e risolvere specifici problemi. E per la varietà dei campi di applicazione delle nostre soluzioni e per la capacità di creare filiere automatizzate, siamo tra i leader mondiali». L'azienda infatti - che investe tra i 5 e il 10% dei ricavi in R&amp;S e ha un &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratorio&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; interno, che si avvale della collaborazione non stop del l'Università di Modena e Reggio Emilia - ha già realizzato una decina di impianti automatizzati in Italia, nei quali gli uomini controllano il corretto funzionamento, mentre i robot si occupano del processo produttivo. &lt;br /&gt; «Una decina di anni fa, l'80% dei nostri &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; erano relativi alla meccanica; oggi l'elettronica è salita al 40%», dice Cesare Rapparini, direttore commerciale della bolognese Ica, confermando con i numeri la sempre maggiore rilevanza della meccatronica e dell'automazione anche nel comparto del packaging. D'altra parte, qui l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; è nel Dna: il fondatore di Ica, Gino Rapparini, è stato insignito un paio di anni fa del "Wipo Award for inventors" dall'Organizzazione internazionale per la proprietà intellettuale, avendo depositato dagli anni Settanta circa 200 &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt;. «Presentiamo 4-5 &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; l'anno - prosegue Rapparini -; cerchiamo di aumentare la velocità degli impianti, ridurre costi di produzione e consumi energetici; di trovare soluzioni per rendere gli imballaggi più accattivanti e più biocompatibili. Il prossimo step sarà realizzare macchine che possano regolare il proprio funzionamento autonomamente». &lt;br /&gt; E la meccatronica si diffonde anche in prodotti pensati, in prima battuta, per l'industria. Nel Reggiano ha sede la Corghi, leader mondiale nella produzione di smontagomme automatici, che ha realizzato nel 2011 140 milioni di ricavi. E che ha poco lanciato un prodotto rivoluzionario per i concessionari auto e le autofficine più grandi. «È un robot, Re.m.o, che in soli 80 secondi - spiega il presidente Giulio Corghi - contro i 5-20 minuti impiegati dall'uomo, riesce a misurare, da solo e senza margini di errore, l'assetto delle gomme, eliminando anche il rischio di danneggiare i cerchioni. Che, nel caso delle auto di lusso, possono essere davvero onerosi». Re.m.o è il frutto di 6 anni di lavoro, e sta incontrando sempre più l'interesse anche delle grandi case automobilistiche: «È un robot unico al mondo nel suo genere; e la sua &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; è così evoluta che potrà avere interessanti applicazioni anche in altri campi».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;200 &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Punte di eccellenza&lt;br /&gt; È questo all'incirca il numero di &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; depositati dagli anni 70 dal fondatore di Ica, Gino Rapparini, insignito un paio di anni fa del Wipo Award for inventors dall'Organizzazione internazionale per la proprietà intellettuale&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: In azione. Il robot R.e.m.o, progettato e realizzato dal gruppo Corghi di Reggio Emilia, che in soli 80 secondi misura, autonomamente e senza margini di errore, l'assetto delle gomme delle autovetture. Frutto di sei anni di lavoro sta riscuotendo interesse anche da parte dei grandi marchi dell'auto&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>La rete delle Pmi pesca l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829941</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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									Il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt;: un'isola robotizzata che prende prodotti semilavorati e li posiziona per un'altra lavorazione IN CAMPO È una delle iniziative di punta a cui lavora una piccola rete di imprese, parte di un network più ampio promosso dalla Cna di Bologna per sviluppare in forma aggregata progetti per l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;
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								&lt;br/&gt;
							Un'isola robotizzata con sistema di visione 3D in grado di pescare da un contenitore prodotti semilavorati e di posizionarli velocemente in una macchina utensile per una seconda lavorazione. È questo uno dei progetti di punta a cui sta lavorando una piccola rete di imprese artigiane emiliano-romagnole, che opera nel campo della robotica, parte di un network più ampio promosso dalla Cna di Bologna, per sviluppare in forma aggregata progetti per l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; «Fin dal 2006 - spiega Paolo Bertuzzi, co-titolare di Cat progetti e vicepresidente dell'Unione Produzione Cna Bologna - l'associazione aveva sollecitato alcune aziende metalmeccaniche della subfornitura a lavorare in rete. Di reti, all'epoca, si parlava poco e, forse eravamo un po' troppo in anticipo sui tempi. L'operazione ci permise di stringere importanti rapporti, ma sul piano industriale non decollò». Ma l'idea di aggregare più imprese per sviluppare progetti innovativi non morì: «Tre anni fa - prosegue Bertuzzi - abbiamo costruito un network, Innovanet, che raggruppa 50 imprese; abbiamo valutato dove fossero le migliori opportunità di &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; e quali i settori finanziati dalla Comunità europea; e abbiamo costruito quattro cluster verticali, che operano nel campo delle &lt;span class='chapterhl'&gt;energie rinnovabili&lt;/span&gt; ed efficienza energetica, delle &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; innovative per la terza età, riabilitazione e diversamente abili, dello smaltimento dei rifiuti e dell'automazione». In questi tre anni la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; condotta dalla rete ha fatto passi da gigante, e nei prossimi mesi dovrebbero potersi vedere i primi risultati: è stato realizzato un sistema integrato per il disassemblaggio selezionato dei rifiuti elettronici, oppure, nel campo dell'elettrofilatura, si sta lavorando con l'Ateneo bolognese alla realizzazione di materiali innovativi nanostrutturati e delle macchine per produrli; nel medicale, invece, le aziende hanno acquisito un &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; frutto della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; italo-americana per la riabilitazione. &lt;br /&gt; Sul fronte dell'automazione industriale, la rete di imprese è costituita da due realtà emiliano-romagnole, tra cui Cat progetti, che nasce come azienda che realizza soluzioni software e hardware per le macchine automatiche e che è anche un &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratorio&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; che fa progettazione. «Presentarci come network - dice Bertuzzi - ha facilitato i contatti con importanti realtà continentali; altrimenti le università e centri di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;, come il Fraunhofer tedesco o il Pera inglese, avrebbero fatto fatica a prenderci in considerazione». La rete opera secondo due filosofie: da un lato, &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; all'interno delle università e li industrializza, dall'altro, collabora con il mondo della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; per trovare soluzioni a problemi tecnici posti dai clienti. &lt;br /&gt; Ed è entro questa piccola rete sulla visione 3D che sta nascendo l'isola robotizzata che pesca componenti rendendoli disponibili per successive lavorazioni: «Siamo aziende fornitrici di importanti realtà del packaging locale - continua Bertuzzi -. Se pure il settore ha tenuto negli ultimi anni, abbiamo avvertito la necessità di trovare nuove nicchie di mercato. Questo del sistema di visione 3D che stiamo sviluppando con il Politecnico di Milano e l'Università di Bologna e Modena potrà dare sviluppo a ulteriori progetti di robotica».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>I robot escono dai &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829948</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
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									Dalla mano che riconosce le superfici al quadrupede che ispeziona sotto le macerie: viaggio nei progetti di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							PAGINA A CURA DI&lt;br /&gt; Mariangela Latella&lt;br /&gt; Arriva dai &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; di robotica dell'Università di Napoli e si chiama tecnicamente Dexmart. Il nome racchiude le due parole, "dexterus", dal latino, "destro" e "smart", dall'inglese, "intelligente". È la mano destra robotica di dimensioni simili a quelle umane, dotata di dita con sensibilità tattile che possono riconoscere le superfici che toccano anche attraverso la presa degli oggetti. Il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; - realizzato grazie a una partnership tra alcuni centri di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; europei coordinati dall'università di Napoli - ha permesso di superare la precedente visione di arto meccanico ingombrante, privo di sensibilità e capace solo di fare alcuni movimenti.&lt;br /&gt; «A un prototipo - spiega Bruno Siciliano, docente di Automatica a Napoli e coordinatore del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; - sviluppato nei &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; di Bologna, abbiamo applicato un sistema di tendini, che trasmette il movimento senza bisogno di ricorrere ai vecchi e ingombranti motorini elettrici; e dei sensori tattili che permettono alla macchina di avere il senso del tatto e di riconoscere gli oggetti che tocca o che prende». L'intera &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; è costata circa 8mila euro ed ha l'obiettivo di creare un prodotto - che costerà circa 20mila euro - destinato, ad esempio, ai &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; di analisi, per la manipolazione di campioni particolari, oppure alle stazioni aerospaziali.&lt;br /&gt; Negli ultimi decenni la robotica italiana ha fatto passi da gigante al punto che, nei &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; del Paese, sono in fase di progettazione macchine che potrebbero completamente rivoluzionare, da qui a qualche anno, la vita e le abitudini dell'uomo. È il caso, ad esempio, di Airobot, ideato nei &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; di robotica dell'Università di Bologna. A prima vista sembra un robottino da guerre stellari. In realtà è un veicolo dalla forma circolare, che oltre a saper volare, è dotato di "zampette", ossia di appendici flessibili, che gli permettono di aderire alle superfici. In questo modo può effettuare controlli attraverso un sistema di sensori e un piccolo braccio meccanico che gli permettono di operare nell'ambiente circostante anche in luoghi difficilmente raggiungibili dall'uomo come gli altoforni, le centrali termoelettriche o, per la pulizia delle vetrate dei grattacieli. Il prototipo di Airobot, presentato a Bologna il 10 maggio, è frutto di un &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; più ampio, finanziato dalla Comunità europea per complessivi 3 milioni. «Il nostro obiettivo - spiega Lorenzo Marconi, docente dell'Ateneo felsineo e team leader del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; - è creare un prodotto facilmente manovrabile a distanza che non costi più di 4mila euro al pubblico».&lt;br /&gt; Se Airobot nasce per le ispezioni aeree, Warudagar, attualmente allo studio nei &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; del Politecnico di Milano, è un robottino a forma di animaletto a quattro zampe che per le sue dimensioni ridotte (una quarantina di centimetri) potrà effettuare ispezioni sotto le macerie di un palazzo, in cunicoli strettissimi oppure in luoghi sottoposti a radiazioni dove l'uomo non riesce a operare in condizioni di sicurezza. Costerà circa mille euro ed è uno dei progetti allo studio al Politecnico milanese dove, fra l'altro, si stanno perfezionando dei robot-game che rappresentano la naturale evoluzione della Wii e che saranno presentati a "Robotica 2012", il prossimo novembre. «Si chiamerà RoboWII - spiega Andrea Bonarini, docente di Intelligenza artificiale e softcomputing al Politecnico di Milano e responsabile del &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratorio&lt;/span&gt; di robotica - costerà circa 200 euro ed è un piccolo robot di circa 50 cm di diametro capace di riconoscere il compagno di giochi, inseguirlo e sparargli». &lt;br /&gt; A &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, cuore nevralgico del distretto aerospaziale &lt;span class='chapterhl'&gt;piemontese&lt;/span&gt;, la robotica si rivolge all'universo. Probabilmente, quando l'uomo sbarcherà su Marte, il pianeta rosso, lo farà guidando un Rover. Non è un'automobile, ma il nome del robot mobile ideato nei &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; di robotica del Politecnico &lt;span class='chapterhl'&gt;torinese&lt;/span&gt;. Il prototipo è stato da poco ultimato dopo un lavoro di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; durato tre anni che ha portato alla realizzazione di un abitacolo a due posti, con sei ruote sterzanti, che viaggia a una velocità massima di 5 km/h. La particolarità di Rover è che, oltre a muoversi autonomamente, potrà interagire con l'uomo. Da qui ai prossimi due anni, infatti, data della conclusione del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt;, Rover saprà interagire con l'astronauta fino al punto di capire da solo le sue condizioni fisiche attraverso l'utilizzo di sensori biometrici che gli indicheranno costantemente lo stato dei suoi parametri vitali che verranno comunicati poi al calcolatore.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;Un mondo che cambia&lt;br /&gt; «L'idea di questo robot deriva dalla constatazione che sta aumentando l'età media della popolazione. La società di domani sarà costituita da un gran numero di anziani con la conseguenza che crescerà il bisogno di assistenza»&lt;br /&gt; Roberto Cingolani, direttore Iit&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: RoboWII. È un robotgame. Riconosce il proprio compagno di giochi e può inseguirlo &lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Un decennio per avere l'umanoide-badante</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154829949</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Piano da 1 miliardo dell'Iit di Genova in collaborazione con altre strutture europee, tra cui la Sant'Anna di Pisa L'AMICO DEI CITTADINI Si chiamerà Robot companion for citizens e saprà fare le pulizie, cucinare, prestare assistenza agli anziani e alle persone con ridotta autonomia motoria
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Ci vorranno più o meno 10 anni per realizzare il primo robot-badante. Si chiamerà Robot Companion for Citizens (ossia "robot amico dei cittadini") e sarà una macchina di forma umanoide che saprà fare le pulizie, cucinare, prestare assistenza agli anziani e alle persone con ridotta autonomia motoria.&lt;br /&gt; Il robot amico è il frutto di un &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; da 1 miliardo dell'Istituto italiano di &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; di Genova, che sarà realizzato in collaborazione con altri &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; europei, tra cui la Scuola superiore Sant'Anna di Pisa e coinvolgerà circa 2mila &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; sparpagliati in una trentina di sedi in Europa. Ad annunciarlo è Roberto Cingolani, direttore dell'Iit, attualmente impegnato nella stesura finale del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; che gli permetterà di concorrere a un bando di finanziamento europeo che potrebbe coprire l'intero costo del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt;, le cui selezioni si concluderanno in ottobre. «L'idea di questo robot - precisa Cingolani - deriva dalla constatazione che sta progressivamente aumentando l'età media della popolazione. La società di domani sarà costituita da un gran numero di anziani con la conseguenza che crescerà il bisogno di assistenza ».&lt;br /&gt; Robot companion è il primo &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di robotica che prevede la realizzazione di un prototipo human friendly: ossia capace di interagire con l'uomo, caratterizzato da una struttura morbida e flessibile ben lontana da quella rigida dei robot tradizionali. Per realizzare questo prototipo si applicheranno anche alcune &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; sviluppate dalla scuola superiore S. Anna che ha realizzato un robot interamente flessibile dalla forma di un polpo. «Per realizzarlo - spiega Cecilia Laschi, docente di Biorobotica all'Istituto di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; Pisano - abbiamo utilizzato una guaina che si muove grazie a molle realizzate con delle leghe a memoria di forma. In questo modo siamo riusciti a riprodurre il movimento del polpo e la sua capacità, attraverso le ventose poste alla base di ciascun braccio, di aderire alle superfici». Ma la vera sfida di questo &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; è quella di riuscire ad applicare al robot i sistemi di semplificazione del nostro cervello che ci consentono di gestire le attività umane in forma autonoma. «Attualmente - continua Cingolani - per far funzionare un cervello artificiale non basterebbe un calcolatore grande quanto una casa pari a un consumo energetico di circa 1 Mw. L'obiettivo è di riuscire a creare un calcolatore che possa fare tutto questo, ma che abbia dimensioni ridotte e consumi poca energia».&lt;br /&gt; Piccoli passi in questa direzione sono stati compiuti. L'Università di Genova, ad esempio, in collaborazione con l'Iit, ha messo a punto una sorta di pelle sintetica che si chiama Roboskin e che è dotata di tatto grazie alla presenza di sensori. «Questo tipo di pelle - spiega Renato Zaccaria, docente di Informatica e coordinatore della laurea internazionale in Robotica - può essere applicato a un robot di forma umanoide». C'è chi stima che, da qui al 2050 potrebbe vedere la luce il primo calcolatore in grado di governare un robot umanoide. Arriva infine dall'Università di Parma un sistema innovativo per la ricostruzione in 3D dell'ambiente che permette alle macchine cui è applicata, ad esempio, di riconoscere gli ostacoli ed evitarli. Si tratta di una novità che potrà permettere anche ai non vedenti di guidare l'auto. «Arriverà sul mercato - assicura Andrea Broggi, docente di &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt; e presidente dello spinoff Vis-lab - entro la fine del 2012 e costerà circa 200 euro».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Ogni cittadino spende 2.849 euro per i &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154830157</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Il costo dello Stato Pesa l'assenza di meritocrazia e i giudici temono che con l'azzeramento della riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; si privilegi «la distribuzione indifferenziata» dei premi
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
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									Corte dei conti: produttività in calo. E critica l'intesa sugli statali Palazzo Chigi Nel 2010 un giro di vite sul costo del lavoro Tranne a Palazzo Chigi: +11,2% a 198 milioni I permessi sindacali In un anno i permessi sindacali valgono 151 milioni: come il distacco di 4.569 lavoratori
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							ROMA - Se si misura il costo degli stipendi pubblici in rapporto ai cittadini, noi italiani spendiamo decisamente più dei tedeschi: 2.849 euro ciascuno, contro 2.830 euro in Germania. Ovvio. Meno ovvio, forse, che la nostra spesa procapite sia superiore anche a quella di Grecia (2.436) e Spagna (2.708). Va detto che ci sono Paesi anche più generosi dell'Italia. Per esempio il Regno Unito (3.118) e l'Olanda (3.557). Per non parlare della Francia (4.001), dove peraltro dovrebbe salire quest'anno ancora di 4 miliardi. &lt;br /&gt;Il vero problema non è però il livello della spesa, peraltro perfettamente allineato alla media europea dell'11,1% del Prodotto interno lordo (anche se di ben 3,2 punti superiore alla Germania dove in dieci anni è calato dello 0,3% mentre da noi è salito dello 0,6%). Piuttosto, la sua efficienza, e qui sta il vero problema della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; made in Italy. Lo dice senza mezzi termini un rapporto della Corte dei conti: «In un contesto caratterizzato dalla perdita di competitività del sistema Italia preoccupanti segnali riguardano la produttività del settore pubblico». In quella relazione appena sfornata dalla magistratura presieduta da Luigi Giampaolino c'è un grafico che mostra come proprio la produttività, cresciuta nel 2010 di oltre il 2%, sia tornata lo scorso anno a zero, ricominciando nel 2012 perfino a scendere «in linea con le stime dell'andamento del Pil». Dunque, il costo del lavoro per unità di prodotto riprende a salire. Di chi la colpa? L'assenza della meritocrazia. La relazione spiega che il blocco della contrattazione deciso nel 2010 per tamponare le spese ha «comportato il rinvio delle norme più significative in materia di valutazione del merito individuale e dell'impegno dei dipendenti contenute nel decreto legislativo n. 150 del 2009». Ma ha pure «impedito l'avvio del nuovo modello di relazioni sindacali delineato nell'intesa del 30 aprile 2009 maggiormente orientato a una effettiva correlazione tra l'erogazione di trattamenti accessori e il recupero di efficienza delle amministrazioni». &lt;br /&gt;Musica per le orecchie dell'ex ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione pubblica&lt;/span&gt; Renato &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;, artefice di quella operazione. Mentre il successore Filippo Patroni Griffi, che era stato anche capo di gabinetto dello stesso &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;, non ha resistito: «Premiare i migliori e aumentare la produttività sono le nostre priorità. Bisogna metterle in pratica». Anche se i magistrati non ne sembrano proprio convinti, a giudicare dalle «perplessità» sul «contenuto della recente intesa fra Governo, Regioni, Province, Comuni e sindacati» manifestate nel rapporto. La Corte dei conti dice che quell'accordo, «azzerando il percorso» della riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;, rischia di lasciare tutto com'è: consentendo cioè che nel &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; si privilegi la «distribuzione indifferenziata dei trattamenti accessori al di fuori di criteri realmente selettivi e premiali».&lt;br /&gt;Intanto però gli effetti del giro di vite deciso un paio d'anni fa si sono fatti sentire, eccome. Basta dire che per la prima volta, da quando è stata introdotta una specie di «privatizzazione» del rapporto di lavoro, il costo del personale pubblico nel 2010 è diminuito. Esattamente dell'1,5%, per un esborso complessivo di 152,2 miliardi. Niente di eclatante, ma per un Paese come l'Italia è un fatto storico. I &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt; a fine 2010 erano 3 milioni 458.857. Ovvero, 67.174 in meno rispetto a un anno prima. Si è sforbiciato dappertutto, con un paio di eccezioni. Come le solite Regioni e Province a statuto speciale, che neppure nel 2010 hanno voluto rinunciare ad accrescere gli organici: anche in un comparto come la scuola. Mentre nel resto d'Italia il personale scolastico diminuiva di circa 32 mila dipendenti, negli istituti di Trento e Bolzano si gonfiava di 441 unità.&lt;br /&gt;E poi c'è Palazzo Chigi. Nell'&lt;i&gt;annus horribilis&lt;/i&gt; del &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt;, mentre scattava quel giro di vite senza precedenti, era l'unico posto dove paghe e dipendenti continuavano ad aumentare a ritmi forsennati. Alla presidenza del Consiglio dei ministri, nel 2010, si spendevano per gli stipendi al personale 198 milioni e 700 mila euro: l'11,2% in più in un solo anno. Depurando la cifra degli arretrati, si arriva addirittura al 15,5%. Semplicemente pazzesco l'aumento dell'esborso per le retribuzioni dirigenziali, cresciuto del 20%. Con punte astronomiche del 35,5% e del 57% rispettivamente per i dirigenti di prima e seconda fascia a tempo determinato. Il tutto mentre anche il numero dei cedolini saliva senza sosta. Alla fine dell'anno raggiungeva le 2.543 unità con un aumento del 7%, che toccava l'8,9% considerando il solo personale non dirigente. Motivo, la stabilizzazione di ben 142 precari.&lt;br /&gt;Com'è possibile che questo sia accaduto nonostante il blocco delle buste paga di tutti i &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt;? Elementare: «Incrementando gli addetti della Protezione civile ed estendendo l'applicazione dei contratti collettivi del comparto al personale trasferito alla presidenza del Consiglio», fra cui «gli addetti alla segreteria tecnica del Cipe» e quelli «in servizio presso il dipartimento del Turismo e dello sport», spiega la relazione della Corte dei conti. Nella quale si sottolinea come nel 2010 siano state finalmente considerate in quella voce di spesa anche le retribuzioni dei collaboratori dei politici, estranei alla &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;. Il dato di quanti fossero nel penultimo anno del governo di Silvio Berlusconi non è conosciuto: né il rapporto rivela il numero dei dipendenti presi «in prestito» da altri uffici pubblici. Specificando però che questi, "pur in flessione», continuano «a rappresentare oltre il 40% del personale in servizio». Se questo è vero, nella miriade di uffici della presidenza del Consiglio disseminati per Roma lavorano non meno di 4.500 persone. &lt;br /&gt;Più o meno quante ne mancano nella &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; a causa dei permessi e dei distacchi sindacali. Rielaborando i dati della &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione pubblica&lt;/span&gt;, la Corte dei conti giunge a questa conclusione: «la fruizione di aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili e distacchi relativamente al 2010 può essere stimata come l'equivalente all'assenza dal servizio per un intero anno lavorativo di 4.569 unità, pari a un dipendente ogni 550 in servizio». Con un costo «a carico dell'erario» pari a 151 milioni. E «al netto degli oneri riflessi».&lt;br /&gt;Sergio Rizzo&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Corriere della Sera</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Allarme Tbc al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; Malati due studenti</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154830397</link><description>&lt;u&gt;Cronaca Qui Torino&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									IL CASO Aumentate le misure igieniche
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Ô Due studenti malati di tubercolosi al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;. Ad annunciarlo, con una circolare inviata ieri ai dipendenti, è stato lo stesso &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; Marco Gilli. «È pervenuta da parte della Struttura complessa di Igiene e Sanità pubblica richiesta di collaborazione relativamente a due casi di tubercolosi tra gli studenti iscritti al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; si legge nel testo a firma del &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; -. Si informa che gli uffici dell'Ateneo si sono immediatamente resi disponibili a collaborare con la suddetta struttura. Qualora dovessero pervenire indicazioni specifiche, verrà immediatamente adottato ogni provvedimento proposto e ne sarà data debita informazione». Nella stessa circolare però si cercano di spegnere sul nascere eventuali allarmismi. «Il rischio di trasmissione è comunque basso». Dall'Asl non sono giunte al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; indicazioni precise su chi siano i due studenti trovati positivi alla tubercolosi, una malattia che ultimamente - complice anche la forte immigrazione dall'estero - è tornata alla ribalta con moltissimi nuovi casi, tanto da spingere la Procura ad aprire anche un'indagine. Uno degli ultimi episodi aveva riguardato proprio una scuola, la materna Emanuele Luzzati di corso Vercelli 141, dove si era ammalata una bambina di tre anni. In quel caso sono stati sottoposti al test i suoi compagni, un'eventualità decisamente più difficile in una struttura come il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; frequentata da migliaia di persone ogni giorno. Per ora non sono infatti arrivate indicazioni in tal senso ma «a titolo precauzionale e in autonomia - conclude la circolare - sono state intensificate le cautele igienico-ambientali correnti». [cla.ne.]</description><author>Cronaca Qui Torino</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Tra aspettative e permessi sindacali 4569 statali fermi per un anno</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154830684</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;LUISA GRION&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									La riforma La relazione della Corte dei conti sul costo del lavoro nel &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Più risparmi rispetto al passato, ma la burocrazia resta lontana dai livelli ottimali
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							ROMA - Meno qualità nei servizi offerti, meno produttività e un meccanismo di permessi sindacali che costa allo Stato 151 milioni: come se 4.569 statali non lavorassero per un anno. La &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; marcia al ribasso: grazie ai blocchi del turn over e dei salari decisi per via della crisi, il settore «costa» di meno rispetto al passato, ma la burocrazia è molto lontana dai livelli che dovrebbe garantire per rilanciare la crescita del Paese.&lt;br /&gt; E' lo spietato giudizio sul funzionamento della macchina statale che arriva dalla relazione della Corte dei Conti sul costo del lavoro nel &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt;. Un rapporto che lancia l'allarme sui «reiterati tagli lineari agli organici» che rischiano di avere «inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi», ma che manifesta anche molti dubbi sulla bontà del Protocollo appena siglato fra governo, enti locali e sindacati: norme destinate a rivoluzionare il sistema di valutazioni e di premi per fasce introdotto tre anni fa dall'ex ministro &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; (per esempio la valutazione sarà effettuata sui risultati dell'ufficio, non del singolo).&lt;br /&gt; L'intesa siglata pochi giorni fa «suscita perplessità» nella Corte dei Conti, presieduta da Luigi Giampaolino, proprio nella parte in cui «rimette in discussione il percorso già avviato». «Il rischio» commentano i magistrati contabili e che la parte di retribuzione destinata al merito resti scollegata dall'aumento di produttività, in altre parole che si finisca di nuovo con il distribuire premi a pioggia.&lt;br /&gt; Giudizio pesante al quale il ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione Pubblica&lt;/span&gt; Patroni Griffi ha subito replicato: «premiare i migliori e aumentare la produttività sono le nostre priorità» ha assicurato. Il Protocollo è stato firmato «per metterle in pratica» visto che il meccanismo attuale si rivolge solo «ad una ridotta platea di destinatari, 277 mila dipendenti sugli oltre tre milioni» e che «la rigida predeterminazione» del meccanismo di premi per fasce «ne ha comportato il mancato recepimento». Ma nuove regole a parte, sotto l'attacco della Corte dei Conti è finito anche il meccanismo dei permessi sindacali: nel 2010 è stato come se 4.569 dipendenti, uno ogni 550, non avessero lavorato per un anno; dalla produttività del settore, secondo il rapporto, arrivano «preoccupanti segnali». Il blocco del turn over, responsabile dei «buchi» aperti nell'organico - assieme al blocco degli stipendi in vigore fino al 2014 ha determinato un crollo sia nei costi del lavoro che nella capacità di consumo degli statali. Il rapporto tra Pil e spesa per i redditi dei &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt; è infatti in continuo calo e raggiungerà, nel 2014, il 10 per cento. Fra il 2005-2011 il divario tra retribuzioni con il settore privato ha subito un drastico ridimensionamento: la forbice è passata dall'8 al 2,6 per cento. Ed è proprio partendo da queste cifre che il sindacato rispondere alle critiche: «Come si fa a parlare di calo nella produttività di fronte ad un pesante blocco del turn over?» si chiede Michele Gentile della Cgil. «I dati certificano la perdita secca del potere d'acquisto di oltre tre milioni di lavoratori: anche questa non mi sembra la strada giusta per rilanciare crescita e consumi. Quanto al meccanismo dei permessi sindacali è quello sancito dalla Costituzionee le norme di valutazione cambieranno per il semplice motivo che quelle di &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; non funzionano».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Luigi Giampaolino&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (LUISA GRION)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>ECCO COME CREARE &lt;span class='chapterhl'&gt;LAVORO&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154832579</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;LUCIANO GALLINO&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Le preoccupazioni espresse dal ministro Passera circa le conseguenze nefaste della &lt;span class='chapterhl'&gt;disoccupazione&lt;/span&gt; di massa dovrebbero far riflettere molti nel governo, in Parlamento e nei partiti. Di là dai numeri, la &lt;span class='chapterhl'&gt;disoccupazione&lt;/span&gt; comporta povertà, perdita della casa, criminalità, denutrizione, abbandoni scolastici, antagonismo etnico, famiglie spezzate e altri problemi sociali. Ne parlava in questi termini già vent'anni fa un economista che si è battuto a lungo per dimostrare che la &lt;span class='chapterhl'&gt;disoccupazione&lt;/span&gt; è un male assai peggiore del deficit (era William Vickrey, premio Nobel 1996). Sentirle riecheggiare ora nelle dichiarazioni di un ministro di primo piano fa pensare se non sia giunto il momento di attribuire alla creazione diretta di &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt; un peso, nella politica economica e sociale, non minore di quello attribuito finora al deficit e al debito pubblico. Ho richiamato mesi fa su queste stesse colonne quali caratteristiche dovrebbe avere la creazione diretta di &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt;. Lo Stato assume direttamente, tramite un'apposita agenzia, il maggior numero di disoccupati e di &lt;span class='chapterhl'&gt;precari&lt;/span&gt;, che però vengono gestiti dal punto di vista operativo da enti locali. Gli assunti dovrebbero venire occupati in programmi di pubblica utilità diffusi sul territorio e ad alta intensità di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;. C'è solo da scegliere, dagli acquedotti che perdono il 40 per cento dell'acqua che distribuiscono alle scuole per metà fuori norme di sicurezza, dal riassetto idrogeologico del territorio alla tutela dei beni culturali. Il salario offerto dovrebbe aggirarsi sul salario medio o poco al disotto, cui andrebbe aggiunto il costo dei contributi sociali per sanità e previdenza.&lt;br /&gt; In totale, circa 25.000 euro l'anno a testa. Volendo cominciare con un numero capace di incidere positivamente sulla situazione, bisognerebbe ipotizzare l'assunzione di almeno un milione di persone, per un costo totale di 25 miliardi l'anno. Non molto, a fronte dei 7 milioni di persone disoccupate o maloccupate indicate dal ministro Passera, ma comunque un miglioramento.&lt;br /&gt; Dinanzi a una proposta del genere si affollano le obiezioni. Mi soffermerò su alcune delle più ovvie: nessun Paese ha mai attuato interventi statali di simile scala; il loro costo sarebbe insostenibile; ce lo vieta l'Europa.&lt;br /&gt; Interventi del genere, su scala assai maggiore, sono stati effettuati negli Usa durante il New Deal. Con una &lt;span class='chapterhl'&gt;disoccupazione&lt;/span&gt; che sfiorava il 25 per cento, tra il 1933e il 1943 tre agenzie statali- la Civil Works Administration, la Federal Emergency Relief Administration e la Works Progress Administration - diedero &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; a parecchi milioni di persone al mese. E non per scavare buche che altri poi riempivano.&lt;br /&gt; Quegli occupati costruirono o ristrutturarono 400.000 chilometri di strade, 4.000 chilometri di fognature, 40.000 scuole, 1000 aeroporti, e piantato un miliardo di alberi. Centinaia di migliaia di disoccupati furono avviati al &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; nel volgere di tre mesi dalla creazione di dette agenzie. Da notare che gli Stati Uniti contavano allora 125 milioni di abitanti, poco più del doppio dell'Italia di oggi. C'è qualche lezione da imparare guardando a quel periodo.&lt;br /&gt; Affermare che il costo della creazione diretta di un milione di posti di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; sarebbe insostenibile è privo di senso ove non si proceda a stendere un piano economico che tenga conto di almeno tre elementi.&lt;br /&gt; I primi due si contrastano a vicenda. Infatti, da un lato occorre considerare che vi sarebbero spese aggiuntive: i servizi per l'impiego, ad esempio, andrebbero potenziati per metterli in grado di gestire i progetti locali. D'altro lato, si potrebbe scoprire che molti neo-occupati costano meno di 25.000 euro l'anno, perché vi sarebbero aziende disposte volentieri a pagarne la metà o un terzo, così come recuperi di fondi potrebbero venire dalla cessazione del sussidio di &lt;span class='chapterhl'&gt;disoccupazione&lt;/span&gt; per i neo-assunti, o dai cassintegrati che a fronte della conservazione del posto nell'azienda d'origine scelgono liberamente di lavorare a 1.200 euro al mese invece che stare a casa con 750. Ma l'elemento da considerare è che l'&lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt; non è un costo: è un fattore che crea ricchezza. Come scriveva un altro economista, J. M.&lt;br /&gt; Keynes, che vedeva nella &lt;span class='chapterhl'&gt;disoccupazione&lt;/span&gt; il peggiore dei mali: "L'insieme della forza &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; dei disoccupati è disponibile per accrescere la ricchezza nazionale". Quanto all'obiezione che sarebbe l'Europa, cioè la Ue, a vietarci di creare &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt; in modo diretto, essa è mezza vera, ma un rimedio ci sarebbe, e mezza falsa. Il divieto di creare &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt; appare insito non tanto nella lettera, quanto nel dispositivo di rientro dal debito pubblico previsto dal Trattato di stabilità firmato dal governo italiano e da 24 altri governi Ue a Bruxelles nel marzo scorso (anche noto come "Patto fiscale"). Il Trattato dovrebbe entrare in vigore, previa approvazione dei rispettivi parlamenti, il 1° gennaio 2013. L'articolo 4 prevede che un Paese avente disavanzi eccessivi - ossia con un debito che supera il 60 per cento del Pil - operi "una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo all'anno".&lt;br /&gt; Poiché il debito dell'Italia supera il 120 per cento del Pil, pari a oltre 1.900 miliardi, essa dovrebbe ridurre il suo debito giusto della metà, cioè 950 miliardi. Si tratta quindi di ridurre il debito di 1/20° di tale somma, vale a dire 45 miliardi l'anno. Quanto basta per assicurare al nostro Paese non solo un ventennio di recessione, bensì di miseria nera, impedendo di destinare alla creazione di &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt; un solo euro.&lt;br /&gt; Resta soltanto da sperare che qualcuno in Parlamento si renda conto di quale trattato capestro il governo italiano ha firmato, e si adoperi per impedirne l'approvazione. Come forse faranno i francesi dopo la vittoria di Hollande.&lt;br /&gt; D'altra parte, chi volesse insistere sulla necessità di creare &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt; per evitare guai nel prossimo futuro, potrebbe trovare appoggio proprio nel Trattato istitutivo della Ue (che il citato Patto fiscale, secondo alcuni giuristi, calpesta in diversi modi). La versione consolidata di esso, del 2008, contiene infatti una "Dichiarazione concernente l'Italia", la n. 4 9, che recita testualmente: "Le parti contraenti... ritengono che le istituzioni della Comunità debbano considerare, ai fini dell'applicazione del trattato, lo sforzo che l'economia italiana dovrà sostenere nei prossimi anni, e l'opportunità di evitare che insorgano pericolose tensioni, in part i c o l a r e p e r quanto riguarda la bilancia dei pagamenti o il livello dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt;, tensioni che potrebbero comp r o m e t t e r e l'applicazione del trattato in Italia". Se il ministro Passera crede davvero che sia a rischio la tenuta economica e sociale del Paese, ci sono due o tre cose di cui dovrebb e d i s c u t e r e con i suoi colleghie il presidente del Consiglio.</description><author>La Repubblica (LUCIANO GALLINO)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>IL CERVELLO DI GOOGLE</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154832987</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;MAURIZIO BONO&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									R2 CULTURA Amit Singhal, tra gli inventori dell'algoritmo del famoso motore di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;, racconta come sta lavorando all'ultima frontiera: l'intelligenza artificiale
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									"COSÌ COSTRUIREMO IL COMPUTER PENSANTE DI STAR TREK"
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							«Da ragazzo, in India, alla fine degli anni Settanta, ho visto Star Trek e ho cominciato a sognare di avere un computer così, uno che avesse la risposta a tutto perché sapeva ogni cosa». Più avanti, laureato in &lt;span class='chapterhl'&gt;ingegneria&lt;/span&gt; informatica a Rorkee, diplomi superiori in &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; dei dati all'Università di Minnesota Duluth, e alla Cornell di Ithaca, New York, Amit Singhal, oggi il numero uno del team che elabora, applica e costantemente sviluppa gli algoritmi di Google, non ha mai tolto gli occhi dalla meta. Così, adesso che il motore di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; più usato e famoso del mondo ha annunciato di essere pronto a considerarsi una intelligenza artificiale, tocca a lui spiegare come fanno e come intendono proseguire a fare, col ritmo esponenziale di progresso tecnico a cui l'azienda di Mountain View ha legato la sua leggenda, a insegnare a un computer che nel mondo non ci sono solo numeri, stringhe e parole, ma "cose". E che noi umani le parole e i numeri le adoperiamo proprio per indicarle: «Per il nostro cervello è facile e naturale, ma per un'insieme di link, processorie programmi richiede un salto di qualità straordinario. Corrispondente al passaggio prima dai dati all'informazione, poi dall'informazione alla conoscenza».&lt;br /&gt; "Google knowledge graph", diagramma della conoscenza, si chiama infatti il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; che Singhal dirige e che, gettata la bomba qualche settimana fa, ora illustra in teleconferenza da Londra a un pubblico ristretto di nove interlocutori in Europa - giornalisti, analisti delle &lt;span class='chapterhl'&gt;nuove tecnologie&lt;/span&gt; e osservatori interessati soprattutto al suo effetto sulla nostra vita - mentre in perfetto stile informale Google mescola un caffè nel bicchiere di carta preso all'angolo beveraggi della sede londinese: «Prendetevene uno, se vi va: da qualche parte, lì nelle altre nostre sedi all'estero dove siete ospiti, c'è di sicuro». In maglioncino azzurro e jeans, il capoprogetto dell'impresa "Star Trek" sorride entusiasta: «Sembra ieri chei computer proprio non riuscivano a capirci, perché non sapevano di che cosa stessimo parlando.&lt;br /&gt; Gli dicevi "apple" e non avevano la più pallida idea se stessi cercando una mela da mangiare o un'azienda globale. Solo perché la parola era la stessa, e per il computer esisteva solo la parola. Peggio ancora, all'inizio l'unica via per rispondere che aveva era rintracciare ogni documento che la contenesse».&lt;br /&gt; Poi - è storia - è nato l'algoritmo "Page Rank" (dal nome di Larry Page, fondatore di Google con Sergey Brin), e a mettere in ordine le scartoffie digitali è entrato in campo il concetto di "rilevanza". Ma aveva ancora a che fare con la frequenza d'uso e l'associazione con altre parole chiave. Non bastava, per dire, a distinguere "Apple" da "apple", ma solo a stabilire che era più frequente che un informatico o un investitore cercassero Steve Jobs che l'ortolano dietro l'angolo. E ci volevano tempo e successive richieste, per arrivarci, per non parlare di chi fosse interessato alla mela di Eva nella Bibbia o alla Big Apple intesa come New York.&lt;br /&gt; I miglioramenti dell'algoritmo, a Google hanno nomi simpatici per minimizzare la complicazione sottostante: Fritz, nel 2003, aggiornava costantemente l'indice e non più a periodicità fissa, Panda e Penguin sono i più recenti (2011) che hanno insegnato ad attribuire più qualità a chi ha scritto per la prima volta una notizia rispetto a tutti i "mi piace" che ha innescato sui social network. Ma la svolta vera, secondo Singhal è stata Universal search. Provare per credere: scrivi "tour Eiffel" e in cima alla lista arrivano subito siti che parlano di città e monumenti, scrivi Scarlett Johansson e sono siti di cinema, scrivi Obama e arrivano le news.&lt;br /&gt; Sembra niente perché ci siamo già dimenticati che nonè sempre stato così, ma anche perché, avendo la sorte di non essere computer, non apprezziamo appieno lo sforzo fatto dagli amici di silicio: adesso loro ci arrivano subito, e non per tentativi, perché hanno "capito" che qua fuori c'è un mondo: «Siamo partiti sperimentalmente con 12 milioni di "entità" identificate dal programma di conoscenza Freebase. Oggi siamo a 200milioni di "entità", cioè "cose" che il programma di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; conosce con le loro interconnessioni e i loro caratteristici attributi. Ed è un miracolo che facciamo in tutte le lingue, dall'inglese al giapponese all'arabo al cinese, un'apparente complicazione che in realtà ci ha aiutato ad arrivare al nocciolo del problema separando le "parole" e le "cose"». Suggerisce una prova semplice, digitare "Monet": appare il campo "&lt;span class='chapterhl'&gt;ricerche&lt;/span&gt; su Monet nell'arte", e la foto dei cinque o sei capolavori più noti FOTO:CORBIS del pittore. Il sistema di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; sta imparando che Monet è un pittore, e che quello che più conta di un pittore sono le sue opere. Come un padre orgoglioso, sottolinea la precocità del ragazzo: «Sono i primi passi, in realtà abbiamo cominciato a costruire una specie di acceleratore di particelle, che elementi subatomici ne verranno fuori possiamo appena ipotizzarlo». Se la più prevista delle particelle è il "senso" delle cose, il suo gemello è tuttavia l'originalità del contenuto prodotto dalla macchina intelligente. Poniamo che domani alla domanda secca digitata nel campo della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; risponda una asserzione così esatta o completa da poter essere paragonata a quella di un esperto della materia: a quel punto, dottor Singhal, non sarebbe giusto riconoscere al programma un "diritto d'autore"? L'ingegnere frena: «È un po' presto per ipotizzarlo, il nostro scopo resta reperire dati, connessioni, inferenze e quindi risposte ragionevolmente sicure e attestate, suscitate dalla curiosità di chi pone la domanda. Ma certamente il progresso in questa direzione ci avvicinerà a una qualità di conoscenza paragonabile a quella che lei definisce d'autore. Anche se non credo sia una prospettiva dietro l'angolo». La domanda era in effetti suggerita da una coincidenza: Google ha appena pubblicato una relazione giuridica commissionata a uno dei più autorevoli esperti americani sul "primo emendamento", quello che garantisce la libertà di espressione e d'opinione a giornali, scrittori, pensatori in genere, e in essa Eugene Volokh suggerisce che lo stesso diritto andrebbe riconosciuto in blocco a Google.&lt;br /&gt; L'implicazione più diretta è che se così fosse non si potrebbe contestare all'azienda una posizione monopolista, come minaccia di fare un'istruttoria della Federal Trade commission, e per questo farà discutere a lungo. Ma non sarebbe la prima volta che da un acceleratore viene fuori un neutrino che pare più veloce della luce.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: L'ingegnere&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Amit Singhal è uno degli ingegneri informatici più importanti a capo di Google&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (MAURIZIO BONO)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Nuove misure di sicurezza per gli "obiettivi sensibili"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154833141</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;MEO PONTE&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Rafforzata la sorveglianza anche per Ltf Applicati i primi provvedimenti subito dopo la rivendicazione firmata dal Fai
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							PIÙ che le dichiarazioni (poi corrette) del ministro Cancellieri sulla preoccupazione per la Tav ed eventuali derive verso il terrorismo sono state poche righe nel comunicato di rivendicazione dell'attentato all'amministratore delegato dell'Ansaldo Roberto Adinolfi, ferito in un agguato a Genova, firmato Nucleo Olga della Federazione Anarchica Informale, fronte rivoluzionario internazionale, a far scattare l'allarme a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;. Nel comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica svoltosi ieri mattina in prefettura e al quale hanno partecipato tra gli altri il questore vicario Salvatore Sanna e il comandante provinciale dei carabinieri Roberto Massi, si sono infatti decise nuove misure di sicurezza non solo per le manifestazioni in programma nei prossimi mesi, ma anche per alcuni obiettivi considerati sensibili.&lt;br /&gt; Già dopo la diffusione del comunicato del «Nucleo Olga» il questore Aldo Faraoni ha emesso un'ordinanza con cui viene rafforzata la sorveglianza di alcune imprese legate a Finmeccanica. Nelle quattro pagine di rivendicazione dell'attentato a Roberto Adinolfi vengono infatti citate la Selex, l'Alenia e la &lt;span class='chapterhl'&gt;Avio&lt;/span&gt;. L'unico passaggio sull'alta velocità fa riferimento all'Ansaldo Breda «con i suoi treni ad alta velocità che devastano il territorio». E comunque è stata rafforzato anche il dispositivo delle diverse sedi di Ltf, società impegnata nei lavori di realizzazione della Tav. Altra preoccupazione arriva dalla ventilata offensiva contro il nucleare e le centrali atomiche dato che già durante il passaggio dei treni carichi di scorie nucleari polizia e carabinieri hanno dovuto organizzare dispositivi di sicurezza controi manifestanti che tentavano di bloccare il viaggio verso la Francia dei convogli. Ora si teme che i neo-terroristi possano tentato di infiltrare anche la protesta contro il nucleare. Un'altra citazione che riguarda &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; si ritrova nella seconda pagina della rivendicazione. Rivendicando di far parte di «una nuova anarchia sorta dalle macerie di un anarchismo ideologico e cinico, una anarchismo svuotato da ogni alito di vita che solo nella teoria e nel presenzialismo ad assemblee e manifestazioni trova la sua realizzazione»i misteriosi terroristi del Nucleo Olga nell'elenco di quelli che definiscono «mille e mille nuclei sparsi per il mondo che parlano di loro attraverso mille e mille azioni» aggiungono i nomi di Sole e Baleno, alias Maria Soledad Rosa ed Edoardo Massari, arrestati con Silvano Pelissero nell'inchiesta sui Lupi Grigi e alcuni attentati messi a segno in Val di Susa e morti suicidi dopo la cattura. Edoardo Massari nel carcere delle Vallette e Maria Soledad Rosas nella comunità di Benevagienna dove era stata ospitata dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari. &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: IL PREFETTO Alberto Di Pace ha riunito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: GLI SCONTRI Un'immagine degli scontri tra polizia e No Tav intorno all'area del cantiere di Chiomonte&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (MEO PONTE)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Scoperti due casi di tubercolosi tra gli studenti del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154833153</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;STEFANO PAROLA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Avviata la procedura per evitare epidemie Il &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; Gilli: "Abbiamo ritenuto opportuno dare l'informazione a tutto l'ateneo"
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							RIECCO la tubercolosi. Lo scorso ottobre era toccata ad alcuni tirocinanti di medicina delle Molinette, questa volta invece la malattia è stata diagnosticata a due studenti del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt;. Si tratta di due ragazzi stranieri, di nazionalità diverse, che frequentano i corsi di &lt;span class='chapterhl'&gt;ingegneria&lt;/span&gt;. Dei due casi si sta occupando l'Asl 1, che ha subito allertato il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; del rischio contagio. Il &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; Marco Gilli ha informato il personale dell'ateneo, per evitare che si creassero inutili allarmismi: «Niente di rilevante - spiega Gilli - da quanto ci dice l'Asl il rischioè molto bassoe noi abbiamo avviato tutte le azioni necessarie a ottimizzare le condizioni igienico-ambientali. Abbiamo ritenuto opportuno dare l'informazione a tutto l'ateneo, ma non ci sono elementi di preoccupazione».&lt;br /&gt; I tecnici dell'Asl ricostruiranno gli ultimi "movimenti" dei due ragazzi ammalati. Uno è una matricola e è in Italia da settembre, l'altro è invece in una fase degli studi più avanzata. Tutte caratteristiche che, però, non escludono la possibilità che si siano contagiati a vicenda, anche perché basta uno starnuto per trasmettere il batterio. Per questo è necessario capire quali lezioni e quali gruppi di studio abbiano frequentato, se risiedano in collegio o se abbiano frequentato lo stesso appartamento. Il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; però ora ha soltanto alzato il livello di guardia: «Abbiamo chiesto - racconta il vicerettore con delega all'organizzazione, Romano Borchiellini - maggiore attenzione dal punto di vista igienico sia al personale che agli studenti. Da parte nostra non c'è alcun allarme, anche perché dall'Asl non sono arrivate richieste specifiche».&lt;br /&gt; La "tbc" dunque torna a colpire negli atenei, dopo che lo scorso ottobre un contagio si era diffuso tra i tirocinanti di Medicina alle Molinette. Quattro ragazzi si erano ammalati, altri 27 erano risultati positivi al test e il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello aveva aperto un'inchiesta: «Per il momento - dice il magistrato - non ci sono novità. L'ideaè di gettare le basi affinché anche agli studenti venga riconosciuto lo stesso protocollo riservato ai lavoratori».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: &lt;span class='chapterhl'&gt;POLITECNICO&lt;/span&gt; Dopo il contagio alla facoltà di Medicina della Università due casi anche al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (STEFANO PAROLA)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>L'economia piemontese è in apnea Crollano gli ordini, produzione giù</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154833176</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;STEFANO PAROLA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Dardanello (Unioncamere): "Il sistema sta scricchiolando" Enoc: industriali preoccupati per una crisi che colpisce le Pmi in modo particolare
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							IL &lt;span class='chapterhl'&gt;PIEMONTE&lt;/span&gt; è in apnea. Nel primo trimestre la sua produzione industriale è scesa del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2011, soprattutto a causa di un piccolo crollo degli ordini interni, scivolati verso il basso del 5,5%. Ne ha fatto le spese pure il fatturato, in calo del 3,6%. Sono alcuni dei dati messi insieme da Unioncameree &lt;span class='chapterhl'&gt;Confindustria&lt;/span&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; nella loro analisi della congiuntura regionale.E sono abbastanza preoccupanti da far dire al presidente Ferruccio Dardanello, che «il nostro sistema economico sta scricchiolando in modo sempre più evidente, e quest'ultimo trimestre ne è l'ennesima prova».&lt;br /&gt; Solo l'export va un po' meglio: gli affari sui mercati esteri hanno garantito una tenuta del fatturato (0,7%) e una crescita degli ordinativi (+5,5%). Ed è per questo che Dardanello aggiunge che «non possiamo che sperare che la ripresa arrivi da una domanda internazionale più efficace e da politiche di riforma del nostro Paese. Tra gli imprenditori, infatti,è diffusa l'attesa di un'azione più incisiva di questo governo per il rilancio di una vera politica industriale». Vanno male tutti i settori, tranne le industrie meccaniche (+2,3%). &lt;span class='chapterhl'&gt;Confindustria&lt;/span&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; ha invece tastato il polso dei suoi businessman per capire come sarà il trimestre in corso. Ed è incappata in risposte scoraggianti: gli ottimisti (8,2%) continuano a essere meno dei pessimisti (16,5%), per una differenza di 8,3 punti, contro i 9,3 del periodo gennaio-marzo. Migliorano, ma restano sotto zero, i saldi riferiti alla produzione (-7,4, contro il -14,7 del primo trimestre) e agli ordini totali (-8,2 contro -14,7), mentre sul tema "ordini export" gli ottimisti prevalgono di 3,6 punti (contro il -2,3 di inizio 2012).&lt;br /&gt; La leader degli industriali piemontesi, Mariella Enoc, parla di una «preoccupazione nei confronti di una crisi che non sembra avere termine e che colpisce in misura crescente le imprese più piccole e troppo legate al mercato interno, sempre più asfittico. Sono sempre più urgenti una politica di sostegno della domanda interna e una soluzione per i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione». Però lancia anche un messaggio di ottimismo: «Se alcune cose verranno fatte in tempo, il &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; avrà ancora modo di riprendersi».&lt;br /&gt; Serve unità d'intenti, e Unioncamere e &lt;span class='chapterhl'&gt;Confindustria&lt;/span&gt; hanno voluto dare un segnale coinvolgendo nell'analisi anche tre gruppi bancari, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi.&lt;br /&gt; Dalla collaborazione sono emerse due note positive. La prima viene dall'Ufficio studi di Intesa: negli ultimi quattro anni il 21,5% delle aziende piemontesi ha presentato domande di brevetto allo European Patent Office, contro il 16,3% dell'industria nazionale. La seconda viene da Unicredit: nel triennio 2009-11 il 54% delle medie imprese ha innovato prodotti o processi e il 51% ha migliorato le relazioni con fornitori e clienti; cosa che però non è accaduta alle piccole aziende.&lt;p&gt;&lt;b&gt;La congiuntura&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; Fatturato Ordini interni Ordini esteri Fatturato estero Produzione industriale I PRIMI TRE MESI DEL 2012 PER IL &lt;span class='chapterhl'&gt;PIEMONTE&lt;/span&gt; -3,6 -5,4 +5,5 -3,7 -0,7 Fonte: Unioncamere &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; - &lt;span class='chapterhl'&gt;Confindustria&lt;/span&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; Varazione rispetto al I trim 2011 Saldo ottimisti-pessimisti LE PREVISIONI DEGLI IMPRENDITORI SUL II TRIMESTRE Produzione Ordini totali Ordini export Occupazione Tasso di utilizzo della capacità produttiva Imprese che non escludono la cassa integrazione&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: L'EXPORT Solo l'export va un po' meglio: crescono gli ordini, stabile il fatturato&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (STEFANO PAROLA)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>&lt;span class='chapterhl'&gt;Lavazza&lt;/span&gt;, bilancio double face Su il fatturato, giù la redditività</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154833185</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									I conti del caffè
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							LA &lt;span class='chapterhl'&gt;LAVAZZA&lt;/span&gt; chiude il 2011 con un fatturato di 1,26 miliardi, in crescita rispetto al 2010 (1,14 miliardi), mentre redditività e utili sono in calo. I risultati sono stati approvati dall'assemblea dei soci L'ebitda è pari a 113,1 milioni (145,4 mln nel 2010), l'ebit a 15,9 milioni (41,6 mln nel 2010).&lt;br /&gt; La capogruppo chiude l'esercizio con un utile netto di 1,1 milioni rispetto ai 17,3 milioni del 2010, mentre a livello consolidato si registra una perdita pari a 9,1 milioni rispetto ai 21,5 milioni di utile del 2010. «Causa principale del risultato in calo - spiega la società - è stato il procrastinarsi dell'aumento dei prezzi del caffè crudo, in particolare nel primo semestre del 2011, con un incremento di circa il 60% rispetto alle quotazioni medie del 2010 per l'arabica e del 40% in più per il robusta. A questo si è accompagnata la complessa congiuntura economica».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Antonio Baravalle è da pochi mesi l'ad di &lt;span class='chapterhl'&gt;Lavazza&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Un presidente Agcom inviso sia a B che a De Benedetti</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154835682</link><description>&lt;u&gt;ItaliaOggi&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Stefano Quintarelli è infatti amico di Google
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							La partita sulle nomine delle Authority è da anni un appuntamento tanto atteso quanto avvelenato. Sulle rose dei candidati si consumano macumbe e veti incrociati. Ne sanno qualcosa all'Agcom, dove da settimane è in corso l'abituale sarabanda di nomi che vede opposti candidati, veri o presunti, «vicini» alle posizioni berlusconiane su frequenze televisive (Antonio Catricalà, Antonio Martusciello ecc..) e candidati «lontani». Nel frattempo è emersa una candidatura esotica, quella di Stefano Quintarelli: imprenditore, advisor, uomo del digitale del Sole 24 Ore, a suo agio nelle aule della Sda Bocconi. Nei palazzi romani il suo nome è poco noto. È vero, ha dato «dritte» a diversi politici di destra e di sinistra, come ha scritto Massimo Sideri sul Corriere della Sera, ma è soprattutto tra i grandi nomi del digitale (Google, Facebook..) che Quintarelli è apprezzato. La sua candidatura è auspicata anche da Nexa, il think tank futurizzante del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, che per bocca di &lt;span class='chapterhl'&gt;Juan Carlos de Martin&lt;/span&gt; pubblicò tempo fa su La Stampa un appello a considerare candidature «tecniche» e non «politiche». È così? Si tratta di una rivoluzione? Finalmente un candidato della rete, un candidato designato a furor di popolo (della Rete)? Questa rubrica stima Quintarelli, altroché, ma intravvede un'operazione di maskirovka finalizzata a creare una candidatura «spontanea. A maggior ragione se la candidatura è seguita con attenzione da Nexa, pensatoio da cui attinge uomini e idee il ministro dell'Istruzione e dell'Università, &lt;span class='chapterhl'&gt;Francesco Profumo&lt;/span&gt;, e atterra sulla scrivania di Corrado Passera, ministro desideroso di mettere la propria firma su provvedimenti pro-web. Resta un'incognita: come la prenderanno Mediaset e il gruppo De Benedetti, entrambi ai ferri cortissimi con Google? E cosa sta muovendosi sul fronte parallelo del Garante per la Privacy? Google&amp;Facebook giocheranno la loro mano? Paranoici, dietrologi e cospirazionisti: farsi avanti, prego!</description><author>ItaliaOggi</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Due studenti del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; ammalati di Tbc</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154854956</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Il 40% dei contagiati è straniero Secondo l'indagine commissionata dal procuratore Guariniello il 40% dei casi di tubercolosi a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; riguarda persone straniere, con un'incidenza significativa tra chi di mestiere fa la badante Cinque righe, scritte in italiano e in inglese, firmate dal &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; Marco Gilli, diffuse a tutto il personale e agli oltre 28 mila studenti. Cinque righe con cui il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; segnala che di recente si sono verificati due casi di tubercolosi tra gli studenti, subito intercettati e presi in cura dall'Asl. I giovani che hanno contratto il batterio sono entrambi iscritti alle facoltà di &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt;, perciò fanno base in corso Duca degli Abruzzi. Sono entrambi di origine straniera, anche se uno vive a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; da qualche anno, tanto che di recente ha ottenuto la cittadinanza italiana. Uno è matricola, iscritto al primo anno; l'altro, è studente al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; da più anni. «Il rischio di trasmissione è basso», rivela la nota dell'ateneo, che ha comunque dato mandato alle imprese di pulizia di intensificare gli accorgimenti e le cautele igienicoambientali. E ha deciso ieri di diffondere la nota. Questione di trasparenza, spiegano negli uffici del rettorato. «Abbiamo ritenuto opportuno essere noi a dare la comunicazione», spiega il vicerettore con delega a Logistica e Organizzazione Romano Borchiellini, «piuttosto che rischiare che la notizia si diffondesse, magari in maniera imprecisa, e diventasse incontrollabile, scatenando allarmismi che sono inutili e ingiustificati». Il messaggio, concordato con le autorità sanitarie, precisa che gli uffici dell'ateneo si sono immediatamente resi disponibili a collaborare. «Abbiamo fornito all'Asl tutte le informazioni che ci hanno chiesto», spiega Borchiellini. «Al momento, però, non ci è stato prescritto di adottare misure specifiche né provvedimenti particolari. In ogni caso abbiamo valutato in autonomia, a titolo precauzionale, di rafforzare le misure igienico-ambientali». Al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; restano in attesa di sviluppi. Che potrebbero anche non esserci, qualora la situazione dei due giovani dovesse risolversi in fretta e non destare preoccupazione circa un eventuale contagio. &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; si conferma comunque città che viaggia sopra la media per quanto riguarda i casi di Tbc. È di qualche giorno fa il risultato del monitoraggio avviato dal procuratore Raffaele Guariniello dopo il caso degli studenti di Medicina contagiati qualche mese fa. Lo studio ha rivelato che i casi di infezione negli ultimi 16 mesi sono 402. Giovanni Di Perri, ordinario di Malattie infettive all'Università, ha spiegato che «da un decennio siamo su questi numeri. La media nazionale è di 7 nuovi casi l'anno ogni 100 mila abitanti; in città siamo a 20». Ciò che invece ha colpito l'attenzione degli esperti sono i 42 casi di badanti straniere, in maggioranza romene, seguite dalle sudamericane, rivoltesi nell'arco di un anno e mezzo ad ospedali pubblici per farsi curare. In generale il 40 per cento di nuovi casi di infezione da Mycobacterium tuberculosis riguarda cittadini stranieri. «Quelli che si ammalano a 25-30 anni sono quasi tutti stranieri, e su &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, come su altri grandi centri urbani, gravita un'immigrazione che proviene anche dalle aree del mondo di maggior diffusione della Tbc: l'Africa subsahariana e Romania e Moldavia nell'Est europeo», spiega Di Perri. L'AVVISO DELL'ASL I giovani che hanno contratto il virus sono iscritti a &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt; IN CITTÀ 402 CASI Ilproblemasista allargando e spesso si tratta di badanti</description><author>La Stampa</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>I precedenti</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154854957</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Il caso del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; ricorda in modo allarmante l'emergenza tubercolosi che iniziò nell'autunno dell'anno scorso quando tre studenti del corso di laurea in medicina venirono contagiati da una loro compagna di corso. Su quei casi il procuratore Raffaele Guariniello aprì un'inchiesta dalla quale risultò che era da tempo stata segnalata la presenza di ragazzi malati, ma che non erano scattate le misure di prevenzione nonostante la studentessa contagiata lavorasse a contatto con pazienti deboli proprio per la loro condizione di ricoverati. Era ottobre quando si ammalarono gli studenti di medicina, circa un mese dopo toccò a una ragazza di un liceo scientifico, la ragazzina ha 14 anni e frequenta il primo anno del liceo. Ma la preoccupazione non finisce al settore medico/sanitario, alla fine del mese di novembre dell'anno scorso furono sette i casi di Tbc in città, con due bimbi di due scuole materne, un'incidenza di casi superiore da due a cinque volte rispetto a quella della regione. «Nulla di grave» per gli esperti e gli epidemiologi «perché non sono forme contagiose». Così alla fine dell'anno è stato reintrodotto il certificato medico di guarigione da malattie infettive. L'ultimo caso di Tbc nell'anno 2011 fu registrato a dicembre quando si ammalò un infermiere del day hospital dell'Amedeo di Savoia, così tutti i pazienti che negli ultimi tre mesi erano venuti a contatto con l'infermiere sono stati richiamati nell'ospedale per essere sottoposti al test QuantiFeron che poi è stato ripetuto a distanza di due o tre mesi. Stesso test anche per i dipendenti dell'ospedale.</description><author>La Stampa</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Allarme al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; "Due casi di Tbc"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154855294</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Il 40% dei contagiati è straniero Secondo l'indagine commissionata dal procuratore Guariniello il 40% dei casi di tubercolosi a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; riguarda persone straniere, soprattutto badanti Cinque righe, scritte in italiano e in inglese, firmate dal &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; Marco Gilli, diffuse a tutto il personale e agli oltre 28 mila studenti. Cinque righe con cui il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; segnala che di recente si sono verificati due casi di tubercolosi tra gli studenti, subito intercettati e presi in cura dall'Asl. I giovani che hanno contratto il virus sono entrambi iscritti alle facoltà di &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt;, perciò fanno base in corso Duca degli Abruzzi. Sono entrambi di origine straniera, anche se uno vive a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; da qualche anno, tanto che di recente ha ottenuto la cittadinanza italiana. Uno è matricola, iscritto al primo anno; l'altro, è studente al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; da più anni. «Il rischio di trasmissione è basso», rivela la nota dell'ateneo, che ha comunque dato mandato alle imprese di pulizia di intensificare gli accorgimenti e le cautele igienico-ambientali. E ha deciso ieri di diffondere la nota. Questione di trasparenza, spiegano negli uffici del rettorato. «Abbiamo ritenuto opportuno essere noi a dare la comunicazione», spiega il vicerettore con delega a Logistica e Organizzazione Romano Borchiellini, «piuttosto che rischiare che la notizia si diffondesse, magari in maniera imprecisa, e diventasse incontrollabile, scatenando allarmismi che sono inutili e ingiustificati». Il messaggio, concordato con le autorità sanitarie, precisa che gli uffici dell'ateneo si sono immediatamente resi disponibili a collaborare. «Abbiamo fornito all'Asl tutte le informazioni che ci hanno chiesto», spiega Borchiellini. «Al momento, però, non ci è stato prescritto di adottare misure specifiche né provvedimenti particolari. In ogni caso abbiamo valutato in autonomia, a titolo precauzionale, di rafforzare le misure igienico ambientali». Al &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; restano in attesa di sviluppi. Che potrebbero anche non esserci, qualora la situazione dei due giovani dovesse risolversi in fretta e non destare preoccupazione circa un eventuale contagio. &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; si conferma comunque città che viaggia sopra la media per quanto riguarda i casi di Tbc. È di qualche giorno fa il risultato del monitoraggio avviato dal procuratore Raffaele Guariniello dopo il caso degli studenti di Medicina contagiati qualche mese fa. Lo studio ha rivelato che i casi di infezione negli ultimi 16 mesi sono 402. Giovanni Di Perri, ordinario di Malattie infettive all'Università, ha spiegato che «da un decennio siamo su questi numeri. La media nazionale è di 7 nuovi casi l'anno ogni 100 mila abitanti; in città siamo a 20». Ciò che invece ha colpito l'attenzione degli esperti sono i 42 casi di badanti straniere, in maggioranza rumene, seguite dalle sudamericane, rivoltesi nell'arco di un anno e mezzo ad ospedali pubblici per farsi curare. In generale il 40 per cento di nuovi casi di infezione da mycobacterium tubercolosis riguarda cittadini stranieri. «Quelli che si ammalano a 25-30 anni sono quasi tutti stranieri, e su &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, come su altri grandi centri urbani, gravita un'immigrazione che proviene anche dall'aree del mondo di maggior diffusione della Tbc: l'Africa subsahariana e Romania e Moldavia nell'Est europeo», spiega Di Perri. L'AVVISO DELL'ASL I giovani che hanno contratto il virus iscritti a &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt;</description><author>La Stampa</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Ventitre idee d'impresa in attesa dello "Start"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154855306</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Tre progetti imprenditoriali che hanno scelto come sede esclusiva Asti e 20 che hanno indicato la città come sede possibile, insieme con altre. E' il bilancio di «Start cup &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; Valle d'Aosta 2012», l'iniziativa regionale promossa dagli atenei piemontesi e gestita da &lt;span class='chapterhl'&gt;I3P&lt;/span&gt;, l'incubatore di Imprese innovative del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, per favorire il lancio di nuove imprese. «Un'adesione superiore alle aspettative - commenta l'assessore comunale al Lavoro e sviluppo e all'Università, Piero Mora -, da una prima comunicazione, infatti, abbiamo appreso con grande soddisfazione che sono numerose le idee presentate da soggetti che fanno riferimento al nostro territorio. Un segnale confortante e la dimostrazione che avevamo visto giusto nell'intraprendere questa iniziativa». «Per la prima volta aggiunge il sindaco Giorgio Galvagno - questo importante concorso destinato a favorire la creazione di imprese innovative a beneficio del territorio si è arricchito di un premio Speciale Città di Asti del valore di 7.500 euro stanziati dal Comune e destinati al miglior business plan che si insedierà nella città di Asti». I 23 progetti presentati variano dall'ambito agroalimentare a quello elettronico, da quello bio-medicale a quello dei servizi. Il 21 aprile è scaduto il termine per la presentazione delle idee che in questi giorni stanno per essere valutate da una commissione. Per la presentazione del business plan il termine è il 18 luglio. « La nostra intenzione - anticipa Mora - è di potenziare questo tipo di iniziative, mettendo a disposizione non solo premi in denaro, ma anche una struttura che sia in grado di garantire sia i servizi e sia l' assistenza necessaria alle imprese nella loro fase di start-up».</description><author>La Stampa</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Start cup, come uscire dalla crisi con l'innovazione</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154855800</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Un'idea nata negli incubatori delle Università Una delle chiavi di uscita dalla recessione passa attraverso l'innovazione: l'esperienza degli incubatori delle Università mostra anche che questo tipo di business è in grado di sopravvivere 33 anni l'età media 100 mila euro di premio L'età media dei progettisti della Start Cup oscilla intorno ai 33 anni e la fascia di gran lunga più massiccia riguarda i ragazzi tra 26 e 31 anni Dai 280 progetti che partecipano alla Start Cup verranno scelti tre vincitori che si spartiranno un premio di 100 mila euro L'uscita dalla crisi passa anche da qui. Lo dimostrano i casi di aziende passate attraverso questa fase sperimentale e poi affermatesi. Lo dimostrano soprattutto i numeri: Start Cup, Piemonte e Valle d'Aosta, la competizione che ogni anno mette in gara i migliori progetti d'impresa con un forte contenuto innovativo, cresce di anno in anno. All'edizione 2012 sono stati presentati 280 progetti. Mai così tanti: l'anno scorso erano 263, nel 2010 264, nel 2009 158. Cifre che la dicono lunga: una delle chiavi di uscita dalla recessione passa proprio attraverso l'innovazione, e l'esperienza degli incubatori delle Università (che hanno dato vita a questo progetto) mostra anche che questo tipo di business - anche se spesso su scala ridotta - è in grado di sopravvivere. Qualche esempio? L'azienda vincitrice nel 2010, ET99, che ha messo a punto un convertitore di energia elettrica, si è classificata al secondo posto del Premio nazionale dell'Innovazione. E la Electro Power System, fondata nel 2005, anch'essa presente alla Start Cup, ha ricevuto investimenti per oltre dieci milioni di euro da diversi fondi di Venture capital. Sarà per questo, forse, che sono in molti a scommettere sull'innovazione, decidendo di dare vita a una piccola azienda che sfrutti le potenzialità delle nuove tecnologie. Non si tratta più soltanto di &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; appena usciti dalle università o di ricercatori che decidono di fare da sé. Tra i progetti presentati, non pochi portano la firma di over 40 e 50. Persone che dopo aver lavorato in azienda, sull'onda della crisi hanno provato a mettere in gioco le loro competenze e fare da sé. «Spesso sono manager che hanno sviluppato esperienze e conoscenze di mercato in un certo settore, soprattutto nelle applicazioni industriali», spiega Mario Vittone, responsabile di Start Cup Piemonte. Certo, la quota di &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; resta alta: l'età media oscilla intorno ai 33 anni, ma la fascia di gran lunga più massiccia riguarda i ragazzi tra 26 e 31 anni. Le proposte arrivate per la prima fase di Start cup coprono quasi tutti i settori d'impresa: servizi (35 per cento), Ict (28), elettronica e automazione (7), biomedicale (7), agroalimentare (6), cleantech (4), chimica e materiali (2), altro (11). Ora parte la seconda fase, dedicata allo sviluppo dei business plan. Alla fine i tre migliori progetti verranno premiati, spartendosi un montepremi di 100 mila euro.</description><author>La Stampa</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>La Tav e il nucleare sorvegliati speciali</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154866659</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale del Piemonte&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;SIMONA LORENZETTI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									ALLARME TERRORISMO
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Il ministro dell'Interno Cancellieri: «La &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;-Lione è la madre di tutte le nostre preoccupazioni. Siamo al lavoro» Intanto la Prefettura ha disposto una mappatura di tutte le aziende e figure professionali legate a Finmeccamica VERTICE IN PIAZZA CASTELLO Riunioni fiume per valutare l'estensione di tutele e scorte e individuare obiettivi sensibili
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Dopo l'attentato di Genova al manager di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, gli attacchi violenti nei confronti di Equitalia e, soprattutto, dopo il volantino del Nucleo Olga Fai/Fri che ha rivendicato l'agguato ad Adinolfi e annunciato sette nuovi attentati sul territorio, il rischio di una escalation in chiave terroristica nel nostro Paese è più elevato che mai. E in &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; l'allarme non riguarda solo le tre aziende citate nella rivendicazione, &lt;span class='chapterhl'&gt;Avio&lt;/span&gt; Alenia, Galileo e Selex legate a Finmeccanica («con i loro mortali caccia bombardieri F35 e i terribili droni aerei senza piloti», scrivono gli anarchici), ma anche alla &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;-Lione. La questione Tav e soprattutto le tensioni sociali in Val Susa sono in cima alle priorità del Governo. «La Tav è la madre di tutte le preoccupazioni per i problemi legai alle opere da realizzare, alle necessità dei Comuni e alle rivendicazioni delle comunità locali. Lavoreremo anche per il &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt;», ha dichiarato il ministro Anna Maria Cancellieri, parlando di un'eventuale riorganizzazione degli uomini dell'esercito in chiave antiterrorismo. Da giorni il ministero dell'Interno sta cercando di mettere a punto un piano per riorganizzare le forze militari e non, per far fronte all'emergenza terrorismo. Il ministro Cancellieri ha confermato che nella riunione in programma giovedi prossimo, un comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza convocato ad hoc, sarà messo a punto, con tutte le autorità competenti, un piano di sicurezza nazionale. «Intanto tutte le Prefetture si sono attrezzate e si stanno organizzando. Giovedì faremo un'assemblea generale ma non lanciamo allarme per situazioni emergenziali». Centinaia di luoghi e di persone sono considerati possibili obiettivi dei terroristi. Ecco perché è importante l'apporto dell'Esercito, anche se il Viminale precisa che non saranno utilizzati militari in più ma si cercherà di organizzare meglio le forze già in campo. E tra i tanti obiettivi sensibili ci sono anche quelli legati alla Tav, ma l'emergenza in questo momento si chiama Finmeccanica e tutto ciò che ruota intorno al nucleare. Ieri, per tutto il giorno, si sono susseguite numerose riunioni in Prefettura. Il prefetto, Alberto Di Pace, ha chiesto ai comandi di polizia e carabinieri i profili dei possibili obiettivi sensibili legati al tema del nucleare e soprattutto a Finmeccanica. Non si tratta solo di individuare siti in &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; e Provincia e i vertici delle relative aziende. Ma anche personaggi che potrebbero essersi esposti sul tema del nucleare. Tema particolarmente sentito in &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; che puntualmente viene attraversato dai treni pieni di scorie che da Saluggia raggiungono la Francia. La prefettura sta valutando se aumentare il numero attuale di tutele e scorte, piano che prevede una sforzo non da poco per quanto riguarda l'impiego di personale delle forze dell'ordine. Intanto Finmeccanica ha inviato al Viminale un documento relativo alle misure di sicurezza degli stabilimenti e dei manager del gruppo. Per quanto di competenza di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; il documento presto verrà girato anche alla Prefettura. Intanto continuano le indagini sull'attentato: al lavoro oltre ai Ros di Genova anche i Ros di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: CONSULTAZIONI IN CORSO In prefettura si studia un piano per la sicurezza&lt;/p&gt;</description><author>Il Giornale del Piemonte (SIMONA LORENZETTI)</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>E-health tra successi e criticità</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154875217</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore Sanita&amp;#39;&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Il punto sulla realizzazione delle innovazioni principali legate allo sviluppo della sanità elettronica
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									I ter non finito: mancano un governo e una strategia dell'innovazione digitale
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							&amp;#9679; Iter non finito. Così si può descrivere lo stato dell'e-health nel nostro Paese. L'Italia sconta, infatti, un ritardo sulla attuazione della Sanità elettronica dovuto allo stato di fermo che subisce, ormai da tempo, la messa a regime dell'intero sistema. La principale criticità è la mancanza di un governo e di una strategia dell'innovazione digitale, sia a livello di aziende sanitarie, sia a livello regionale e nazionale. Il gap che la Sanità ha rispetto ad altri settori non si è ridotto ma al contrario si sta ulteriormente ampliando; facendo un'analisi su dati nazionali di 3-4 anni fa, i medici consultano dati clinici prevalentemente su carta, spesso portati a mano dai pazienti e questi, salvo poche eccezioni, svolgono prenotazioni, pagamenti e ritirano i referti nello stesso modo di 20 anni fa. È di poco tempo fa l'appello del Garante privacy Francesco Pizzetti «l'Italia sconta un preoccupante ritardo per quanto riguarda la Sanità elettronica. È un settore in cui noi siamo intervenuti con attività di supplenza in diversi campi, anche molto delicati, come la sperimentazione dei farmaci. Il problema - ha detto Pizzetti - è che l'adozione dell'e-health è lasciata alla sperimentazione delle Regioni e alcune, come la Lombardia e l'Emilia Romagna, hanno adottato sistemi avanzati, ma diversi fra loro e dunque difficilmente integrabili, mentre il ministero della Salute non ha ancora dato delle linee guida e il Parlamento si sta occupando ora del fascicolo sanitario elettronico. Tutto questo mi preoccupa, perché in Europa si discute molto sull'agenda digitale e la Sanità elettronica è al primo posto: è vista come un enorme servizio per il cittadino. Tra i tanti tavoli dedicati all'agenda digitale ne manca uno sulla Sanità elettronica. Nel nostro Paese, anche a causa del fatto che il 40 per cento della popolazione non ha ancora accesso a internet, stiamo accumulando un ritardo elevatissimo, ancora più grave se si considera che abbiamo il maggior numero di anziani e la più elevata aspettativa di vita». L'e-health è un'occasione da non perdere per rivoluzionare il sistema. È urgente un'accelerazione in questa direzione delle azioni di semplificazione che il Governo sta attuando. Il Piano e-gov 2012 prevede che siano entro l'anno semplificati e digitalizzati i servizi elementari (oltre ai certificati di malattia digitali già in uso, anche prescrizioni e sistemi di prenotazione on line) e create le infrastrutture per un'erogazione di servizi sanitari sempre più vicini alle esigenze dei cittadini (fascicolo sanitario elettronico e innovazione delle aziende sanitarie), migliorandone il rapporto costoqualità dei servizi e limitando sprechi e inefficienze. Ma bisogna mettere in campo azioni per renderli attuativi. Nel dettaglio: Ricetta digitale: il quadro normativo è completo in quanto le regole tecniche sono state definite con decreto Mef del 2 novembre 2011. L'infrastruttura tecnologica è disponibile in quanto è quella basata sul sistema dei certificati di malattia. Ma è necessario definire le modalità comuni e tempi certi di attuazione su tutto il territorio nazionale (sistemi centrali sussidiari in caso di assenza di sistemi regionali). L'attuazione della ricetta digitale costituisce l'introduzione di un servizio a valore aggiunto per i cittadini, ma deve essere "spendibile" su tutto il territorio nazionale così come va prevista l'introduzione della ricetta ripetibile/ricaricabile per i malati cronici. Fascicolo sanitario elettronico (Fse): la norma per l'istituzione del Fse è inserita nel Ddl «Sperimentazione clinica e altre disposizioni» attualmente al Senato ma deve essere inserita in un prossimo intervento di semplificazione. Il quadro delle regole è stato completato in quanto sono state emanate le linee guida sulla privacy, quelle del ministero della Salute sui contenuti e del Ddl sul piano tecnico. Tutte le regioni sono attive e operative con propri progetti. Il Fse può diventare l'infrastruttura centrale di un nuovo modello di "salute in rete". Ampliare l'ambito di utilizzo del Fse non richiede, rispetto ai costi per la sua realizzazione, grandi risorse ma piuttosto idee e proposte su come utilizzare al meglio le potenzialità insite nella raccolta e il trattamento di dati clinici per passare dalla "digitalizzazione della carta", attuale impostazione del Fse - versione 1.0, alla realizzazione di un sistema di Sanità elettronica 2.0. Aziende sanitarie digitali: il decreto legge 70/2011 prevede la refertazione on line e i pagamenti elettronici per tutte le aziende ospedaliere. L'iter di approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo è in corso ma occorre accelerare il percorso di approvazione. Per il sistema di pagamento si possono utilizzare le piattaforme multicanale per l'accesso alle prestazioni, ma anche tutti i canali di Rete Amica (tabaccai, Poste italiane, banche). L'attuazione della norma è chiave per lo sviluppo della Sanità digitale. Certificazioni di malattia e assenza lavoro: si tratta di un successo ottenuto, ma si può migliorare con un incremento dei servizi (assenza dal lavoro per assistenza ai minori, ricoveri, dimissioni ospedaliere). L'accelerazione deve riguardare l'emanazione dell'aggiornamento del decreto ministero della Salute del 26 febbraio 2010. Telemedicina: non c'è a oggi il quadro normativo che normalizza l'utilizzo del teleconsulto e della telemedicina. Esistono soltanto casi sperimentali che hanno costi di attuazione elevati. Soltanto pochi giorni fa il Fondo monetario ha diffuso anticipazioni del Global financial stability report (presentazione fissata il 18 aprile) che mettono a fuoco le preoccupazioni per il Welfare globale. L'aumento delle aspettative di vita avrà come diretta conseguenza l'aumento del 50 per cento dei costi, già elevati, della gestione dei servizi alla persona, soprattutto dei malati cronici. Un servizio adeguato e sostenibile è sinonimo della possibilità di controllare e seguire i pazienti &amp;#9679; &amp;#9679; &amp;#9679; &amp;#9679; delle fasce "fragili" (anziani, cronici, disabili ecc.) nel loro ambiente domestico. Occorre però un quadro normativo di riferimento che definisca centri nazionali e regionali di riferimento per singole patologie al fine di rendere i costi sostenibili. Deve essere individuato un "tariffario" che espliciti chiaramente la spesa per l'attuazione dei servizi tecnologici a supporto delle terapie. Questo per garantire che tali servizi possano essere erogati sia nelle Regioni a prevalenza di attività pubblica che in quelli con prevalenza di attività privata-convenzionata. Comunicazioni eventi di morte solo on line: la certificazione della realtà della morte è compito del medico necroforo della Asl. Partendo da questo assunto e per evitare truffe ai danni dello Stato si può utilizzare la rete di connessione dei medici, già esistente, per le certificazioni di malattia - tutte le comunicazioni devono essere inviate on line tramite compilazione modulo Web - per dare informazione immediata ai sistemi centrali (Anagrafe tributaria, Inps, Anagrafe regionale assistiti) e per il Comune di competenza che cura l'aggiornamento dell'Ina (Anagrafe nazionale). Definizione di una nuova governance: la Sanità elettronica ha attualmente competenze diversificate in almeno quattro amministrazioni centrali (Mef, ministero Salute, Welfare, Presidenza Consiglio dei ministri con il dipartimento Innovazione). Occorre dunque razionalizzare tavoli e comitati attualmente attivi a livello centrale e regionale. È ipotizzabile un'unica cabina di regia sul tema salute (di indirizzo politico sotto cui insediare specifici gruppi tecnici dedicati sia permanenti, a esempio un tavolo per l'Nsis e un tavolo della Sanità elettronica, sia con mandato a termine su temi specifici). L'e-health può inoltre fare da banco di prova e da traino dell'Agenda digitale, diventando fronte avanzato delle applicazioni di governo elettronico. Tra queste vale la pena ricordare. Identità digitale: la nuova Ts-Cns che sta sostituendo, progressivamente ma velocemente, la vecchia tessera sanitaria, consente l'accesso sicuro ai servizi erogati on line dalla &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; e in particolare deve trovare applicazione per l'accesso a servizi e dati delicati quali quelli sanitari. Occorre accelerare l'attivazione della componente Cns della tessera, cioè proprio la sua capacità di essere utilizzata per l'accesso ai servizi. Su questo si devono impegnare tutte le regioni ma è possibile anche ipotizzare una piattaforma centrale, sussidiaria ai sistemi regionali. Inoltre, come alcune Regioni stanno pensando, si può introdurre un nuovo sistema di Id in mobilità (cioè un sistema di accesso a Internet che non richiede Cie o Cns ma ugualmente sicuro e gestito a livello centrale - a esempio, password temporanee inviate al telefono cellulare dell'utente). Infine è importante che tutti i servizi on line esposti dalle amministrazioni accettino la Ts-Cns ovvero la Id in mobilità. Domicilio digitale. Il cittadino deve poter comunicare alla &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; una propria casella di posta elettronica certificata a cui ricevere tutte le comunicazioni. Si pensi ai vantaggi immediati in termini di consegna dei referti, ovvero di comunicazioni immediate da parte delle strutture sanitarie (gestione prenotazioni, campagne di informazione ecc.). Anagrafe nazionale: valorizzazione della banca dati "Indice nazionale delle anagrafi - Ina", gestita dal ministero dell'Interno, quale servizio di anagrafe nazionale fruibile dall'intero sistema, in particolare dalle amministrazioni (tramite cooperazione applicativa Spc con servizi standardizzati) per l'allineamento e l'aggiornamento continuo delle anagrafi assistibili da parte delle regioni/Aziende sanitarie locali. a cura del Tavolo di Sanità elettronica Federsanità Anci - Dipartimento per la digitalizzazione della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; e l'innovazione tecnologica, ministero dell'Innovazione&lt;br /&gt;Digitalizzazione del Ssn: tutte le cose fatte e quelle ancora da fare</description><author>Il Sole 24 Ore Sanita&amp;#39;</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Twitter, la rivoluzione dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; "Li assegniamo a chi li ha creati"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154889545</link><description>&lt;u&gt;Repubblica.it&lt;/u&gt;
							
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									Home
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							La sede di TwitterL'IDEA Twitter, la rivoluzione dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; "Li assegniamo a chi li ha creati" La proposta/provocazione del social network per uscire dalle continue guerre legali per violazione della proprietà intellettuale. Che costano miliardi alle aziende e frenano lo sviluppo. Coro di approvazione da parte degli esperti: "Potrebbe essere il giuramento di Ippocrate dell'azienda tech" di PAOLO PONTONIERE La sede di Twitter SAN FRANCISCO (California) - Di rivoluzione in rivoluzione. Twitter rimane al centro dei movimenti che stanno ridisegnando la mappa del potere planetario. Ma se prima favoriva prevalentemente la propagazione di insurrezioni popolari come la "Twitter Revolution" iraniana del 2009 e la Primavera Araba, adesso potrebbe dar inzio ad un nuovo tipo di rivoluzione, di carattere intellettuale. E per intellettuale qui non si intende il dibattito di idee ma bensì della loro proprietà. Quella stabilita, quando si ha a che fare con invenzioni e &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; scientifica, da patenti e &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt;, che sanciscono non solo a chi appartenga la primogenitura di un'idea ma anche chi ha il diritto di trarne profitto. Con una mossa a sorpresa, a metà aprile Twitter ha annunciato che avrebbe cambiato il modo in cui avrebbe registrato i suoi &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt;. Non più dominio esclusivo degli avvocati, il social network ha stabilito che li avrebbe assegnati ai suoi creatori. Da ora in poi saranno gli ingegneri e i tecnici, dai cui &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratori&lt;/span&gt; escono le &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazioni&lt;/span&gt; che rendono competitiva l'industria statunitense, e non più gli uffici legali delle multinazionali, a stabilire come saranno usati i &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; e chi dovrà pagare per utilizzarli. Dire che si tratta di un terremoto è dir poco. I &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; per le aziende hi-tech e le industrie manifatturiere sono tutto. Pur di far prevalere i propri diritti, le aziende sono disposte a darsi battaglia in cause civili di proporzioni epiche. La più famosa vide per esempio coinvolta nel 1988 Microsoft, Apple e Xerox Parc sul contenzioso di chi avesse inventato l'interfaccia grafica utilizzata oggi da tutti i computer. Durata sei anni, si concluse con un nulla di fatto. Malgrado il fatto, come fa notare Forbes, che non possieda nessun &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt;, con la sua provocazione Twitter rischia di causare qualche collasso cardio-circolatorio nelle board room statunitensi. Soprattutto perché potrebbe mandare all'aria processi eccellenti e miliardari, come quelli che per esempio oppongono Oracle a Google e Yahoo a Facebook. Nel primo caso Oracle sostiene che per disegnare Android, il sistema operativo usato dalla grande maggioranza degli smartphone planetari, Google ha scopiazzato pezzi del sistema operativo Java (di proprietà della Sun Microsystem, acquistata da Oracle nel 2010) causandogli miliardi di dollari di danni. Nel secondo caso invece la compagnia di Filo e Young dice che Facebook gli ha soffiato ben 12 &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt;, &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; che hanno fatto di Facebook il gigante dei social network e un titano della pubblicità online. La lista di azioni anti-infringement, contro la violazione dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; - che include la causa di Adobe contro Apple, di Apple contro Samsung, di TiVo contro Motorola e Time Warner e di Microsoft contro TiVO, per citare solo alcune delle più eclatanti - si allunga a vista d'occhio. Il New York Times riporta che dal 2010, anno dell'esplosione degli smartphone, i tribunali federali statunitensi sono stati travolti da un numero crescente di cause per violazioni di &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt;. Gran parte di queste azioni sono dovute ad iniziative lanciate dai cosiddetti patent troll, una formula che potrebbe essere tradotta vagamente come 'orchi del &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt;'. Si tratta di aziende come la Intellectual Ventures, fondata da Nathan Myhrvold, un ex matematico di Microsoft, che hanno fatto dell'imposizione dei diritti sanciti da alcuni &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; un'attività ad alto tasso di remunerazione. Per far ciò i patent troll battono incessantemente gli uffici dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; delle maggiori nazioni occidentali alla &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; appartenenti ad inventori o che non sono in grado di (o non vogliono) imporne il rispetto, oppure di convincere coloro che ne fanno uso a pagare i diritti di concessione, o che appartengono ad aziende sull'orlo del fallimento. Una volta rilevata la proprieta del &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; il troll poi fa causa a tutte le aziende che usano il &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; senza permesso intimandogli di pagare la concessione. Un'attività questa che, seppur riprovevole, ha trasformato molti inventori di Silicon Valley in milionari, e costretto molte aziende ad accordarsi con i troll pur di evitare la bancarotta. Un valido esempio degli effetti che le azioni dei troll possono avere sull'industria è quello della vicenda che nel 2011 ha visto protagonisti Apple e Digitude Innovations. La Digitude - azienda che esiste appena dal 2010 - ha costretto la Apple a cedergli la proprietà di due &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; che sta adesso usando contro Amazon, HTC, LG, Nokia, RIM, Samsung, e Sony. Per proteggersi da possibili attacchi dei troll, l'anno scorso Google si è precipitata a comprare Motorola Mobility dalla Motorola per 12,5 miliardi di dollari. L'acquisto, ritenuto una mossa difensiva, puntava infatti ad assorbire il portafoglio di &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; per la telefonia mobile di Motorola prima che potessero essere acquisiti dai suoi competitori o da troll. La stesso tentativo di acquistare Sun Microsystems prima che cadesse nelle mani di Oracle era diretto ad impedire che qualcuno potesse cercare di bloccare Android. Non aiuta poi il fatto che alcuni tribunali, come quello del distretto Federale di East Texas e alcune corti tedesche, siano diventati un paradiso per le denunce dei troll. Molti osservatori ritengono che siano stati proprio i patent troll, ai quali nel 2009 è stata costretta a scucire quasi un miliardo di dollari, che abbiamo causato il declino di Rim - l'azienda del Blackberry - e non la competizione dell'iPhone. "Com'è formulato adesso il sistema dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; impedisce l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; e danneggia i consumatori", ha affermato di recente Ray Fisman, influente editorialista di Slate, uno dei maggiori siti online di &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; e tecnolgia degli Usa. E per darne un esempio, Slate cita il rallentamento dello sviluppo dei sistemi per la trasmissione digitale delle cartelle cliniche dei pazienti ospedalieri. Che da quando Acacia Reasearch Corp., un troll, ha fatto causa a General Electrics, Siemens e Philips si è praticamente bloccato. Ciò malgrado il fatto che le &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerche&lt;/span&gt; dimostrino che una migliore trasmissione digitale delle informazioni mediche salva molte vite. La proposta di Twitter metterebbe fine a questo tipo di follie. "Gestiti direttamente dagli scienziati che li hanno creati, i &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; finiranno coll'essere usati in maniera difensiva, per impedire cioè ad altre entità di espellere un'azienda dal settore nel quale opera", ha spiegato con approvazione TechCrunch. "E' un'ondata di freschezza, un approcio innovativo che potrebbe mettere fine all'incredibile e costosissima confusione creata dall'uffcio &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; statunitense". Gli esperti di &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; l'hanno immediatamente soprannominato - con approvazione - "The Twitter Hack", Il colpo di mano di Twitter. Un nuovo tipo di rivoluzione che secondo The Atlantic Monthly Magazine, un periodico che normalmente si occupa del moto delle alte sfere della politica statunitense, sgonfierebbe le vele dei troll e riporterebbe un minimo di sanità mentale in un mercato di rilevanza strategica per lo sviluppo economico e morale del paese e che, nelle parole di Elinor Bliss, blogger di Cnet, potrebbe diventare il corrispettivo del giuramento di Ippocrate per l'industria hi-tech.</description><author>Repubblica.it</author><pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Riscatto o non riscatto la laurea?</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154773491</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;BRUNO BENELLI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									SPORTELLO PREVIDENZA IL RAPPORTO FRA IL DIPLOMA UNIVERSITARIO E LA PENSIONE
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Con il sistema contributivo si va in pensione tre anni prima Per i &lt;span class='chapterhl'&gt;neolaureati&lt;/span&gt; il costo è contenuto: ammonta a meno di 5 mila euro l'anno
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Se il principe Amleto vivesse ai giorni nostri il celebre monologo «essere o non essere» sarebbe modificato in «riscatto o non riscatto». Perché il dilemma di tanti &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt; e delle famiglie è proprio questo: con questi chiari di luna in materia pensionistica conviene o no riscattare il corso degli studi universitari? Il costo attuale dell'operazione è congruo rispetto al profitto che se ne ricaverà in vecchiaia? L'incertezza è acuita dal fatto che dall'anno in corso la riforma Monti-Fornero ha abolito il più vantaggioso sistema di calcolo retributivo della pensione. Al ragazzo che si affaccia ora sul &lt;span class='chapterhl'&gt;mercato del lavoro&lt;/span&gt; l'abolizione non cambia nulla. Ha invece un forte peso per chi ha iniziato a versare i contributi prima del 1996 e quindi ha diritto, in tutto o in parte, al calcolo retributivo della rendita. Conclusione: diventa elemento essenziale della risposta la collocazione temporale dei periodi da riscattare. Se risalgono a prima del 1996 il riscatto sarà valutato in pensione con il sistema retributivo, se sono successivi ricadono nel sistema contributivo. Ma è proprio scontato che riscattare nel contributivo sia un'operazione in perdita? Quanto meno due lati positivi dobbiamo evidenziarli. Il primo riguarda il costo del riscatto, che è più pesante se riguarda periodi fino al 1995, dovendo addossarsi il fardello della «riserva matematica». Mentre nell'altro caso l'Inps prende come parametro la retribuzione dell'ultimo anno e applica la normale aliquota vigente per la gestione (33% per dipendenti; 21,30% per artigiani; 27% parasubordinati, ecc.). E se si tratta di un ragazzo ancora &lt;span class='chapterhl'&gt;senza lavoro&lt;/span&gt; e senza contributi come parametro prende il reddito minimale di artigiani e commercianti (quest'anno 14.930 euro) moltiplicato per il contributo 33% . Di modo che un anno di riscatto sia pari a 4.926,90 euro, quattro anni a 19.707,60 euro, cinque a 24.634,50 euro, ecc. Il secondo lato positivo è sul versante della pensione. Per chi non ha versamenti anteriori al 1996 e quindi è esclusivamente dentro il sistema contributivo la pensione arriva in anticipo. Mentre gli altri hanno l'assegno di vecchiaia a 66 anni (tralasciamo gli aumenti legati alla speranza di vita che sono identici per tutti) gli interessati hanno la pensione anticipata tre anni prima, a 63 anni. Ciò a condizione che raggiungano una rata mensile di almeno 1.200 euro (importo pari all'assegno sociale maggiorato 2,8 volte). A dimostrazione che le medaglie hanno sempre due facce, e che perciò oggi il dott. Amleto continuerebbe a essere roso dal dubbio: se riscatto ci guadagno o non ci guadagno?&lt;p&gt;&lt;b&gt;LE DOMANDE&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; Il lavoratore disabile ha diritto al permesso retribuito di due ore al giorno o a tre giorni al mese. E' possibile modificare la richiesta nel corso di un periodo mensile? Venceslao No. Occorre rispettare le esigenze organizzative e produttive del datore di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;. Ciò non significa che uno debba scegliere una soluzione senza più poterla cambiare. Lo può fare ma non nello stesso mese. Contro la decisione negativa Inps circa il riconoscimento di un'invalidità civile si può ricorrere? P. A. Si può ricorrere solo in via giudiziaria, al Tribunale, che prima di iniziare la causa nominerà un consulente tecnico per stabilire se ci sia o non ci sia la discussa inabilità.</description><author>La Stampa (BRUNO BENELLI)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>Atenei, aziende e istituzioni E la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; diventa &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154773699</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Riccardo Cervelli&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									DAI &lt;span class='chapterhl'&gt;LABORATORI&lt;/span&gt; AL MERCATO
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Grazie a finanziamenti pubblici e privati, aumentano i progetti che mirano ad aumentare l'efficienza e a ridurre l'impatto ambientale SMART HOME Si moltiplicano le iniziative per rendere più «verde» il settore delle costruzioni
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Università, centri di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;, imprese private e pubbliche, associazioni di consumatori, istituzioni. Grazie ad alleanze diversificate fra tutti questi attori, sarà possibile nei prossimi anni fare grandi passi avanti verso una riduzione dei consumi energetici, un maggiore rispetto per l'ambiente, ma allo stesso tempo un miglioramento della qualità della vita. I soggetti italiani appartenenti a ciascuna delle categorie citate, stanno già compiendo e potranno farlo in misura sempre maggiore, le proprie parti, con il risultato non solo di contribuire a un mondo più «green», ma anche alla creazione di nuove opportunità di sviluppo economico e di occupazione, soprattutto per i giovani. Cosa serve? Tra i fattori necessari più importanti, come si può desumere dai progetti virtuosi già in corso, sono necessari approcci e interdisciplinari e interattoriali, in grado di favorire la valorizzazione della conoscenza e il trasferimento &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt;, che consente la trasformazione della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; in opportunità di &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt;. Tutto questo non è possibile senza finanziamenti, provenienti sia dal pubblico sia dal privato, e spesso la sinergia tra sensibilità e conoscenze locali con il potenziale di messa in comune di risorse e best practice offerto dalle partnership internazionali. Tra gli esempi più recenti di iniziative volte a favorire l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; e la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; nell'ambiente e nell'uso delle risorse, si segnala un bando da 27 milioni di euro indetto dal ministero dell'Ambiente che, secondo l'amministrazione, «ha mosso investimenti per 60 milioni di euro», da parte di soggetti sia pubblici sia privati, nonché altre decine di iniziative. In tutto sono stati finanziati cento progetti, presentati il 7 maggio al Politecnico di Milano alla presenza del ministro Corrado Clini. Quello più recente e al via con finanziamenti di 4,2 milioni euro dal dicastero guidato da Clini e di 800mila euro dal Politecnico, è il centro Relab, che mira a rendere più efficienti gli impianti di riscaldamento e raffreddamento nel settore civile. Si moltiplicano le iniziative per l'efficientamento energetico delle costruzioni. Al tema delle «Smart Home», per esempio, è stata dedicata la quarta edizione degli «E.ON International Research Initiative». Al bando 2012 hanno partecipato per la prima volta università ed enti di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; italiani, e l'Enea si è aggiudicato il premio per un &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di studio comparativo delle esigenze dei consumatori in Gran Bretagna, Germania e Italia svolto in collaborazione con tre gruppi internazionali di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;. Dall'abitare al produrre, senza dimenticarsi ovviamente della mobilità. Tra i progetti di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; internazionale lanciati più di recente, infine, c'è Star Agro Energy. Finanziato nell'ambito del 7&amp;#730; Programma quadro «Research potentials» della Commissione europea (3,4 milioni di euro complessivi), vede impegnata l'Università di Foggia, quale capofila, insieme ad altri atenei di diversi Paesi. Obiettivo: promuovere la conversione degli apparati produttivi agricoli dai combustibili fossi alle fonti energetiche rinnovabili.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: L'installazione di pannelli solari in un edificio che privilegia l'&lt;span class='chapterhl'&gt;energia solare&lt;/span&gt; [LaPresse]&lt;/p&gt;</description><author>Il Giornale (Riccardo Cervelli)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Dall'Etiopia alla Tate Modern, la lampada Little Sun cerca sponsor</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154774212</link><description>&lt;u&gt;Brand News Today&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									GLOBAL PRODOTTI SPONSOR
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									L'innovativo prodotto è stato ideato dall'artista Olafur Eliasson, destinato a 1,6 mld di per
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Un piccolo oggetto capace di cambiare la vita a oltre un miliardo e mezzo di persone. L'idea è dell'artista danese Olafur Eliasson che, insieme all'ingegnere Frederik Ottesen, ha inventato la lampada a &lt;span class='chapterhl'&gt;energia solare&lt;/span&gt; Little Sun, presentata venerdì scorso al World Economic Forum d Addis Abeba: l'idea è trovare sponsor che possano veicolare il prodotto (caratterizzato anche da un design piacevole e desiderabile) a quella enorme porzione di popolazione mondiale che non dispone di corrente elettrica, creando le condizioni per nuove attività economiche e diffusione della cultura. Il costo si aggira sui 9-12 dollari per una durata di tre anni, garantendo con 4 ore di carica 5 ore di illuminazione a led, andando a sostituire le lampade a cherosene, costoso e inquinante. Il prodotto verrà promosso anche durante le Olimpiadi di Londra alla Tate Modern, nell'ambito del programma culturale che accompagnerà i giochi. L'obiettivo entro l'anno è di coinvolgere 250mila persone in qualità di partner, distributori, venditori e utenti e punta al raddoppio per il 2013. Eliasson dieci anni fa è diventato celebre con l'installazione 'The Weather Project' con un enorme sole giallo.</description><author>Brand News Today</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Con Twitter, «l'illusione di essere lì»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154774520</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;da uno dei nostri inviati ALESSIA RASTELLI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Social network La Fiera è stata molto seguita anche da fuori città e all'estero
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							&lt;span class='chapterhl'&gt;TORINO&lt;/span&gt; - «Quando mi chiedono a cosa serve Twitter, gli farei capire che emozione è poter seguire #SalTo12 dall'estero e illudersi di essere lì». A scrivere è Marco, un utente del sito di microblogging da cinquecento milioni di utenti. #SalTo12 è un &lt;i&gt;hashtag&lt;/i&gt;, ovvero una parola preceduta dal «cancelletto» che indica un argomento di discussione su Twitter, in questo caso il Salone del libro di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;. Talmente digitato, dall'Italia e dall'estero ma anche dagli stessi stand al Lingotto, che ieri sera SalTo12 risultava tra gli &lt;i&gt;hashtag&lt;/i&gt; più popolari in Italia - dopo #delpiero e #festadellamamma -, primo al Nord, in base alle stime del sito Trendsmap. &lt;br /&gt;Dati che mostrano come la Primavera digitale che dà il titolo al Salone non sia solo tema degli incontri, ma abbia anche permeato l'organizzazione stessa dell'evento, trasformandolo in una sorta di laboratorio multimediale e di condivisione.&lt;br /&gt;Oltre mille i tweet (ovvero i messaggi di testo da meno di 140 caratteri) inviati dallo staff del Salone nei primi quattro giorni. Dietro questi numeri, una squadra guidata dal direttore della Comunicazione Nicola Gallino e composta tutta da studenti di &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt; del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; e del master in Giornalismo a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;. «Nella settimana della manifestazione - commenta Gallino - i nostri followers (gli utenti che seguono le attività di un contatto su Twitter, &lt;i&gt;ndr&lt;/i&gt;) sono passati da 1.500 a oltre 3.800: un risultato che mostra come puntare sul sito di microblogging sia stata una scelta vincente». &lt;br /&gt;Quanto agli utenti, gli incontri più gettonati sono stati quelli con Gianni Riotta, Massimo Gramellini e Beppe Severgnini (che ha parlato proprio di Twitter). Possibile anche un primo identikit di chi ha seguito l'evento nella formula 140 caratteri. «Sono soprattutto utenti che non erano di persona al Salone - spiega Carlo Manca, 23 anni, laureando al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt;, nella squadra Twitter -. Spesso si sono mostrati attivi, inviando foto e ponendo domande». A completare l'offerta digitale, infine, il sito Internet della manifestazione. Che quest'anno ha puntato sulla multimedialità: i testi di racconto degli eventi, infatti, sono stati arricchiti con gallery fotografiche e video on demand degli incontri, come quelli con Michela Murgia, Marcello Fois e Fabio Geda. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;Twitter: @al_rastelli&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Corriere della Sera (da uno dei nostri inviati ALESSIA RASTELLI)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Ecco la Focus elettrica, tre euro per 160 chilometri</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154774554</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Alessandro Marchetti Tricamo&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Prova Raggiunge la velocità massima di 136 km all'ora. Negli Usa è già in vendita, da noi arriva nel 2013
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							ROMA - La corsa all'elettrica continua. Numeri di vendita ridotti, ma interesse in crescita. Ci vorrebbero gli incentivi, il ministro Clini ha confermato che il governo ne sta discutendo. Vedremo. Nel frattempo l'industria automobilistica continua a crederci. È il caso di Ford e della Focus elettrica, la prima auto a batterie della Casa americana.&lt;br /&gt;«A differenza delle concorrenti, la Focus elettrica è identica alle tradizionali versioni a benzina e gasolio», spiega Marc Lucas, l'ingegnere responsabile del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; per Ford Europe. A cambiare è piuttosto quello che c'è sotto: un motore elettrico da 107 kW, abbinato a un doppio pacco di batterie al litio (sotto i sedili e nel bagagliaio) da 23 chilowattora e ricaricabili in circa 7 ore, a una presa di corrente casalinga. &lt;br /&gt;Provata nelle strade di Roma, la Focus conferma tutto il meglio del Dna di un'auto elettrica: scatto da sportiva, silenziosità assoluta e zero emissioni allo scarico. Ai quali si aggiunge un costo di gestione, irraggiungibile anche per gpl e metano: poco meno di 3 euro per 100 km. La velocità massima è di 136 km/h e l'autonomia è di 160 km. Teorica perché, come per le auto tradizionali, lontano dai cicli di omologazione è tutta un'altra cosa: «In una città trafficata come Roma e con l'aria condizionata accesa, si perde un 20-25 per cento circa», ha confermato Lucas. Rispetto alle altre elettriche già provate, i tecnici Ford sono riusciti ad avere un sistema di recupero di energia, in frenata e decelerazione, più dolce e fluido nella sua azione. Qualche compromesso per la capacità del bagagliaio per la presenza del pacco batterie: «Alcune concorrenti hanno ricavato all'interno lo spazio per le batterie, limitando però l'abitabilità a quattro persone. Noi invece abbiamo preferito lasciare i cinque posti e sacrificare parte del bagagliaio», ha spiegato Lucas. Da un'auto nata su una piattaforma globale di nuova generazione ci si poteva anche aspettare qualcosa di più in fase di progettazione. &lt;br /&gt;La Focus elettrica arriverà in Italia a inizio 2013. Il prezzo non è stato ancora comunicato. Negli Stati Uniti è in vendita a 39.200 dollari: poco più di 30 mila euro.&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: La Ford Focus elettrica: è identica alle versioni con motori a benzina e a gasolio&lt;/p&gt;</description><author>Corriere della Sera (Alessandro Marchetti Tricamo)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Il tesoro nascosto nella plastica riciclata</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154774808</link><description>&lt;u&gt;Corriere Economia&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;BARBARA MILLUCCI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									I dati del Corepla
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								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									400 MILIONI DI EURO Il valore dei materiali riciclati
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							A gli italiani piace sempre di più riciclare. Nel 2011, la raccolta della plastica è aumentata del 7% rispetto al 2010. In totale, sono state raccolte oltre 657 mila tonnellate di imballaggi, ovvero ogni cittadino ha contribuito alla raccolta, in media, con quasi 11 chilogrammi di imballaggi in plastica.&lt;br /&gt;Dati significativi, con differenze purtroppo ancora troppo evidenti tra Nord e Sud. «Viene dal Nord del Paese il 61% della raccolta - dichiara Giuseppe Rossi, presidente del Corepla, il consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica - il che significa che nelle regioni settentrionali nel 2011 ci si è attestati mediamente intorno ai 15 chili pro-capite, anche se non mancano anche qui le situazioni critiche, come ad esempio la Liguria. Il Centro e il Sud (17 e 22% della raccolta nazionale) presentano invece eccellenze di vaste proporzioni (Marche, Toscana, Sardegna e, in parte, Campania) ma anche vaste "sacche" di ritardo diffuso (Sicilia, Calabria e Lazio)». &lt;br /&gt;La raccolta differenziata è funzionale all'industria del riciclo. L'Italia importa infatti più di 3 milioni di tonnellate di plastica all'anno su un fabbisogno di circa 6 milioni di tonnellate. Le 400 mila tonnellate di materiale messe a disposizione nel 2011 grazie riciclo degli imballaggi in plastica (di cui più di 180 mila di bottiglie in Pet) rappresentano una quota significativa di questo fabbisogno e, prosegue il presidente di Corepla, «equivalgono ad un valore di mercato di circa 400 milioni di euro di materiale vergine».&lt;br /&gt;Gli utilizzi della plastica riciclata sono vastissimi. Il pet delle bottiglie viene trasformato in ovatte e fibre per l'industria tessile, ma anche per produrre lastre per termoformatura da cui si ottengono imballaggi o, miscelato con Pet vergine, serve per produrre nuove bottiglie. Il polietilene dei flaconi trova impiego nella produzione di manufatti per l'edilizia, nel soffiaggio per produrre nuovi flaconi e nell'automotive: come ricorda Rossi «sono in plastica mista riciclata numerosi componenti non strutturali, ma altamente &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologici&lt;/span&gt;, per scooter».&lt;br /&gt;Se la plastica non finisce più nelle discariche delle città, come un tempo, è anche grazie alla riorganizzazione della filiera. «Nel solo 2011 abbiamo evitato 20 milioni di metri cubi di rifiuti in discarica - dice Rossi - con una riduzione di emissioni di CO2 pari a 770 mila tonnellate».&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Corriere Economia (BARBARA MILLUCCI)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Il boom dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; e il trionfo degli avvocati</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154774817</link><description>&lt;u&gt;Corriere Economia&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;EDOARDO SEGANTINI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									L'analisi
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Cresce una bolla che rischia di rallentare l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							L'economia della conoscenza ha un effetto collaterale indesiderato, il trionfo degli avvocati. Prendete il caso dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt;: in ogni smartphone ne sono incorporati 250 mila. Solo in questo mercato, negli ultimi due anni, le industrie americane hanno speso fra i 15 e i 20 miliardi di dollari nell'acquisto di «patent» e 500 milioni di dollari in spese legali secondo un'inchiesta del Financial Times. Per comprare i &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; di Motorola Mobility, Google spenderà 12,5 miliardi di dollari. Insomma: tutelare la proprietà intellettuale sembra diventata l'attività principale della Silicon Valley. Quasi la spia di una nuova «bolla».&lt;br /&gt;Nel bilancio di società come Facebook, Apple e Microsoft, questa voce è cresciuta a dismisura. Al punto tale che qualcuno comincia a considerarla uno spreco di denaro se non, addirittura, un fardello che riduce la capacità innovativa delle imprese. Il rischio è evidente: chi non può permettersi di pagare può rinunciare a farsi avanti nelle aree più promettenti del mercato.&lt;br /&gt;Dietro il boom dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; ci sono varie spinte: in un caso le aziende di successo che possono permettersi di pagare conti astronomici per mettere al riparo i propri «segreti»; in un altro la necessità di trasformare in contante i propri asset cosiddetti «intangibili». &lt;br /&gt;Talvolta può perfino capitare che qualcuno valga più da morto che da vivo: è successo con Nortel Networks, un'azienda canadese di &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; telefoniche andata in bancarotta, i cui &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; sono stati messi all'asta con un ricavo di 4,5 miliardi di dollari, un prezzo cinque volte superiore alle stime iniziali.&lt;br /&gt;C'è poi chi, al contrario, di battaglie brevettuali campa (e bene): sono le società chiamate «troll», che vivono intentando cause legali ai gruppi di successo. Oppure quelle che comprano &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; per i clienti a scopo difensivo. Quel che è sicuro è che sta nascendo un mondo di intermediari che con scienza e &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; non ha proprio niente da spartire. Tutto questo induce a chiedersi se nel mercato dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; non ci sia davvero qualcosa che non va.&lt;br /&gt;twitter@SegantiniE&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Corriere Economia (EDOARDO SEGANTINI)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Premi ai dipendenti, mai più "ad personam"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154776841</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica - Affari Finanza&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Christian Benna&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									rapporti &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									IN FASE DI CAMBIAMENTO LA NORMATIVA SUGLI INCENTIVI PER LE PERFORMANCE DEGLI IMPIEGATI PUBBLICI SARÀ VALUTATO IL LAVORO DELL'UFFICIO MA NON SPARIRANNO I GIUDIZI SUL MERITO. LE CRITICHE ALLA CIVIT
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Milano Stop al merito individuale. D'ora in poi si valuterà la "performance organizzativa". Con l'intesa sulle nuove norme del lavoro pubblico, firmata dal ministro Patroni Griffi, Regioni, Comuni e sindacati, prende forma l'impianto di legge che, di fatto, andrà a smontare la precedente riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;. La bozza di accordo, ancora da discutere in parlamento, e quindi suscettibile di ulteriori modifiche e con il Pdl che promette battaglia, prevede alcuni punti condivisi che comunque cambieranno volto alla strategia "anti-&lt;span class='chapterhl'&gt;fannulloni&lt;/span&gt;" dell'ex ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;funzione pubblica&lt;/span&gt;, inclusa la contestatissima valutazione del merito dei lavoratori. Intanto, come dice il protocollo, «le parti concordano sulla necessità di razionalizzare e semplificare i sistemi di misurazione, valutazione e premialità nonché del ciclo della performance, anche mediante il superamento del sistema della ripartizione dei dipendenti nelle fasce di merito, prevedendo meccanismi atti ad assicurare la retribuzione differenziata in relazione ai risultati». L'ex ministro alla &lt;span class='chapterhl'&gt;funzione pubblica&lt;/span&gt; Renato &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; aveva introdotto, non senza polemiche, tre fasce di merito alimentate da un fondo (mancante di risorse) con premi individuali. I controllori di questo sistema sono gli Oiv, gli organismi di valutazione, una commissione composta in genere da tre persone, all'interno di ogni ente pubblico. In base ai piani triennali di performance , i guardiani della trasparenza avrebbero dovuto avere il compito di misurare l'efficienza dei colleghi e trasmettere il tutto alla Civit, la commissione di valutazione per la trasparenza e l'integrità della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;. Ora, se la nuova normativa, sarà approvata secondo queste linee guida, finirà il sistema di incentivi (di sanzioni) per far posto a una valutazione complessiva del servizio. Niente promossi o bocciati, ma una pagella per tutti. Le novità, volte ad armonizzare il ddl Fornero sul lavoro anche per gli statali, arrivano nei giorni in cui tutti gli enti della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; devono consegnare il documento di trasparenza e funzionamento alla Civit. E le risposte, visti i cambi di rotta in corsa, procedono con lentezza. Lo conferma indirettamente la neo presidente di Civit Romilda Rizzo: «La scadenza per le consegne dei documenti era fissata il 30 aprile. Ad oggi ne sono arrivate molte, ma certo non tutte. Non bisogna dimenticare che la riforma della &lt;span class='chapterhl'&gt;funzione pubblica&lt;/span&gt; è recente. Alcuni meccanismi sono ancora da rodare. Ma un risultato lo possiamo dare: l'80% degli enti pubblici si è dotato di un responsabile alla trasparenza. E si tratta di un risultato importante, di un'adesione complessiva». La Civit, il cui ruolo è stato fortemente contestato dai sindacati, e a lungo nell'occhio del ciclone per via delle "strane consulenze" dell'ente, copyright del senatore Pietro Ichino, dell'ex presidente Antonio Martone al figlio Michel, attuale sottosegretario al Welfare, rischia di finire con le armi spuntate. Per Romilde Rizzo invece il cambio di rotta può avere delle ripercussioni positive. «Se il protocollo sarà approvato, verranno misurate le performance del servizio, in cui continuerà ad emergere il peso del singolo, anche se in un'ottica diversa». Quanto agli incentivi, di fatto mancanti, solo l'Istat ha avviato una sperimentazione del genere, la presidenza Rizzo invita a guardare oltre al premio di emolumenti, in aumento degli stipendi: «Un sistema premiante può fare leva su carriera e mansioni gratificanti. E non dimentichiamo che la &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; produce diversi e svariati servizi: pertanto gli incentivi, pur tenendo presente che siamo in piena fase di spending review , vanno confezionati a seconda del ruolo e della mansione». Nei primi due anni di attuazione della riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; i mugugni sono stati molti. Inapplicabile e dannosa, secondo i sindacati che contestano anche il costo del meccanismo di controllo; con gli Oiv interni spesso mal visti se non osteggiati dai colleghi. Inoltre, per gli enti di ricerca pubblici, i criteri di valutazione rischiano di essere di essere un'architettura blanda e poco utile. Lo sottolinea Alberto Silvestri, direttore generale Inrim, Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino: « Noi siamo un ente pubblico di ricerca, che afferisce al Miur, in cui oltre il 60% del personale è impegnato nella ricerca scientifica. Premesso che abbiamo rispettato tutte le scadenze previste dalla legge, entro il 30 aprile sono stati infatti effettuati tutti gli adempimenti richiesti dalla delibera 4/2012 della Civit, la natura di un ente come il nostro pone un problema». E spiega: «Infatti solo l'Anvur, Agenzia Nazionale di valutazione della ricerca, è l'organismo deputato alla certificazione della qualità della stessa. Congiuntamente alla Civit dovrebbe definire obiettivi, indicatori e target per la valutazione del personale ricercatore e tecnologo. I due enti devono agire insieme per dare applicazione al Dpcm emanato in conformità all'art. 74 del D. lgs. 150/2009. Non sono stati ancora però definiti questi tre elementi (obiettivi, indicatori e target). Risultato: possiamo valutare solo il personale di supporto al "core business", ma non chi lo produce. Quindi il 60% di coloro che lavorano all'Inrim non è valutabile». Per Guido Dal Miglio, responsabile trasparenza dell'Oiv dell'Isfol, il meccanismo presenta tuttavia delle grandi potenzialità: «Per ora abbiamo valutato l'operato dei dirigenti. Siamo al secondo anno di lavoro. E, grazie, al piano triennale, abbiamo raggiunto gli obiettivi di performance prefissi. Abbiamo lavorato su trasparenza, organizzazione e performance. Nei prossimi anni un capitolo importante, e molto sensibile per la &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;, sarà quello dell'integrità».&lt;p&gt;&lt;b&gt;80%&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; DEGLI ENTI PUBBLICI ha nominato un "responsabile della trasparenza" secondo quanto dichiarato del neo presidente di Civit, Romilda Rizzo. Questo nonostante le procedure nella &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; italiana procedano ancora lentamente: la scadenza per le consegne dei documenti, fissata per il 30 aprile, non ès tata rispettata da molti Enti&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: In questi giorni tutti gli enti della pubblica&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: &lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt; devono consegnare il documento di trasparenza e funzionamento alla Civit&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica - Affari Finanza (Christian Benna)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Monti apre il Forum &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;, 4 giorni nel segno della semplificazione</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154776848</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica - Affari Finanza&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Luca Palmieri&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									[ L'EVENTO ]
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									PARTE MERCOLEDÌ ALLA NUOVA FIERA DI ROMA LA VENTITREESIMA EDIZIONE DELL'EVENTO CHE È INNANZITUTTO UNA PALESTRA PER FORMARE I QUADRI DELL'&lt;span class='chapterhl'&gt;AMMINISTRAZIONE&lt;/span&gt; PUBBLICA. UNA SQUADRA DI "MAESTRI DELL'INNOVAZIONE" PER SPIEGARE TUTTI I SEGRETI DELL'OPEN GOVERNMENT
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Milano L'innovazione e l'efficienza nella &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; sono un aspetto fondamentale nell'Italia di oggi e il Forum &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;, in programma alla Nuova Fiera di Roma da mercoledì a sabato, è diventato un importantissimo punto di incontro e riflessione sull'argomento. A confermare la crescita dell'evento romano è la presenza del primo ministro Mario Monti all'inaguarazione della manifestazione, giunta alla sua ventitreesima edizione, nella giornata di mercoledì. Il premier presenzierà, assieme a tre ministri del suo governo (Patroni Griffi, Passera e Profumo), al convegno inaugurale dal titolo "Agenda digitale, sviluppo, semplificazione: la via italiana alla crescita" Il Forum di quest'anno ha deciso di puntare su un tema guida forte dal titolo "Agenda Digitale, Semplificazione e Sviluppo nell'Open Government" e con il proposito di riuscire a costituire il più grande evento formativo per la &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; centrale e locale e per le aziende che per essa lavorano. Per favorire la presenza dei cittadini ed anche per ridurre l'impatto di quella dei &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt; in giorni lavorativi, si è deciso di allungare la manifestazione fino al sabato. Alla base di Forum &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;, manifestazione in collaborazione con Formez &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;, si pone ancora una volta la formazione dei dipendenti e dei protagonisti del mondo della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;. Sono stati creati appuntamenti appositi per la formazione e l'aggiornamento che i &lt;span class='chapterhl'&gt;dipendenti pubblici&lt;/span&gt;, al momento dell'adesione online alla manifestazione, hanno la possibilità di scegliere, creando un personale percorso formativo. Una delle grandi novità dell'edizione 2012 sotto questo aspetto sono i cosiddetti keynotes speech , momenti di approfondimento che si svolgeranno in quattro sale dedicate e coinvolgeranno circa 50 esperti e testimonial nazionali e internazionali, esponenti della politica nazionale, dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt; centrale e locale, del mondo accademico e dell'innovazione, dei governi europei e mondiali più avanzati. Gli organizzatori hanno deciso di chiamare questi protagonisti della manifestazione "Maestri dell'Innovazione". L'obiettivo della loro presenza è portare a Roma la loro visione dell' open government e raccontarla, in un incontro della durata di circa mezz'ora, ai presenti. Al termine dell'esposizione un ulteriore quarto d'ora sarà dedicato all'interazione con il pubblico presente in sala ma anche con chi ha seguito la conferenza in streaming e potrà porre le proprie domande al relatore via Facebook o Twitter. Di particolare importanza i keynotes internazionali, per i quali è prevista la traduzione in simultanea. I "Maestri dell'Innovazione" internazionali saranno Tom Steinberg, fondatore e direttore di MySociety, Simon Schneider, general manager di Emea-InnoCentive, Steve Ressler, fondatore e presidente di Govloop e Alberto Ortiz de Zarate, direttore dei servizi al cittadino del governo basco. Confermati invece altri appuntamenti di successo con la formazione, come i Master Diffusi e le Officine &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; mentre le giornate di approfondimento avranno i seguenti temi: Sicurezza dei sistemi e infrastrutture critiche (mercoledì), smart community (giovedì), innovazione sociale made in Italy (venerdì), il cloud computing per la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; (sabato). Uno spazio particolare sarà dedicato al "diritto alla sicurezza" con TechFor, sezione specializzata di Forum &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; giunta alla quinta edizione, che quest'anno ospiterà tutte le Forze dell'Ordine, civili e militari. Come da tradizione, tutte le relazioni, i casi e le esperienze che verranno presentate a Forum &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; confluiranno in SaperiPA, l'enciclopedia online dell'innovazione nella &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; e nei sistemi territoriali che attualmente mette a disposizione oltre 5.000 voci.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Il Forum ha deciso di puntare su un tema guida forte dal titolo "Agenda Digitale , Semplificazione e Sviluppo nell'Open Government"&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica - Affari Finanza (Luca Palmieri)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Da Bologna a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; le città scoprono il bello di essere smart</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154776852</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica - Affari Finanza&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Titti Lo Papa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									RAPPORTO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									UNA GIORNATA DI STUDIO DEDICATA ALL'IMPEGNO DELLE AMMINISTRAZIONI SUL FRONTE DELL'INTERCONNESSIONE IL PRESIDENTE DI FORUM PA: "LE &lt;span class='chapterhl'&gt;SMART CITY&lt;/span&gt; RAPPRESENTANO UN'OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO ECONOMICO E PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA" DAL GOVERNO 900 MILIONI
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Roma L'impegno delle amministrazioni per le &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt; e le smart community" è il titolo della giornata di studio e di approfondimento, in programma il 17 maggio alla Nuova Fiera di Roma, che Forum PA dedica alle città intelligenti, in collaborazione con Asset Camera-Camera di Commercio di Roma. «Le &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt; - spiega Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum PA - sono città in cui gli investimenti in capitale umano, sociale e in &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; producono uno sviluppo economico sostenibile, migliorando al contempo la qualità della vita degli abitanti. La &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt; è quindi uno spazio urbano, diretto da una politica lungimirante, che gestisce al meglio le risorse naturali, attraverso una governance partecipativa e una strategia coerente nell'uso delle &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; più avanzate. Una città che comunica con i cittadini attraverso i loro differenti linguaggi, che li accoglie attraverso una rete capillare di servizi e che si apre al loro sguardo in modo trasparente. In Italia le &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt; sono soprattutto un'opportun i t à s i a d i s v i l u p p o economico sia di incremento nella qualità della vita dei cittadini. Esperienze interessanti si cominciano a vedere: Genova, &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, Bologna, Firenze, la stessa Napoli e poi molte città medie stanno lavorando in questa direzione». L'Unione Europea ha sottolineato la centralità delle città nello sviluppo dell'Agenda Digitale stanziando più di 10 miliardi di euro nel decennio 2010-2020 nel solo SetPlan dedicato alla riduzione delle emissioni di CO2. Il Governo Monti ha presentato a febbraio i primi bandi per 200 milioni dedicati alle Regioni obiettivo Convergenza, annunciando un nuovo programma di ulteriori 700 milioni. Sul mercato italiano si stimano investimenti in aumento da 1200 milioni di euro nel 2013 fino a 1800 milioni nel 2015. Abi Research prevede una spesa nel settore di 116 miliardi di dollari a livello mondiale. La crisi, a maggior ragione, chiama soluzioni smartness . «Una città smart è una città interconnessa - aggiunge il Presidente di Forum PA - che ha una gestione della conoscenza integrata e che quindi può governare fenomeni complessi ottenendo anche grandi risparmi: pensiamo ad esempio alla gestione dei tributi e alla lotta all'evasione e alla elusione, dove le città migliori, che dispongono di sistemi informativi basati su dati georeferenziati, hanno tassi di recupero dei tributi tripli o quadrupli rispetto ai comuni meno informatizzati. Pensiamo, cambiando argomento, ai risparmi energetici (pari almeno al 20% dei consumi) che si possono ottenere da un'edilizia sostenibile o ai risparmi ancora più alti che può portare un'illuminazione pubblica a Led». Ecco perché Forum PA raddoppia. Dal 29 al 31 ottobre, Bologna ospiterà lo &lt;span class='chapterhl'&gt;Smart City&lt;/span&gt; Exhibition, una nuova manifestazione che nasce dalla collaborazione con BolognaFiere. «&lt;span class='chapterhl'&gt;Smart City&lt;/span&gt; Exhibition - conclude Carlo Mochi Sismondi - si propone come il forum italiano ed europeo in cui confluiscono gli studiosi più autorevoli, gli ideatori più innovativi e le realtà più avanzate del vivere urbano e delle comunicazioni. &lt;span class='chapterhl'&gt;Smart City&lt;/span&gt; Exhibition riprende l'esperienza nella comunicazione della Pubblica Amministrazione di Compa ed è dedicata alle città e agli straordinari sviluppi che oggi la &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; consente per aumentarne l'intelligenza e la ricchezza dei flussi informativi. In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, &lt;span class='chapterhl'&gt;Smart City&lt;/span&gt; Exhibition è anche una scommessa che punta sulla vitalità del tessuto produttivo territoriale e sul coraggio delle amministrazioni locali che sono il luogo della democrazia e quindi il luogo della politica».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Qui a sinistra Carlo Mochi Sismondi , presidente di Forum PA&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica - Affari Finanza (Titti Lo Papa)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Una scommessa sui nuovi mercati l'economia digitale salverà il lavoro</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154776855</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica - Affari Finanza&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Stefano Carli&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									rapporti festival dell'economia
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									LA VELOCITÀ NON È TUTTO SI MOLTIPLICANO LE START UP MA SPESSO SI PAGANO ALTI COSTI SUL FRONTE DELLA SICUREZZA E DELLE GARANZIE. E LE PICCOLE AZIENDE PER CREARE OCCUPAZIONE HANNO BISOGNO DI ESPLORARE STRADE SEMPRE DIVERSE
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Roma L'economia digitale rende tutto più veloce. Le &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazioni&lt;/span&gt; si susseguono in tempi sempre più rapidi, taglia il "time to market" dei nuovi prodotti ma anche il loro ciclo di vita; è più rapida nell'allocare le risorse dove saranno più produttive e efficienti ma è anche più svelta nel sottrarle al primo segnale di crisi. Dove però l'impatto va ancora studiato a fondo è in un settore importantissimo come l'occupazione. L'impressione è però che qui la velocità digitale perda qualche punto. Perché la e-economy, rendendo tutto più liquido, sta liquefacendo anche il lavoro. Ma potrebbe anche essere solo l'effetto di questa lunga transizione in cui è la crisi a bruciare occupazione e non si può chiedere alla nuova economia di fare quello che non può. Le aziende giovani e innovative sono il motore delle crescita perché battono strade nuove, aprono nuovi mercati, suscitano nuova domanda. Ma partono proprio perché sono piccole e non potrebbe essere diversamente. Microsoft, Google, Facebook: tre campioni dell'economia digitale che corrispondono a tre fasi di sviluppo. Il digitale prima di Internet, il boom di Internet e Internet 2.0. A mettere in fila nello stesso ordine i loro dipendenti si ottiene un'immagine impressionante: Microsoft 90 mila, Google 31 mila, Facebook 3 mila. Le piccole start up insomma non creeranno mai occupazione finché restano tali. Quelle che diventeranno grandi invece sì. Ma ci vuole tempo. E nel frattempo? Il nodo del problema è qui. Secondo un dato reso noto dal Dag, il Digital Advisory Group, un gruppo di imprenditori e manager impegnati nella promozione dell'economia digitale in Italia, il nostro Paese, a confronto con la Francia, ha perso 700 mila posti di lavoro per il mancato sviluppo della Internet economy. Vuol dire che un'economia dinamica è un'economia in cui si lavora di più in tutti i settori, anche in quelli più tradizionali. Per esempio, in Valdarno si è sviluppato in pochi anni un distretto della &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; per il &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt;. Una decina di imprese si sono organizzate in rete attorno ad una capofila, la multinazionale Power One, hanno anche un nome, Consorzio Terranova. Tutto assieme il distretto ha il 50% del mercato italiano e ben il 15% di quello mondiale del settore. Gli addetti diretti erano 650 nel 2009, sono ora 1.500. Saranno 2.000 nel 2015. Ma se l'economia di un territorio gira le ricadute arrivano ovunque. E di casi simili in Italia ce ne sono molti. Ma sono tutti così. I nuovi posti di lavoro non arrivano più con i grandi investimenti delle grandi multinazionali. E forse, a guardare indietro e a fare bene i conti, non sono quasi mai arrivati così. E' per questo che il fenomeno delle assunzioni nelle piccole imprese va seguito con attenzione, sostenuto, guidato. Ma non bisogna annettervi aspettative oltre la reale possibilità. Secondo i dati elaborati da Fondazione Impresa dei 463mila giovani (1534 anni) che hanno trovato un'occupazione nel corso dell'ultimo anno il 59,2% hanno trovato lavoro in imprese fino a 15 addetti. I nuovi giovani assunti dalle piccole imprese (fino a 15 addetti) si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno (122 mila) e nel Nord d'Italia (100 mila). Le micro imprese (meno di 10 addetti) hanno assunto quasi la metà del totale dei nuovi giovani assunti (il 47,1%). La grande impresa (sopra i 50 addetti) ne ha assorbiti 19,2% dei giovani che ha trovato lavoro nell'ultimo anno si è inserito in aziende a più grande dimensione (da 50 addetti in su) e nel caso delle grandi imprese (250 addetti e più) appena il 5,5%. In più le piccole assumono giovani in misura doppia rispetto alle altre. E anche una quota maggiore di donne. «Sono le nuove imprese a creare lavoro, mentre le vecchie lo distruggono», è la tesi di John Haltiwanger, professore di Economia all'University of Maryland, che al Festival dell'economia di Trento affronterà proprio questo tema. Ma tutto cambia, ed è questo lo scotto: i posti nelle piccole imprese sono meno sicuri, più liquidi. Anche se non liquidi come quelli delle start up digitali, che riescono spesso a muovere i primi passi proprio grazie a un lavoro fortemente disintermediato: spesso non solo dai contratti ma anche dalle regole. «Oggi i programmatori non si cercano più in Italia - spiega Marco Camisani Calzolari, docente di Comunicazione Aziendale e Linguaggi Digitali alla Iulm di Milano - specie quando un collaboratore può essere "remotato" lo si cerca in tutto il mondo, tramite siti specializzati. E poi una start up è normale che si avvalga di risorse pagandole a ore, senza vincoli contrattuali. Orami anche il concetto di free-lance è superato nel mondo Internet». E' in questo brodo primordiale dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; diffusa, di giovani che lavorano da casa o da qualunque altro luogo in qualunque parte del mondo, che in questa fase la rivoluzione Internet si sta alimentando. E questo ci sarà sempre: è insito nell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; stessa perché non si sa prima ciò che funzionerà. Quello che serve è, però, gestire il ricambio generazionale anche qui. I giovani di oggi crescono e ne arrivano altri. E questa deve essere la grande bottega digitale globale degli apprendisti. Poi se ne deve uscire. Perché non si consolidano solo le aziende ma anche le persone. Il vero problema è gestire questa fase di transizione, facendo in modo che sia la meno lunga e la meno traumatica possibile per quanti hanno la ventura di doverla attraversare. Come dice Tito Boeri, responsabile scientifico del Festival dell'Economia «gli eventi negativi lasciano spesso tracce persistenti nei comportamenti degli individui, ne pregiudicano carriere, i tempi con cui costruiscono una famiglia, li espongono a futuri rischi di disoccupazione, possono avere effetti anche a molti anni di distanza sulla loro salute». E anche questo è un costo sociale.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: John Haltiwanger (1) docente professore di Economia all'University of Maryland parlerà della creazione di nuovi posti di lavoro al Festival dell'Economia Tito Boeri (2) responsabile scientifico del Festival dell'Economia&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: "Cicli di vita e rapporti tra generazioni" è il tema della settima edizione del Festival dell'Economia che si terrà a Trento dal 31 maggio al 3 giugno.&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica - Affari Finanza (Stefano Carli)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>ArchLeaks spalanca le porte degli studi di &lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154776920</link><description>&lt;u&gt;ItaliaOggi Sette&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;GABRIELE VENTURA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									INIZIATIVA ON LINE IN ITALIA, INGHILTERRA E SPAGNA
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Un forum fa tremare i big della professione. Stagisti e collaboratori raccontano il «dietro le quinte»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							È il Wikileaks degli studi di &lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt;. Un sito internet dove stagisti e collaboratori che si sentono sfruttati e malpagati hanno la possibilità di sfogarsi e raccontare, in modo anonimo, le proprie esperienze vissute in studio. Compromettendone, a suon di commenti negativi, reputazione e credibilità. Non per nulla si chiama ArchLeaks, ed è un forum che è diventato l'incubo di architetti famosi o emergenti della piazza milanese, e che potrebbe diventare uno tsunami se allargato ad altre realtà professionali come studi legali, di commercialisti, di &lt;span class='chapterhl'&gt;ingegneria&lt;/span&gt; e via dicendo. Nel calderone non manca nessuno: da Renzo Piano a Fuksas, Antonio Citterio e Patricia Viel and partner, da Cls architetti a Peia associati, da Metrogramma ad Archea. In tutto più di 100 studi milanesi messi alla berlina. Già, perché lo scopo del forum, creato da un architetto trentenne, Sedat Bayrak (che insieme al collega Mertcan Mermerkaya ha dato vita alla piattaforma che ha sede a Instanbul e collegamenti in Italia, Inghilterra e Spagna) non è quello di denigrare i titolari degli studi, ma semplicemente di sviluppare un dibattito che possa anche servire ai neoarchitetti per sapere dove inviare il cv, cosa aspettarsi al colloquio e così via. Il problema è che, vista la situazione attuale del mondo dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt; dove, secondo gli ultimi dati Almalurea, su 150 mila architetti, nel primo anno di attività, il 15% lavora senza contratto, ecco che la miccia si innesca da sola. Una miccia che pare abbia portato un titolare di uno studio a rivolgersi a un avvocato per far chiudere il sito, altri soci ad aggiungere commenti positivi per rialzare la reputazione dello studio. Ma soprattutto ha evidenziato come l'Ordine degli architetti, luogo deputato a ricevere denunce e vigilare sugli iscritti, venga sistematicamente bypassato. Il sito funziona così: chi vuole crea una cartella mettendo il nome dello studio. All'interno vengono pubblicati i commenti e le esperienze in forma anonima, poi chiunque può cliccare su «agree» o «disagree» per esprimere la propria valutazione sul commento. Si parla di tutto: dal «colloquio più bizzarro della mia vita, dove mi è stato chiaramente spiegato che, se voglio fare &lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt; e non edilizia, devo accontentarmi di guadagnare una miseria (lorda) perché...funziona così anche dopo anni dalla laurea e dal titolo abilitativo». Allo studio dove «non hanno lavoro, partecipano ad un sacco di concorsi che non vincono mai ed è risaputo che non hanno mai pagato uno stagista. Sfruttamento assicurato!». A quello con «poca &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;, progetti copiati (male) dalle riviste, licenze dei programmi non pagate, orari assurdi, richieste fuori dal comune e fuori dalle professionalità di un architetto, tutte le decisioni sono completamente aleatorie e imprevedibili». Insomma, un mare magnum dove in pochi si salvano. E la sensazione, visto che il sito ha solo due mesi di vita, è che siamo solo all'inizio.</description><author>ItaliaOggi Sette (GABRIELE VENTURA)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Erasmus, all'estero 2,5 mln di studenti</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154777084</link><description>&lt;u&gt;ItaliaOggi Sette&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;TANCREDI SEQUI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									I risultati di 25 anni di attività
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Il programma Erasmus non conosce crisi e festeggia i 25 anni di attività con un record assoluto. Nel 20102011, più di 231 mila studenti di tutta Europa hanno preso la via dell'estero ricevendo borse di studio per andare a trascorrere un periodo di formazione all'interno di un'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; o in un'azienda straniera. Un vero e proprio boom di domande, che rappresenta un aumento dell'8,5% rispetto soltanto al precedente anno accademico. «Da quando ha preso il via, nel 1987, il programma ha offerto a più di 2,5 milioni di studenti europei l'opportunità di andare all'estero per studiare presso un'istituzione di istruzione superiore o per un collocamento lavorativo in impresa», hanno spiegato dalla Commissione europea che mira adesso a tagliare il traguardo dei 3 milioni di studenti Erasmus entro il 2012-13, forte di un budget di 460 milioni di euro. Tra le destinazioni più popolari tra gli studenti si è imposta la Spagna. Mentre il Lussemburgo ha inviato all'estero il maggior numero di studenti in proporzione alla popolazione studentesca nazionale. In Italia, fra le &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; di maggiori richiamo per gli studenti stranieri ci sono quelle di Bologna, Roma e Firenze seguite dal &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico di Milano&lt;/span&gt;, l'ateneo padovano e quello di Torino. Sul numero complessivo di studenti che hanno fruito di un sostegno nel 2010-11, circa 190 mila hanno scelto di trascorrere &amp;#64257; no a 12 mesi del loro programma di laurea all'estero in uno dei 32 paesi che partecipano a Erasmus (i 27 Stati membri, la Croazia, l'Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia e la Turchia. Oltre alla Svizzera, diventato quest'anno il 33° paese membro di Erasmus). Al di là dei motivi di studio, sempre maggiore interesse hanno ricevuto i collocamenti lavorativi in imprese estere, offerti dal programma a partire dal 2007. Lo scorso anno accademico, infatti, uno studente Erasmus su sei (pari a un totale di circa 41 mila studenti), ha scelto questa opzione, con una crescita del 15% rispetto all'anno precedente.</description><author>ItaliaOggi Sette (TANCREDI SEQUI)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>Chi spende meno spende meglio</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778109</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									NON SOLO RISPARMI
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Giorgio Santilli&lt;br /&gt; La spending review che il Governo ha avviato due settimane fa si concentrerà, in prima battuta, su un drastico taglio degli appalti di forniture e servizi. L'applicazione del «metodo Consip», con procedure di gare online e accentrate a livello nazionale, consentirà di usufruire dei risparmi dati dalla grande scala in tempi relativamente rapidi. Il decreto legge del Governo apre però uno spiraglio anche sul mondo dei lavori pubblici, che pure - per quanto più complesso - deve dare un consistente contributo a una maggiore efficienza della spesa pubblica. Il Governo dice di non voler ridurre il totale della spesa per investimenti, ma con una maggiore efficienza si possono fare più opere con le stesse risorse. Tant'è che la norma sulla licitazione privata contenuta nell'articolo 12, là dove prevede una procedura di trasparenza maggiore con l'apertura della busta relativa alle offerte tecniche «in seduta pubblica», si applica all'intero sistema degli appalti, lavori compresi.&lt;br /&gt; Si tratta dell'ennesima modifica al codice degli appalti e al suo regolamento generale. Nell'ultimo anno, dal «decreto sviluppo» di Tremonti a oggi, sono stati modificati ben 70 articoli del codice dei contratti pubblici e in questo lavoro non è facile trovare una direzione di marcia unitaria. Si cerca di coinvolgere i capitali privati nella realizzazione delle infrastrutture, ma è ancora un tentativo incompleto. Si punta a ridurre i costi: questo finora è riuscito per alcune grandi opere (Torino-Lione e autostrada Grosseto-Civitavecchia), ma quando si è tentato di tradurre in regole generali questo obiettivo è stato un disastro. Si pensi al tetto alle varianti e all'azzeramento delle riserve volute proprio da Tremonti: camicie di forza che hanno creato difficoltà aggiuntive serie.&lt;br /&gt; La spending review è oggi l'occasione per riproporre il tema della riduzione dei costi delle opere che già fu centrale negli anni 90. A quei tempi la direttiva Ue, che imponeva obblighi di trasparenza sconosciuti in Italia, la rivoluzione della legge Merloni (gare per tutti senza più eccezioni in un sistema dominato dalla trattativa privata) e l'introduzione delle prime forme sperimentali di aste elettroniche (con il precursore Bravobuilding) avevano imposto una grande attenzione al tema dei costi e avevano posto le basi per un effettivo abbassamento dei prezzi degli appalti.&lt;br /&gt; Poi, però, tutto si tradusse nei patologici ribassi anomali che alterano la sana concorrenza e bloccano i cantieri: il tema fu accantonato, anche se a ricordarlo c'erano sempre i costi anomali dell'Alta velocità, assegnata all'inizio degli anni 90 senza gara.&lt;br /&gt; Ora la spending review può riproporre il tema sotto una luce corretta. È diffuso il dubbio che le procedure di gara non siano il massimo di correttezza e trasparenza. Le relazioni della Corte dei conti, presieduta da quel Luigi Giampaolino che fu uno dei padri della rivoluzione della trasparenza della Merloni, non danno tregua sulla vasta presenza di corruzione nel sistema degli appalti.&lt;br /&gt; La modernizzazione può essere garantita da tecnologia e riorganizzazione. La spending review può estendere l'area della trasparenza con il sistema delle aste elettroniche, neutre e implacabili nella definizione del miglior prezzo. D'altra parte la standardizzazione dei processi produttivi e di acquisto dei materiali garantisce efficienza e trasparenza. Grandi imprese come Pizzarotti e Astaldi usano le aste online da anni per i loro sistemi di subfornitura e subappalto.&lt;br /&gt; Dal «metodo Consip» si può dedurre anche la soluzione a un secondo aspetto critico del sistema degli appalti: l'eccessiva frammentazione delle oltre 12mila stazioni appaltanti. Nessun sistema potrà mai essere efficiente in questo modo, quando anche Comuni di poche anime possono continuare ad appaltare la manutenzione delle proprie strade (o magari il servizio idrico). Tutte le vie percorse in passato - provincializzazione o regionalizzazione degli uffici appaltanti, consorzi sovracomunali - sono state locali, sperimentali o perseguite con eccessiva timidezza. Oggi bisogna intraprendere questa strada con coerenza e determinazione: una di quelle riforme che è nelle corde del "governo tecnico" contro le resistenze di una politica restia a sostenere un disegno di efficienza.&lt;br /&gt; Giorgio Santilli&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Lo Stato prepara la cura dimagrante per sedi e uffici</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778119</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Spending review LA RIORGANIZZAZIONE DELLA &lt;span class='chapterhl'&gt;PA&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									&lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt; più snella dalle Forze armate agli enti locali OLTRE GLI SPRECHI Già avviata la «fase 2» che consentirà di ottenere risparmi rilevanti grazie al ripensamento organizzativo delle strutture
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Antonello Cherchi &lt;br /&gt; Il nuovo volto della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;. È quello che uscirà dall'operazione di revisione della spesa, su cui in settimana il commissario Enrico Bondi farà un primo resoconto al presidente del Consiglio, Mario Monti, e al comitato interministeriale che ha il compito di coordinare la spending review. L'obiettivo è arrivare, entro fine anno, a ridurre i costi della burocrazia di 4,2 miliardi, impegno che nel medio-lungo periodo si tradurrà anche in un profondo riassetto delle strutture. &lt;br /&gt; Riorganizzazione che, tra misure in corso e annunciate, si può già delineare. A cominciare dalle amministrazioni più direttamente coinvolte dal taglio dei costi. Le Forze armate, per esempio, finiranno per avere un volto molto diverso. Le linee guida sono accennate nel disegno di legge delega presentato dal ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, provvedimento ora all'esame del Senato.&lt;br /&gt; Uno degli interventi annunciati riguarda proprio l'assetto strutturale, con una ridimensionamento in sei anni di almeno il 30% delle componenti logistiche, operative e formative di tutte le Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri. Di Paola ha avuto modo di chiarire, nel corso delle audizioni in Parlamento, che tale obiettivo si può conseguire attraverso «la riduzione delle strutture centrali e periferiche e l'accorpamento delle varie filiere che oggi sono separate e distribuite sul territorio (la filiera formativa, la filiera operativa, la filiera addestrativa e quella territoriale)». Intervento a cui si accompagna la riduzione sia del personale militare, che entro il 2024 dovrà scendere a 150mila unità (dalle 183mila attuali) sia di quello civile, che nello stesso arco di tempo dovrà passare dagli attuali 30mila a 20mila addetti.&lt;br /&gt; Una sensibile riorganizzazione toccherà pure all'&lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt; della giustizia, operazione già in corso in virtù della delega conferita al Governo dalla legge 148/2011. I versanti interessati dal riassetto sono due: quello dei giudici di pace, il cui taglio è già a uno stadio avanzato, perché il decreto è all'esame del Parlamento, e l'altro delle circoscrizioni giudiziarie, la cui rivisitazione è ancora in fieri ma che il Guardasigilli Paola Severino ha intenzione di presentare in tempi brevi (si veda anche l'articolo sotto).&lt;br /&gt; Restando agli interventi in cantiere, anche nella scuola e nella sanità la ricerca dei costi superflui finirà per ridisegnare la fisionomia dei due settori. Nell'istruzione l'obiettivo è rivedere la geografia degli istituti, agendo su quelle scuole con meno di 500 studenti. L'accorpamento dei plessi dovrebbe tagliare circa 2mila posti di dirigente scolastico e contribuire a raggiungere il traguardo, a partire dal prossimo anno, di una riduzione del 10% dei costi di gestione degli immobili. Il nuovo assetto delle scuole dovrebbe essere pronto per settembre, ma il condizionale è d'obbligo, perché non tutte le regioni hanno messo mano alla riorganizzazione dei piccoli istituti.&lt;br /&gt; Altrettanto dicasi per il taglio dei piccoli ospedali, misura non da ora invocata per ridurre i costi della sanità. Anche qui la situazione è variegata, con regioni che da tempo, per ripianare il deficit sanitario, hanno provveduto a cancellare o riconvertire la rete ospedaliera e altre che, invece, ancora non si sono mosse. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha tuttavia rilanciato l'intervento sui piccoli ospedali come uno degli obiettivi da inserire nella revisione della spesa per la salute, dando pure la tempistica per portarlo a termine: ottobre 2013.&lt;br /&gt; Si prepara a cambiare profondamente anche la fisionomia delle prefetture, che saranno interessate da un'opera di riduzione e accorpamento, così da passare dal modello attuale di un ufficio in ogni capoluogo di provincia a un sistema che consenta di servire bacini di utenza di almeno 350mila abitanti. Il risparmio atteso è superiore a cento milioni di euro.&lt;br /&gt; Nuovo identikit anche per altri organismi locali: province, comuni e municipalizzate. Nel primo caso, accantonata l'ipotesi di una cancellazione radicale, si è scelta la strada del riassetto, con organismi più snelli - da eleggere con regole completamente nuove, che garantiranno un risparmio complessivo di circa 320 milioni - e che saranno funzionali esclusivamente all'attività dei municipi. La manovra sui comuni interesserà quelli di piccole dimensioni, al di sotto dei mille abitanti, che dovranno unirsi così da esercitare le funzioni amministrative e i servizi pubblici in forma associata. E anche per le public utilities l'organizzazione futura potrà essere diversa, a cominciare dall'invito rivolto dalla manovra di Ferragosto (Dl 138/2011) agli enti locali di privatizzare i servizi in cambio delle risorse del fondo infrastrutture.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;I progetti in lista d'attesa&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gli interventi già avviati o solo annunciati per la riorganizzazione della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; centrale e periferica&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;CASERME &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il riordino dell'assetto della Difesa ha già le proprie linee guida che sono contenute nel disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri il 6 aprile e ora all'esame del Senato. Sono previsti interventi di soppressione e accorpamento delle strutture operative, logistiche e formative di tutte le Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri. L'obiettivo è conseguire in sei anni una contrazione degli assetti organizzativi non inferiore al 30 per cento&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;COMUNI &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I piccoli Comuni, con popolazione inferiore ai mille abitanti, devono fare gruppo e unirsi con gli altri mini-municipi del territorio così da raggiungere almeno i 5mila abitanti (3mila nei Comuni che appartengono o siano appartenuti a comunità montane). Questo consentirà di esercitare in forma associata tutte le funzioni amministrative e tutti i servizi pubblici. &lt;br /&gt; Lo ha previsto la manovra di Ferragosto (decreto &lt;br /&gt; legge 138/2011)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;GIUDICI DI PACE &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Accorpamento degli uffici dei giudici di pace, che ora sono 846, in modo da lasciarne attivi solo 172, ovvero quelli&lt;br /&gt; che servono un bacino di utenza di almeno 100mila abitanti. In questo modo si recuperano 1.944 giudici di pace e 2.104 unità di personale amministrativo. La manovra, prevista dalla delega conferita al Governo dalla legge 148/2011, è già in fase avanzata, perché il decreto attuativo che la prevede è attualmente all'esame delle commissioni parlamentari&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;MUNICIPALIZZATE &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Enti territoriali fuori dalle municipalizzate. L'incentivo a dismettere quote detenute dai Comuni e dagli organismi locali è contenuto nella manovra di Ferragosto (Dl 138/2011) che ha messo sul piatto 500 milioni del fondo infrastrutture (250 per il 2013 e 250 per il 2014) per le amministrazioni che prendono la strada della privatizzazione dei servizi, esclusi quelli idrici. A invocare più trasparenza, maggiore concorrenza e riduzione dei costi sono anche altre norme contenute nella stessa manovra di Ferragosto e in quelle successive&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;OSPEDALI &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Chiusura dei piccoli ospedali: la ricetta gira da anni per contenere i costi galoppanti della sanità, finiti di recente anche nel mirino del supervisore della spending review, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. L'idea è stata rilanciata dall'attuale ministro della Sanità, Renato Balduzzi, il quale ha parlato di chiusura o riconversione dei piccoli ospedali da attuare entro fine ottobre 2013. Operazione che può guardare a quanto già fatto in tal senso dalle Regioni impegnate nel piano di rientro dai disavanzi sanitari&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;PREFETTURE &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La proposta è di accorpare le prefetture, facendo in modo che un unico ufficio serva anche più province con un bacino di almeno 350mila abitanti. Si è, infatti, constatato che oggi la prefettura svolge servizi analoghi sia che si tratti di Isernia, con i suoi 90mila abitanti, sia che ci si trovi a Roma, dove i cittadini sono 4,3 milioni. Inoltre, la spesa media di funzionamento delle prefetture (che è di 9,77 euro per abitante) è al minimo a Milano (5,93 euro) e al massimo in Molise (29,35 euro). L'operazione di fusione consentirebbe di risparmiare tra i 102 e i 123,9 milioni&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;PROVINCE &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le Province, almeno stando a quanto previsto dal decreto legge salva-Italia (Dl 201/2011), avranno solo funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni, ai quali saranno trasferite le attuali competenze delle amministrazioni provinciali. Il consiglio provinciale sarà ridimensionato ed eletto secondo nuove regole, che dovrebbero garantire un risparmio di 120 milioni di euro per lo Stato e 199 per le Province. La novità si applicherà dal 2013 a cominciare dalle Province che terminano il mandato&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;SCUOLE &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Circa 2mila scuole hanno meno di 500 studenti: fatto che determina, a parità di qualità del servizio, una spesa amministrativa più elevata. Parte da queste considerazioni - contenute nell'ultimo documento Giarda sulla spending review - la riorganizzazione dei plessi scolastici, operazione che è già in corso e deve essere completata. Manovra che consentirà, tra l'altro, di intervenire sui costi di gestione degli immobili, voce di spesa per la quale è stata preventivata una riduzione del 10% già nel 2013&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;TRIBUNALI &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dovrebbero scomparire 37 tribunali e 160 sezioni distaccate. Il taglio degli uffici giudiziari prende sempre spunto dalla delega al Governo contenuta nella legge 148/2011, quella stessa che ha originato la riduzione delle sedi dei giudici di pace. Per i tribunali, però, la potatura&lt;br /&gt; è per ora solo affidata a una relazione presentata al ministro della Giustizia, Paola Severino, il mese scorso da un gruppo di lavoro. Nella relazione non si fanno i nomi degli uffici che dovrebbero uscire di scena&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Con le reti d'impresa si fa sviluppo</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778137</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									RICETTE PER LA CRESCITA
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Dalle semplificazioni al fisco: cinque mosse per il rilancio del Paese
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Aldo Bonomi&lt;br /&gt; Siamo partiti piano, a voce bassa, ma determinati e sicuri della validità della strada che stavamo percorrendo. E ora, passo dopo passo, questa voce è diventata un suono potente che sta conquistando spazi sempre più ampi. Un &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; industriale partito in sordina, che oggi sta già coinvolgendo migliaia di imprese.&lt;br /&gt; Con l'introduzione, nel nostro ordinamento, del nuovo "contratto di rete" si è offerta alle imprese la possibilità di conseguire contemporaneamente tre importanti obiettivi: avviare collaborazioni su programmi condivisi, monitorabili e verificabili; consentire agli altri attori economici e alla pubblica amministrazione di conoscere e valutare queste iniziative; mantenere l'autonomia imprenditoriale - elemento culturalmente ancora fondamentale per molte piccole e medie imprese - in quanto il contratto di rete non crea un nuovo soggetto giuridico, con tutte le complicazioni e gli oneri burocratici che ne deriverebbero. Una formula che si è rivelata vincente e sta riscontrando l'interesse di molti imprenditori. A oggi sono infatti 327 i contratti sottoscritti e oltre 2mila le imprese che stanno lavorando con il nuovo strumento. Primi risultati significativi raggiunti grazie all'Italia del fare, a una visione di sistema che si muove nell'interesse del Paese che lavora. Ma non basta. Adesso serve un colpo di reni.&lt;br /&gt; Innanzitutto, da parte del sistema imprenditoriale, che deve cogliere questa opportunità in modo sempre più consistente. Poi, da parte del Governo, che deve credere con ancora maggiore forza in questo strumento innovativo per ridare fiato alla nostra economia.&lt;br /&gt; La soluzione è in cinque mosse. E sono tutte a costo zero.&lt;br /&gt; Semplificazioni amministrative&lt;br /&gt; Dare attuazione a quanto già previsto dalla legge che ha istituito i contratti di rete in materia di semplificazioni amministrative. Una prima occasione pratica è rappresentata dalla nuova disciplina sugli "accordi di semplificazione", che potrebbero essere a pieno titolo sottoscritti dai contratti di rete per ottenere immediati vantaggi per le imprese, per esempio per l'avvio di nuove attività, nel campo urbanistico, nell'impiego dei macchinari, nella rendicontazione degli incentivi e per i sistemi di certificazione.&lt;br /&gt; Su questi profili è già attivo un confronto con il ministero della Funzione pubblica e con le Regioni che ci auguriamo possa portare a risultati in tempi rapidi.&lt;br /&gt; Statuto delle imprese&lt;br /&gt; Dare attuazione a quanto previsto dal recente Statuto delle imprese che ha recepito in Italia lo Small &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; act, che include le reti di impresa tra i soggetti che partecipano alle gare d'appalto. Anche qui sono già in corso contatti con l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici per i necessari chiarimenti di tipo operativo, che consentano alle imprese aderenti ai contratti di rete l'effettiva partecipazione alle gare.&lt;br /&gt; Politiche attive per il lavoro&lt;br /&gt; Adottare misure che promuovano l'occupazione sfruttando la grande opportunità rappresentata dalle reti. Come Confindustria abbiamo elaborato un pacchetto di proposte che abbiamo denominato "Win-Work in network" attraverso le quali il contratto di rete potrebbe trasformarsi in uno strumento di politica attiva per il lavoro, consentendo l'ottimale impiego di risorse umane tra le aziende della rete.&lt;br /&gt; Sgravi fiscali&lt;br /&gt; Implementare le risorse previste per la misura fiscale di accompagnamento dei contratti di rete. Gli iniziali 48 milioni di euro stanziati nel 2010 appaiono oggi del tutto insufficienti, dato il grande incremento di contratti di rete stipulati in Italia, e andrebbero portati a 100 milioni, alzando il tetto di sgravio previsto per le imprese dall'attuale milione di euro a 2 milioni nel caso di progetti di internazionalizzazione.&lt;br /&gt; È una misura a costo zero, perché si tratta di una sospensione di imposta attraverso la quale si spingono le imprese a effettuare nuovi investimenti che daranno ricadute positive sui conti dell'erario.&lt;br /&gt; Portare i contratti di rete nella Ue&lt;br /&gt; Portare il contratto di rete in Europa per permettere lo sviluppo di collaborazioni imprenditoriali anche al di fuori del territorio nazionale. In particolare abbiamo attivato contatti con il Gabinetto Tajani per inserire le reti di impresa nella programmazione comunitaria 2014-2020 e accedere ai fondi strutturali, soprattutto in relazione ai finanziamenti per la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; e l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; Si tratta di cinque azioni sulle quali dobbiamo impegnarci tutti: istituzioni, imprese, banche. Rimboccandoci le maniche e remando insieme nella stessa direzione, possiamo dare al nostro Paese, alle nostre aziende, ai nostri lavoratori, ai nostri figli un &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; migliore. Un &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; di fiducia, crescita e benessere.&lt;br /&gt; Vicepresidente Confindustria e presidente RetImpresa&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Un riconoscimento al talento delle idee per giovani start up</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778156</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
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									&lt;span class='chapterhl'&gt;Innovazione&lt;/span&gt;/2. Iniziativa Unicredit-Confindustria
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Chiara Bussi &lt;br /&gt; «Carissimo ministro, in un contesto italiano poco allettante per &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; e imprenditori noi possiamo testimoniare che ci può essere un &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; anche in questo Paese». Inizia così l'e-mail di Francesco Menegoni, ingegnere biomedico di 35 anni, inviata pochi giorni fa al responsabile dello Svilupppo economico, Corrado Passera. La start up da lui guidata, g&amp;life, che elabora programmi nutrizionali basati sul profilo genetico e sul gusto, lo scorso anno è stata tra i vincitori del concorso "Il Talento delle idee" indetto da Unicredit e dai Giovani imprenditori di Confindustria, che questa settimana entra nel vivo con le premiazioni a livello locale dell'edizione 2012.&lt;br /&gt; Si parte da Bologna mercoledì 16 maggio per i premi del Centro-Nord, poi il focus si sposta su Roma (23 maggio) per i riconoscimenti ai progetti innovativi del centro Italia, Napoli (1°giugno) per il Sud, Como (18 giugno) per la Lombardia, Catania (25 giugno) per la Sicilia, Padova (4 luglio) per il Nord-Est e infine &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; (11 luglio) per il Nord-Ovest. Quest'anno tra le 436 candidature ricevute il 42% dei progetti riguarda le &lt;span class='chapterhl'&gt;nuove tecnologie&lt;/span&gt; e circa la metà dei pretendenti è under 30. In palio, per i primi tre classificati, finanziamenti personalizzati, master/training, contatti con potenziali investitori e un programma di mentoring/tutorship di Unicredit.&lt;br /&gt; Per Stefano Cassani, ingegnere di 38 anni, la nascita di Plastic Sort a Imola ha segnato uno sbocco in tempi di crisi, con la creazione di una macchina per la separazione delle plastiche per consentirne il riciclo e risparmiare energia, che approderà sul mercato a settembre. «Il premio - dice - ci ha consentito di fare un salto significativo in termini di marketing e comunicazione». È salito sul podio anche Emanuele Angione, uno degli 8 soci fondatori di Win (Wireless integrated network), che sviluppa e distribuisce sistemi modulari basati su &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; brevettata per applicazioni di e-healthcare. «Il gioco di squadra e la complementarietà del nostro team ci hanno consentito di presentare un &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; valido. L'iniziativa ci ha aperto le porte alla crescita dimensionale, consentendoci di creare una solida partnership strategica con Unicredit». &lt;br /&gt; L'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;, sottolinea Gabriele Piccini, country chairman Italy di UniCredit, «è ormai una strada imprescindibile perché il nostro Paese possa intraprendere nuovi percorsi di crescita e rimanere competitivo sui mercati internazionali. Il Talento delle idee rappresenta un segnale tangibile dell'attenzione della nostra banca nei confronti della nuova imprenditoria e della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; applicata. Le start up che premieremo - prosegue - rappresentano infatti l'eccellenza del Made in Italy e devono costituire uno stimolo e un esempio per chi intende intraprendere iniziative imprenditoriali partendo da progetti innovativi. La centralità del tema e la serietà del nostro impegno sono testimoniati dal nostro piano UniCredit per l'Italia, che prevede per i prossimi 3 anni 12 miliardi di credito dedicati al supporto diretto all'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;».&lt;br /&gt; Gli fa eco Jacopo Morelli, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria: «Si tratta di un'iniziativa nella quale crediamo davvero molto - dice - perché convinti che senza valorizzazione del merito e del talento non possa esserci sviluppo». Secondo Morelli «i giovani dovrebbero poter contare su un Paese che "fa il tifo" per loro, su un contesto sociale e normativo che valorizzi le loro capacità. La nostra Italia - afferma -, così ricca di talenti da coltivare, sconta invece il debito dell'egoismo generazionale che per anni ha impedito a tante idee di valore di decollare. Troppo spesso un giovane che voglia intraprendere e investire si trova di fronte a un contesto che non premia la creatività e la volontà di rischiare. Progetti come il Talento delle idee vanno nella direzione giusta: vogliamo aiutare a trasformare le idee in imprese, creando valore e occupazione e dando vita a un circolo virtuoso capace di dare nuovo slancio alla nostra economia». &lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Italia al quarto posto per alleanze con l'estero</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778167</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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									Internazionalizzazione/2. Il bilancio 2011 di Een
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								&lt;br/&gt;
							
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									I MERCATI DI SBOCCO La Spagna è la meta privilegiata, seguita dalla Gran Bretagna Un'intesa su due riguarda progetti di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;
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								&lt;br/&gt;
							Chiara Bussi &lt;br /&gt; «Se l'internazionalizzazione è ormai la strada obbligata, per una piccola azienda che fa &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; come la nostra il gioco di squadra è essenziale per crescere e sviluppare &lt;span class='chapterhl'&gt;nuove tecnologie&lt;/span&gt;». Mariella Servida, direttore marketing nell'azienda di famiglia, la milanese Idropan Dell'Orto, dal 1969 attiva nel settore della depurazione dell'acqua, negli ultimi anni ha collezionato una partnership dopo l'altra. A fare da trampolino di lancio è stata Enterprise Europe Network, la rete della Commissione europea dedicata al sostegno delle Pmi per la competitività, l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; e il trasferimento &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt;. Dal 2008, quando è entrata nella galassia di Een, Idropan ha siglato un accordo con la spagnola Cyclus per ottenere i finanziamenti europei nell'ambito del VII programma Quadro di &lt;span class='chapterhl'&gt;Ricerca&lt;/span&gt;. Il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt;, che vede come capofila il Frauenhofer Institut tedesco e punta a creare energia dai prodotti caseari, partirà il prossimo 1° giugno. Un accordo tira l'altro, perché poi è arrivata l'intesa con l'Università di Riad, seguita dall'alleanza - - tecnologica e commerciale - con l'irlandese Rain Safe Water. Non solo. Un contatto B2B procurato dalla Rete ha permesso a Idropan di trovare un partner in Cina. La prossima tappa in via di definizione sarà la joint venture con una società coreana. &lt;br /&gt; Nel 2011 sono stati 171 gli accordi siglati dalle imprese italiane con partner stranieri con la mediazione di Een, che collocano il nostro Paese al quarto posto nella classifica europea dopo Spagna, Germania e Gran Bretagna. Quasi la metà delle intese (80) punta a unire le forze nella &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;, 58 sono accordi di tipo commerciale e 33 &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologici&lt;/span&gt;. Il Paese privilegiato per le alleanze è la Spagna, seguita da Gran Bretagna, Germania, Turchia, Francia e Albania. Mentre il bilancio dei tre mesi del 2012 fotografa uno scatto in avanti al terzo posto con 43 accordi, a pari merito con la Francia. «Il dato - sottolinea il presidente dell'Aster, il consorzio &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt; dell'Emilia Romagna e portavoce di Een - dimostra che in un momento di particolare difficoltà il supporto dellla Rete può essere fondamentale per intercettare la ripresa già in atto su alcuni mercati internazionali». &lt;br /&gt; Il gioco di squadra premia, secondo un un sondaggio effettuato da Enterprise Europe Network su un campione di 728 imprese europee. Per il 72% delle aziende che hanno siglato intese commerciali il supporto della Rete ha consentito l'ingresso su nuovi mercati esteri, mentre il 67% di quelle che hanno sottoscritto partnership tecnologiche dichiara di aver sviluppato nuovi prodotti, processi e servizi, oltre all'impiego di migliori &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt;. Per il 38% delle imprese che hanno scelto un'alleanza nella &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; si è aperta la porta dei programmi di finanziamento europei. Il ventaglio dei vantaggi comprende anche un impatto positivo su fatturato e occupazione. Secondo la metà degli intervistati gli accordi hanno portato a un aumento dei ricavi tra 50mila e 250mila euro per il 23% degli interpellati. Riflessi positivi anche sul fronte dell'occupazione: un'impresa su tre dichiara di essere riuscita in questo modo a conservare o a creare da uno a 5 posti di lavoro.&lt;br /&gt; La rete Een è uno degli attori principali nell'ambito del nuovo programma europeo Cosme 2014-2020 per la competitività delle Pmi. «Eppure - sottolinea Alessandro Spada, presidente del consorzio milanese Innovhub, uno dei 55 membri della Rete - la dotazione prevista pari a 2,5 miliardi di euro per sette anni e per tutti e 27 i Paesi della Ue, è scarsa e pari ad appena lo 0,2% dei finanziamenti europei. Occorre rimodulare le risorse in sede si discussione al Consiglio Ue: bisogna investire sul lavoro perché è l'unico asset che fa da volàno per l'economia».&lt;br /&gt; http://www.enterprise-europe&lt;br /&gt; -network-italia.eu/ &lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Sostenibilità più strategica</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778174</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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									Responsabilità sociale. In occasione del Sodalitas Award due &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerche&lt;/span&gt; ridisegnano presente e &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; delle politiche di Csr
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								&lt;br/&gt;
							
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									I progetti conquistano una sempre maggiore integrazione nelle scelte aziendali IL TREND L'inclusione delle pratiche nel «core &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt;» favorisce l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; sia di processo che di prodotto
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								&lt;br/&gt;
							Elio Silva&lt;br /&gt; Mai quanto negli ultimi mesi si è dibattuto sull'opportunità di premiare le virtù e il merito, non limitandosi a punire le colpe. È un tema vecchio di almeno 250 anni: nel 1764 Cesare Beccaria dava alle stampe il trattato "Dei delitti e delle pene", nel 1766 Giacinto Dragonetti gli faceva eco con il suo "Delle virtù e dei premi". Il primo ha avuto indubbiamente maggiore fortuna, anche se il secondo è sempre stato ben citato nelle sedi di confronto sulle politiche per il bene comune. Ma la rimonta di Dragonetti ha preso quota soprattutto di questi tempi, in concomitanza con l'aggravarsi della crisi e con l'appesantirsi del carico fiscale su cittadini e imprese.&lt;br /&gt; Se, dunque, è giusto premiare chi, tra mille difficoltà e ostacoli, compie il proprio dovere, a maggior ragione il tema vale nei confronti di quanti vanno oltre il mero rispetto degli obblighi e, volontariamente, aggiungono mattoncini alla costruzione dello sviluppo e della coesione sociale. Sodalitas, la fondazione per il non profit di Assolombarda, una risposta concreta la fornisce da dieci anni. Si chiama Social Award e premia le migliori pratiche di imprese, enti associativi e istituzioni pubbliche in tema di responsabilità sociale. «Dal 2003 a oggi abbiamo visto la partecipazione di oltre 1.800 imprese - commenta con una punta d'orgoglio Ugo Castellano, responsabile del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; Social Award - e di anno in anno registriamo un'adesione sempre più numerosa e convinta».&lt;br /&gt; Già, perché se ancora all'inizio del nuovo secolo la Csr veniva interpretata prevalentemente come un'applicazione filantropica, in grado di dare più che altro un dividendo reputazionale, oggi è molto più largamente diffusa l'integrazione delle pratiche di sostenibilità nel core &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; e, dunque, nei piani di sviluppo strategico. «La principale differenza che osserviamo rispetto al passato - spiega Castellano - è proprio questa: i top manager con i quali noi ci confrontiamo non si pongono nemmeno più il problema se la Csr sia un costo da tagliare o no perché, intesa come scelta strategica di sostenibilità dell'impresa, la considerano una condizione imprescindibile per il &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt;».&lt;br /&gt; Ad avvalorare questa tesi Sodalitas presenterà oggi, in occasione della premiazione dei vincitori di quest'anno, un dossier con le testimonianze di 29 capi azienda. Dall'indagine emerge, però, anche un altro trend: la crisi costringe a guardare al sodo, rinunciando ai fronzoli (il cosiddetto greenwashing) per sostenere pratiche in grado di produrre risultati concretamente apprezzabili. «Le difficoltà nelle quali le imprese si dibattono - commenta Castellano - spingono i responsabili a ridurre l'orizzonte temporale dei progetti e delle strategie. Gli obiettivi al 2020, per esempio, lasciano il passo a più concrete proiezioni fino al 2015». Non potrebbe essere, questo, un fattore di debolezza per pratiche i cui benefici tendono a manifestarsi soprattutto nel medio-lungo termine? «No - osserva Castellano - è piuttosto una presa di coscienza, un'assunzione di responsabilità in una direzione dalla quale non si intende comunque tornare indietro».&lt;br /&gt; In effetti, stando ai numeri di una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; di Gfk Eurisko che sarà illustrata oggi, l'impegno delle aziende nella Csr non vacilla sotto i colpi della crisi: nella metà dei casi prosegue senza sostanziali variazioni e per il 36% addirittura aumenta. Come spiega Paolo Anselmi, vicepresidente del gruppo Gfk Eurisko, «è pur vero che il segmento delle imprese che abbiamo sondato, tutte candidate almeno una volta al premio in questi dieci anni, rappresenta una pattuglia avanzata rispetto all'universo aziendale quanto a sensibilità sulla Csr. Ma è altrettanto vero che, rispetto alla crisi, l'investimento in sostenibilità non viene visto come un problema ma, al contrario, come un possibile antidoto. E questo dato, accanto al largo 61% dei soggetti che riconoscono a queste pratiche un valore strategico di medio-lungo termine, ci porta a identificare un vero e proprio cambio di passo rispetto al passato».&lt;br /&gt; La novità più rilevante, tuttavia, è ancora un'altra: «Per una significativa quota di imprese - conclude Anselmi - l'integrazione della sostenibilità nel core &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; si sta rivelando un potente fattore di &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;, sia di prodotto che di processi. Così la Csr comincia a essere pensata come fattore costitutivo della qualità e, sia nell'offerta sia nella risposta dei consumatori, se ne vedono già i primi positivi risultati».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>L'ambiente ha una marcia in più</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778177</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
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									La Csr in Italia. Una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; di Rga mette in classifica dieci anni di progetti per il premio Sodalitas
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								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Le iniziative in chiave «green» confermano le migliori prospettive di crescita ATTENZIONE AL TERRITORIO Il campo di attività più gettonato riguarda i progetti di welfare e il sostegno alle categorie svantaggiate
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Elio Silva &lt;br /&gt; L'interesse delle imprese per la Csr è sensibilmente aumentato negli ultimi dieci anni: le aziende programmano iniziative sempre più sistematiche e strutturate, non limitandosi a una logica di filantropia. Ciò nonostante, posto che è possibile rintracciare una correlazione diretta tra l'andamento del Pil e la progettazione di "buone pratiche", esiste il rischio concreto che la crisi in corso freni il trend di fondo, soprattutto se le imprese non saranno in grado di compiere passi coraggiosi per una vera integrazione strategica della Csr nei loro piani di sviluppo.&lt;br /&gt; Sono questi, in sintesi, i risultati cui giunge la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; «Road map della Csr in Italia», condotta dalla fondazione Sodalitas e da Rga, società di consulenza in tema di ambiente, sicurezza e responsabilità sociale, sulla base delle 1862 candidature che il Sodalitas Social Award ha registrato dall'avvio nel 2003. L'analisi, che sarà presentata oggi in occasione della decima edizione del premio, ha riclassificato i progetti per ambiti di intervento: è emerso che il 42% è stato indirizzato alla comunità, il 23% al mercato, il 19% al lavoro e il restante 16% all'ambiente.&lt;br /&gt; «Nel cluster di maggioranza relativa - spiega Carlo Cici, partner di Rga - troviamo soprattutto iniziative di welfare sociale, progetti di sostegno alle categorie sensibili e promozioni sul terreno culturale. Meno frequenti risultano le pratiche per lo sviluppo di nuove competenze, per i Paesi in via di sviluppo e per favorire il volontariato aziendale».&lt;br /&gt; «Nell'ambito delle iniziative rivolte al mercato - aggiunge - abbiamo riscontrato soprattutto campagne di cause related marketing, &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazioni&lt;/span&gt; ambientali e tecnologiche di prodotto e progetti di finanza etica. Viceversa, le campagne di comunicazione sociale e di marketing sostenibile, i progetti di educazione al consumo e quelli relativi alla supply chain rivestono ancora un ruolo abbastanza marginale».&lt;br /&gt; Ultimo in percentuale, ma primo quanto a prospettive di crescita nei prossimi anni è l'ambito ambientale, prescelto fin qui dal 16% delle candidature totali. «Le organizzazioni più sensibili - spiega Laura Gallotti, senior consultant di Rga - si sono mosse soprattutto per contrastare il cambiamento climatico, diffondere l'uso di &lt;span class='chapterhl'&gt;energie rinnovabili&lt;/span&gt;, ridurre le emissioni di Co2 e favorire la mobilità sostenibile, nonché per gestire in modo sostenibile i rifiuti, ridurre i consumi di acqua e scegliere materie prime a minore impatto». «Va notato - aggiunge Massimo Ceriotti, direttore marketing e comunicazione della fondazione Sodalitas - che nell'ambito del nostro Social Award i progetti ambientali sono aumentati in modo significativo negli ultimi anni, a dimostrazione della crescente importanza che queste problematiche rivestono per le imprese».&lt;br /&gt; Lo studio cerca, nella sezione conclusiva, di fornire una misura della propensione delle organizzazioni a mettere in atto iniziative di responsabilità sociale. Sotto questo profilo si riscontra un andamento crescente negli anni, con una correlazione positiva rispetto all'andamento del Pil pro capite. «In particolare - afferma Cici - i numeri raccolti fanno pensare che il Pil incida, con circa un anno di ritardo, sulla progettazione di iniziative di Csr, oltre che sulla loro qualità».&lt;br /&gt; Un risultato positivo, che però nasconde un rischio: il peggioramento dei conti aziendali determinato dalla crisi potrebbe finire con il compromettere, se non l'aspetto quantitativo, quanto meno gli standard di qualità delle "buone pratiche". Un pericolo che tuttavia, secondo i &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt;, può essere scongiurato se le imprese sapranno dimostrare di avere ormai incorporato la Csr all'interno dei loro piani strategici, non limitandosi ai meri aspetti filantropici e guardano oltre i benefici reputazionali.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il «work-life balance» punto di forza di Unicredit &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;I PARTNER DEL SOCIAL AWARD&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Creare un ambiente dove le persone possano creare valore sostenibile per i clienti, siano orgogliose di appartenere a un'azienda di respiro europeo e si sentano legate alle comunità in cui vivono: questo l'impegno del gruppo Unicredit verso i propri dipendenti.&lt;br /&gt; «Abbiamo da tempo intrapreso un percorso finalizzato a creare una cultura aziendale che incorpori la sostenibilità in tutte le aree del &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt;», spiega Federico Ghizzoni, amministratore delegato del gruppo. «Il nostro personale - aggiunge - è naturalmente il motore principale di questo cammino. Per questo stiamo investendo molto nel welfare aziendale, perchè sia sempre più flessibile e rispondente alle esigenze emergenti».&lt;br /&gt; In primo piano, in particolare, il gruppo Unicredit pone l'equilibrio tra vita lavorativa e personale: «Promuovere un ambiente di lavoro che favorisca la conciliazione tra vita privata e professionale, anche attraverso un sistema di welfare che tenga conto delle diverse fasi della vita dei dipendenti - afferma Ghizzoni - è un modo concreto per garantire a tutti pari opportunità».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Costruire un modello di &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; fondato non soltanto sulle performance economiche, ma anche su quelle sociali e ambientali: Indesit Company ha coniugato questi tre pilastri, orientando l'attività del gruppo verso uno sviluppo sostenibile capace di incidere positivamente sul territorio.&lt;br /&gt; L'azienda considera la responsabilità sociale d'impresa parte integrante della propria missione, principio fondamentale da cui far nascere scelte e strategie, al fine di creare fiducia e credibilità in tutti gli stakeholder. Commenta Gianluca Grondona, direttore delle risorse umane: «La sostenibilità è, nella nostra filosofia aziendale, un dovere verso le generazioni future e la via principale per infondere fiducia e creare valore nel medio e lungo termine». Rivolgendo lo sguardo al &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt;, come il tema del nuovo welfare impatterà sull'attività d'impresa? «Credo che il modo migliore per conciliare i diritti con la flessibilità sia quello di superare una logica esclusivamente assistenzialistica, dimostratasi comunque fondamentale in periodo di crisi, per focalizzarsi sulle politiche attive».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le Coop lombarde, non diversamente dalle politiche seguite su scala nazionale, puntano su quattro fattori-chiave della responsabilità sociale: i consumatori, i lavoratori e i fornitori, per finire con il tema ambientale, sotteso ad ogni scelta.&lt;br /&gt; Nei confronti dei consumatori l'impegno è quello di offrire tanto la convenienza quanto prodotti di qualità, che diano sicurezza e il cui uso sia in armonia con la natura.&lt;br /&gt; Per quanto rigurda il lavoro, che rappresenta uno degli elementi costitutivi dell'impresa cooperativa, Coop Lombardia ha messo in campo politiche attive per le pari opportunità, per condizioni eque, per il rispetto della dignità personale e la valorizzazione delle capacità professionali.&lt;br /&gt; Molto marcato, inoltre, l'impegno nel controllo della catena dei fornitori: vengono, ad esempio, privilegiati gli imprenditori che da una parte rispondono ai più elevati standard di certificazione, dall'altro adottano codici etici di comportamento o sviluppano programmi sociali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Per Indesit una scommessa sul &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le Coop lombarde «alleate» dei consumatori &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Schede a cura di Ornella Ponzoni&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Assunzioni, sì alle quote di turn over non utilizzate</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778230</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Personale. La Corte dei conti ammette il frazionamento
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									LA PERCENTUALE Nel procedere al calcolo del tetto massimo di spesa per l'organico ammessi anche i residui non sfruttati in passato
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Gianluca Bertagna &lt;br /&gt; Gli enti locali possono utilizzare per assunzioni negli anni successivi le quote di turn-over non utilizzate. È questo l'orientamento prevalente della maggior parte delle sezioni regionali della Corte dei conti. Il principio era già stato ribadito, per le amministrazioni non soggette a patto di stabilità, nella deliberazione n. 52/2010 delle Sezioni Riunite. Oggi la possibilità viene riconosciuta anche ai comuni sopra i 5000 abitanti e alle province.&lt;br /&gt; Com'è noto, questi enti sono rientrati tra le amministrazioni che hanno limitazioni alle assunzioni a decorrere dal 1 gennaio 2011. Il Dl n. 78/2010 ha infatti previsto che laddove vi sia un rapporto tra spese di personale e spese correnti inferiore al 50%, sia possibile procedere ad assunzioni nel limite del 20% della spesa delle cessazioni dell'anno precedente. Tale quota è stata aumentata al 40% con la legge n. 44/2012 di conversione del decreto fiscale. Non vi è quindi alcun dubbio che il primo anno di applicazione della disposizione sia il 2011 con rigoroso riferimento alle cessazioni dell'anno 2010. Sull'argomento, la recentissima deliberazione n. 2/2012 della Corte dei conti della Puglia ha precisato che la base di calcolo sono le sole cessazioni che si verificano nel periodo di riferimento e non la differenza fra cessazioni ed assunzioni.&lt;br /&gt; La questione si è però complicata con l'inizio di questo esercizio. Gli operatori si sono infatti accorti che la percentuale del 20% era in alcuni casi troppo limitata per poter permettere qualsiasi assunzione. Basti pensare che, a parità di costo contrattuale, per poter assumere un dipendente a tempo pieno sarebbero state necessarie almeno cinque cessazioni. Sono rimaste di conseguenza quote di assunzioni non utilizzate nell'anno 2011 relative alle cessazioni dall'anno 2010. È quindi possibile utilizzare oggi questo margine di turn over? &lt;br /&gt; Il tenore letterale della norma lascerebbe poco scampo. Infatti si fa riferimento alle cessazioni "dell'anno precedente". Un'analisi più contestualizzata ha però permesso di giungere ad una netta apertura sulla possibilità di non perdere i resti assunzionali.&lt;br /&gt; Apripista in tale interpretazione è stata la Corte dei conti della Lombardia con la deliberazione n. 167/2011. Le conclusioni sono chiare: si possono riportare nell'anno successivo eventuali margini di spesa originati da cessazione di personale, non utilizzati nell'anno precedente. Si sono allineate a questo principio anche la Corte dei conti della Puglia (deliberazione n. 2/2012) e la Corte dei conti della Calabria (deliberazione n. 22/2012). &lt;br /&gt; Tra l'altro, anche la &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione Pubblica&lt;/span&gt;, aveva già ammesso questa possibilità. Un primo accenno viene fatto nella nota n. 46.078/2010, che non era però destinata agli enti locali. Nel successivo documeto n. 11.786/2011 viene, tuttavia, affermato che le autonomie locali che operano nel rispettivo regime assunzionale, possono considerare comunque come utili criteri applicativi, i principi espressi dalla &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione Pubblica&lt;/span&gt; stessa.&lt;br /&gt; L'analisi non deve sorprendere in quanto, in questo contesto, il riferimento non è ad un concetto di spesa di personale quanto piuttosto a una quota assunzionale. È evidente, in ogni caso, che gli enti debbano comunque rispettare la riduzione dei costi del personale rispetto all'anno precedente così come richiesto dall'articolo 1 comma 557 dalla finanziaria 2007.&lt;br /&gt; Unica sezione regionale ad oggi contraria al riporto delle quote di turn over non utilizzate, è quella della Toscana. Con la deliberazione n. 30/2012 viene affermato che non è possibile applicare agli enti locali questo principio sancito all'articolo 9 comma 11 del Dl 78/2010 in quanto tale disposto è riferito esclusivamente agli enti pubblici non economici e agli enti di ricerca.&lt;br /&gt; Riassumendo, per il 2012 gli enti locali non soggetti a patto di stabilità possono assumere nel limite delle cessazioni intervenute dal 2006 in poi e non ancora utilizzate per assunzioni, così come indicato dalle sezioni riunite della Corte dei conti della delibera n. 52/2010. Gli enti locali soggetti a patto di stabilità possono assumere nel limite del 40% della spesa delle cessazioni dell'anno precedente, utilizzando anche eventuali margini di spesa originati da cessazione di personale non ancora utilizzate.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Con le gare telematiche contratti subito operativi</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154778232</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Spending review. Il decreto legge sulla spesa taglia i tempi negli appalti
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Nel mercato elettronico niente diritti di segreteria
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Alberto Barbiero &lt;br /&gt; Con le gare telematiche per l'acquisto di beni e servizi le amministrazioni possono stipulare immediatamente i contratti d'appalto e di non applicare i diritti di segreteria.&lt;br /&gt; Le disposizioni del Dl 52/2012 sulla spending review hanno definito una serie di misure in materia di appalti pubblici, che semplificano alcuni adempimenti successivi alle gare gestite con strumenti informatici.&lt;br /&gt; L'articolo 11 del decreto stabilisce che nel caso di acquisti effettuati attraverso il mercato elettronico in base all'articolo 328 del Dpr 207/2010 (quindi anche con procedure in economia che facciano leva sul Mepa come elenco di fornitori) le amministrazioni siano esentate dall'applicazione del termine dilatorio (integrando la previsione espressa, contenuta nel l'articolo 11, comma 10-bis del Dlgs 163/2006).&lt;br /&gt; La conseguenza pratica è la possibilità di stipulare immediatamente dopo l'aggiudicazione definitiva il contratto di acquisto, evitando l'attesa (35 giorni) imposta dalla norma. La semplificazione sulle procedure selettive che fanno leva sulla gestione informatizzata incide anche sugli oneri connessi alla formalizzazione del contratto.&lt;br /&gt; L'articolo 13 prevede infatti che per i contratti relativi agli acquisti di beni e servizi degli enti locali, se i beni o i servizi da acquistare risultano disponibili con strumenti informatici di acquisto, non si applica l'articolo 40 della legge 604/1962, che disciplina la riscossione dei diritti di segreteria. &lt;br /&gt; Le due disposizioni rilanciano l'utilizzo del Mepa, rispetto al quale si pongono in rete anche i mercati elettronici di molte delle centrali di committenza territoriali.&lt;br /&gt; Il mercato elettronico della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; ha poi caratteristiche che permettono di considerarlo anche come sistema strutturato per la qualificazione dei fornitori di molte tipologie di beni e servizi.&lt;br /&gt; Il rafforzamento dei presupposti per il ricorso alle gare elettroniche è determinato attraverso la condivisione di strumenti già ampiamente testati. &lt;br /&gt; L'articolo 9 prevede, infatti, che il ministero dell'Economia metta a disposizione a titolo gratuito il proprio sistema informatico di negoziazione in modalità Asp (Application Service Provider) delle &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; e degli altri soggetti pubblici che si avvalgono di Consip.&lt;br /&gt; Un ente locale, quindi, potrà utilizzare per la gestione dei propri processi di acquisto di beni e servizi il sistema del ministero, senza necessità di dover sostenere i costi dell'infrastruttura informatica.&lt;br /&gt; Da qui deriva la possibilità, per le amministrazioni locali, di razionalizzare una parte consistente dei propri acquisti di beni e servizi, ma anche di sperimentare soluzioni che possono consentire la realizzazione di elenchi di operatori economici gestiti informaticamente, dai quali estrapolare (ad esempio per sorteggio) i soggetti da coinvolgere in procedure semplificate (gare informali procedure in economia).&lt;br /&gt; L'informatizzazione è finalizzata anche a garantire la massima informazione sullo svolgimento delle procedure di acquisto, sia in forma tradizionale che telematica, nella duplice prospettiva di garantire massima trasparenza e di sostenere il monitoraggio della spesa.&lt;br /&gt; Lo strumento-chiave è individuato dal'articolo 8 del Dl 52/2012 nell'Osservatorio dei contratti pubblici, che diffonde, attraverso il proprio portale, i dati e le informazioni comunicati dalle stazioni appaltanti ai sensi dell'articolo 7, comma 8 del Dlgs 163/2006 (informazioni sull'aggiudicazione degli appalti pubblici di valore superiore ai 150mila euro), con modalità che consentano la ricerca delle informazioni anche aggregate relative all'&lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt; aggiudicatrice, all'operatore economico aggiudicatario ed all'oggetto di fornitura. &lt;br /&gt; Il complesso di informazioni è poi trasmesso dallo stesso Osservatorio all'Economia, per consentire il migliore sviluppo delle attività di monitoraggio, analisi e valutazione della spesa pubblica.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;Punto per punto&lt;/p&gt;&lt;p&gt;01 | ACQUISTI VELOCI&lt;br /&gt; I contratti d'appalto assegnati attraverso il mercato elettronico della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;(Mepa) possono essere firmati subito , senza i 35 giorni di attesa tradizionali&lt;br /&gt; 02 | ACQUISTI SCONTATI&lt;br /&gt; I contratti realizzati con il Mepa non pagano i diritti di segreteria&lt;br /&gt; 03 | GARE ONLINE&lt;br /&gt; Gli enti possono utilizzare gratis il sistema di negoziazione informatico del Ministero dell'economia&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>LA STORIA Dal Politecnico di Berlino per studiare il Filadelfia</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154795825</link><description>&lt;u&gt;Tuttosport&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							&lt;span class='chapterhl'&gt;TORINO&lt;/span&gt;. La storia è bella, pure evocativa, poetica. Impartisce anche una lezione: a chi ha ridotto il Filadelfia in questo stato, nel '97, e a chi non ha fatto nulla, in 15 anni. Sette professori del Politecnico di una capitale dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt; come Berlino, guidati dall'architetto Matthias Graf von Ballestrem, hanno trasformato il concorso internazionale di idee lanciato dalla Fondazione Filadelfia per la riqualificazione dell'area (in ballo la costruzione di un moderno centro sportivo) in un corso per 50 studenti. Nelle scorse settimane la "classe" ha raccolto informazioni e documentazione innumerevole sul Grande &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; e sul Filadelfia, quindi una delegazione di professori e studenti si è recata apposta a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; per un meticoloso sopralluogo al Fila: venerdì scorso. Ora torneranno in Germania, divulgheranno al gruppo di lavoro quanto appreso e si metteranno in azione per produrre tesi, elaborati e progetti per il loro corso di laurea. Una bella storia, certo. Tutto questo è accaduto anche grazie all'entusiastica collaborazione delle associazioni di tifosi presenti nella Fondazione Filadelfia, che hanno accolto e aiutato professori e studenti (una mano l'ha data anche il Comune, sugli aspetti legati alla sicurezza). L'architetto (granata) Beatrice Pecchenino ha messo a disposizione del Politecnico tedesco anche copie del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; originario del 1926. I tifosi del Fila (uno giunto apposta da Roma per l'evento) si sono trovati di fronte professori e studenti ben documentati. Ma che ora hanno scoperto anche l'orgoglio di chi lotta da anni per la rinascita del Fila. E per una città più civile e rispettosa della propria storia. M.BON.</description><author>Tuttosport</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>«Questa sede del &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; funzionava Assurdo ridurla com'è stato fatto»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154795973</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							«Non credo che ci sarà accoglienza di alcun tipo ad Alessandria al ministro &lt;span class='chapterhl'&gt;Francesco Profumo&lt;/span&gt;: siamo troppo impegnati a lavorare nei laboratori e negli stage aziendali. E questa è la dimostrazione che il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; ad Alessandria funzionava bene, se persone come me, che si laureeranno solo in estate, hanno già avuto varie proposte di lavoro»: Nicolò Bertipaglia esprime il comune sentire di altri compagni di corso alla sede alessandrina del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; dove è stata esclusa la didattica tradizionale. Un riordino delle sedi distaccate del &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; che fu voluto proprio dal ministro &lt;span class='chapterhl'&gt;Francesco Profumo&lt;/span&gt; quando era &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, prima di diventare ministro. E proprio nel capoluogo piemontese il ministro è stato contestato di recente dagli studenti soprattutto per la riduzione delle borse di studio e per la riforma del dottorato di ricerca. Il suo arrivo domani all'ateneo Avogadro, invece, dovrebbe svolgersi senza incidenti. «A meno che - gira voce soprattutto tra gli studenti delle superiori che non potranno più seguire le lezioni al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; - non gli si voglia fare una sorpresa».</description><author>La Stampa</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>L'Ict sempre più presente in medicina</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154798773</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									L'Obbiettivo è quello di migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini a costi contenUTI
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Th tempi di &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; e di -Idiffusa &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; anche la medicina cambia pelle e nel suo &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; ce la telematica, o meglio la telemedicina, in pratica l'applicazione delle &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; informatiche e delle telecomunicazioni alla scienza medica. Questa la frontiera di domani, che non perde d'occhio l'efficienza, con l'impiego appunto di piattaforme all'avanguardia, telelaboratori, sperimentazioni di nuovi servizi digitali e molto altro ancora. E in Italia non mancano le performance d'eccellenza, a conferma di un Paese pronto a distinguersi a pieno titolo quando si parla di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; e &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;. Così, con il puntuale sviluppo delle &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; Ict in sanità e con il loro apporto alle buone prassi, anche la salute e i cittadini traggono benefici dalla &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt;, secondo quelle linee strategiche adottate nel Belpaese in materia sanitaria, per cui informatizzazione e digitalizzazione ne sono un risvolto sostanziale. L'iter è già in atto e passa da punti essenziali quali l'approfondimento degli aspetti della formazione in e-health, la definizione delle best-practice in medicina e chinirgia telematica, l'integrazione dell'assistenza sociosanitaria, in particolare con l'attenzione alla gestione domiciliare dei pazienti che soffrono di patologie cronicodegenerative e alla teleriabilitazione, nonché il rispetto della privacy nel trattamento dei dati. Insomma, la telemedicina non è più questione di prototipi. Su campo e nei fatti l'azione è rivolta a ottimizzare l'erogazione delle prestazioni sanitarie a distanza, estendere la disponibilità di servizi sanitari di eccellenza, migliorare la qualità percepita dei servizi erogati e, allo stesso tempo, ridurre i costi a essi collegati. H tutto per migliorare la qualità dei servizi al cittadino, in cui un ruolo cardine gioca le-health. Perché, per cambiare davvero, occorre mettere la formazione specifica e la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; scientifica al primo posto.</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Lauree facili. Me la compri papà?</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154826146</link><description>&lt;u&gt;Panorama.it&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;redazione&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							di Marco Pedersini con Carmelo Caruso e Maria PirroComprare una laurea non è difficile: è solo questione di prezzo. Se serve un titolo generico, da appendere dietro la scrivania per sfoggiare il titolo di "dottore", la spesa è minima e anche il disturbo: 120 dollari per la laurea, 130 per la pergamena più raffinata, e nessun esame da frequentare. Si fa tutto online. Non si deve nemmeno aspettare, la consegna è garantita in cinque giorni. "Niente corsi, niente esami, niente studio" dice la pubblicità su internet della rete Instant degrees (laurea istantanea). Chi garantisca la laurea non è importante se serve soltanto avere un titolo da esibire. In questo caso basta un titolo autentico, ma di un'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; non riconosciuta da nessuno. È stato così per il tesoriere leghista Francesco Belsito, laureato presso un'imprecisata &lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; John Kennedy a Milano e diplomato presso un istituto che all'epoca risulta fosse chiuso. E si sospetta sia stato così anche per Rosi Mauro (lei ha smentito) e il suo caposcorta Piero Moscagiuro, diplomati e forse laureati in Svizzera (dove qualsiasi istituzione privata può rilasciare titoli di studio).Per aumentare il prestigio, spesso si gioca sui nomi storpiati, proprio come con le borsette false: c'è l'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; di Berkley, facile da confondere con il prestigioso ateneo di Berkeley, in California. E così ci sono l'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; di Standford per la più nota Stanford, la Sorbon per la Sorbonne (qui la lingua aiuta: la pronuncia è la stessa). Bisogna fare attenzione anche alla geografia: la Cambridge International University, all'apparenza britannica, ha sede in Sud Africa, mentre il Concordia College and University, invece di essere a New York, ha sede nella Repubblica Dominicana, ha un sito internet registrato in Pakistan e una casella postale negli Stati Uniti. Se invece si deve mostrare la laurea a chi non mastica l'inglese, si può anche provare a osare con uno dei coloriti corsi della University of Bums on Seats (letteralmente: culi sulle sedie), "antitesi gratuita dell'accademia di eccellenza".I costi restano abbordabili anche per un certificato di buona qualità: 395 dollari "tutto incluso" per la laurea di primo livello in legge, economia, teologia, scienze, pubblica amministrazione o sociologia. Il percorso formativo, ovviamente, si può adattare su misura. La Belford University (texana all'apparenza, in realtà degli Emirati Arabi) propone addirittura "pacchetti speciali": se prendi laurea, master e dottorato di ricerca in un colpo solo, il costo scende da 3.200 a 2.700 dollari. Frequentare non serve, il loro motto, spiegano a Panorama i ricercatori del Cimea, il più importante centro italiano per il riconoscimento di titoli, è "laureiamo la tua esperienza". Ma se invece si è agli inizi di una professione, basta superare un semplice test. "No experience? No problem!" conforta la Belford University, che spedirà la laurea a casa entro due settimane.Gli "studenti", a queste condizioni, non mancano: la American University of London, non riconosciuta negli Stati Uniti, festeggia quest'anno "i 27 anni di accademia di eccellenza nella formazione a distanza", con oltre 110 mila "laureati" in 89 paesi. Sono casi tutt'altro che isolati: le fabbriche di titoli censite, dicono i ricercatori del Cimea, sono 2.615 e in un solo anno sono aumentate del 48 per cento.Ci sono situazioni, però, in cui non basta un titolo qualunque. Se si deve essere ammessi a un concorso, chiedere una promozione nella pubblica amministrazione o semplicemente essere inseriti in una graduatoria per una borsa di studio, il diploma o la laurea devono sembrare in tutto e per tutto autentici. Servono un certificato credibile e un percorso di studi verificabile, per superare i controlli incrociati a cui, con ogni probabilità, verranno sottoposti da chi li esamina. È il caso della laurea albanese di Renzo Bossi, ritrovata nella nota cartella "The Family" di Francesco Belsito: insieme al titolo di studio (in gestione commerciale) c'era tanto di certificato degli esami sostenuti, con date precise e con voti verosimili (per uno studente che parla albanese). Con un certificato del genere, Bossi avrebbe potuto esercitare tranquillamente anche in Italia, assicurano dal &lt;span class='chapterhl'&gt;ministero dell'Istruzione&lt;/span&gt; (&lt;span class='chapterhl'&gt;Miur&lt;/span&gt;), perché l'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; Kristal di Tirana è riconosciuta dal governo albanese, quindi anche dal nostro.Se si vuole una laurea di questo tipo è meglio rivolgersi al paese che più di tutti vi ha costruito un mercato: la Russia. Sulla piazza moscovita non si scambiano certificati reali rilasciati da &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; farlocche, ma documenti indistinguibili dagli originali, stampati sulla carta della Goznak (il poligrafico di stato) e vidimati da timbri ufficiali. Volendo, si può anche chiedere di essere inseriti negli archivi informatici degli atenei, per simulare un percorso di studi in effetti mai esistito o per modificare i propri voti (per i volenterosi che hanno provato a sostenere gli esami ma che ne sono usciti con risultati deludenti). Un servizio ben fatto comprende anche una tesi di laurea in pronta consegna, scritta da "ghostwriter" che spesso sono studiosi in cerca di un modo per arrotondare. C'è un tariffario fisso: per una tesi di dottorato si va da 700 a 1.300 euro. Per chi vuole proseguire la carriera accademica (e deve conseguire un dottorato diverso, il "dotktor nauk"), invece, i prezzi vanno da 3 mila a 20 mila euro. Il servizio, ovviamente, è attivo sia in lingua russa sia in inglese.I clienti soddisfatti sono molti: secondo le stime ufficiali, il 23 per cento delle tesi di dottorato in Russia è scritto in questo modo. Secondo la Brookings Institution, ne dovrebbe sapere qualcosa anche il presidente russo Vladimir Putin, laureatosi all'Istituto minerario di San Pietroburgo con una tesi che, secondo il think tank americano, è fin troppo simile a una già vista all'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; di Pittsburgh nel 1978.Il mercato nero delle lauree, in Russia, è così diffuso da non dover eccedere nella discrezione. Fra gli addetti ai lavori, per esempio, si racconta di un signore che a una fermata della metropolitana moscovita offre i suoi servizi sotto un'insegna inequivocabile: "Vendo diplomi originali". Sono documenti, questi, che difficilmente sopravvivono ai controlli incrociati dei centri specializzati del &lt;span class='chapterhl'&gt;ministero dell'Istruzione&lt;/span&gt;. Ma se si pensa che a molti datori di lavoro può capitare di assumere laureati in atenei inesistenti, è difficile che un certificato di un'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; reale, stampato su carta originale e controfirmato a dovere, possa far nascere sospetti quando, per esempio, si discute una domanda di promozione. È come avere in portafoglio una banconota falsa, ma stampata con inchiostro e filigrana identici a quelli ufficiali: se si prova a spenderla, difficilmente si resterà delusi.Ci sono poi i volenterosi, quelli che sono disposti ad andare all'estero pur di rendersi la vita facile e aggirare l'ostacolo dell'abilitazione professionale in Italia. I primi a fare le valigie sono stati gli aspiranti avvocati italiani, diretti verso la Spagna. Poi è arrivato il momento dell'Est Europa, in particolare della Romania, approdo sicuro di aspiranti medici e odontoiatri, confortati da una lingua facile da imparare e da atenei accondiscendenti. È un fenomeno carsico che neppure il &lt;span class='chapterhl'&gt;Miur&lt;/span&gt; riesce a quantificare con precisione. Le mode, però, sono chiare, dice chi sorveglia la situazione: la Spagna, per esempio, va ancora fortissimo, ma non più tra gli avvocati (dal 30 ottobre scorso la laurea spagnola in giurisprudenza non è più abilitante, perciò si è comunque costretti a superare un esame per iscriversi all'albo, in Spagna come in Italia). Oggi ad andare negli atenei spagnoli sono i laureati in lettere, che dal 2008 a oggi non hanno avuto la possibilità di ottenere l'abilitazione all'insegnamento. Con una spesa ragionevole, invece, ci si può aggiudicare un pacchetto già organizzato: si va in Spagna, si seguono corsi post laurea abilitanti a pagamento e poi si torna in Italia come insegnanti abilitati a tutti gli effetti.Per gli aspiranti medici e odontoiatri, invece, la terra promessa si chiama Romania. Il motivo lo spiega a Panorama Antonio Calcante, messinese di 24 anni, iscritto a medicina ad Arad, un'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; a ridosso del confine con l'Ungheria che è tra le preferite dagli italiani: "Innanzitutto non esiste un numero chiuso come in Italia, basta passare un test di lingua romena" dice Antonio «e una volta iscritti, si può chiedere anche di dare gli esami in inglese. La frequenza è obbligatoria, il corso dura sei anni e le tasse sono di 3 mila euro l'anno". Però il test di lingua non è sempre così severo e la frequenza non è del tutto obbligatoria. Basta sfogliare i casi di cronaca: il governo di Bucarest, l'anno scorso, ha annullato 62 lauree rilasciate dall'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; Popa di Iasi a studenti di medicina italiani che non avevano né sostenuto l'esame di lingua né avevano mai seguito un corso.A giudicare dai forum degli studenti italiani in Romania, quello di Iasi non è un caso isolato. Ma come si fa? Basta rivolgersi a professionisti italiani, che forniscono consulenze opache ma efficaci. I romeni li chiamano "i napoletani": avvicinano gli studenti italiani e dicono di svolgere attività di tutoraggio per 5 mila euro l'anno. Un tutoraggio (si lascia intendere) "assolutamente necessario" se si vuole ottenere una laurea. Così, fra tasse e tutoraggio, occorre investire 100 mila euro e ci si aggiudica una laurea in medicina od odontoiatria in Romania. Spesso senza la fatica dello studio di una lingua straniera e senza il disturbo di una trasferta all'estero.Il problema, tuttavia, è abilitarsi alla professione una volta tornati in Italia. E qui, dopo il mercato delle lauree, nasce quello delle abilitazioni. Chi vuole esercitare in Italia deve chiedere il riconoscimento del titolo al ministero della Salute e abilitarsi presso l'ordine professionale della regione in cui andrà a lavorare. Ma fuori dalle strutture sanitarie (in un ambulatorio privato, per esempio) un laureato in Romania può esercitare liberamente la professione, così come previsto dalle direttive Ue. È in questo interstizio che si apre lo spazio per i truffatori. Un'indagine della Procura della Repubblica di Roma nel marzo dell'anno scorso ha scoperto il caso di 26 odontoiatri italiani che avevano ottenuto la laurea chi in Polonia, chi in Ecuador e che poi, attraverso dei faccendieri italiani, tentavano di farla riconoscere dal ministero della Salute.</description><author>Panorama.it (redazione)</author><pubDate>Mon, 14 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>Come ti cucino l'elettrone</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154738780</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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									truffe scientifiche
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									L'etica della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; ha subito un pericoloso degrado e le frodi sono aumentate, denuncia il fisico Ossicini. Ma gli imbrogli vengono scoperti facilmente e tenuti sotto controllo Dal 2001 al 2010 il numero di articoli scientifici è cresciuto del 44 per cento, il numero di articoli ritirati, per frode o per errore, di 15 volte
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Gilberto Corbellini&lt;br /&gt; Come i pomodori, a quanto pare anche la scienza non sarebbe più quella di una volta. Con l'avvento della scienza post-accademica, cioè quella che si fa con finanziamenti privati e con scopi direttamente applicativi (cosiddetta "traslazionale") l'etica della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; sarebbe cambiata. All'ethos scientifico che il sociologo Robert Merton aveva sintetizzato con l'acronimo CUDOS (Comunitarismo, Universalismo, Disinteresse, Originalità e Scetticismo), si sarebbero sostituiti quelli che il filosofo e sociologo della scienza John Ziman, ha sintetizzato con l'acronimo PLACE (Proprietà, Località, Autoritarismo, Commissionamento ed Esperti). Quindi una trasformazione dell'ethos degli scienziati, che in qualche modo, oggi, sarebbero davvero un po' pericolosi. Prova ne sarebbe l'incremento delle frodi scientifiche. È questa, in estrema sintesi, la tesi del libro del fisico modenese Stefano Ossicini. È una tesi semplice e decisamente conforme al trend sociologizzante e politicamente corretto, anche se, nel caso di Ossicini, i toni sono più pacati di quelli dei sociologi e filosofi che vedono nella scienza solo una forma ben organizzata di potere, senza alcuna specificità epistemologica.&lt;br /&gt; Chi scrive non nega che la scienza traslazionale rappresenti un fenomeno sociologicamente peculiare e sostenuto da logiche politico-economiche, più che conoscitive. Lo ha ben argomentato Paolo Bianco su queste pagine. Però, se se ne vuol discutere, bisogna documentarsi bene. Anche sulle frodi. Al di là del fatto che le storie raccontate, peraltro molto bene, nel libro di Ossicini sono ampiamente risapute e già studiate, il capitolo finale sulla scienza post-accademica risulta troppo banale compilativo e banale. Ossicini, di certo e con ragione, si scandalizzerebbe se uno storico o un sociologo della scienza proponessero un saggio divulgativo sulla fisica in cui fossero trascurati sviluppi cruciali della materia. Ora, lasciamo stare che chi parla di svolta nell'ethos della scienza post-accademica dovrebbe anche provare a leggere e confutare la tesi contraria, esposta dallo storico e sociologo della scienza (un gran professionista in questi campi!) Stephen Shapin in The Scientific Life. A moral history of a late modern vocation (vedi su Domenica del 4 dicembre 2009), il quale ha mostrato (esempi alla mano) che le virtù morali dello scienziato, tipiche dell'età pre-accademica e accademica, si sono sostanzialmente mantenute anche in quella post-accademica. Forse, Ossicini, avrebbe almeno dovuto confrontarsi con il lavoro che sullo stesso argomento, cioè le frodi, ha condotto un altro fisico, David Goodstein, che da prorettore del California Institute of Technology si è occupato per quasi vent'anni di integrità della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; scientifica. Benché nel suo libro discuta almeno tre casi che vengono analizzati anche in quello di Goodstein, in bibliografia l'importante e sobrio testo del fisco statunitense non compare.&lt;br /&gt; I casi comuni ai due libri riguardano il premio Nobel Robert Millikan, accusato abbastanza strumentalmente di aver "cucinato" i dati sulla carica dell'elettrone, la fusione fredda, per così dire scoperta da Fleischmann e Pon nel 1989 e che è stata oggetto di studi e polemiche anche in Italia, e lo scandalo del fisico tedesco Jan Hendrik Schön, che pubblicò sulle più prestigiose riviste internazione una serie di formidabili scoperte, in realtà completamente inventate, nel campo della fisica dei semiconduttori. Ossicini aggiunge, tra altre, la storia del miraggio dei raggi N di Blondlot all'alba del Novecento, gli esperimenti inventati da Emil Rupp sui raggi canale e il caso poliacqua e quello di Benveniste con la memoria dell'acqua. &lt;br /&gt; Forte della sua esperienza, Goodstein cerca di identificare anche qualche costante nelle frodi dell'era post-accademica. Queste motivazioni sarebbero le crescenti pressioni professionali, la conoscenza del risultati che sarebbe opportuno ottenere e il fatto di lavorare in settori dove la riproduzione degli esperimenti è più difficile. Goodstein indica anche quindici regole che eliminerebbero le frodi, ma che di fatto, per motivi psicologici o sociali o economici, sono inapplicabili. Fornisce quindi una sua ricostruzione sociologia della scienza, fondata sul funzionamento sinergico, incapsulato dalle istituzioni scientifiche, di un sistema della ricompensa, cioè l'ammirazione da parte dei colleghi e che crea la fama, e di un sistema dell'autorità (sarebbe meglio dire autorevolezza,) cioè il controllo esercitato dai pari da cui dipendono i finanziamenti e la carriera. E in appendice pubblica le linee guida del Caltech sulla cattiva condotta nella &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; Ma quali sono le dimensioni quantitative della frode scientifica? I dati sono fluttuanti, e una meta-analisi su numerosi sondaggi stima in circa il 2% il numero di scienziati che ammette di aver fabbricato, plagiato o "cucinato" i dati almeno una volta. Si arriva a un terzo che ammette qualche pratica discutibile per acquisire un vantaggio. Si tratta sempre di meno della metà della percentuale di delitti denunciati ogni anno in un paese occidentale, tenendo conto che chi viene smascherato per una frode scientifica non subisce condanne civili o penali. Entrando un po' più nello specifico, dal 2001 al 2010 il numero di articoli scientifici è cresciuto del 44%, mentre il numero di articoli ritirati di 15 volte. Preoccupante, certo. Ma in valori reali, nel 2010 sono stati pubblicati circa 1.500.000 articoli peer reviewed, mentre numero di articoli ritirati è stato 339. Nel 2001 erano 22. Gli articoli ritirati per frode sono stati il 26%, mentre il resto per vari tipi di errori.&lt;br /&gt; Considerando la mole ingente di produzione scientifica e che il numero stimato di scienziati e ingegneri (non semplicemente laureati) nel mondo è dell'ordine di 7 milioni, per cui si tratta di una popolazione altamente selezionata e anche socialmente privilegiata, non si potrebbe forse concludere che gli scienziati risultano nell'insieme meno portati a imbrogliare della popolazione media? Anche perché scoprire le frodi nella scienza è molto più facile, e sono gli scienziati stessi a farlo! La domanda più interessante, ma allo stesso tempo facile da evadere, è perché i non scienziati, e soprattutto gli intellettuali, provano tanta soddisfazione a denunciare le frodi scientifiche, che sono scarse e ben monitorate. Mentre ignorano o difendono ben più pericolose frodi.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt; David Goodstein, Il Nobel e l'impostore. Fatti e misfatti alle frontiere della scienza, Edizioni Dedalo, Bari,pagg. 170, &amp;#8364; 16.00&lt;br /&gt; Stefano Ossicini, L'universo è fatto di storie, non solo di atomi. Breve storia delle truffe scientifiche, Neri Pozza, Vicenza, pagg. 296, &amp;#8364; 18.00&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Illustrazione di Guido Scarabottolo&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Sun, 13 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>«Così ho vinto il master in California»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154738791</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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								&lt;b&gt;
									nasa-singularity
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								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Caterina Falleni ha studiato come raffreddare i cibi senza usare l'elettricità
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								&lt;br/&gt;
							Freeijis è una parola che non esiste. L'ha inventata Caterina Falleni, una studentessa di 23 anni mettendo insieme l'inglese "free", "friji" (in lingua swahili, "fresco" e "puro") e S (la lettera che si usa per indicare la variazione della funzione di stato entropia). Grazie a Freeijis questa estate volerà in California con una borsa di studio del valore di 30mila dollari per partecipare al Graduate Studies Program 2012 di Singularity University, presso il centro di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; Nasa Ames, in Silicon Valley.&lt;br /&gt; Il suo &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; ha vinto il concorso indetto da Axelera (http://axelera.eu) e Singularity University (http://singularityu.org) con l'obiettivo di trovare progetti o idee che banalmente rendano migliore la vita, aumentino la felicità, la salute, l'istruzione, la sicurezza le opportunità per il &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; nei prossimi tre anni, facendo leva sull'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; e sull'uso della &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt; «L'idea mi è venuta due anni fa in Tanzania, ospite di mia zia che vive lì - racconta Falleni a Nòva24 - osservando il modo in cui conservano il cibo. Consiste in un un sistema di refrigerazione che sfruttando le caratteristiche dei materiali a cambio di fase (Phase Change Materials), consente di raffreddare senza ricorrere all'elettricità o altre fonti di di energia». L'oggetto sfrutta l'evaporative cooling, in altri termini il principio della sudorazione cutanea per abbassare la temperatura corporea. Lo fa in teoria attraverso le caratteristiche dei materiali a cambio di fase (Phase Change Materials). &lt;br /&gt; In teoria perché il prototipo realizzato dalla Falleni funziona anche - assicura lei - usando l'acqua contenuta nell'intercapedine tra due contenitori (nella foto), uno quello interno in alluminio e l'altro in terracotta. «Sono riuscita a procurarmi polveri di Pcm per l'esperimento ma in quantità limitata. Anche senza però sono riuscita in Italia al chiuso a mantenere stabile la temperatura intorno ai 10 gradi centigradi». &lt;br /&gt; L'effetto refrigerante con i materiali a cambiamento di fase dovrebbe però essere più forte: i Pcm infatti si possono sfruttare come accumulatori di energia durante il loro passaggio di fase a vantaggio dei risparmi energetici sul condizionamento in fase estiva. Il prodotto in ogni caso sarà perfezionato in California. &lt;br /&gt; I Pcm come materiali termoregolatori sono stati sperimentati per la prima volta alla Nasa. Ma lo sbocco a cui pensa la Falleni più che allo Spazio e legato al mercato degli alimenti. Anzi, vorrebbe intercettare la crescente sensibilità verso «l'energia naturale disponibile per tutti, un'energia pulita, efficiente e salutare».&lt;br /&gt; In ogni caso, sarà la prima studentessa italiana a partecipare a questo programma di studi. Il suo &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; è prevalso su altri 42 finalisti ed è stato premiato anche per il significato simbolico, ovvero quello di aver unito &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt;, nello specifico i nuovi materiali applicati ai principi della termodinamica e il design, caratteristica quest'ultima molto italiana. In Silicon Valley l'aspetta un corso di studi della durata di 10 settimane in cui toccherà con mano tutte le attuali e future &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazioni&lt;/span&gt; nei più importanti campi del sapere, dalla medicina all'informatica, passando per energia e intelligenza artificiale.&lt;br /&gt; luca.tremolada@ilsole24ore.com&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;il video di freeijis&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I link al contest della Singularity University e il video di presentazione del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; www.ilsole24ore.com/nova&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Freeijis. Nella foto il contenitore che sfrutta anche materiali a cambio di fase (Phase Change Materials)&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Sun, 13 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>La prosperità dell'hi-tech</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154738792</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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								&lt;b&gt;
									singularity university
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									Biologia sintetica, intelligenza artificiale, genomica, &lt;span class='chapterhl'&gt;energia solare&lt;/span&gt;, internet delle cose. Chi si affiderà alle accelerazioni riuscirà a superare la crisi?
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								&lt;br/&gt;
							di Luca Tremolada&lt;br /&gt; Super-esperti, futurologi, esploratori della frontiera più lontana. Vedono cose che noi ancora non vediamo, sanno prevedere l'evoluzione di fenomeni ancora pressoché impercettibili. Come X-men ma senza costume e superpoteri. Sono gli uomini della Singularity University, fondata da Raymond Kurzweil, il celebre futurologo convinto che in vent'anni costruiremo macchine più intelligenti di noi capaci di spingere l'umanità a un punto (la cosiddetta Singolarità) che renderà impossibile prevedere le future traiettorie di sviluppo. Sono arrivati la settimana scorsa a Milano nell'ambito di una partnership con Intesa Sanpaolo per tenere una lezione, guarda caso proprio sul &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt;. Istituzionalmente studiano quei fenomeni di natura tecnologica che stanno subendo accelerazioni esponenziali, invisibili ai più perché ancora sotto la soglia del "rumore", ma che saranno centrali per affrontare i grandi cambiamenti dell'umanità. Loro, gli X Men, sono Salim Ismail, Neil Jacobstein, Scott Summit, David Orban, Andrew Hessel. Curriculum strani, non lineari, pensatori divisi tra incarichi accademici e ruoli importanti in grandi multinazionali. Certamente visionari, che sembrano essersi presi una pausa per alzare lo sguardo e provare a individuare lo "spirito del tempo" &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt;. «L'intelligenza artificiale - ha spiegato Neil Jacobstein - non è un robot dal volto umano ma una serie di &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; che già oggi governano il nostro quotidiano. Dal traffico aereo ai consigli interessati di Netflix sul film più giusto per te, da Siri, l'agente intelligente di Apple alla macchina che si guida da sola di Google. «Se non abbiamo ancora queste auto sulle nostre strade - ha chiosato David Orban, european advisor della Singularity University e ceo di dotSub - è perché il codice della strada non lo prevede». Come dire, la colpa è della politica e del legislatore, in ritardo e lontani dalla &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt; Raymond McCauley, per esempio, è convinto che nel 2020 con un centesimo avremo una macchina che leggerà il nostro patrimonio genetico. La previsione ha senso, già oggi l'operazione costa 2mila dollari. L'abbassamento dei prezzi degli strumenti per sequenziare il Dna avrà un impatto devastante sul mercato delle assicurazione e sulla protezione della nostra privacy. Cosa saranno disposti a fare i big dell'insurance quando sarà un gioco da ragazzi conoscere la possibilità futura di contrarre un malattia di un assicurato? &lt;br /&gt; Come chicchi di popcorn dentro un microonde questi fenomeni a lungo non danno segnali di allarme, poi esplodono all'improvviso. La biologia sintetica, di cui a lungo abbiamo sentito parlare senza vedere nulla di concreto, potrebbe essere il prossimo big event a entrare nelle nostre vite. Secondo Andrew Vessell a breve oltre 3mila startup lavoreranno a produrre lieviti e tessuti sintetici per testare farmaci. Scrivere Dna come se fosse software con il linguaggio della chimica, il trionfo dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;ingegneria&lt;/span&gt; genetica dei replicanti di Blade runner. &lt;br /&gt; Le slide degli scienziati disorientano il pubblico di manager e scienziati italiani perché c'è davvero poca filosofia e molti esempi concreti. Come quello di Eric Ezechieli che ha individuato nel solare l'energia del &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; che sostituirà quella fossile. L'effetto cumulativo della concorrenza di decine e decine di giganti dell'energia sta rendendo il solare più efficiente dei derivati del petrolio, sostiene il docente della Singularity University. E un paese che potrebbe arrivare prima degli altri è proprio l'Italia. &lt;br /&gt; Qualcuno, tra i manager presenti, sorride: gli incentivi (che sono stati ridotti), la burocrazia, la vocazione energetica assente nel nostro paese. In fondo, qualcuno sospira, si tratta di scenari da tecnottimisti, matematica di sviluppo che non contempla politica e capitali. «Le nostre non sono previsioni - sottolinea Orban - non produciamo indicatori finanziari e neppure report su commessa per il settore privato». A ben vedere la Singularity University non è neanche una università vera e propria, non rilascia lauree di valore legale. «Per farlo - spiega Orban - lo Stato della California richiede di valutare un curriculum molto dettagliato sulle materie di studio. Per analizzarlo ci mettono anni. Pensate che la Stanford University si vanta di avere un curriculum vecchio di soli sei anni. Sei anni fa non c'erano i social network, big data e l'internet delle cose. Noi non possiamo permetterci di restare così indietro». Il risultato di questa «scelta» è che alla Singularity University non ci sono corsi semestrali ed esami nel senso classico del temine. Ma full immersion e corsi estivi della durata anche solo di una settimana (senza borsa di studio il prezzo è di 12mila dollari) dove la missione è guardare dentro a ogni sapere, mangiare la pillola blu di Neo e scoprire la matrice tecnologica della realtà. In Europa, nello specifico, l'intenzione è quella di «costituire un network europeo di leader dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;». Una supersquadra anti-crisi. Paradossalmente la Singularity University è nata (al Nasa Research Park, in Silicon Valley) nel 2008, a pochi mesi dal primo crack dei mercati finanziari americani. Non è un caso che l'iniziativa sia stata sostenuta da Google, Autodesk e altre primarie società di &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; che hanno sentito la necessità di guardare più a fondo nei cicli di sviluppo &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt;. Quattro anni dopo anche l'Europa in piena crisi ha chiamato la Singularity University in cerca di prospettive di prosperità. «Lo sviluppo &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt;, l'incontro combinato di più curve esponenziali promettono una forma di abbondanza diversa e nuova rispetto a quella del passato - spiega Salim Ismail, executive director dell'ateneo -. Ma occorre adattarsi e in fretta». Vale a dire, ridurre il ritardo tra i tempi delle &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; e quelli dell'economia. Occorre insomma crederci, la promessa di una nuova prosperità ha tempi certi. Tempi da supereroi. &lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;le accelerazioni tecnologiche &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;BIOLOGIA SINTETICA &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Produrre lieviti sintetici e tessuti su cui sperimentare farmaci e in &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; organi per trapianti sarà alla portata anche di giovani startup.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;INTERNET DELLE COSE &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Cinquante miliardi tra telefonini, tablet, smartphone, portatili e &lt;span class='chapterhl'&gt;dispositivi&lt;/span&gt; mobili saranno connessi nel 2020&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;CODIFICA DEL GENOMA &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel 2020 l'analisi del genoma umano costerà un centesimo di dollaro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;STAMPA 3D &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il manufacturing cambierà rapidamente. Computer connessi a stampanti in 3D danno vita a una più agile industria manifatturiera&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;INTELLIGENZA ARTIFICIALE &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una varietà di intelligenze artificiali ibride governa molteplici aspetti della nostra vita, dal traffico aereo ai consigli di Netflix, da Siri ai videogiochi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;span class='chapterhl'&gt;ENERGIA SOLARE&lt;/span&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La stima è che prima del 2020 l'elettricità da solare &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt; costerà meno dell'elettricità da fonti fossili, senza nessun incentivo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;la parola chiave &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt; Singolarità tecnologica &lt;br /&gt; L'accelerazione del progresso &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt; porterà l'umanità a un punto in cui sarà impossibile prevedere le traiettorie di sviluppo. Questo punto di non ritorno è stato definito singolarità tecnologica. Il concetto di singolarità tecnologica fu coniato nel 1993 dal professore in computer science Vernor Vinge. Secondo Vinge, entro il 2030, avremo a disposizione le &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; necessarie a creare intelligenze super-umane. Possibilità di cambiamenti che sono paragonabili alla nascita della vita umana sulla Terra. La singolarità è vicina: in un saggio pubblicato da Raymond Kurzweil nel 2005 viene esposta la tesi secondo cui la singolarità tecnologica si verificherà nell'arco della prima metà di questo secolo ad opera di macchine più intelligenti dell'uomo.&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Sun, 13 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Crediti dallo Stato, Grilli accelera «I decreti entro pochi giorni»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154739048</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Lorenzo Salvia&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Il viceministro dell'Economia: situazione fragile ma l'Italia ha basi solide
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							ROMA - La conferma è ufficiale. La settimana che si apre domani vedrà finalmente arrivare i decreti per accelerare i pagamenti alle imprese e compensare crediti e debiti tra aziende e &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;. «È questione di giorni - dice il viceministro all'Economia Vittorio Grilli - e faremo questo nuovo decreto di semplificazione del processo di certificazione. La certificazione si potrà usare sia ai fini dello sconto pro solvendo alle banche in caso di ritardi nei pagamenti sia come documento per effettuare le compensazioni nel caso si abbiano debiti iscritti a ruolo con la nostra agenzia tributaria».&lt;br /&gt;I tempi lunghi nei pagamenti della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt; sono un problema antico, mai risolto. Secondo le stime della Banca d'Italia tra ritardi e rinvii siamo arrivati a sottrarre al sistema delle imprese 60 miliardi di euro, una volta e mezzo la manovra salva Italia. Più difficile sapere a quanto ammontano i debiti arretrati delle società con il fisco, debiti che potranno essere cancellati, in tutto o in parte, per chi attende di essere pagato dallo Stato. In ogni caso si tratta di due percorsi che dovrebbero dare sollievo alle imprese, strette fra calo della domanda e &lt;i&gt;credit crunch&lt;/i&gt;, la difficoltà ad ottenere credito.&lt;br /&gt;In realtà il pacchetto comprende tre provvedimenti, tre decreti ministeriali per i quali non è necessario un passaggio formale in Consiglio dei ministri. I primi due riguardano le certificazione del credito, uno per i crediti nei confronti degli enti locali, l'altro per quelli verso l'&lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt; centrale. La modulistica e un apposito sistema via internet saranno messi a punto entro tre mesi dalla Consip, la società per la razionalizzazione degli acquisti della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;, che avrà un ruolo fondamentale anche per la &lt;i&gt;spending review&lt;/i&gt;, la revisione della spesa pubblica.&lt;br /&gt;Il terzo decreto introduce il meccanismo del cosiddetto pro solvendo: le aziende che aspettano un pagamento cedono il credito ad una banca incassando subito una somma leggermente inferiore con un semplice anticipo fattura. Le stesse imprese dovrebbero restare responsabili dell'eventuale insolvenza ma il decreto farà nascere un fondo di garanzia per coprire il rischio. Le società che, oltre ad essere in attesa di pagamenti della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;, hanno vecchi debiti con il fisco potranno optare per la compensazione. Un esempio per capire: l'azienda che ha un credito con una asl e anche una cartella esattoriale a suo carico potrà girare la stessa cartella alla asl che a quel punto diventerà debitrice nei confronti del fisco. Così, come spiega lo stesso Grilli, «se a pagare in ritardo sono sia lo Stato che il contribuente, questi due ritardi si potranno compensare».&lt;br /&gt;Dal Pdl il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri dice che questa misura è «tutto merito di Angelino Alfano». Nei giorni scorsi il segretario del Pdl aveva avanzato una proposta molto più forte, invitando le aziende che attendevano un pagamento da parte della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt; a non saldare le tasse fino a coprire l'ammontare del loro credito. Parole che avevano portato ad un duro scontro tra il partito e il presidente del Consiglio, Mario Monti, che aveva parlato di istigazione all'evasione fiscale. Se il principio dei decreti riprende quella proposta, adesso ci sarà una cornice giuridica in grado di evitare quelle «arbitrarie e personali compensazioni» che aveva paventato il premier. E soprattutto sarà possibile cancellare non tutti i debiti ma solo quelli vecchi, tecnicamente già iscritti a ruolo come, non a caso, sottolinea più volte Grilli.&lt;br /&gt;Non parla solo dei decreti, il viceministro. «La situazione del Paese è ancora fragile ma si parte da basi assolutamente solide» dice, sottolineando che il «pareggio di bilancio deve essere un fatto permanente» e che «patto di stabilità e fiscal compact sono due elementi fondanti dell'economia europea». Nel momento in cui tutti parlano di crescita, dunque, il viceministro dell'Economia non dimentica il rigore. Anzi, lega i due concetti: «Le economie europee non possono pensare di avere un futuro di sviluppo se non hanno i conti a posto. Non c'è nessun Paese al mondo che abbia successo economicamente e non sia fondato su una finanza pubblica in ordine».&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;lsalvia@corriere.it&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: ll ministro Corrado Passera&lt;/p&gt;</description><author>Corriere della Sera (Lorenzo Salvia)</author><pubDate>Sun, 13 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>La nuova intelligenza di Internet</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154739530</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;RICCARDO LUNA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									LA DOMENICA
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Improvvisamente tutti i tasselli stanno andando al loro posto e concetti che sembravano far parte di un &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; astratto, assumono concretezza. Vi ricordate quando ci dicevano che un giorno il forno avrebbe parlato al frigo di casa e uno si chiedeva «cosa mai avranno da dirsi»? Ora, a parte il fatto che quella cosa è stata realizzata, una cucina intelligente, e l'ha presentata Carlo Ratti all'ultimo Salone del mobile.A parte questo, sta finalmente diventando chiaro cosa volevano dire tutti quei discorsi sull'Internet delle cose (primo tassello), ovvero su come sarebbe cambiata la nostra vita con triliardi di sensori collegati alla Rete che producono, trasmettono e condividono informazioni.&lt;br /&gt; Quelle informazioni sono dati, tanti dati: i famosi Big Data (secondo tassello). Quei dati già adesso vengono ospitati in grandi depositi, i data center, e analizzati in tempo reale da supercomputer.&lt;br /&gt; Per produrre cosa? Intelligenza, ovvero, decisioni intelligenti perché basate, appunto, sui dati. Decisioni "smart": e qui arriviamo al terzo tassello, quello delle &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt;, le città intelligenti di cui tanto si parla come di un prossimo paradiso terrestre dove abiteremo presto. Ricapitoliamo. L'Internet delle cose (ma anche delle persone) produrrà sempre più dati e l'analisi in tempo reale dei dati ci farà prendere decisioni migliori: l'esempio più banale è il meteo che già adesso viene previsto analizzando miliardi di dati e ci fa decidere se prendere l'ombrello o no. Ma questa dinamica si applicherà presto a tutto. L'Europa ha previsto di investire sulle &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt;: il ministro Profumo le chiama giustamente smart community perché non ci possono essere città intelligenti senza cittadini intelligenti. A questo proposito l'idea di qualche esponente del governo di costruire ben undici data center al Sud per non perdere i fondi europei non sembra proprio una scelta intelligentissima. © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>La Repubblica (RICCARDO LUNA)</author><pubDate>Sun, 13 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Finpiemonte nel mirino del fisco</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154739664</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;(d. lon.)&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									L'Agenzia delle Entrate reclama 14 milioni per le imposte sui fondi
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							ALLA fine il conto potrebbe essere salato per Finpiemonte: 14 milioni di euro, se si mettono in fila tutti gli anni, dal 2006 al 2010. Soldi che finirebbero nelle casse dell'Agenzia delle Entrate. Gli accertamenti sono scattati lo scorso dicembre e riguardano il pagamento delle imposte sui fondi che la &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt; gira alla sua finanziaria. Quattrini che rimangono in giacenza sui conti correnti delle banchee producono interessi. Ed è proprio su questo punto che si è concentrata l'attenzione degli ispettori del fisco, tanto da aprirsi un contenzioso tra Finpiemonte e l'Agenzia su come devono essere pagate le tasse su queste partite.&lt;br /&gt; Al momento l'anno in questione è il 2006, quando presidente era Mario Calderini. Ed è stato contestato un pagamento di 4,4 milioni che la società ha già iscrittoa bilancio. Se si arriva fino al 2010 la cifra però lievita fino a 14 milioni e 600 mila euro, al netto di sanzioni ed eventuali interessi. Soldi che la finanziaria della &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt;, guidata oggi da Massimo Feira, dovrà accantonare per evitare brutte sorprese, tanto da mettere la questione all'ordine del giorno della prossima assemblea dei soci, il 18 maggio.&lt;br /&gt; Finpiemonte siè opposta alle conclusioni dell'accertamento e spera di trovare una soluzione con l'Agenzia, forte di pareri legali illustri e di una sentenza della Cassazione che darebbe ragione all'impostazione seguita fino ad oggi dalla finanziaria. Ora la società è in trattativa con il fisco, ma se trascorsi i 90 giorni di rito non si troverà una via d'uscita, è probabile che farà ricorso.&lt;br /&gt; Il problema è tutto giuridico e dipende dall'interpretazione del contratto tra Finpiemonte e la &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt;: secondo la società di Galleria San Federico le ritenute di acconto pagate sugli interessi attivi dei fondi sui conti correnti sono un anticipo sulle imposte dovute al fisco.&lt;br /&gt; Secondo l'Agenzia no. Differenza di vedute che porta all'extra di 14 milioni e rotti di imposte da pagare. Nelle prossime settimane, prima dell'assemblea, sono fissati ancora incontri con i funzionari del fisco per definire il contenzioso. Tutte le possibilità rimangono aperte. L'Agenzia potrebbe tirare dritto, pretendendo il pagamento. Cosa che farà scattare il ricorso di Finpiemonte. Oppure si potrebbe arrivare ad un accordo tra le parti o ad una verifica che l'impostazione della finanziaria della &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt; sia corretta. Si tratta di soldi pubblici e la società di Galleria San Federico, prima di pagare, vuole capire senza ombra di dubbio quale sia il meccanismo corretto. (d. lon.) © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: La sede della finanziaria della &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (d. lon.)</author><pubDate>Sun, 13 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Banda larga, ecco i fondi "Internet veloce per tutti"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154760860</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
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							Assessore «Porterà vantaggi al Pil locale» L'installazione della banda larga potrebbe portare vantaggi all'economia: a Nichelino è stimato un +5% del Pil annuo Sindaco Giuseppe Catizone, primo cittadino di Nichelino: «Opportunità da sfruttare» Il «tesoretto» è destinato a opere di sviluppo del territorio Un tesoro vero e proprio sta per arrivare nelle casse dei comuni a Sud di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;: Moncalieri, Nichelino, Trofarello e La Loggia. Si tratta di 3 milioni di euro stanziati - e finora bloccati - all'interno dei cosiddetti Fas (fondi per le aree sottosviluppate), con cui la &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt; finanzia i Pti (programmi territoriali integrati). La notizia arriva da Moncalieri ed è ufficializzata dall'assessore ai Lavori Pubblici del Pd Elena Fissore: «Questa decisione tanto attesa - dice - consente alle amministrazioni di riprendere in mano il capitolo degli investimenti per lo sviluppo territoriale, messi in un angolo in seguito allo stop deciso dal ministero tempo fa». Il Comune di Moncalieri, capofila di tutte le altre municipalità, aveva presentato un progetto pilota incentrato soprattutto - sull'estensione in città della banda larga. «E in &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt; - dice Fissore - avevano approvato il dossier di candidatura che avevamo predisposto». Nei prossimi giorni «si svolgerà un tavolo di concertazione tra i Comuni interessati e la Provincia, per la definizione degli interventi prioritari che,entro il 15 giugno, verranno comunicati alla &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt;». La quale farà da tramite con il ministero per l'erogazione dei fondi. La banda larga rappresenterà per Moncalieri, Nichelino, Trofarello e La Loggia un'enorme possibilità di sviluppo. «Basta pensare - dice Giuseppe Catizone, sindaco di Nichelino che è stato stimato un possibile aumento del Pil annuo per il paese attorno al 5%, se la banda larga fosse installata in tutto il territorio». Volano di sviluppo, fattore di crescita economica e occupazionale, la banda larga servirà a tutti: «Ai cittadini e alle pubbliche amministrazioni che intendono stare al passo con i tempi - spiega Gianfranco Visca, primo cittadino di Trofarello -: si tratta di uno strumento tecnico irrinunciabile per la diffusione dei servizi di telelavoro, telemedicina, videochiamata e teleconferenza». La conclusione è ovvia. «È un requisito indispensabile - condividono gli amministratori in qualunque sede di lavoro che richieda un'interazione via Internet con l'esterno, fino ad oggi limitata per via degli alti costi di investimento».</description><author>La Stampa</author><pubDate>Sun, 13 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Innovation : le challenge des temps</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154684772</link><description>&lt;u&gt;Le Monde&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Le rapport au temps est peut-être ce qui sépare le plus la Silicon Valley de ce que je peux voir dans mon tour du monde. En Californie, tout le système repose, pour de bonnes raisons économiques, sur la vitesse de conception, d'exécution, de " stratégie de sortie " (le rachat ou l'entrée en Bourse). C'est intégré dans le développement des applications avec la notion de " version bêta " qui consiste à mettre un produit sur le marché avant qu'il soit prêt, puis à l'améliorer grâce aux réactions des usagers.Du Brésil à l'Inde, que je viens de visiter, la chanson est tout autre. A Recife, Silvio Meira, professeur d'informatique, a joué un rôle essentiel dans le développement de la ville en troisième pôle technologique de son pays (derrière São Paulo et Rio de Janeiro)." Il a fallu trente ans à la Silicon Valley pour s'affirmer. L'Inde travaille au développement de Bangalore depuis les années 1970. Ça n'arrive pas d'un coup de baguette magique. Il faut former des dizaines de milliers d'ingénieurs, apprendre à exécuter systématiquement ", déclare-t-il. Et, toujours, il faut réveiller l'esprit d'entreprise.A Djakarta, en Indonésie, Rama Mamuaya, fondateur du site d'information Dailysocial.net, lors d'une visite consacrée à l'incubateur d'entreprises Merah Putih Colony, explique que les start-up y restent longtemps, un an et demi ou plus. " La plupart sont fondées par des gens très jeunes sans expérience des affaires, comme moi. Le but est de nous établir comme entreprise stable. On ne peut pas fixer de limite de temps pour cela. "A Bombay, en Inde, Vishal Gundal, entrepreneur devenu investisseur, a, lui aussi, étudié l'histoire de la Silicon Valley. Non seulement " ce qui se fait aux Etats-Unis en deux ans en prend ici quatre ou cinq, mais le long terme peut s'étendre jusqu'à sept ou dix ans ". Cependant, la dynamique ne s'enclenche qu'après qu'une start-up ou deux ont connu un tel succès que bon nombre de jeunes ont envie de se lancer dans l'aventure." L'expertise est limitée " Une idée que reprend Poyni Baht, directrice de SINE, incubateur de l'Indian Institute of Technology de Bombay créé en 1999. " Nous manquons d'exemples - "role model" - , explique-t-elle. Nous n'avons pas encore assez d'entrepreneurs ayant réussi pour alimenter une communauté. L'expertise est limitée. L'échec est encore tabou. C'est une question d'écosystème. "Quant à Mahesh Samat, ancien directeur de Disney pour l'Inde, il est convaincu que " les marchés émergents ne croîtront pas du jour au lendemain. Il n'en a été ainsi ni aux Etats-Unis ni en Europe. Ils suivront une courbe normale. La croissance rapide est une exception ".L'argent n'est pas vraiment le problème. Il y en a partout, mais ceux qui le détiennent ne sont pas habitués aux risques et se méfient de l'intangible économie de la connaissance. Ils préfèrent " en donner à un fils idiot plutôt qu'à un inconnu qui le mérite ", déclare l'entrepreneur et investisseur Mahesh Murthy, issu lui-même d'une famille de brahmanes.Tout cela changera, mais il faut attendre l'arrivée des digital natives, les personnes issues des familles riches et ayant grandi dans un environnement numérique.Deux leçons se dégagent de l'importance du temps dans le développement de l'innovation dans le monde. La première est que la volonté d'aller vite peut être un piège (aussi bien pour certains locaux soucieux d'imiter la Silicon Valley que pour les investisseurs étrangers impatients d'appliquer leur modèle qui fonctionne... ailleurs).La seconde est que notre monde est peut-être plat mais sûrement pas lisse. Polychrone, il fonctionne à plusieurs vitesses à la fois.L'innovation a besoin d'argent, d'organisation, de développement mais, pour avancer, elle met en cause des comportements, des héritages qui bougent... à la vitesse du magma.Mais ne nous trompons pas. La vraie constante, derrière ces temps multiples, est que ça bouillonne partout.Francis PisaniJournaliste et blogueur(winch5.blog.lemonde.fr)</description><author>Le Monde</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>&lt;span class='chapterhl'&gt;Brevetti&lt;/span&gt;, 44mila depositi in 12 anni</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154687757</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Unioncamere. Indagine relativa al periodo compreso tra il 1999 e il 2010
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Franco Sarcina &lt;br /&gt; MILANO&lt;br /&gt; Un totale di 59.300 marchi registrati nei 12 anni tra il 1999 e il 2010; 44.500 domande di &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt;: questi i numeri, resi noti da Unioncamere, che la creatività italiana ha ottenuto per proteggere le proprie produzioni nell'Unione europea.&lt;br /&gt; Complessivamente, su oltre 700mila domande di marchio comunitario depositate tra il 1999 e il 2010 presso l'Ufficio per l'Armonizzazione del Mercato Interno, l'82,7% proveniva dai Paesi del G12. I più attivi nel 2010 sono stati i tedeschi - 19,1% delle domande totali - seguiti dagli statunitensi con il 12,7% e dagli inglesi (9,9%). Il nostro Paese si piazza, grazie alle 6.750 domande presentate dai titolari italiani, al quinto posto tra le nazioni del G12, detenendo l'8,3% delle richieste; prima di noi è arrivata la Spagna, che ha raggiunto la quota dell'8,8%. Ancora bassa, ma in forte crescita, invece, la partecipazione dei Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), che complessivamente detengono l'1,6% delle domande. Le imprese italiane continuano tuttavia ad avere una attenzione preferenziale verso il deposito del marchio unicamente nel nostro Paese: nel 2010 infatti, i depositi nazionali effettuati sono stati 56mila. &lt;br /&gt; A livello territoriale, i depositi europei sono stati fatti in numero preponderante nel Nord-Ovest (39,3% dei casi), seguito dal Nord-Est (33%), dal Centro (19,3%) e infine da Sud e Isole (8,5%). Se si guarda il dato regionale, l'apporto maggiore viene dalla Lombardia, seguita da Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. In compenso, il Sud e Isole e il Centro sono le macroaree con il maggior tasso di crescita nel periodo 1999-2010.&lt;br /&gt; Per quanto riguarda i &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; europei, sulle complessive 1.374.891 domande pubblicate dall'European Patent Office sempre nel periodo 1999-2010, l'88,8% sono state presentate da Paesi del G12. I più attivi sono stati, nei 12 anni presi in esame, gli Stati Uniti, con il 28,1% delle domande, seguiti da Germania (18,7%) e da Giappone (17,4%). Le 44.477 richieste di &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; provenienti dall'Italia rappresentano il 3,2% rispetto al totale di quelle pubblicate; il nostro Paese occupa quindi l'ottava posizione fra i Paesi del G12. Crescendo tuttavia a un tasso medio del 3,2% l'Italia si posiziona davanti alla Gran Bretagna (+2,1%) e alla Germania (+3,1%), anche se fra i Paesi europei il maggiore incremento si deve alla Francia (+6,3%). Inoltre, nel 2010 il ricorso al &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; comunitario da parte del Made in Italy si è concentrato in misura maggiore sui settori della scienza medica e veterinaria, delle applicazioni tecnologiche che riguardano il packaging e nel comparto dell'automotive.&lt;br /&gt; Per il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, «il sostegno che il sistema camerale fornisce alle imprese, d'intesa con il ministero dello Sviluppo economico, affinché tutelino le proprie invenzioni e il proprio brand deriva dalla constatazione che il deposito di &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; e marchi è fondamentale per proteggere la creatività e il genio italiano nel mondo contro le azioni di contraffazione».&lt;br /&gt; franco.sarcina@ilsole24ore.com&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA NOI E GLI ALTRI Italiaquintaperdepositi DistribuzioneperPaeseeper annodelledomandedimarchiodepositate pressoUami(ufficioperl'armonizzazionedelmercatointerno) Quota 2010 Quota 1999 Quota del periodo 1999/2010 Tasso di crescita medio annuo 1999/2010 Germania 19,1 16,8 17,2 8,8 Usa 12,7 24,5 17,5 1,4 Gran Bretagna 9,9 12,6 11,4 5,3 Spagna 8,8 6,3 8,3 11,0 Italia 8,3 8,9 8,4 6,1 Francia 7,0 6,8 7,0 7,8 Paesi Bassi 3,8 2,2 3,1 13,2 Svezia 2,3 2,0 2,0 9,0 Svizzera 2,1 2,2 2,1 7,0 Belgio 1,8 1,4 1,5 10,3 Giappone 1,7 2,5 2,4 4,0 Canada 1,1 1,2 1,2 6,3 Australia 0,3 0,9 0,5 -1,5 Totale Paesi Bric 1,6 0,4 1,0 22,0 Altri Paesi 19,5 11,3 16,2 13,1 Totale Uami 100 100 100 7,6 Fonte: Elaborazione Unioncamere</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Il Wef cerca &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; talenti globali</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154687781</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Formazione. A Roma, Milano e Torino i tre hub per reclutare i leader del futuro
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									IL PROGETTO Il World economic forum sta creando una comunità di ragazzi tra i 20 e i 30 anni con spirito imprenditoriale, passione e dinamismo
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Vittorio Da Rold &lt;br /&gt; MILANO&lt;br /&gt; Roma, Milano e Torino, sono queste le tre città italiane scelte dal World Economic Forum del professor Klaus Schwab, il fondatore del più famoso think tank del mondo, per selezionare i nuovi leader del futuro.&lt;br /&gt; Il World Economic Forum o Wef come è conosciuto comunemente dagli addetti ai lavori, cioè il Forum che raccoglie ogni anno il ghota dell'economia e della finanza internazionale sulle nevi svizzere di Davos, ha deciso di coinvolgere &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; leader di tutto il mondo per influenzare positivamente e in modo proattivo l'agenda globale. &lt;br /&gt; In che modo? Vediamo nel dettaglio questa ennesima idea scaturita dalla fertile mente di Klaus Schwab, il deus ex machina del Wef la cui sede centrale è nei pressi di Ginevra a Cologny.&lt;br /&gt; Oltre alla comunità già esistente dei "Young Global Leaders", il Forum sta ora creando una nuova comunità speciale di ragazzi tra i 20 e i 30 anni, (visto che il 50% della popolazione mondiale è proprio sotto i 27 anni) sempre più consapevoli che occorre trovare soluzioni innovative alle nostre sfide globali. &lt;br /&gt; Questa nuova comunità si chiama "Global Shapers Community" ed è diversificata a livello demografico, di aree geografiche e settori, ma è unita dal comune desiderio di incanalare l'energia straordinaria dei suoi componenti e il loro entusiasmo volto alla costruzione di un mondo più pacifico e solidale. Le doti richieste ai nuovi leader in crescita sono le seguenti: dinamismo, passione, spirito imprenditoriale, alti standard di integrità morale e intellettuale.&lt;br /&gt; I Global Shapers, e la loro selezione, sono organizzati in una rete di centri locali con sede nelle maggiori città di tutto il mondo. Si impegnano in eventi e attività che generano un impatto positivo all'interno della loro comunità locale e sono collegati agli altri Shapers a livello mondiale attraverso un continuo scambio di idee e soluzioni.&lt;br /&gt; Come coordinatore del gruppo di Roma, c'è Pasquale Salzano, Young Global Leader del WEF nonché consigliere diplomatico distaccato dalla Farnesina presso l'Eni nel ruolo di responsabile degli Affari istituzionali internazionali della società energetica di cui pubblichiamo a fianco un'intervista.&lt;br /&gt; Pasquale Salzano, tra l'altro, è stato nelle scorse settimane alla Kennedy School of Government di Harvard per seguire il Programma "Global Leadership and Public Policy for the 21st century" istituito dall'università americana di Harvard esclusivamente per gli Young Global Leaders del World Economic Forum.&lt;br /&gt; E adesso avanti tutta con le candidature.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt; www.globalshapers.com&lt;br /&gt; Questo è il sito dove trovare ogni informazione sull'inziativa del Wef. Inoltre c'è anche una mail dove inviare le candidature:rome@globalshapers.org</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>«Dico no alla controriforma della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154687792</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									INTERVISTARenato BrunettaEx ministro per la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; e deputato Pdl
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									QUALCOSA È CAMBIATO «Se il Governo tenterà di varare interventi di questo tipo non avrà più la maggioranza» POTERE AI SINDACATI «Si punta a ridare capacità d'interdizione sui licenziamenti disciplinari»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Davide Colombo &lt;br /&gt; ROMA.&lt;br /&gt; «È cambiato qualcosa. D'ora in poi, se il governo tenterà di varare controriforme come quella sulla &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;, ma non solo, non avrà più la maggioranza». Renato &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;, ex ministro per la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt; e coordinatore dei dipartimenti del Pdl, non ci sta. E respinge punto per punto le considerazioni fatte ieri dal ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; e della Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, sul nostro giornale. Per &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; il Ddl in preparazione rischia di bloccare l'implementazione di una riforma (quella varata con la legge delega n. 15 del 2009 e il successivo decreto attuativo) che l'Europa sta aspettando. Di più. Una riforma che è stata riconosciuta «strategica» dal commissario agli affari economici e monetari dell'Ue, Olli Rehn, come ha ricordato l'ex ministro in una lettera inviata tre giorni fa a Mario Monti e allo stesso Olli Rhen.&lt;br /&gt; Onorevole, il ministro sostiene che con il disegno di legge in preparazione, in realtà, la sua riforma verrà applicata in tutta la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; Non è così. È partita un'operazione che ha rimesso in pista il concetto del "non si muove una foglia che il sindacato non voglia". Non ci sarà più nessun controllo sulle dinamiche salariali e viene eliminato il principio del merito. E il tutto con l'ipocrisia di implementare il mio lavoro».&lt;br /&gt; Che cosa non la convince di più?&lt;br /&gt; Con il riconoscimento della contrattazione collettiva e del contratto collettivo nazionale come fonte deputata alla determinazione dell'assetto retributivo e di valorizzazione dei lavoratori pubblici, si torna ad ampliare i poteri di interdizione del sindacato, sia sul piano retributivo che sotto il profilo organizzativo, in assoluta controtendenza rispetto agli obiettivi di decennale convergenza tra disciplina del lavoro pubblico e privato e di gestione dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt; secondo criteri manageriali e di efficienza.&lt;br /&gt; Ma il ministro dice che non si torna alla concertazione, parola cancellata proprio dalla sua riforma, e che ai sindacati non verrà riconosciuto alcun potere di veto.&lt;br /&gt; Io penso invece che l'intervento sindacale nelle procedure di mobilità, così come faticosamente riformate con la legge di stabilità, rischia di restaurare lo status quo ante, rivelatosi paralizzante e inidoneo a conseguire un uso efficiente delle risorse di personale.&lt;br /&gt; Eppure una norma di coordinamento con la riforma Fornero andrà pur fatta. Si parla di misure di razionalizzazione e semplificazione, che cosa teme davvero?&lt;br /&gt; Dietro la suadente enunciazione di una «razionalizzazione e semplificazione dei sistemi di misurazione, valutazione e premialità», si nasconde il chiaro intento di smantellare il sistema delle fasce, cardine della mia riforma nella materia della premialità. Dico di più. Si punta a sostituire integralmente il criterio della valutazione e della responsabilità individuale con un criterio di valutazione di performance organizzativa complessiva, che non potrà che avere come conseguenza l'offuscamento delle responsabilità dei singoli. Si tornerà a livellare nuovamente e indiscriminatamente la distribuzione degli incentivi.&lt;br /&gt; Il ministro ha detto che nel disegno di legge ci sarà molto di più di quello che abbiamo letto nell'ipotesi di accordo del 4 maggio. Arriveranno nuove norme per rafforzare responsabilità e autonomia della dirigenza.&lt;br /&gt; Gli orientamenti in tema di mercato del lavoro pubblico, pur nella loro vaghezza, prefigurano scelte finalizzate a soluzioni di mera stabilizzazione del precariato, di recupero del potere sindacale di interdizione in materia di licenziamenti disciplinari, di «cattura» sindacale della dirigenza pubblica sotto l'usbergo di un rafforzamento dell'autonomia rispetto all'organo di indirizzo politico.&lt;br /&gt; Insomma una bocciatura senza appello prima ancora di leggere il Ddl. &lt;br /&gt; Rispondo con le stesse parole utilizzate nella lettera che ho scritto a Monti tre giorni fa: sarebbe veramente un pessimo segnale se si verificasse una imperdonabile retromarcia sul piano dei risultati conseguiti nell'organizzazione della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;. Risultati che, lo ripeto, andrebbero invece pienamente attuati nell'interesse di un Paese che vuole finalmente liberarsi dalle zavorre che stanno finendo per soffocarlo.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;I PALETTI DEL GOVERNO&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Premi al merito&lt;br /&gt; Nel disegno di legge sul &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt;, come spiegato ieri dal ministro Filippo Patroni Griffi nell'intervista al Sole-24Ore, sarà individuato un sistema di valutazione che terrà conto della perfomance organizzativa come strumento per la valutazione delle figure dirigenziali e della perfomance individuale come valutazione e conseguente incentivazione all'interno di un ufficio. «Nel pieno rispetto di quella "logica del risultato" che conta per i cittadini utenti e le imprese che operano con la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;», ha detto il ministro.&lt;br /&gt; No al veto dei sindacati&lt;br /&gt; Il protocollo d'intesa predisposto con sindacati e Regioni conferma che si deve agire nel vigente modello di relazioni sindacali. Non si legge mai la parola "concertazione", ha spiegato sempre il ministro Patroni Griffi, che è stata eliminata con il decreto 150: «Si fa riferimento solo all'esame congiunto, che peraltro è una delle modalità previste nell'atto di indirizzo all'Aran del luglio 2011, firmato proprio dal ministro &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;»&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Coordinatore dei dipartimenti del Pdl. Renato &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Stop ai tirocini non retribuiti</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154687793</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									La riforma del &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; L'ESAME IN PARLAMENTO
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
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									Chi non corrisponde l'indennità agli stagisti rischia una multa fino a 6mila euro
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Claudio Tucci &lt;br /&gt; ROMA&lt;br /&gt; Stop ai tirocini non retribuiti. E se l'azienda, o il datore di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;, non corrisponde, anche in forma forfettaria, un'indennità «in relazione alla prestazione svolta» dal giovane può scattare una sanzione piuttosto salata. Vale a dire, una multa che oscilla da un minimo di mille a un massimo di 6mila euro, a seconda della gravità dell'illecito commesso.&lt;br /&gt; La materia dei tirocini formativi e di orientamento (quelli cioè che consentono un primo approccio con il mondo del &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;) subisce una nuova modifica, con la riscrittura totale dell'articolo 12 del Ddl Fornero per effetto di un emendamento presentato direttamente dal Governo in commissione &lt;span class='chapterhl'&gt;Lavoro&lt;/span&gt; del Senato (dove è attualmente all'esame il provvedimento). L'arrivo però di una indennità (anche minima) per gli stagisti (e la relativa sanzione, in caso di mancata corresponsione) non sarà immediata. Queste novità infatti dovranno prima essere recepite in un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni che dovrà essere concluso entro 180 giorni dall'entrata in vigore della riforma del &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; L'accordo con le Regioni (che hanno potestà normativa sulla materia dei tirocini) dovrà dettare "linee guida" anche per contrastare gli usi distorti degli stage e individuare elementi qualificanti del tirocinio e gli effetti conseguenti alla loro assenza. E senza interferire troppo (pure) con altri contratti a contenuto formativo, come, per esempio, l'apprendistato che il Ddl Fornero punta a far diventare la via maestra di ingresso dei &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; nel mondo del &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; Secondo gli ultimi dati Isfol-Repubblica degli stagisti, ogni anno vengono attivati non meno di 400mila tirocini (di cui almeno 311mila nelle imprese private, secondo l'indagine Unioncamere-Excelsior 2011). Ma appena il 21,1% si trasforma con un'offerta di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; (e per lo più flessibile). E nel 2010, il 52,4% dei tirocinanti ha dichiarato di aver svolto lo stage gratis. La previsione quindi di una «non assoluta gratuità del tirocinio» (come recita l'emendamento del Governo) è «una notizia positiva che spingerà le imprese a utilizzare meglio gli stage», ha commentato Carlo Magni, economista alla Sapienza di Roma e coordinatore scientifico di Soul, il sistema di orientamento delle università del Lazio. Che ha aggiunto: «Ora bisognerà vedere come Governo e Regioni adatteranno queste nuove regole ai tirocini svolti negli studi professionali», dove ci sono tanti &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt; che lavorano, anni, senza essere pagati. Per Ginevra Benini, ricercatrice Isfol ed esperta di tirocini, l'arrivo di una indennità per gli stagisti si muove nel solco di quanto accade in Francia «dove l'impresa che assume tirocinanti è obbligata a retribuirli non meno del 30% dello "smig" (il "salario minimo professionale garantito"); che permette quindi ai ragazzi francesi di portare a casa tra i 400-500 euro al mese».&lt;br /&gt; L'aver rimesso poi in testa alle Regioni il compito di legiferare sulle linee guida sui tirocini è «un passo avanti» ha detto Gianfranco Simoncini, assessore al &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; della Regione Toscana e coordinatore degli assessori regionali al &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;. Che condivide anche l'introduzione di un'indennità per gli stagisti: «In Toscana, con una legge regionale, l'abbiamo già fatto prevedendo un forfait minimo di 500 euro per chi assume tirocinanti».&lt;br /&gt; Altri emendamenti del Governo (per correggere la riforma Fornero dal lato delle competenze regionali) sono quelli sull'articolo 65 del Ddl per introdurre un maggior coinvolgimento delle autonomie (attraverso un passaggio in Conferenza Stato-Regioni) per il restyling delle politiche attive e dei servizi per l'impiego. Anche in tema di formazione e certificazione delle competenze (articolo 69 del Ddl) le Regioni e le autonomie locali avranno più poteri, con tutti gli standard delle qualificazioni e competenze certificabili che saranno raccolte in repertori codificati (a livello nazionale o regionale), pubblicamente riconosciuti e accessibili in un repertorio nazionale.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>Le piccole aziende consegnano le chiavi al prefetto</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154688776</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;MARIACHIARA GIACOSA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									L'iniziativa
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							GIOVEDÌ l'hanno fatto gli imprenditori di Biella, la prossima settimana toccherà ai torinesi. Artigiani, commercianti e piccoli imprenditori consegneranno le chiavi delle loro imprese al prefetto, Alberto di Pace, e al presidente della &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt;, Roberto &lt;span class='chapterhl'&gt;Cota&lt;/span&gt;. Sarà un'iniziativa simbolica di Confartigianato, Cna, Casartigiani, per attirare l'attenzione sullo stato di salute delle piccole imprese di artigianato e commercio che in questi anni «non hanno licenziato e hanno cercato di sopravvivere alla crisi». A prefetto e presidente gli imprenditori consegneranno anche la loro ricetta: «la stessa che da anni continuiamo a proporre a una platea di istituzioni distratte» sottolinea il presidente del comitato unitario Giorgio Felici.&lt;br /&gt; «Non si può continuare a parlare di crescita, bisogna attuarla con fatti e non più parole - sostengono - . Se la classe politica italiana ascoltasse di più ciò che viene richiesto ai tavoli di concertazione e investisse sulle persone che hanno voglia di lavorare e produrre, forse oggi la crisi economica - concludono con un riferimento ai recenti fatti di cronaca - sarebbe affrontabile con più lucidità e meno disperazione».&lt;br /&gt; Sblocco e pagamento dei crediti che le aziende vantano nei confronti della pubblica amministrazioni, abbassamento del costo del lavoro, meno burocrazia e maggiore accesso al credito sono le priorità. Ben vengano poi la lotta all'evasione e il rigore, ma «non si uccida il malato» è l'appello delle imprese. © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Giorgio Felici&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (MARIACHIARA GIACOSA)</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Librolandia parte col segno più i visitatori in netto aumento</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154688787</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;SARA STRIPPOLI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Sepùlveda fa il pienone. Con i giovani è boom di twitter &lt;span class='chapterhl'&gt;Fassino&lt;/span&gt; globetrotter Chiamparino glissa sul suo nuovo ruolo Non c'è Grillo ma Sgarbi sì
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							PARTENZA con sprint per il 25esimo compleanno di Librolandia. Le impressioni del giorno dell'apertura, un affollamento persino superiore alle edizioni precedenti hanno adesso una conferma: una crescita del 4 per cento rispetto al battesimo dello scorso anno. Il ciclone Beppe Grillo non si é fatto vedere. Qualche rimpianto per fotografi e cronisti che avrebbero gradito la presenza del comico reduce dal successo elettorale. Lo show sarebbe stato assicurato. Invece la giornata del Salone é cominciata con la protesta dei lavoratori della Indesit, che all'uscita della metropolitana hanno volantinato per contestare la chiusura dello stabilimento di None. Quella del Salone é una vetrina di primo piano, chiunque ha una causa da sostenere sceglie il piazzale del Lingotto per richiamare l'attenzione. Dopo il ministro Elsa Fornero, oggi è il turno di un altro rappresentante dell'esecutivo di Mario Monti. Il ministro degli interni Anna Maria Cancellieri sarà questa mattina al Bookstock Village alle undici e mezza. Un'ora prima arriva il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi. Dopo il richiamo di Rolando Picchioni, il titolare del dicastero della cultura ha deciso di accettare l'accoglienza della Fiera. Atteso il consueto dispiegamento di forze dell'ordine.&lt;br /&gt; Ieri é stato il giorno del sold out per Sepùlveda, delle intemperanze di Vittorio Sgarbi che fa attendere la Sala Gialla per quasi mezz' orae poi esterna attaccando i giornalisti.&lt;br /&gt; Grande partecipazione per la mafia raccontata ai ragazzi da chi combatte ogni giorno, il dibattito che ha per protagonista Pietro Grasso. Il secondo giorno del Salone é anche il giorno del record di twitter, il Salone svetta nella classifica dei maniaci del tweet: qualcuno chiede premi per aver acquistato libri in quantità, altri ringraziano per poter seguire da lontano i dibattiti nel Salone. Fra i twitteristi anche Beppe Severgnini che chiede al sindaco &lt;span class='chapterhl'&gt;Fassino&lt;/span&gt; un parcheggio taxi davanti a Porta Nuova.&lt;br /&gt; Una richiesta che sollecita molte risposte: «Molto meglio se sali sul metró, fai prima». I politici piemontesi vanno e vengono. Il sindaco Piero &lt;span class='chapterhl'&gt;Fassino&lt;/span&gt; si conquista il titolo di glob trotter del Salone. Un sindaco in versione mistica, che sceglie di sedere in Sala Gialla, primo cittadino fra i sufi, e si conquista un bellissimo derviscio rotante sottovetro. Fraternità, solidarietà, fratellanza sono i messaggi del sindaco che partecipa anche alla presentazione del libro di monsignor Vincenzo Paglia e Franco Scaglia, autori di Cercando Gesù, alla ricerca di risposte.&lt;br /&gt; Fra gli stand anche Il neo presidente della Compagnia di San Paolo Sergio Chiamparino, che si concede un aperitivo nella lounge del Circolo del Lettori, prima del dibattito con Ilvo Diamanti. Inseguito dalle richieste di autografi, glissa sul suo nuovo ruolo: «Ho molto da imparare anche se qualcosa so già».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;b&gt;I protagonisti&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; SEPÙLVEDA Lo scrittore cileno, ma da molti anni vive in Spagna, è stato molto applaudito in Sala Gialla SGARBI Solito spettacolo per Sgarbi in Sala Gialla, sfoggio di cultura e un «imbecilli» ai giornalisti BORSELLINO La sorella del magistrato ha partecipato a uno dei molti incontri a 30 anni dalle stragi di mafia</description><author>La Repubblica (SARA STRIPPOLI)</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>In Compagnia si tagliano i compensi</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154688823</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;STEFANO PAROLA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
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									Da Chiamparino a Gastaldo (riconfermato): diecimila euro in meno Con i risparmi si creerà un fondo per l'assistenza Nominati Garibaldi e Carbonato
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							L'ERA Chiamparino in Compagnia di San Paolo parte all'insegna dei tagli ai compensi. Ieri il comitato di gestione dell'ente si è riunito per la prima volta e ha deciso di togliere 10 mila euro agli emolumenti di ciascuno dei suoi sette membri. Denaro che andrà a finire in un fondo particolare, che servirà per creare iniziative specifiche di assistenza. E che si arricchirà di altri 10 mila euro cui rinuncerà il segretario generale Piero Gastaldo, che ieri è stato confermato nel proprio ruolo.&lt;br /&gt; La riduzione abbassa ulteriormente quegli 1,6 milioni che nel 2010 figuravano nel bilancio della Compagnia alla voce «compensi e rimborsi spese organi statutari» (erano quasi2 milioni nel 2009). E si aggiunge a quella sforbiciata del 20% praticata agli emolumenti di tutti i membri del consiglio generale (anche se ai tempi la prima proposta parlava del 40%).&lt;br /&gt; Il compenso di chi siede negli organi dell'ente è composto da una quota fissa ed una variabile, che dipende dai gettoni di presenza (da 2 mila euro circa) che vengono corrisposti ogni volta che si riunisce una commissione interna alla Compagnia. I dati sugli emolumenti non sono pubblici, ma lo "stipendio" di ciascun membro dovrebbe aggirarsi attorno ai 50 mila euro lordi, mentre il presidente Sergio Chiamparino dovrebbe ricevere una retribuzione tra gli 80 e i 100 mila euro (lordi, più rimborsi spese vari) e il segretario generale di 250 mila euro circa. Il taglio varato dal Comitato colpisce indistintamente: meno 10 mila euro a tutti quanti.&lt;br /&gt; La prima seduta dell'organo decisionale ha anche indicato chi siederà nel Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, la banca di cui la Compagnia possiede il 9,89% dell'azionariato.&lt;br /&gt; Occorreva infatti sostituire il dimissionario Gianluca Ferrero, che in base alla legge che vieta di sedere in due diversi consigli d'amministrazione ha scelto di restare in quello di Banca del &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt;. Allo stesso tempo bisognava proporre un nome per la vicepresidenza lasciata vacante da Elsa Fornero, che si era dimessa per diventare ministro del Lavoro. Per quel ruolo la fondazione intitolata a San Paolo ha scelto, come da previsioni, l'economista torinese Pietro Garibaldi.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA Luca Remmert e Sergio Chiamparino, vicepresidente e presidente della Compagnia di San Paolo&lt;p&gt;&lt;b&gt;La busta paga&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; IL PRESIDENTE Sergio Chiamparino ha un compenso che varia tra gli 80 e i 100 mila euro lordi. Più i rimborsi spese IL SEGRETARIO Piero Gastaldo, riconfermato, prende 250mila euro lordi l'anno per il ruolo di segretario I CONSIGLIERI Ai sei membri del comitato di gestione dovrebbe toccare un compenso di 50mila euro lordi</description><author>La Repubblica (STEFANO PAROLA)</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>&lt;span class='chapterhl'&gt;Pininfarina&lt;/span&gt; dimezza il rosso "Continuità non più a rischio"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154688826</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
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									La trimestrale
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								&lt;br/&gt;
							&lt;span class='chapterhl'&gt;PININFARINA&lt;/span&gt; dimezza le perdite. Il gruppo automobilistico torinese ha annunciato che nel primo trimestre il risultato netto è stato negativo per 3,5 milioni di euro, contro i 6,5 milioni di un anno fa, mentre il valore della produzione è salito del 17% a 15,7 milioni. Nel secondo trimestre, &lt;span class='chapterhl'&gt;Pininfarina&lt;/span&gt; iscriverà un provento finanziario derivante dall'accordo di riscadenziamento di 45 milioni e gli amministratori considerano il gruppo, guidato dall'ad Silvio Angori, «non più soggetto a rischi di continuità aziendale».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: L'AD Silvio Angori sta guidando la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pininfarina&lt;/span&gt; verso il rilancio&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Ebec: sfida al limite dell'impossibile</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154691930</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale di Napoli&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									SEI SQUADRE ITALIANE SI AFFRONTANO PER CONTENDERSI UN POSTO IN FINALE &lt;span class='chapterhl'&gt;POLITECNICO&lt;/span&gt;
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Una sfida al limite dell'impossibile. Ventiquattro ragazzi, tutti studenti di &lt;span class='chapterhl'&gt;ingegneria&lt;/span&gt;. Sei squadre, a rappresentare altrettanti Atenei scientifico-tecnologici italiani (&lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di Milano, Roma "La Sapienza", Roma Tor Vergata, "Federico II" di Napoli e Università degli Studi di Messina) nella finale nazionale del torneo ingegneristico più importante d'Italia: l'Ebec Italy, ovvero l'European Best Engineering Competition, giunto alla sua quarta edizione, che si terrà a Napoli dal 22 al 26 maggio. Cerimonia di apertura in Aula Magna alla Federico II. Quattro giorni di tempo per progettare e costruire un prototipo meccanico che riesca a svolgere un lavoro, un compito preciso. Robot, navi-giocattolo, gru, mini-sottomarini, veicoli, turbine, ci si può aspettare di tutto. L'oggetto misterioso resta top secret fino all'ultimo secondo. Anche il materiale non lo scelgono gli sfidanti. Si lavora con quel che viene fornito. In palio: una medaglia del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «per il valore accademico e culturale dell'iniziativa», un biglietto di andata e ritorno per la finalissima europea di Zagabria, ad agosto, e, ovviamente, la gloria. Il luogo è la Facoltà di &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt;. I cervelloni si sfideranno all'ultimo bullone proprio nelle aule di piazzale Tecchio. A contendersi il titolo di campioni d'Italia del 2012 le sei squadre vincitrici dei round locali degli Atenei di provenienza. La competizione è divisa in due parti: un Case Study, in cui si affronta - e si risolve - un problema teorico-aziendale, ed un Team Design, in cui i partecipanti dovranno costruire un prototipo funzionante. I punteggi sono giornalieri. Passano le migliori due squadre che secondo la giuria, composta da docenti ed ingegneri, hanno realizzato l'opera migliore ed hanno totalizzato il miglior punteggio nei quattro giorni di competizione. I ragazzi del Best Napoli si sono allenati duramente. E, nel marzo scorso, in soli due giorni, sono riusciti a costruire, a far decollare, volare ed atterrare negli "hangar" di piazzale Tecchio dei modellini di aerei perfettamente funzionanti. Il prossimo volo a cui aspirano, adesso, è solo quello di Zagabria. pifra</description><author>Il Giornale di Napoli</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Ora anche l'Europa comincia a ragionare sui droni per uso civile</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154692756</link><description>&lt;u&gt;Il Foglio&lt;/u&gt;
							
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							Roma. Il primo aereo a volare sulla centrale atomica giapponese di Fukushima all'indomani dello tsunami è stato un Global Hawk. Un drone, come sono comunemente definiti gli aerei senza pilota, per la legislazione italiana più correttamente Apr (aerei a pilotaggio remoto) in quanto non sono autonomi ma guidati da un regolare equipaggio a terra. Il Global Hawk costa meno di un decimo di un aereo a pilotaggio umano con le medesime caratteristiche e senza rischi. Questa notizia, però, è rimasta limitata al ristretto ambito degli esperti, pare anche per ingiustificati timori su una possibile contaminazione del velivolo. Dei droni, infatti, si parla quasi esclusivamente per le loro azioni sui teatri bellici. Ma la situazione potrebbe essere destinata a mutare. "Per quanto riguarda i droni, siamo di fronte a un fenomeno molto simile a quello di internet. Nel momento in cui si trasformerà da applicazione militare a civile il fenomeno esploderà", ha sostenuto di recente Ludovico Vecchione al Centro alti studi della difesa in un convegno sugli aspetti etici dell'impiego degli Apr. Vecchione, ingegnere, è il responsabile dei progetti aeronautici del Cira, il centro di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerche&lt;/span&gt; aerospaziali con sede a Capua che partecipa alle più importanti iniziative europee dedicate ai droni, come la road map della Commissione per rendere più affidabili gli aerei senza pilota e sfruttarne le potenzialità civili e commerciali già dal 2020. Da tempo, peraltro, la &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; del volo senza pilota è stata definita quella duale (investimenti per attività militari, ricadute per usi civili) per eccellenza. Tutti i centri di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; specializzati nell'aeronautica, da Teal a Frost &amp; Sullivan, testimoniano che la spesa per droni dovrebbe salire al minimo dagli attuali 6,6 a 11,4 miliardi di dollari all'anno entro il 2020, in controtendenza rispetto alle spese per la difesa. E la rivista americana Foreign Policy ad aprile ha rilevato che la crescita dell'uso commerciale dei droni è diventata molto più rapida di quella per usi militari. Ma per quali usi sono già stati sperimentati i droni? E a quali altri scopi si punta? Le attività in fase di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; avanzata e talvolta già sperimentate sono l'analisi del traffico; il controllo dell'ordine pubblico in occasione di manifestazioni di massa anche sportive; il rilevamento agricolo; i servizi metereologici; il monitoraggio di linee elettriche, condotte idriche, tubature di gas e petrolio; il controllo del territorio, anche di fronte a calamità naturali; la gestione delle emergenze legate agli incendi; il riversamento in mare di idrocarburi, per esempio da natanti; la gestione della pesca commerciale, anche di fronte alle limitazioni imposte dagli organismi nazionali e sovranazionali; le ispezioni strutturali di opere pubbliche e di edifici. Gli archeologi russi stanno perfezionando piccoli droni con camere a infrarossi per le loro attività di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;. E sono ormai perfezionati droni che possono entrare nei tifoni per calcolarne traiettoria e potenza. Addirittura si starebbe sperimentando l'utilizzo di sensori iperspettrali sui droni per rilevare la variazione di densità del terreno per scoprire falde acquifere o giacimenti naturali ma anche prevedere frane e addirittura terremoti. "L'ostacolo maggiore sulla strada dello sviluppo dei droni per usi civili e commerciali sono però i vincoli normativi", ha sottolineato Vecchione. Un passo in avanti potrebbe rappresentarlo l'"open sky" comune europeo: Bruxelles sta cercando di inserirvi anche la regolamentazione del volo a pilotaggio remoto. Negli Stati Uniti, il Congresso e la Faa, l'agenzia federale per l'aviazione, si sono impegnati a integrare i droni nello spazio aereo entro il 2015. Ma, come ha riferito il New York Times qualche giorno fa, la decisione sta trovando opposizione: si teme che questi velivoli possano minacciare la privacy.</description><author>Il Foglio</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>L'UNIVERSITÀ DEL FUTURO PARLA INGLESE E NOI CI STIAMO ATTREZZANDO</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154697765</link><description>&lt;u&gt;Io Donna&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Cristina Lacava, illustrazione di Valeria Petrone&lt;/u&gt;
							
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									scuole global
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									"Dal 2014 i corsi saranno in lingua straniera" annuncia il &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di Milano e la polemica divampa: peso o chance per gli studenti? Abbiamo visto cosa succede negli altri atenei. Già avanti. Nell'attirare cervelli
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							Dopo i mugugni, più di duecento professori del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di Milano hanno scritto un documento ufficiale: la laurea - solo - in inglese? Non la vogliamo. Tutto perché il &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; Giovanni Azzone ha annunciato che dal 2014 - non esattamente domani - i corsi di laurea magistrale si terranno esclusivamente nella lingua di Shakespeare. Un passo in avanti, in un Paese come l'Italia dove gli studenti stranieri sono il 3,6 per cento (in Inghilterra sfiorano il 20). Nonostante l'indignazione dei puristi, i dati del ministero dell'Istruzione mostrano un quadro consolante: sono più di 100 i corsi di laurea in inglese già offerti dagli atenei italiani, un po' ovunque. Ma vediamo chi sono, e come si sono organizzati, gli apripista dell'internazionalizzazione. Al primo posto c'è Bologna: nel 2012/13 saranno 21 le lauree in inglese, comprese quelle nuove di zecca in Economia del Turismo e Management della Sanità. Certo, guardare lontano costa: al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di Milano si investiranno 3,2 milioni di euro per attirare docenti stranieri. E a Bologna? «Il nostro budget per il settore è di 10 milioni; 3 provenienti dall'ateneo, 7 da fondi esterni, Commissione europea e governi stranieri» spiega Carla Salvaterra, &lt;span class='chapterhl'&gt;prorettore&lt;/span&gt; alle relazioni internazionali dell'Alma mater. «Quest'anno un milione va in borse di studio, 300mila ci costano gli esoneri dalle tasse per gli studenti più bravi dei corsi internazionali». a come si organizzano questi corsi? Come si selezionano insegnanti e studenti? «Da noi», continua Salvaterra, «i due terzi dei docenti devono avere un titolo estero o almeno una qualifica internazionale di livello C2. In quanto agli studenti, o esibiscono anche loro un certificato, o superano un esame di lingua, altrimenti entrano con un debito formativo che dovranno sanare. Ma in genere sono preparati». I primi feedback sono positivi: chi si laurea in inglese è più spendibile sul mercato globale. «Abbiamo ingegneri nelle multinazionali e manager impegnati nella tutela dei siti Unesco», conclude Salvaterra. D'accordo, ovviamente, il &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di Milano: «I nostri laureati lavorano sia in aziende italiane di medie dimensioni, impegnate all'estero, sia in aziende straniere» dice. Riguardo a queste ultime, i dati del placement sono positivi: nel 2011, 250 imprese estere hanno pubblicato annunci, in Italia, il 42 per cento in più rispetto al 2010. «Per noi, l'inglese è il tassello indispensabile del progetto formativo. Obiettivo, offrire più chances agli italiani e al tempo stesso attrarre i migliori studenti stranieri». Aggiunge Marco Gilli, &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;: «Le menti più brillanti riescono ad andare gratuitamente ad Harvard, che costa 50.000 dollari l'anno, grazie alle borse di studio. Dobbiamo essere attrattivi almeno quanto gli altri atenei tecnici europei, come Monaco, Zurigo, Losanna». Altrimenti, è il messaggio, i cervelli si rivolgono altrove. Continua Gilli: «In certi settori, come &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt; industriale o dell'informazione, il mio campo, si parla solo inglese. Dei 200 articoli scientifici che ho pubblicato, solo un paio erano in italiano. Detto ciò, bisogna essere pragmatici: ad &lt;span class='chapterhl'&gt;Architettura&lt;/span&gt; non c'è la stessa necessità. L'italiano resta un punto di riferimento se ti occupi di Bernini, e gli stranieri finiscono per impararlo. Se studi i microprocessori, è un'altra faccenda. Noi spingiamo i nostri studenti a fare un'esperienza all'estero: per chi frequenta il dottorato, è obbligatorio un anno». Le università più avanti sono al Nord come al Sud: si va da Trento (2 lauree in inglese tra Economia, &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt;, Scienze), a Camerino (7), Roma Tor Vergata (8), fino a Catania (4, tre delle quali in &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt; e una in Scienze Politiche). Le percentuali di stranieri variano parecchio: a Camerino, per esempio, sono la maggioranza nel corso di Biosciences and Biotechnology (molto apprezzato dagli asiatici). «In una piccola città come la nostra si trovano bene e si ambientano facilmente» sostiene Cristina Miceli, delegato per l'internazionalizzazione. erte volte, il cambio di lingua porta con sé un leggero aggiustamento nella didattica: «Stiamo incrementando la parte operativa rispetto a quella teorica. L'inglese ci aiuta ad accelerare il processo» spiega Renato Lauro, &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt; di Roma Tor Vergata dove, a settembre, partirà un corso di laurea in inglese a Medicina (ce ne sono già a Pavia, Milano e Roma La Sapienza). «Solo 20 posti per ora. Il 90 per cento dei docenti li abbiamo in casa, gli altri arriveranno dall'estero». A Tor Vergata è già rodata la laurea in inglese nella facoltà di Economia: «Alcuni studenti vengono assunti ancora prima della tesi» dice il &lt;span class='chapterhl'&gt;rettore&lt;/span&gt;. E il dubbio, sollevato da alcuni professori del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt;, che né i ragazzi né i docenti siano pronti al salto? «Il problema non si pone. Siamo partiti otto anni fa con il doppio canale, italiano e inglese» replica seccamente Azzone. «Ma i nostri studenti restavano separati dagli stranieri. Meglio mescolarli». L'importante è crederci. E organizzarsi.&lt;p&gt;&lt;b&gt;È Bologna l'università più internazionale&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;21 10 3&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;mila&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;00&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;corsi di laurea in inglese milioni di euro investiti provenienti dall'ateneo da fondi esterni milione va in borse di studio euro per l'esonero dalle tasse</description><author>Io Donna (Cristina Lacava, illustrazione di Valeria Petrone)</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>«Che errore puntare tutto sull'inglese»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154705590</link><description>&lt;u&gt;QN  - Il Giorno&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Giovanni Nardi&lt;/u&gt;
							
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									AL SALONE DI &lt;span class='chapterhl'&gt;TORINO&lt;/span&gt; DIECI PAROLE NUOVE CONIATE DAGLI STUDENTI PER AGGIORNARE IL NOSTRO VOCABOLARIO
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								&lt;br/&gt;
							
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									Il monito di Tullio De Mauro: guai a trascurare l'italiano e le altre lingue
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								&lt;br/&gt;
							&lt;span class='chapterhl'&gt;TORINO&lt;/span&gt; PROFESSOR De Mauro, sembra che la scuola abbia scelto l'inglese come unica lingua da insegnare, e addirittura come unica lingua in assoluto, almeno a livello universitario. Che ne pensa? «Penso che si tratti di un errore, anzi di tutta una serie di errori, che se vuole le spiego». L'illustre linguista, ex ministro dell'istruzione e autore, ha partecipato a un incontro organizzato al Salone del Libro sul tema del vocabolario allargato, nel quale un gruppo di studenti, coordinati dallo scrittore Andrea Bajani, ha presentato 10 parole nuove, finora ignote ai dizionari, e che ambiscono a introdurvisi con tutti i crismi. Perché, allora, il prepotere dell'inglese? «Come si sa, l'Europa raccomanda a ciascun cittadino la conoscenza, oltre che della propria, di almeno altre due lingue, delle quali una è l'inglese, da concretizzare con l'insegnamento nella scuola dell'obbligo, a cominciare dal primo anno della scuola elementare. Per l'altra lingua, scelta e lunghezza erano demandate alle singole scuole e insegnanti. Questa norma è stata di fatto cancellata dalla ministra Moratti, a favore del monolinguismo inglese». Ma i nostri insegnanti elementari sono in grado di insegnarlo? «Tranne rarissime eccezioni, assolutamente no. Per cui si è pensato a un corso di 30 ore che li abiliti alla conoscenza e all'insegnamento della lingua». Basteranno? «No davvero, per cui dalla scuola usciranno giovani assolutamente ignoranti dell'inglese». E la proposta del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di Milano, di tenere tutti i corsi di master soltanto in inglese? «È sbagliata. Innanzitutto, perché non pensare anche ad altre lingue, come il tedesco, lo spagnolo, il francese, l'arabo, il cinese? E poi, non insegnare le discipline in italiano significa peggiorare la cultura specialistica dei frequentatori dei master, che si troveranno in difficoltà nel loro lavoro in Italia» Come giudica le parole nuove di questi ragazzi, presentate qui al Salone? «Sono tutte interessanti, frutto di un lungo lavoro per tradurre in un solo termine sensazioni, emozioni e atteggiamenti suggeriti da circostanze e costumi di oggi. Alcune mi paiono davvero geniali, come ludovita e biostalgia».</description><author>QN  - Il Giorno (Giovanni Nardi)</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>L'universo 2.0 della promozione</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154710547</link><description>&lt;u&gt;SOLDI - Bluerating&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Daniel Settembre&lt;/u&gt;
							
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									coverstory Anche le banche e le sgr si tengono al passo con i tempi per i propri clienti
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								&lt;b&gt;
									Le reti si stanno attrezzando per proporre applicazioni ai professionisti
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							Ormai non fa più neanche scalpore: smartphone e tablet crescono alla velocità della luce, anzi della rete. A certificarlo una società di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; come Gartner, che di &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; è specializzata. Solamente nell'ultimo trimestre dell'anno scorso sono stati venduti quasi 150 milioni di telefonini intelligenti, con una crescita del 47% rispetto allo stesso periodo del 2010. Le vendite totali l'anno scorso hanno raggiunto quota 472 milioni, il 31% di tutti i cellulari. Ancora più significativo il dato che riguarda i tablet, destinati forse in &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; a soppiantare l'uso dei pc. Sempre Gartner prevede che per quest'anno si venderanno nel mondo circa 119 milioni di tavolette digitali, quasi il doppio rispetto al 2011 (+98%). Secondo una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; di base AudiWeb-Doxa, emerge che sono circa dieci milioni gli italiani che navigano da &lt;span class='chapterhl'&gt;dispositivi&lt;/span&gt; mobile e di questi quasi un milione proprio dalle ormai famose tavolette. Cifre da capogiro, che testimoniano come il mercato mobile sia una ghiotta occasione non solo per i grandi player del settore ma anche, e non per ultime, per banche e reti. Avere un'anima digitale, offrendo servizi web e applicazioni su device mobili, sta diventando un'appendice imprescindibile per ogni &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; che si propone di fidelizzare il cliente e semplificargli la vita. Si pensi, per esempio, a quanto il processo di digitalizzazione degli istituti di credito riesca a ridurre i costi di servizi cartacei spesso dispendiosi e farraginosi e ad azzerare le distanze fisiche e temporali. I servizi di mobile e internet banking sono diventati oramai parte della nostra vita quotidiana: controllare il proprio conto, i propri pagamenti e gestire il proprio portafoglio comodamente da casa e in qualsiasi momento con un semplice click sull'iPhone sono chiare dichiarazioni di guerra a qualsiasi canale tradizionale. Anche le reti di promozione finanziaria si sono tuffate in questo oceano 2.0 con servizi mirati a pf e consulenti, creando network efficienti tra cliente, banca e promotore finanziario. Come Banca Generali, impegnata nell'ambizioso &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di arrivare a chiudere un contratto di fronte al cliente attraverso un iPad; o come il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; Paschi Face di Mps, un'interfaccia che permette al promotore finanziario di monitorare in tempo reale tutte le posizioni dei clienti. E non è un caso che l'edizione di quest'anno del Salone del Risparmio sia entrata prepotentemente la componente hitech. Tra aggiornamenti live-web, cinguettii via Twitter, status su Facebook e concorsi a premi con in palio iPad, durante l'evento dedicato al risparmio gestito non sono state poche le società che hanno presentato le rispettive applicazioni per smartphone e tablet. Anima, che ha lanciato il suo Progettometro, pensato per il risparmio delle famiglie italiane, e Fida, società di consulenza con la sua FidaWorkstation, l'applicazione che permette di confrontare oltre 50mila strumenti finanziari sempre aggiornati. L'impressione è che navigare nella rete e implementare strategie di costumer care 2.0, puntando sulla multicanalità, sia già una questione di sopravvivenza. Un'app per la vita II risparmio dedicato alle famiglie italiane è sbarcato su iPad. Anima, la società di gestione di risparmio con oltre 35 miliardi di euro di attività in gestione e 150 partner commerciali, ha presentato in occasione del Salone del Risparmio Progettometro, uno strumento innovativo di educazione finanziaria che ha l'obiettivo di aiutare i risparmiatori nella costruzione di un "&lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di risparmio" personale e nell'individuazione e nella quantificazione dei "mezzi" che ne consentano la realizzazione (per esempio, necessità di risparmio mensile e rendimento del portafoglio di investimenti). L'applicazione per iPad è semplice e intuitiva ed è costata alla società tra i 500mila euro e il milione, Scaricabile gratuitamente su negozio virtuale di Apple, il prodotto, se avrà il riscontro positivo immaginato, sarà in una seconda fase anche disponibile per Android. Solo in seguito arriveranno nuovi aggiornamenti per la famosa tavoletta di casa Apple. Progettometro si rivolge a due target di utenti: i risparmiatori italiani e gli operatori professionali (consulenti bancari e promotori finanziari). Attraverso un accordo con Anima, i partner distributivi potranno offrire alle loro reti anche una modalità di utilizzo "professionale" dell'app, con la possibilità di costruire e archiviare un numero illimitato di progetti o profili dei propri clienti. Per fondi d'investimento Al via la nuova app per iPad di Pictet am dedicata ai fondi d'investimento. Scaricabile gratuitamente dall'AppStore, l'app lanciata dalla divisione di asset management della banca privata svizzera Pictet &amp; Cie permette di consultare informazioni dettagliate sui fondi d'investimento Pictet in sei lingue: inglese, francese, tedesco, italiano, spagnolo, olandese e cinese mandarino. E una volta scaricato l'aggiornamento delle informazioni, i contenuti saranno accessibili anche offline usufruibili in ogni momento della quotidiana attività. Gli utenti possono consultare dati prezzi, performance e rischio - monitorare le esposizioni di portafoglio e consultare grafici interattivi. È possibile inoltre personalizzare il contenuto dell'applicazione, impostando i fondi di proprio interesse che si intende monitorare costantemente. In aggiunta, l'app di Pictet am offre accesso a notizie e aggiornamenti sui fondi e a brevi filmati video. "Il lancio di questa app interattiva", ha commentato Laurent Ramsey, responsabile globale distribution di Pictet am, "accresce la nostra offerta di contenuti informativi digitali e consolida Pictet all'avanguardia nello sviluppo di &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; della comunicazione a beneficio dei nostri clienti". Destinata agli smartphone Ora anche Pioneer Investments viaggia su smartphone. La società di investimenti che opera soprattutto nel settore del risparmio gestito ha infatti lanciato in Italia la sua prima app per smartphone. Disponibile gratuitamente nella sezione finanza dell'Apple Store e nell'Android Store, la nuova applicazione consente l'accesso in ogni momento alle informazioni su tutti i fondi di diritto italiano e lussemburghese di Pioneer Investments distribuiti in Italia. La Pioneer Investments App, concepita principalmente per i distributori (ma è disponibile anche per i clienti finali come strumento per tenersi informati in qualsiasi momento), permette di conoscere i valori giornalieri dei fondi, le performance calcolate su diversi orizzonti temporali, con la possibilità di personalizzare altri intervalli desiderati, e la creazione di grafici che mostrano il confronto tra il fondo e il benchmark di riferimento. Nei prossimi mesi la app sarà arricchita ulteriormente con una sezione dedicata alle informazioni societarie, con video interviste a gestori ed esperti di mercato.&lt;br /&gt;Cultura finanziaria multimediale II gruppo Azimut ha puntato in modo deciso sull'iPad, sicuri delle potenzialità del device per risparmiare tempo e migliorare la relazione promotore-cliente. Da inizio 2011 ha spostato anche su tavoletta digitale tutta la comunicazione interna creando la prima "Intrapad" (piattaforma di comunicazione su iPad) del mercato dedicata esclusivamente alle proprie reti; un nuovo modo di vivere la comunicazione interna fornendo informazioni in tempo reale, rapide e chiare. Legate alla Intrapad oggi ci sono una serie di servizi ad hoc, che consentono ai financial partner di gestire il rapporto con i clienti in modo completo. Con questo mezzo è possibile gestire diversi momenti di comunicazione rivolti in primis ai promotori, ma con effetti positivi sulla clientela: dai semplici sondaggi con i quali registrare i feedback sulle varie iniziative commerciali, alle più complesse brochure multimediali e la neo nata Azimut Tv, attraverso cui vengono veicolate novità e approfondimenti e che ha registrato subito consensi da parte delle reti. Azimut è inoltre presente sui social network con un &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di educazione finanziaria ,"lo non ci casco più". Sui "new media", come Facebook, Twitter, YouTub, vengono fornite informazioni di base e concetti fondamentali riguardanti la finanza e la gestione dei risparmi. La cultura finanziaria è un tema trasversale che interessa tutti e utilizzando i vari mezzi messi a disposizione dalla &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; è possibile renderla più accessibile e coinvolgere anche un pubblico giovane.&lt;br /&gt;Anche su iPad A Fineco l'applicazione per iPhone e Android, che ha raggiunto quasi 200mila download, non è bastata. Ed è sbarcata anche su iPad. Sarà ora possibile gestire il conto corrente e tutti gli investimenti anche dalla tavoletta di casa Apple. "L'utilizzo di smartphone e tablet è in costante crescita", spiega Paolo Di Grazia, direttore Banca Diretta FinecoBank, "e continueremo a sviluppare application e servizi che semplifichino e migliorino sempre più la vita dei nostri clienti proprio sulla base delle loro richieste". Lo schermo più grande e il maggiore spazio offerto da iPad hanno consentito l'integrazione di più informazioni e funzionalità all'interno delle macrosezioni Mercati, Conto e carte e Portfolio. È possibile quindi avere sotto controllo in un'unica view tutti i movimenti del conto, il patrimonio totale, l'andamento storico del conto e le principali funzionalità dispositive: bonifici, ricarica della carta, ricariche telefoniche e maxiprelìevo. Allo stesso modo, nelle sezione "mercati" sono disponibili in un'unica interfacca tutte le informazioni, i dati, gli indici e le news dei principali mercati mondiali. Il multibook su iPad consente inoltre di avere tutti i titoli preferiti all'interno di un book già "esploso" con quotazioni in real time. È possibile accedere al trading su azioni ed etf dei mercati italiani, americani ed europei; sono offerti più di 500 cross valutari del forex; è possibile operare con marginazione short e long sia intraday che overnight.&lt;br /&gt;C'è una videochiamata per te Banca Mediolanum è convinta, secondo le parole di Oscar di Montigny, direttore marketing della banca, che "l'utilizzo della rete in mobilità sarà sempre più intenso anche in ambito bancario e finanziario, anzi diventerà presto indispensabile". Per questo l'istituto dispone B.Med Chat, l'applicazione che offre ai clienti della banca dotati di &lt;span class='chapterhl'&gt;dispositivi&lt;/span&gt; mobili con sistema operativo android, di interagire con il Banking Center tramite videochat. All'offerta di servizi informativi, come per esempio il saldo o la lista dei movimenti, &lt;span class='chapterhl'&gt;dispositivi&lt;/span&gt;, come i bonifici, le ricariche telefoniche o il trading, e di attenzione al cliente, si aggiungono oggi le funzioni di chat, chiamata e videochiamata VolP. L'applicazione riconosce la qualità del segnale disponibile e in automatico propone di passare a un tipo di comunicazione meno oneroso in termini di banda. Ad esempio, se il cliente richiede di effettuare una videochiamata in presenza di poco campo, l'applicazione informa l'utente proponendogli una semplice chiamata vocale VolP o, se necessario, una sessione di chat. La disponibilità della nuova applicazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione con Google, con cui Mediolanum ha realizzato alcuni progetti in passato, come la campagna pubblicitaria Click-to-call attraverso la piattaforma AdMob; o il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; InMediolanum, l'attività di advertising con Google ha generato oltre 700mila contatti.&lt;br /&gt;Private banker in mobilità Con il motto "One PB One Bank", Banca Fideuram ha puntato sullo sviluppo di applicazioni in grado di permettere al private banker di svolgere il proprio lavoro in completa mobilità, in modalità completamente paperless sia in regime di consulenza base, sia nel servizio di consulenza evoluta, e di disporre sempre e in qualunque momento di tutte le informazioni e degli strumenti necessari al proprio lavoro. Investimenti importanti in termini economici e lavorativi hanno dato vita a Fideuram Mobile Solution. Dal 2010, data di uscita della prima versione dell'iPad, Fideuram ha subito riconosciuto la tavoletta digitale come strumento cardine per l'operatività in mobilità, fornendo al private banker delle applicazioni specifiche che danno accesso: alle applicazioni infodispositive di Fideuram Mobile Solution come Piattaforma operativa, Consulenza evoluta, Consulenza base e Acquisizione titoli; al catalogo completo dei prodotti finanziari della banca; alle applicazioni info-formative; alla intranet aziendale, tramite il canale sicuro VPN (Virtual Private Network). E ancora: alla Rassegna stampa e ai Servizi online della banca, fino ai contenuti multimediali (video e Tg tematico). Il tutto garantito da un sistema (Mobile Device Management), in grado di gestire da remoto la sicurezza dei circa 2mila &lt;span class='chapterhl'&gt;dispositivi&lt;/span&gt; già attivi sulla rete e la salvaguardia dei dati sensibili, e da un centro di competenza interno, in grado di rispondere alle esigenze professionali dei private banker sull'utilizzo dell'iPad.&lt;br /&gt;Una rete sul tablet Banca Generali, oltre alle novità del servizio mobile banking lanciato a fine 2011 con la possibilità di eseguire le principali operazioni dal proprio smartphone, è impegnato nell'ambizioso &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; dedicato alla sua rete di promotori finanziari, Fep on tablet. "Abbiamo da poco concluso la prima fase del programma di portare la nostra rete intranet aziendale (Fep) su iPad e di conseguenza tutto il contenuto informativo", ha spiegato a BLUERATING Barbara Malagutti della banca del gruppo triestino. "Un primo step nel quale abbiamo riscontrato una notevole adesione da parte dei promotori finanziari, che sono stati coinvolti anche nei test finali: circa 500 hanno abilitato il proprio tablet". Un cammino che prima dell'estate, al massimo verso luglio, porterà un altro tassello al mosaico nel quale "Fep assumerà una nuova versione, un'applicazione selezionabile direttamente dal desktop del proprio touchpad", continua manager. Insomma, in mobilità e a qualsiasi ora si potranno consultare mercati, posizione dei clienti ed eventuali comunicazioni dalla banca. "Il nostro grande obiettivo è arrivare all'ultima fase del &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; nella seconda parte dell'anno, cioè cambiare il processo &lt;span class='chapterhl'&gt;dispositivo&lt;/span&gt;", ci ha tenuto a sottolineare Malagutti, "grazie al quale si potranno chiudere i contratti di fronte al cliente che avranno così la possibilità di consultare facilmente anche una serie di servizi a valore aggiunto".&lt;br /&gt;II volto digitale di Siena Mps per la sua rete di promotori finanziari si sta fecalizzando sul &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; che si chiama Paschi Face, "un'interfaccia che permette al promotore di monitorare in tempo reale tutte le posizioni dei clienti", ha spiegato a BLUERATING Massimo Giacomelli, responsabile del servizio di promozione finanziaria dell'istituto senese. Una piattaforma che consente non solo di avere un quadro completo del portafoglio della clientela, ma che attraverso varie funzionalità da la possibilità al promotore di avere un quadro sempre aggiornato della sua posizione prowigionale, sia in termini di inquadramento che di singola operazione conclusa. "Siamo partiti il 18 gennaio con la posizione dei clienti", ha ricordato Giacomelli, "e arriveremo alla dispositiva titoli sui fondi oicr a settembre, fino ad avere il rilascio completo indicativamente per la fine dell'anno". La piattaforma è stata pensata graficamente sia per smartphone che per tablet. Inoltre la banca si avvarrà della web collaboration che punta all'integrazione tra Paschi Face, la piattaforma Advice e l'internet banking del cliente. "Un altro importante filone di sviluppo &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt; è rappresentato da Personal Advice", continua Giacomelli, "la piattaforma con la quale viene erogata la consulenza alla nostra clientela, che a breve sarà arricchita dai servizi di consulenza avanzata anche ai rapporti fiduciari". Un ulteriore passo avanti che, insieme al completamento del percorso previdenziale, arricchirà la piattaforma Advice di una serie di consulenze che renderanno più completa la costruzione del portafoglio.</description><author>SOLDI - Bluerating (Daniel Settembre)</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>La tecnologica "touch" per aiutare gli autistici</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154710589</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							Al Centro L'inaugurazione ieri mattina del «tavolo» con la &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; touch screen per agevolare l'interazione con chi soffre di autismo Abbiamo rafforzato gli interventi di sostegno alla &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; scientifica in campo medico Ezio Falco presidente Fondazione Crc Le cose da fare sono visualizzate a sinistra, quelle in corso al centro, quelle fatte a destra. Vederle su un video e muoverle attraverso la tecnica del «touch screen» dei computer (si toccano gli elementi per spostarli) pare un'operazione facile. Non lo è per chi soffre di autismo e di disturbi affini dello sviluppo psicologico, come la sindrome di Asperger. Non si conosce la causa, non si guarisce, non c'è cura, ma ci sono metodologie di lavoro medico e scientifico che aiutano i pazienti. Come il «T4a», il nuovo &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratorio&lt;/span&gt; illustrato ieri a Mondovì. L'acronimo sta per «Touch for Autism», cioè «toccare per l'autismo». «Grazie a questa applicazione sarà possibile riprodurre sul tavolo virtuale l'organizzazione di un tavolo riabilitativo reale favorendo il passaggio dal concreto alla sua rappresentazione simbolica - hanno spiegato i medici Maurizio Arduino e Franco Fioretto del Centro per l'Autismo, aperto due anni fa e oggi punto di riferimento del Nord Ovest -. Possiamo costruire a video le azioni quotidiane per l'autistico: per esempio cosa si deve fare quando si va a fare la spesa, a passeggiare nel parco o si entra in un luogo pubblico». L'iniziativa è stata co-finanziata dalla Fondazione Crc, dalla Fondazione Specchio dei Tempi, dalla Fondazione Crt di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, sostenuto dalla Regione. È il risultato della collaborazione tra Asphi (presente Mario Bellomo), che ha proposto il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt;, l'Asl Cn1, che ha messo a disposizione gli operatori sanitari, i &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; di Csp- &lt;span class='chapterhl'&gt;Innovazione&lt;/span&gt; (hanno progettatol'&lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt;, la base di dati e il sistema di gestione web), fino ai ragazzi dell'Istituto tecnico Vallauri di Fossano che hanno sviluppato giochi educativi sulle apparecchiature dell'Informatica System di Vicoforte. «La Fondazione Crc - ha detto il presidente Ezio Falco - dal 2006 ha rafforzato gli interventi di sostegno alla &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; scientifica in campo medico. Abbiamo stanziato 89 mila euro per il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; T4a e 500 mila per la realizzazione del Centro nato nel 2009». L'autismo colpisce, in &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt;, un bambino ogni 238 nati. Oggi oltre 3000 &lt;span class='chapterhl'&gt;piemontesi&lt;/span&gt; devono fare i conti con questo disturbo che limita la comprensione, la comunicazione e l'apprendimento. «La contrazione delle risorse anche in campo sanitario la conosciamo tutti - ha detto Gianni Bonelli, neo direttore generale dell'AslCn1, per la prima volta all'ospedale di Mondovì, che ha definito "eccellente struttura" -. Oggi possiamo realizzare iniziative come queste solo con l'apporto di sponsor e finanziatori». «Il Centro - ha detto Enrico Ferreri, direttore amministrativo - opera su circa 300 pazienti da tutto il Nord Ovest. A 40 e alle loro famiglie sono stati distribuiti gratuitamente tablet da usare a casa, sempre connessi con il Centro». INAUGURAZIONE La cerimonia al Centro «pilota» nel Nord Ovest I MEDICI «Su questo video si ricostruiscono le attività quotidiane»</description><author>La Stampa</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Moduli integrati e hi-tech, ecco il &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; del &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154732998</link><description>&lt;u&gt;Edilizia e Territorio&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Edilizia green: in Italia ancora da sfruttare una superficie grande cinque volte Milano
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Oltre 750 kmq di tetti disponibili per l'installazione di impianti e una produzione di energia che potrebbe arrivare a 126 TWh/anno. Sono queste le potenzialità del &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt; in edilizia secondo uno studio Enea presentato lo scorso 10 maggio a Verona, in occasione del convegno organizzato dall'associazione Gifi Anie nell'ambito della fiera SolarExpo 2012. Un nuovo fronte di investimenti e di produzione che mette al centro gli impianti integrati - vale a dire componenti fotovoltaiche altamente innovative che sostituiscono, per esempio, tegole o finestre - e che potrebbe rappresentare un'ancora di salvezza per le imprese del settore. «In Italia esistono potenzialità enormi di applicazione delle componenti integrate al patrimonio immobiliare pubblico e privato - spiega Carlo Privato, ingegnere e responsabile della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; per il &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt; e il solare di Enea - ma bisogna costruire un'industria di prodotti dedicati all'integrazione in edilizia, tecnologicamente avanzati e con prestazioni aggiuntive rispetto alle produzioni convenzionali, sulle quali siamo poco competitivi». Anche perché «il quinto Conto energia così come varato dal Governo - continua Privato - favorisce questa filiera, offrendo tariffe leggermente più alte per gli impianti integrati rispetto a quelli tradizionali e agevolazioni per le strutture accoppiate all'efficientamento energetico degli edifici». Alta &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; e &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;, dunque, sono gli ingredienti per fronteggiare la concorrenza dei grandi produttori di componenti per il &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt;. «Basta scorrere il catalogo Gse degli impianti e delle soluzioni realizzate con il quarto Conto - sottolinea Privato - per scoprire che la maggior parte dei componenti base per l'integrazione in edilizia non sono prodotti in Italia, ma sono in gran parte tedeschi. La soluzione per vincere questa concorrenza, però - aggiunge l'ingegnere - è puntare su un'industria di prodotti dedicati e differenziati, che potrà anche sviluppare un indotto per la distribuzione e l'installazione». Integrando anche un altro fronte, quello dell'efficienza energetica: «Enea - dice Privato - ha messo a punto anche uno studio per la riqualificazione dell'edilizia popolare attraverso il &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt;, con l'utilizzo, per esempio, di facciate frangisole». pagina a cura di Alessia Tripodi</description><author>Edilizia e Territorio</author><pubDate>Sat, 12 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Enel dà energia nuova a chi cerca &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154634498</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									&lt;span class='chapterhl'&gt;Occupazione&lt;/span&gt; Incontri il 6 giugno
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Con Adecco via alla campagna di selezione per 25 agenti e incaricati alla vendita
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Nuove opportunità di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; con Enel Energia e Adecco che lanciano la selezione di 700 agenti e incaricati alla vendita in tutta Italia. Il progetto sarà presentato nel corso di Recruiting &amp; Selection Day dedicati; appuntamenti in cui i candidati avranno la possibilità di confrontarsi e incontrare direttamente i referenti di Enel Energia e Adecco e partecipare alle selezioni. La selezione riguarda sia agenti con esperienza - ed eventuale portafoglio clienti - sia tutti coloro che sono interessati a diventare dei professionisti della vendita, per un brand come Enel Energia, lavorando direttamente sul territorio da cui provengono. La selezione genovese si terrà il 6 giugno e sarà rivolta a diplomati e &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt;, anche alla prima &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt;, con forte motivazione a intraprendere un percorso professionale commerciale, con ottime capacità di relazione e che sappiano gestire il rapporto con il cliente. In Liguria gli agenti selezionato saranno 25. I neo-agenti e incaricati alla vendita saranno impegnati nella promozione dei prodotti e servizi di Enel Energia e, sia nel caso di mandato di agenzie partner sul territorio nazionale, sia di mandato diretto, riceveranno una formazione sul prodotto oggetto dell'attività di primissimo livello. «Con Energia in persona vogliamo dare l'opportunità agli agenti, con o senza esperienza, di entrare a far parte di una azienda moderna e in crescita - afferma Nicola Lanzetta, Responsabile vendite mass market di Enel Energia - Insieme alle Agenzie nostre partner, stiamo cercando anche in LIguria talenti che vogliano diventare imprenditori di sé stessi, o che aspirino a diventarlo, dei professionisti della vendita».</description><author>Il Giornale</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>«Fuga dei cervelli»: i limiti delle nostre &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154634599</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									la parola ai lettori GIOVANI LAUREATI
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Ci stupiamo spesso della massiccia cosiddetta fuga dei cervelli. Ma questo è un processo naturale nel momento in cui la maggior parte delle nostre &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; non sono in grado di garantire un futuro ai nostri giovani. Io stesso che ho vissuto e lavorato tanto in America mi permetto di suggerire quest'esperienza perché si ha bisogno di motivazioni. Lo specializzando, invece (parlo del mio settore medico), viene utilizzato per cercare di coprire tutte le mansioni che il medico non riesce a svolgere senza dare in cambio gli stimoli giusti. Bisognerebbe formare con elementi di 25-30 anni dei gruppi di ricerca completi di laboratori dove il giovane sia una figura centrale con l'aspettativa di potersi guadagnare un dottorato di ricerca o un assegno di ricerca per poter rimanere altri anni all'&lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; sviluppando i propri progetti. Alessandro Bovicelli Bologna</description><author>Il Giornale</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>Blitz degli studenti contro &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154635021</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;ANDREA CIATTAGLIA&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									il caso
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Striscioni e slogan mentre parla al Lingotto LA MEDIAZIONE I ragazzi rif iutano la proposta di dialogo «Non parliamo con lui»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Contestazione doveva essere, annunciata da giorni sui social network, e contestazione è stata con tanto di Salone dei 500 del Lingotto blindato dalle forze dell'ordine per l'arrivo del ministro Francesco &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt; e, al di fuori, cariche della polizia contro una cinquantina di universitari degli Studenti Indipendenti, autonomi della residenza occupata di via Verdi 15 e studenti delle scuole superiori. Il bilancio è di due contusi, uno di loro, Nicola Malanga, presidente del Senato Studenti dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università di Torino&lt;/span&gt;, ha passato la notte in osservazione al Cto. Occasione per la mobilitazione è stato l'incontro «Avere vent'anni in Italia», organizzato dall'associazione giovanile Muoviti per la novità, con il ministro &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt;, bersaglio dei contestatori. «All'ordine del giorno della protesta e del confronto che ci viene negato col ministro ci sono i tagli ai fondi per le borse di studio, il probabile aumento delle tasse universitarie e altre decisioni controverse approvate in gran velocità dal &lt;span class='chapterhl'&gt;ministero dell'Istruzione&lt;/span&gt; e dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt;», spiega Marco Viola, portavoce degli Studenti Indipendenti. Ingresso negato Insieme a una trentina di altri universitari «dissidenti», si era iscritto al convegno con l'intenzione portare la protesta fin sotto il palco della sala dei 500. Niente da fare. I loro accrediti sono stati cancellati e l'ingresso negato da forze dell'ordine. «Gli Studenti Indipendenti si sono dimostrati in più occasioni dei contestatori anche violenti che non rispettano le regole del dibattito - dice Ludovico Seppilli, organizzatore e consigliere di Circoscrizione eletto nella lista Musy -. Li abbiamo lasciati fuori perchè i loro piani, annunciati da giorni su Internet, minacciavano di interrompere brutalmente l'incontro con il ministro». Le reazioni nel campo opposto non si sono fatte attendere: «È un inaccettabile processo alle intenzioni, con accuse vergognose che non hanno fondamento» dice Filippo Monti, del direttivo degli Indipendenti. Alla fine, solo uno sparuto gruppo di contestatori della residenza occupata di via Verdi 15 è riuscito ad entrare nella sala con fischi e slogan, ma è stato fatto uscire prima di riuscire a srotolare lo striscione con la scritta: «Non vogliamo vent'anni di precarietà». «Niente dialogo» Alla proposta di rivolgere qualche domanda al Ministro hanno spiegato, abbandonando il Lingotto: «Non vogliamo creare dialogo con persone che stanno distruggendo l'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; pubblica». «Io credo - ha detto in risposta &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt; - che si debbano ascoltare le persone che la pensano in modo diverso, ma invece di parlarvi addosso, guardate alle valutazioni che vengono dall'estero, dove chi esce dalle nostre &lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; è molto quotato: all'ultimo concorso del Cnr francese, il 40% dei vincitori sono stati ricercatori italiani». Nel resto del dibattito, seguito con interesse da più di duecento giovani, &lt;span class='chapterhl'&gt;Profumo&lt;/span&gt; non si è sottratto alle domande sulle spinose questioni dei fondi per il diritto allo studio e della scarsa attrattività degli Atenei italiani. «I contributi statali per le borse di studio aumenteranno da 150 a 165 milioni di euro - ha garantito, ricordando che sul tema è in corso un confronto con le Regioni -. Ma le &lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; dovranno diventare più appetibili per gli studenti stranieri premiando il merito e diventando più semplici e trasparenti».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Incidenti all'esterno: due contusi&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Cinquanta giovani, studenti e autonomi, che manifestavano fuori dal Lingotto sono stati caricati dalla polizia: due i contusi&lt;/p&gt;</description><author>La Stampa (ANDREA CIATTAGLIA)</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>«Il principio del merito in tutta la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154635271</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									INTERVISTAFilippo Patroni GriffiMinistro per la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt; e la Semplificazione
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									«Non ci sarà alcun potere di veto dei sindacati. Sì al coinvolgimento per gestire la mobilità» «Oggi il sistema della premialità per fasce si applica a 280mila addetti su 3,3 milioni»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Davide Colombo &lt;br /&gt; ROMA&lt;br /&gt; «Con l'approvazione del l'intesa sul &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt; da parte della Conferenza delle Regioni si conferma il buon lavoro fatto per trovare un fronte datoriale pubblico unico. Ora sarà possibile applicare la riforma, a partire dal principio del premio selettivo sulla base del merito, a tutte le amministrazioni». Il ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, è soddisfatto. Incassato il via libera dei governatori, oggi arriverà quello dei sindacati. E lui è pronto a presentare il testo del disegno di legge in Consiglio dei ministri. Un provvedimento sul quale, prima ancora di aver visto la luce, sono però piovute critiche pesanti, come quella di affossamento della riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; «Quando leggeranno il testo certi commentatori si ricrederanno. Due quinti dell'articolato traduce in norme l'intesa raggiunta, gli altri tre quinti riguardano altri aspetti cruciali della dirigenza, la formazione e la trasparenza. Il percorso che stiamo compiendo va ben oltre l'allineamento con le nuove regole del lavoro privato e punta a estendere la riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;. Renderla più agevole e applicabile, dopo tre anni dalla sua introduzione. E avendo chiaro un concetto: non esiste nessun potere di veto da parte dei sindacati».&lt;br /&gt; Ministro, le critiche si sono appuntate soprattutto sul meccanismo della premialità.&lt;br /&gt; Proprio l'articolo 19 della riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;, quello riferito alle tre fasce di merito, ha attualmente efficacia solo per circa 280mila dipendenti su 3,3 milioni. Sono esclusi i dipendenti del ministero dell'Economia, delle Agenzie fiscali, della Presidenza del Consiglio dei ministri, i ricercatori e i tecnologi degli enti di ricerca e tutti i dipendenti del settore scuola. Per queste categorie, che ammontano a circa 1,2 milioni di addetti, è previsto un adeguamento ai principi dell'articolo 19 mediante decreti. E tutti i decreti adottati non prevedono mai le tre fasce perché sono state ritenute un elemento troppo rigido, che ingessa il sistema a discapito dell'autonomia del dirigente di fare una valutazione del proprio personale al di fuori di gabbie predefinite. Anche per i dipendenti di Regioni e autonomie locali, compresa la sanità, si prevedono adeguamenti alla riforma &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; Nel protocollo siglato con Regioni e sindacati si parla di retribuzione accessoria differenziata sulla base dei risultati.&lt;br /&gt; Infatti. E il meccanismo sarà assicurato con legge e non con un accordo. Si riconosce alla contrattazione una competenza che è già prevista nel decreto legislativo 150 del 2009. Le parti sociali, inoltre, hanno condiviso la necessità di attribuire una forte responsabilità ai dirigenti in considerazione del ruolo rivestito rispetto alla perfomance delle amministrazioni e di stabilire rigorosi sistemi di collegamento fra obiettivi, premialità e risultati conseguiti.&lt;br /&gt; Come cambia la valutazione della produttività amministrativa?&lt;br /&gt; Nella legge sarà individuato un sistema di valutazione che terrà conto della perfomance organizzativa come strumento per la valutazione delle figure dirigenziali e della perfomance individuale come valutazione e conseguente incentivazione all'interno di un ufficio. Nel pieno rispetto di quella "logica del risultato" che conta per i cittadini utenti e le imprese che operano con la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; Insomma, nessun cedimento ai sindacati?&lt;br /&gt; Il protocollo conferma che si deve agire nel vigente modello di relazioni sindacali. Non si legge mai la parola "concertazione", che è stata eliminata con il decreto 150. Si fa riferimento solo all'esame congiunto, che peraltro è una delle modalità previste nell'atto di indirizzo all'Aran del luglio 2011, firmato proprio dal ministro &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt; Il coinvolgimento dei sindacati è previsto anche per la gestione della mobilità.&lt;br /&gt; Esattamente come avviene nel privato. Ma il coinvolgimento dei sindacati non impedisce di attivare le disposizioni dell'articolo 33 del decreto legislativo 165 del 2001 su esuberi e mobilità. La prima fase, quella dell'individuazione dell'esubero in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, è interamente sotto la responsabilità del dirigente. L'individuazione dei soggetti da mettere in mobilità invece, come avviene nel privato, deve essere fatta definendo i criteri di scelta e per questo vanno coinvolti i sindacati. Si fa così ovunque. E voglio sottolineare che proprio in contesti di profonda crisi vincono le aziende che possono contare su buone relazioni sindacali. &lt;br /&gt; E i precari? Si stabilizzano?&lt;br /&gt; Nel protocollo non si fa riferimento a questo. Anzi, è ribadito il principio costituzionale dell'articolo 97, che prevede l'accesso nella &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; per concorso. Si stabilisce che nei concorsi si terrà conto dell'esperienza acquisita con rapporto di lavoro flessibile, come già indicato in alcune disposizioni volute dal mio predecessore. C'è solo l'apertura di un tavolo di confronto sui temi del precariato che può trovare soluzioni, come ad esempio la proroga dei contratti, nell'ambito della legislazione vigente e delle risorse disponibili.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Pronto il Ddl sul &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblico impiego&lt;/span&gt;. Filippo Patroni Griffi &lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Grilli: sui pagamenti soluzione pronta</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154635287</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Imprese e sviluppo LE MISURE PER LA CRESCITA
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Passera: a rischio la tenuta sociale - Regina: restrizione del credito insopportabile GLI INDUSTRIALI DI ROMA «Sbloccare subito le risorse per 331 opere rimaste ferme, riaprire il capitolo delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni finora timide»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Laura Di Pillo &lt;br /&gt; Il Governo accelera sui debiti della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;. Presto, forse già la prossima settimana, sarà pronto il decreto sulla certificazione dei crediti con la &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt;, che varerà «un processo di semplificazione» che sarà anche «la base per una compensazione tra crediti e debiti iscritti a ruolo». L'annuncio ieri da parte del viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, dinanzi agli imprenditori riuniti a Roma per l'assemblea generale di Unindustria cui ha partecipato anche il presidente designato di Confindustria Giorgio Squinzi. Un passo avanti importante (si veda l'articolo in pagina 5) per ridare ossigeno al sistema imprenditoriale nel «momento più difficile per il Paese» come sottolineato anche dal ministro dello Sviluppo: «La tenuta economica e sociale del Paese è a rischio» ha avvertito Passera, messa a dura prova dal disagio diffuso legato alla mancanza di lavoro. &lt;br /&gt; Davanti agli industriali romani, Grilli ha ribadito che «il pareggio di bilancio sarà strutturale già dal 2013», una sfida, quella della finanza pubblica, «non ancora completamente vinta». A cominciare dal «dimagrimento» della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;, per farla «più piccola ma efficace». Processo che sarà «faticoso», ma che deve avanzare «senza se e senza ma». Nessuna marcia indietro «sul rigore sui conti pubblici» e sull'ipotesi di rinegoziazione dei target di finanza pubblica avanzata dal leader del Pd, Pier Luigi Bersani: «i nostri target - ha chiarito Grilli - sono quelli inseriti nel programma di stabilità». &lt;br /&gt; Questioni, insieme all'emergenza credito, affrontate anche dalla relazione del presidente di Unindustria Aurelio Regina. «La restrizione del credito per le imprese non è più sopportabile - ha detto Regina - non è solo un freno alla ripresa ma sta diventando questione di vita o di morte per le imprese, per il lavoro, per gli imprenditori». Prestiti alle aziende in frenata, costi del credito troppo alti e ritardati pagamenti «stanno stritolando il tessuto produttivo». Nel corso della sua relazione al Gran Teatro di Roma il presidente di Unindustria si è rivolto al Governo per chiedere di sbloccare risorse per 331 opere rimaste ferme - «i cantieri devono partire immediatamente» sottolinea Regina - e di riaprire il capitolo liberalizzazioni e privatizzazioni «finora toccato con troppa timidezza». Poi l'invito a destinare i risparmi della spending review alla riduzione delle tasse per lavoratori e imprese, rafforzare la lotta alla corruzione pubblica «che ci costa 60miliardi di euro l'anno» e la scelta netta «di ridurre almeno del 50% il finanziamento pubblico ai partiti». &lt;br /&gt; Sui debiti della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;, la proposta al Governo «di usare la Cassa depositi e prestiti per garantire pro soluto e non pro solvendo, lo sconto bancario alle imprese dell'intero ammontare dei debiti commerciali» e «usare lo stesso strumento per compensare subito i crediti fiscali». Una sferzata di liquidità capace di impedire fallimenti e rilanciare la crescita. Un tema ripreso anche dal ministro Passera. «Per smaltire l'accumulato» di debiti che la &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; vanta nei confronti delle imprese «si potrà intervenire forse fino a 60 miliardi» ha spiegato il titolare dello Sviluppo; l'importante, ha detto, è che tale processo avvenga tenendo presente «gli obiettivi di finanza pubblica». &lt;br /&gt; Ma l'emergenza vera resta il lavoro. Passera ha avvertito che il disagio «è più ampio di quello che le statistiche dicono»: mettendo insieme disoccupati, inoccupati, sottoccupati e sospesi «arriviamo forse a 7 milioni di persone» e «se moltiplichiamo per i familiari arriviamo alla metà della società». Per questo non sono a rischio «solo i consumi e gli investimenti ma anche la tenuta economica e sociale» ha spiegato il ministro, che comunque rassicura: fortunatamente abbiamo una società forte e una coesione sociale altrettanto forte. Ma per evitare effetti negativi, per garantire occupazione e mantenere la coesione sociale è fondamentale riavviare la crescita e «il Paese ha tutti i numeri per farcela». Una priorità sulla quale Passera bacchetta anche l'Europa, che non deve limitarsi a parlare di crescita, ma deve «farla». &lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Compensazione debiti-crediti. Il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>«Manca un vero piano energetico sulle rinnovabili»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154635316</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Incentivi. Gli industriali contro Clini
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									BOTTA E RISPOSTA Il ministro Al Solarexpo di Verona: queste fonti sono risorse, non un costo Confindustria: manca un &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; organico
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							ROMA&lt;br /&gt; Mediazioni ma anche nuove polemiche sulla ridefinizione degli incentivi alle &lt;span class='chapterhl'&gt;energie rinnovabili&lt;/span&gt;. Sullo schema del "Quinto conto energia" per il &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt; si profila un compromesso tra la linea rigorista del Governo, con un nuovo drastico taglio delle sovvenzioni, è le richieste delle associazioni degli operatori. Ma intanto le ultime affermazioni del ministro dell'Ambiente Corrado Clini accendono le critiche di Confindustria.&lt;br /&gt; «Bisogna sviluppare le capacità del sistema Italia nell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;, dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Il tessuto delle imprese - ha detto ieri mattina Clini inaugurado a Verona la grande fiera delle rinnovabili Solarexpo - è pronto a scattare: ha bisogno solo di una cornice di sicurezza delle regole e di una ragionevole liquidità. Le fonti di energia rinnovabili sono una risorsa e non un costo per l'economia italiana, come spesso afferma una parte di Confindustria».&lt;br /&gt; Un messaggio in chiaroscuro a cui Confindustria ha replicato con una nota nella quale esprime «forte stupore e perplessità» per le affermazioni del ministro. «Da diversi anni - rimarca Confindustria - siamo impegnati ad elaborare proposte di politica industriale per la green economy sostenendo la necessità di una promozione razionale ed efficiente di tutte le &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; per la sostenibilità ambientale».&lt;br /&gt; «In Italia - fa notare l'associazione - manca da troppo tempo una visione integrata tra le politiche per le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica. Questo ha determinato uno squilibrio» destinando spesso «maggiori risorse a quelle più costose e meno efficienti». Dunque «la green economy è senz'altro un'opportunità di sviluppo, ma deve essere perseguita in modo razionale e non speculativo» mentre «la politica per il &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt; adottata in questi anni, ad esempio, non ha certo favorito i produttori nazionali». A tutela della competitività delle imprese è dunque necessaria «una strategia energetica che riconduca i costi dell'energia, incentivi inclusi, in linea con quelli dei principali paesi europei». Vanno quindi riequilibrate «le risorse in un' ottica di costi-benefici, privilegiando le &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; con il maggiore potenziale e garantendo la competitività dell'industria e la sostenibilità economica per i settori manifatturieri».&lt;br /&gt; Su questi temi interviene anche Aurelio Regina, presidente di Uninindustria e prossimo vicepresidente di Confindustria. «Sono anni che all'Italia manca un Piano energetico nazionale» che sappia coniugare sostenibilità dei costi con una efficace promozione dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;, perché «&lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; più efficienti e pulite sono una grande opportunità per l'industria nazionale».&lt;br /&gt; Si profila intanto una possibile mediazione sulla bozza del Quinto conto energia per il solare &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt;. Mercoledì scorso nella riunione tecnica della conferenza Stato Regioni «sono state proposte alcune modifiche» - fa sapere Stefano Saglia, capogruppo Pdl alla Commissione attività produttive della Camera - che potrebbero evitare «eccessivi stravolgimenti al settore».&lt;br /&gt; Tra le proposte recepite dai tecnici dei ministeri competenti (Ambiente e Sviluppo Economico) le più rilevanti - spiega Saglia - riguardano l'inserimento tra i criteri di priorità per l'accesso ai registri quello del "Made in Europe" della componentistica, che potrebbe oltretutto godere di un premio aggiuntivo negli impianti sopra i 100 kw e per chi sostituisce l'amianto con i pannelli: si parla di premi cumulabili pari a 3 centesimi a kilowatt con una riduzione del 10% della tariffa base degli incentivi.&lt;br /&gt; Riguardo all'innalzamento della taglia per gli impianti per l'ingresso ai registri - continua il deputato - per venire incontro alla richiesta delle Regioni si ipotizza una distinzione tra l'opera privata, che rimarrebbe con il limite dei 12 KW, e l'opera pubblica, che salirebbe fino a 50 kW. «Un'ulteriore modifica riguarda l'entrata in vigore del decreto che è stata posticipata di 3 mesi» quindi non più all'1 luglio ma all'1 ottobre.&lt;br /&gt; F.Re.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;MODIFICHE IN CORSO&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tre centesimi&lt;br /&gt; Il premio supplementare previsto nella nuova versione del Quinto conto energia&lt;br /&gt; per ogni kiloWatt installato&lt;br /&gt; con componenti europei, &lt;br /&gt; o (cumulabile)&lt;br /&gt; per la sostituzione&lt;br /&gt; di coperture di amianto&lt;br /&gt; 50 KW&lt;br /&gt; L'incremento del tetto&lt;br /&gt; di potenza non soggetta a registro per gli impianti che si configurano come opere pubbliche. Per gli latri impianti fotovoltaici il tetto esente da registro rimarrebbe a 12 KW&lt;br /&gt; Tre mesi&lt;br /&gt; Lo slittamento per l'entrata&lt;br /&gt; in vigore del nuovo regime, &lt;br /&gt; che quindi scatterebbe orientativamente dal primo ottobre anziché dal primo luglio, anche nel caso&lt;br /&gt; di superamento anticipato degli attuali tetti di incentivazione&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Agroenergia e ambiente Mancano 90 ingegneri</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154635744</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Laura Bonani&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									I candidati Oltre agli ingegneri, il settore cerca &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt; in agraria e biologia, tecnici di officina e saldatori
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Gli impianti che generano potenza dai residui alimentari Le ricerche di Sebigas, Turboden, Pensotti, Zorg, Ruths e Bts
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Le biomasse e il biogas aiutano la nostra economia. Gli impianti di taglia medio piccola che la perizia tutta italiana sa produrre sfiorano il 60% dell'export. "Quella delle agroenergie è la filiera più competitiva fra le rinnovabili - nota il presidente Fiper, Walter Righini -. Nei prossimi 10 anni, può portare 600.000 posti di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;". In effetti, il rinascimento del green iniziato 4 anni fa con il varo degli incentivi (che dal 2013 prevede parametri allineati al resto d'Europa oltre all'obiettivo di produrre il 35% di energia pulita al 2020), ha fatto sì che il nostro Paese sia diventato uno dei leader proprio nelle biomasse e biogas. Cioè, negli impianti che generano energia da residui di produzione agroalimentare (mais, olive, uva, barbabietole, paglia, riso etc), reflui zootecnici, cippato di legno, rifiuti urbani. Oggi, siamo secondi solo alla Germania. In uno scenario economico tutt'altro che facile, insomma, si continua a creare &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;. Per ingegneri, per &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt; in agraria e biologia. E per le professioni a cascata. &lt;br /&gt;Ma sentiamo le imprese. Sebigas SpA, brand del gruppo Maccaferri, ha 225 posizioni aperte. Il 2011, ha registrato +100% di fatturato e il preview 2012 è +200%. Oltre a progettare e realizzare impianti a biogas per imprese agricole e zootecniche, offre la possibilità di creare "società di scopo". "Si tratta di una partnership con il produttore agricolo - spiega l'a.d. Oreste Tasso - e si condividono investimenti, utili e assistenza tecnica". Oggi, Sebigas ha 12 cantieri aperti e conta di chiudere l'anno con almeno 40. Il &lt;span class='chapterhl'&gt;recruitment&lt;/span&gt; è suddiviso in 25 assunzioni dirette per ingegneri, agronomi, biologi e oltre 200 per forza &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; indotta destinate a trasportatori, elettricisti, agricoltori, consulenti. Buone notizie anche da Turboden Srl che prevede un fatturato 2012 con +50%: 90 mln di euro, di cui oltre 60 in progetti a biomassa. Realizza impianti cogenerativi che hanno un rendimento elettrico del 20% e termico per l'80%. Cerca 20 ingegneri ambientali/meccanici "vocati alla termodinamica - dice il direttore generale Paolo Bertuzzi - perché è con questo spirito che, negli anni Ottanta, un gruppo di ricercatori ha messo a punto l'embrione di un prodotto che esisteva solo sui libri". Poi, Pensotti Fcl SpA che segna il 60% di export proprio per gli impianti a biomassa. Progetta caldaie industriali per produrre energia elettrica e termica utilizzando sia rifiuti solidi urbani e biomasse in genere sia fuel gas/oil. Prevede 15 new entry fra ingegneri e tecnici di officina/saldatori. Il responsabile impianti fonti rinnovabili Francesco Giani, chiosa che "produciamo energia a km 0 e a CO2 0 perché usiamo gli scarti agricoli là dove facciamo sorgere gli impianti". &lt;br /&gt;Anche Zorg Biogas è impegnata sulle rinnovabili. E' al &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; su nuovi impianti a biogas sia sul territorio che in Russia e in Indonesia. L'export supera il 30% del fatturato e, per il 2012, seleziona 15 talenti: ingegneri ed agronomi con perfetta conoscenza di due lingue straniere e una visione globale dei mercati. Grazie a una tecnologia esclusiva, in autunno, in Veneto varerà il 1° impianto in Europa alimentato al 100% da pollìna (letame di polli). Ha la mission di recuperare energia da rifiuti e da biomasse solide anche Ruths SpA che recluta 8 profili: 5 ingegneri e 3 tecnici. Progetta e costruisce caldaie di potenza superiore a 5 MW per turbine a gas e forni industriali. "Il nostro know how ha una storia partita 80 anni fa - osserva il presidente Gianni Calcagno - e siamo specializzati anche nella trasformazione/manutenzione di impianti già esistenti". Infine, BTS Italia che oltre a progettare e realizzare impianti a biogas, fornisce alle imprese agricole consulenza e assistenza biologica. Ha in &lt;span class='chapterhl'&gt;curriculum&lt;/span&gt; oltre 100 impianti e produce energia verde con potenza superiore a 80 MW. Dispone di un laboratorio di ricerca focalizzato sul biogas e sviluppa software per l'automazione degli impianti. Le job openings sono 10: ingegneri e agronomi.&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA &lt;p&gt;&lt;b&gt;25&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: le assunzioni dirette alla Sebigas&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;15&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: le new entry previste alla Pensotti&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;29&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: gli ingegneri cercati da Turboden&lt;/p&gt; 350 Agricoltura e shopping le opportunità dal mondo delle biomasse fino alla grande distribuzione Le società e i profili più gettonati&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Manager e ambiente Da sinistra, in senso orario, Paolo Bertuzzi di Turboden Srl, Oreste Tasso di Sebigas Spa e Francesco Giani di Pensotti Fcl Spa&lt;/p&gt;</description><author>Corriere della Sera (Laura Bonani)</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>Gli editori davanti alla sfida di Amazon: bisogna fare presto</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154635786</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;dal nostro inviato CRISTINA TAGLIETTI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Mutazioni Una tavola rotonda sulla «rivoluzione della Rete» coinvolge tutti i principali gruppi. «Dobbiamo prendere una strada entro 12-24 mesi»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							&lt;span class='chapterhl'&gt;TORINO&lt;/span&gt; - Il tema è «Vivere in Rete», ma per gli editori bisognerebbe aggiungere «Vivere in Rete ai tempi di Amazon». Perché di questo hanno parlato ieri al Salone i rappresentanti dei principali gruppi italiani in una tavola rotonda che vedeva assente proprio il colosso di Seattle che, dopo una prima adesione, ha deciso di non partecipare. Nonostante un certo ottimismo di fronte ai dati sull'avanzata del digitale (e alle previsioni) snocciolati da Andrea Rangone dell'Osservatorio Politecnico di Milano e da Vincenzo Russi del Cefriel, il punto sul &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; dell'editore&lt;b&gt; &lt;/b&gt;più allarmante l'ha fatto Riccardo Cavallero, numero uno di Mondadori, quando ha detto che è «pericoloso pensare di avere tempo per reagire alle sfide tecnologiche, i grossi gruppi possono cadere se non si prende una strada precisa nei prossimi 12-24 mesi. Un'azienda come Mondadori ha dei vantaggi perché opera su media diversi, ma rischia anche più di una piccola. È chiaro che un -12% del mercato librario per un grande gruppo può avere un impatto molto forte». L'editore del &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt;, secondo Cavallero, sarà più simile a un produttore teatrale: dovrà «mettere insieme un cartellone da portare sui vari &lt;span class='chapterhl'&gt;dispositivi&lt;/span&gt;».&lt;br /&gt;La rivoluzione digitale è paragonabile, secondo Gian Arturo Ferrari, soltanto alla nascita della stampa. «Tutte le figure cambieranno, cambierà la nozione di libro. D'altronde questa rivoluzione è fatta da produttori dell'hardware (Apple) e del software (Amazon e Google) che di fatto hanno già trasformato il libro in una cosa che chiamano contenuti». Fine dell'editore dunque? «Il grosso tema è quello della disintermediazione - dice Alessandro Bompieri di Rcs Libri -. Un fenomeno come quello del self-publishing lascia intendere che si possa saltare ogni forma di mediazione. Il mercato americano dell'autopubblicazione nel 2011 è stato di 30 milioni di dollari, ma con un numero di libri enorme, alcuni dei quali hanno venduto poche copie. A parte alcuni casi eclatanti come Amanda Hocking, il vero &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; lo fa Amazon che prende il 30%. E poi gli autori che emergono cercano comunque un editore che li pubblichi anche sulla carta. Il vero problema è che Amazon riesce a controllare la fase finale, quella della vendita, e questo gli dà un vantaggio competitivo».&lt;br /&gt;L'editore resisterà anche secondo Stefano Mauri, amministratore delegato del gruppo Gems. «Continuerà a fare quello che fa ora: scouting e la proposta di libri sul mercato. Certo, dovrà competere non con i 60 mila titoli che ora escono in un anno in Italia, ma con qualche milione. Il rischio è che si formino posizioni dominanti, ma ci sono autorità preposte per tutelare gli editori da questo, come l'Antitrust».&lt;br /&gt;Che fine faranno le librerie in tutto questo è l'altro grande tema che preoccupa gli addetti ai lavori. Cavallero non si stupirebbe «se Amazon adesso aprisse anche dei negozi fisici», Dario Giambelli delle Librerie Feltrinelli sostiene che la rivoluzione non è certo dietro l'angolo: «C'è anche un'operazione mediatica e pubblicitaria gestita in modo efficace da alcuni operatori economici. Non mi scandalizza la parola "imperialismo" riferita ai grandi player: significa solo prendere atto di fatti che hanno un impatto sociale. In realtà, i tempi di questi cambiamenti sono lunghi. Nelle librerie c'è un rapporto sociale, non solo affaristico che è ancora necessario». Anche secondo Mauro Zerbini di Ibs, il retailer online che si è appena fuso proprio con le librerie fisiche Melbookstore, «non bisogna temere l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione tecnologica&lt;/span&gt; ma i monopoli, anche se mi rendo conto che dal momento che chi porta l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione tecnologica&lt;/span&gt; è anche chi cerca di imporre il monopolio, il rischio è buttare il bambino con l'acqua sporca&lt;b&gt;».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Carmine Donzelli reagisce alla «pressione digitale» con una provocazione simbolica, riempiendo lo stand di scatoloni per ricordare che la maggior parte dei libri sono ancora di carta. «Non è polemica, ma semplicemente che il supporto per me è il mezzo, non il fine. Qualunque &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; quando aggiunge potenzialità è benvenuta, ma vedo troppo poca &lt;span class='chapterhl'&gt;sperimentazione&lt;/span&gt; intorno all'ebook. A me va bene qualunque canale, ma come editore mi devo assumere la responsabilità di che cosa ci metto dentro. Quello che noi cerchiamo di fare ora è dare maggiore intensità alla qualità cartacea dei nostri libri, facendo attenzione alla grammatura, alla grafica. E poi vogliamo pensare a dei progetti digitali specifici, che abbiano senso per i nostri libri».&lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Ieri primo giorno del Salone (Ansa)&lt;/p&gt;</description><author>Corriere della Sera (dal nostro inviato CRISTINA TAGLIETTI)</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Le battaglie medievali delle imprese digitali</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154635840</link><description>&lt;u&gt;Corriere della Sera&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Massimo Gaggi&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Visti da lontano
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Sui &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; Twitter propone una tregua: ma con secondi fini
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							L e imprese tecnologiche che hanno rivoluzionato l'economia e le nostre vite trascinandoci nell'era digitale mal sopportano i tentativi di «authority», governi, aziende tradizionali e semplici cittadini di proteggere diritti come la «privacy» e il «copyright», il diritto d'autore: li considerano ormai superati e di intralcio allo sviluppo del nuovo. Poi, però, Google, Apple, Microsoft, Oracle, Amazon e Yahoo! si azzuffano in quella che è, ormai, una vera guerra dei &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Una guerra senza esclusione di colpi fatta di assedi (Apple che da anni incalza Google, accusata di aver copiato molte delle &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazioni&lt;/span&gt; inserite nel sistema operativo Android), blitz (Microsoft che compra &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; da AOL per più di un miliardo di dollari e ne rivende la gran parte a Facebook in chiave anti-Google), ritirate strategiche (Google che, sconfitta la settimana scorsa in tribunale da Oracle, arretra ma cerca la rivincita puntando sulle molte falle della sentenza) e anche rappresaglie: quando Yahoo! è stata denunciata da Facebook per violazione di 10 suoi &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; (uno dei quali vecchio di quasi 15 anni ed «ereditato» dall'olandese Philips), ha subito reagito con una controdenuncia accusando Mark Zuckerberg di usare illegalmente &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; della società fondata da Jerry Yang.&lt;br /&gt;Per gli analisti è una guerra folle. Medievale, contraria all'etica del mondo digitale, brucia enormi quantità di tempo e denaro. Ma tutti vanno avanti lo stesso a testa bassa: Facebook rischia addirittura di ritrovarsi con Amazon che mette in discussione il suo «core &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt;» sventolando un suo &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; nel «social networking» che precede la nascita della società di Zuckerberg, mentre ogni pezzo degli «smartphone», dall'antenna alla &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt; di scorrimento del sistema «touchscreen» diventa oggetto di dispute.&lt;br /&gt;Ora Twitter cerca di rimettere un po' d'ordine, forse di promuovere una tregua, con un'idea che pare di rottura: dare il controllo del &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; non all'azienda ma ai suoi ingegneri e matematici che l'hanno sviluppato. L'iniziativa, già parzialmente introdotta nell'«Innovator's Patent Agreement» appena varato da Twitter, va nella direzione della democratizzazione della &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt;, del «crowdsourcing» collaborativo. Un'occasione anche per le «startup» che potrebbero trovare nuovi modi per combinare le &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; esistenti, anziché ritrovarsi con le mani legate da annose dispute giuridiche sull'uso di un'idea.&lt;br /&gt;Un invito a fare tutti un passo indietro in una battaglia delle invenzioni nella quale nessuno sa più fino in fondo quali sono i suoi diritti? Forse, ma non mancano gli scettici: il diritto proprietario di un'idea è spesso l'unico patrimonio di una nuova società di software che si affaccia sul mercato e qualcuno nota che, con due importanti &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetti&lt;/span&gt; in attesa di registrazione, quella di Twitter potrebbe essere una mossa d'immagine per scoraggiare ricorsi ostili di altri gruppi del digitale.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;massimo.gaggi@rcsnewyork.com &lt;br /&gt; RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Corriere della Sera (Massimo Gaggi)</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Librolandia, è subito assalto Picchioni: "Roma miope"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154636477</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;SARA STRIPPOLI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									&lt;span class='chapterhl'&gt;Cota&lt;/span&gt; rilancia il bonus di 30 euro ai ragazzi per i libri Il ministro Fornero "Le nostre misure per il lavoro aiuteranno anche l'editoria"
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							BATTESIMO con le bollicine per il venticinquesimo anno d'età del Salone del Libro. Un fiume di ragazzi già alle nove del mattino esce dalla metropolitana e si mette in coda, attese per i Modà protagonisti alla sera, ovunque dibattiti sullo stato dell'editoria, su Amazon per la prima volta al Salone. Poi la fibrillazione sul dilemma del giorno: Grillo verrà o non Grillo? Per tutto il giorno i due schieramenti si fronteggiano: c'è chi è sicuro che i riccioli del comico daranno pepe alla giornata odierna di Librolandia e chi invece lo considera soltanto un gioco mediatico della vigilia per solleticare gli spiriti: Grillo si è offeso e resta a gongolare a casa sua per i risultati elettorali. In poco più di due ore dall'apertura i corridoi del Lingotto e gli stand pullulano di visitatori: le scuole e gli appassionati, gli operatori e pure i politici che vanno su e giù e trovano nella lounge del Circolo dei Lettori il luogo ideale per incontri programmati od occasionali. La città è tutta qui, la vita politica e culturale per questi cinque giorni si darà appuntamento al Lingotto.&lt;br /&gt; Se è il Salone della crisi, certo la crisi non tocca la kermesse del Libro.&lt;br /&gt; A conferma chei mala tempora stimolano la sete di conoscenza e forse riescono pure a dare una scossa. I timori della vigilia sulle possibili contestazioni sono presto fugati: un gruppetto No Tav che attende davanti al Lingotto Elsa Fornero viene facilmente dribblato. Il ministro entra da un altro ingresso e visita la mostra dedicata ai simboli degli ultimi 25 anni dell'Italia protetta da un implacabile cordone di polizia. Subito dopo, in Sala Gialla, l'incipit con il botto del presidente della Fondazione per il libro Rolando Picchioni. Per questa inaugurazione il padre del Salone sceglie la metafora di Roma Capitale ipovedente: «prespite, di sicuro miope, quasi sempre strabica».&lt;br /&gt; Una metafora rilanciata da tutte le agenzie. Il dibattito è aperto ed è raccolto con ironia dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Paolo Peluffo. Il quale replica divertito: «Forse miope o presbite, ma promettiamo di metterci le lenti multifocali». Non tocca al ministro Fornero replicare alla provocazione di Picchioni. La crisi, anche nel settore del libro, è evidente, dice il ministro del Lavoro: «Ma il libro è un simbolo delle nostre criticità e un modo per superarle e le nostre misure per il lavoro aiuteranno anche l'editoria.&lt;br /&gt; In questo quarto di secolo sono stati i libri ad interpretare il cambiamento». Per il governatore del &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; Roberto &lt;span class='chapterhl'&gt;Cota&lt;/span&gt; Librolandia è la migliore vetrina per lanciare il suo bonus libri ai sedicenni: trenta euro dal 2013, grazie all'addizionale Irpef come sostegno alla lettura. Trentatremila destinatari, tutti giovanissimi, per un finanziamento di oltre 900 mila euro.&lt;br /&gt; Iniziative durevoli che riescano ad innescare meccanismi virtuosi, è la tesi nota del presidente della &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt; del suo assessore alla cultura Michele Coppola.&lt;br /&gt; Un altro tema che farà da leit motiv dell'edizione è lo slow book teorizzato da Ernesto Ferrero: «Digitale o cartaceo, poco importa.&lt;br /&gt; Noi qui diffidiamo di quello che è facile e combattiamo la superficialità». Il libro sarà pure slow, ma qui al Salone si trotta tutto il giorno, è il commento divertito di un editore.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;b&gt;I personaggi&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; NATIVI DIGITALI Tablet e notebook non hanno segreti per i giovanissimi visitatori del Salone del Libro LITTI E LUIGI Luciana Littizzetto con Luigi Ciotti nell'incontro organizzato dalla cooperativa Arcobaleno LA TIGRE Il vecchio animale simbolo della benzina è stato «assoldato» dai militanti di Greenpeace</description><author>La Repubblica (SARA STRIPPOLI)</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Accordi e investimenti in Romania un convegno dedicato alle imprese</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154636480</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
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								&lt;b&gt;
									Il dibattito
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							ÈPAESE ospite in questa edizione del Salone del libro, ma la Romania è anche protagonista del convegno che stamattina si apre alla Sala Parigi del centro congressi del Lingotto, in via Nizza 280, organizzato dalla Camera di commercio e dalla Fondazione per il libro. «Romania: nuove prospettive ed opportunità» è rivolto ai manager di aziende piemontesi interessate a sviluppare accordi commerciali e investimenti nel Paese dell'Est europeo. I lavori iniziano alle 9, modera il capo della redazione torinese di Repubblica, Pier Paolo Luciano.&lt;br /&gt; Il convegno, che dura tutta la mattinata, sarà l'occasione per un confronto tra i settori editoriali italiano e romeno, con le testimonianze di aziende che illustreranno le loro esperienze di lavoro in Romania, oltre al parere legale sui diritti di proprietà industriale che valgono all'estero.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: IL MINISTRO Elsa Fornero con Ernesto Ferrero. Alle loro spalle Piero &lt;span class='chapterhl'&gt;Fassino&lt;/span&gt; e Roberto &lt;span class='chapterhl'&gt;Cota&lt;/span&gt; durante il giro inaugurale del Salone&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>«IN ATENEO PROGETTI DI CARRIERA»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154641525</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore - Moda24&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									INTERVISTA
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								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									MARIA LUISA FRISA DIRIGE IL CORSO DI LAUREA A VENEZIA «INSEGNIAMO LE BASI, IMMAGINANDO ANCHE STRADE CHE NON ESISTONO»
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Marta Casadei&lt;br /&gt; «In Italia non ci sono solo le scuole private di moda, che fino a poco tempo fa hanno trovato campo libero grazie alla latitanza dell'istruzione pubblica, ma c'è anche un'importante realtà fatta di &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; pubbliche. Ben venga la concorrenza, chiaro: ma bisogna distinguere le due realtà per non fare confusione». A mettere i puntini sulle "i" nel dibattito sulla formazione è Maria Luisa Frisa, eclettica professionista del mondo moda nonché, dal 2005, direttore del corso di laurea in Design della Moda presso la Facoltà di Design e Arti di Venezia. «Quando mi hanno chiamato, ormai sette anni fa, per far partire questo corso non avevo mai pensato di rientrare nel mondo universitario: mi sono occupata di molti aspetti della moda, ma a posteriori quello della formazione mi appassiona moltissimo». &lt;br /&gt; Il corso, che si articola in una laurea di primo livello della durata di tre anni a cui, da pochissimo, segue una laurea magistrale di due, è concepito come un viaggio a tutto tondo nell'universo moda, dalle basi teoriche - storia dell'arte, storia della moda - ai laboratori pratici: «La grande differenza rispetto alle scuole professionali è proprio questa: il compito del nostro percorso d'istruzione è quello di far riflettere gli studenti sul senso di un progetto di moda, ma anche quello di dare loro gli strumenti per tradurre la teoria in pratica. Oltre a questo, c'è il titolo di studio: una laurea a tutti gli effetti che rende possibile ai nostri studenti la frequentazione di un master post laurea, magari in una delle scuole internazionali di moda come la Central St Martins di Londra o di un dottorato». &lt;br /&gt; La mancanza di un'ampia offerta &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt; legata al settore può essere considerato il frutto di un retaggio culturale che, per anni, ha negato alla moda una professionalità specifica da coltivare: «L'Italia vanta una schiera di grandi maestri che, tuttavia, si sono formati in altri ambiti: Gianfranco Ferrè era un architetto, Giorgio Armani ha studiato medicina. E poi non abbiamo una vera e propria cultura né per quanto riguarda le arti e i mestieri né per l'educazione dei talenti». All'idea che le capacità siano innate e, quindi, destinate ad autosvilupparsi, Frisa oppone un sistema che aiuti i giovani talenti a sfruttare tali capacità all'interno di un sistema produttivo complesso: «Insegniamo agli studenti a progettare la moda, immaginando strade che non esistono».&lt;br /&gt; Al corso di laurea di primo livello possono accedere 60 studenti di cui una parte dall'estero: «Ci sono russi, ragazzi provenienti dall'area balcanica e arrivano molte richieste dai cinesi, ma per questi ultimi - continua Frisa - possiamo accettarne solo cinque all'anno attraverso il progetto Marco Polo. Sono tutti riscontri che, però, ci fanno piacere». Chi esce dallo Iuav sarà in grado di lavorare in un ufficio stile, ma anche come stylist o consulente marketing: «Il mio obiettivo è quello di creare una scuola italiana di moda che lavori sull'identità culturale del Paese».&lt;br /&gt; Fondamentale è l'approccio al mondo del lavoro, dal quale le &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; italiane sono state per molto tempo slegate: «Contrariamente a molte scuole di formazione di natura privata, offriamo ai nostri studenti - che hanno come unico onere le tasse universitarie - uno stage curriculare nei tre anni di corso e, successivamente, la possibilità di uno stage post laurea di sei messi massimo: specialmente con quest'ultimo stiamo avendo ottimi riscontri. Dopo questi sei mesi alcuni ragazzi sono rimasti a lavorare in azienda: da Balenciaga, ma anche da Coin e Diesel, aziende con sede in Veneto, ma di respiro internazionale».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Maria Luisa Frisa, al centro, con alcuni studenti del corso di laurea in Design della Moda &lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore - Moda24</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>BEAUTY NANOTECH</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154641551</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore - Moda24&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									ANGELA LAGAN??
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									IN ARRIVO ACCORDI NEGLI USA PER I COSMETOTESSILI DESTINATI A RIVOLUZIONARE IL MONDO DELLA MODA NATI DA UN &lt;span class='chapterhl'&gt;BREVETTO&lt;/span&gt; MESSO A PUNTO A BOLOGNA
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Ilaria Vesentini&lt;br /&gt; È stato plasmato a Cadriano, a pochi chilometri da Bologna, l'innovativo &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; per cosmetotessili nanotech destinato a rivoluzionare le regole della moda. A crearlo è stata la piccola industria chimica bolognese Angela Laganà, dal nome della fondatrice, difficile da confinare in un settore, tra prodotti per la cura del corpo, &lt;span class='chapterhl'&gt;laboratorio&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; cosmeceutica, ufficio creativo e di graphic design. In quegli stessi uffici è nato il logo olfattivo di marchi globali come Corradi, di cui l'azienda bolognese sta preparando anche l'evento mediatico per l'imminente Salone di Milano con Michael Kors e Framesi. E lì è stato studiato anche il profumo-gioiello 15-18 diamond da mille euro a boccetta per il gruppo My Frances che sarà presto sul mercato dell'extra lusso in edizione limitata.&lt;br /&gt; Tra ampolle, essenze e principi farmacologici la fondatrice Angela Laganà, terza generazione di una famiglia partita nel 1938 da un negozio sotto le Due torri (e presidente del gruppo chimica di Unindustria Bologna) si muove guidata da una laurea in biologia e dalla creatività di un'artista. Le sue capsule nanotech studiate in collaborazione con una multinazionale spagnola rappresentano la nuova generazione dei cosmetotessili. «A differenza dei vecchi cosmetotessili, come il jeans anticellulite, basati su un procedimento meccanico di sfregamento - spiega Laganà - il nostro &lt;span class='chapterhl'&gt;brevetto&lt;/span&gt; si affida a nanocellule di forma cava e con parete lipidica, in cui noi inoculiamo sostanze attive cosmetiche, dall'acido ialuronico a defatiganti o anticellulite. Carichiamo queste microvescicole di carica elettrica positiva, avendo scoperto che le fibre tessili possiedono invece carica negativa, per farle aderire ai tessuti». Le nanocellule passano allo strato più superficiale della pelle e il calore del corpo fa sciogliere la parete lipidica e da qui il rilascio del principio attivo. Un trattamento che resiste a tre lavaggi dell'indumento e poi si ricarica il tessuto. Dopo aver sperimentato le nanocapsule a base di acido ialuronico vegetale con Les Copains, ora l'eclettica biologa è in trattative («di fronte alla diffidenza verso l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; degli imprenditori italiani», dichiara) con un big mondiale della moda di New York, con cui siglare un buon matrimonio. &lt;br /&gt; Angela Laganà nasce nel 2005 come &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; unit innovativa del gruppo Eley-Rolland, due stabilimenti produttivi nel bolognese, una sessantina di dipendenti e 14 milioni di fatturato, che con propri brand e per conto terzi si è fatto strada a livello internazionale (il 60% è esportato in 60 Paesi) nel segmento alto dei prodotti per capelli e corpo. I cosmetotessili sono solo l'avanguardia di un'attività che vede il nome della biologa-artista e le sue essenze miscelate nelle fragranze di marchi come Philip Morris o Miss Grant. «Siamo stati contattati ora da Porsche e stiamo lavorando con Trenitalia per sperimentare un cattura-odore microincapsulato da utilizzare sui treni», anticipa Laganà. La sua azienda è l'unica nella cosmetica italiana a lavorare in biodinamica, con un giardino di essenze coltivate e distillate in proprio.&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: La biologa bolognese Angela Laganà&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore - Moda24</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Andiamo europei, è tempo di migrare</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154641584</link><description>&lt;u&gt;Il Mondo&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Andrea Stuppini&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Esodi di ritorno Sempre più &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; costretti a cercare &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; all'estero L'ANALISI
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Decine di migliaia di &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; europei sono emigrati negli ultimi anni alla ricerca di un &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; che non riescono più a trovare nel loro Paese. La maggioranza degli spostamenti è avvenuta all'interno dell'Ue, ma la vera novità è costituita da una emigrazione che sembra ripercorrere le rotte di un secolo fa. Il Paese europeo più colpito dalla crisi, la Grecia, ha raggiunto 1,2 milioni di immigrati nel 2011, ma ora a questi si af&amp;#64258;ancano altrettanti emigrati (cresciuti con rapidità negli ultimi tre anni) e l'Uf&amp;#64258;cio statistico ellenico ne indica le mete per importanza: Germania, Australia, Canada, Albania, Turchia. Si stima che circa 50 mila &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; abbiano lasciato l'Irlanda nel 2011, ma nel 2012 si prevede che saranno 75 mila. Il Portogallo dirige i suoi fiussi migratori verso le ex colonie: l'Angola (in espansione grazie al petrolio) contava 50 mila residenti portoghesi nel 2005 e nel 2011 sono raddoppiati, con 10 mila in più solo nell'ultimo anno. La presenza portoghese in Mozambico è cresciuta del 30% negli ultimi due anni. Ma naturalmente è soprattutto verso il Brasile che si dirigono la aspettative maggiori: 50 mila portoghesi in più solo nell'ultimo anno, circa il 10% dei nuovi immigrati nel 2011. Per quanto riguarda la Spagna, nella recente campagna elettorale il candidato del partito popolare Mariano Rajoy, che poi è divenuto primo ministro, aveva denunciato l'esodo di circa 1.200 spagnoli ogni mese verso l'Argentina. Sul fatto che il fenomeno in questione riguardi anche il nostro Paese, non ci sono dubbi: negli ultimi anni Sergio Nava ( La fuga dei talenti ) e Aldo Mencaraglia ( Italians in fuga ), solo per citare i due più noti, hanno fornito uno spaccato interessante. L'Aie (Anagrafe degli italiani all'estero) censisce coloro che prendono la residenza all'estero per più di 12 mesi. Si stima tuttavia che almeno la metà non lo faccia, mantenendo la residenza in patria, soprattutto quando lo spostamento avviene all'interno dell'Unione Europea. La cifra di circa 30 mila nuovi emigrati l'anno, negli ultimi anni andrebbe quindi raddoppiata. Nella maggioranza dei casi gli spostamenti avvengono senza la certezza del nuovo posto nel Paese di destinazione. Si utilizza quasi sempre il visto turistico di tre mesi per cercare &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;, contando anche sulla permissività del Paese ospitante e dove possibile lavorando in nero, esattamente come gli immigrati in Italia. Né si deve pensare che il fenomeno riguardi solo il &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; quali&amp;#64258;cato: per esempio, la crisi del settore edile ha prodotto un esodo di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; manuale dall'Europa mediterranea. Il magnete del &lt;span class='chapterhl'&gt;mercato del lavoro&lt;/span&gt; europeo è sempre più la Germania, dove nel 2011 i nuovi immigrati residenti sono risultati quasi 170 mila, mentre nel 2010 si erano fermati a meno di 60 mila. I Paesi di provenienza confermano i dati precedenti. Per effetto del calo demogra&amp;#64258;co degli anni '90 si stima che la Germania dal 2015 avrà bisogno di 500 mila nuovi lavoratori l'anno. Quando si parla di riforma del &lt;span class='chapterhl'&gt;mercato del lavoro&lt;/span&gt;, occorre considerare i parametri europei, dove il modello tedesco riesce a garantire salari di ingresso per i diplomati di quasi 35 mila euro l'anno e di oltre 43 mila per i &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt;, contro i 20.500 e i 23.500 rispettivamente dell'Italia, mentre Francia e Gran Bretagna si collocano su valori intermedi. Se allora dei 330 mila &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; Italiani che hanno &lt;span class='chapterhl'&gt;perso il lavoro&lt;/span&gt; in patria nel 2011, circa il 15% ne ha trovato uno all'estero, occorrerà rifiettere che tra le virtù del cosiddetto modello tedesco non c'è solo la fiessibilità esterna, ma anche quella interna alle imprese, con organizzazione del &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; e orari fiessibili, garantiti da un sistema tripartito di concertazione e di relazioni industriali. Dentro e fuori l'Unione: portoghesi in Brasile, spagnoli in Argentina, italiani in...</description><author>Il Mondo (Andrea Stuppini)</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>La griffe che attrae la Silicon Valley</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154641926</link><description>&lt;u&gt;Finanza e Mercati&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									BOOL SERVER TRA GLI AZIONISTI C'È ANCHE VERSACE
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Aziende e documenti inattaccabili se il sistema è Boole Server. Ad attestare la funzionalità di questo software è arrivato qualche giorno fa un attestato londinese. L'azienda ha creato una piattaforma per la sicurezza dei dati in rete, ideata nel 2008 da Valerio Pastore. E si è qualificata al primo posto nella categoria «Miglior Soluzione di Cifratura» e Highly Commended nella categoria «Miglior Soluzione Dlp», agli SC Magazine Europe Awards 2012. La soluzione di protezione Boole Server è impiegata da importanti aziende internazionali per proteggere e condividere i dati in modo sicuro, anche quando siano inviati a terzi. L'istituto di analisi Gartner ha incluso Boole Server fra i cinque «cool vendor», i produttori più importanti del settore (e unico non basato nella Silicon Valley). Dalle case di moda al settore assicurativo e finanziario, passando per le forze dell'ordine, l'amministrazione pubblica e l'industria manifatturiera, Boole Server tiene al sicuro la proprietà intellettuale e i dati sensibili di cui sono titolari. Anche Versace ha investito sulla società diventandone azionista. Fra i clienti anche Tod's, Fondiaria Sai, Barilla, Rai, Sea-Aeroporti di Milano e persino la polizia di Shanghai. La soluzione è stata regalata anche alle ambasciate italiane dopo gli attacchi informatici che hanno trafugato informazioni e documenti poi divulgati su Wikileaks. Ed è recente l'accordo di collaborazione di Boole Server con l'Istituto per la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; scientifica della protezione delle informazioni tecniche, della Bielorussia. L'intesa ha l'obiettivo di sviluppare una serie di attività congiunte per lo sviluppo e la realizzazione di servizi informatici in Bielorussia e in altri paesi dell'Est Europa. E mentre la società sigla accordi, alcuni fondi di private equity della Silicon Valley si sono accorti delle potenzialità dell'azienda. E pare abbiano manifestato interesse ad entrare nel capitale.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Valerio Pastore&lt;/p&gt;</description><author>Finanza e Mercati</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Dieci proposte per innovare e crescere</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154641927</link><description>&lt;u&gt;Finanza e Mercati&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;A.P.&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									TECHNOLOGY FORUM AMBROSETTI
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Oggi e domani appuntamento a Castel Brando con la prima edizione del Technology Forum, organizzato da The European House - Ambrosetti, sul tema «L'ecosistema per l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;: quali strade per la crescita delle imprese del Paese». Il forum sarò un importante momento di dialogo a livello internazionale con l'obiettivo di portare all'attenzione dei decisori politici una concreta serie di raccomandazioni volte a creare un «ecosistema» favorevole all'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;, alla crescita e allo sviluppo del sistema Italia. Non si tratta solo di un incontro, per quanto interessante, tra teorici dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; per fare un ipotetico punto della situazione, ma la due giorni si concretizzerà in un decalogo di proposte concrete che saranno presentate a rappresentanti del governo e delle istituzioni, elaborate in una serie di incontri cui hanno contribuito un centinaio tra imprenditori, esperti e opinion leader nazionali e internazionali. «Il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; - spiega Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House - Ambrosetti - è nato nel luglio 2011 nell'ambito di Ambrosetti Club, servizio riservato ai massimi responsabili di imprese e gruppi operanti in Italia e che ha la missione di contribuire concretamente al progresso civile ed economico dell'Italia. L'obiettivo di fondo è stato quello di far dialogare mondo industriale, mondo scientifico-&lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt;, mondo finanziario e delle istituzioni, ai fini di promuovere l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; come leva fondamentale per tornare a crescere. È una sfida che riguarda tutti: il rinnovamento scientifico, &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologico&lt;/span&gt; e industriale è la miglior risposta alla crisi economico-finanziaria come alla crisi di fiducia che investe in modo particolare in questo momento l'Eurozona». Per quanto riguarda in particolare l'Italia, si tratta di un Paese che innova. Ci sono infatti molte imprese attive su questo fronte, c'è &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; nelle &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; e nei prodotti e c'è una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; scientifica considerata fra le migliori del mondo. Ma se si considera la performance complessiva, l'Italia è però un &lt;span class='chapterhl'&gt;innovatore&lt;/span&gt; moderato: occupa il 16&amp;#730; posto in Europa per risultati di sistema, il 18&amp;#730; per posizionamento nei settori ad alta &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologia&lt;/span&gt;6 (quelli con maggiore crescita potenziale), ha un'intensità innovativa di circa la metà di quella europea e statunitense ed un quarto di quella giapponese. Gli investimenti (pubblici e privati) in &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; e sviluppo sono in media del 50% inferiori del dato Ocse; nel 2020 ai trend attuali la spesa in R&amp;S in Italia sarà l'1,53% del Pil (3% il target europeo), valore che la Cina ha raggiunto nel 2008. È l'ambiente, quindi, «l'ecosistema» innovativo che manca al Paese. Si tratta però di una sfida che non va persa, in quanto innovare vuol dire risolvere nuovi e vecchi problemi in modo nuovo producendo ricchezza e generando benessere. Cose di cui l'Italia in crisi è a corto. Occorre quindi ricostruire un ecosistema innovativo, è il messaggio che conclude i lavori di Castel Brando, organizzando un sistema nazionale. A tale scopo il cantiere dei lavori deve essere aperto in cinque mosse: individuando una strategia nazionale dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;, incentivando l'investimento in &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;, favorendo lo sviluppo di Pmi innovative, promuovendo la cooperazione tra &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; e industria e, infine, diffondendo nel Paese la cultura dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;. 5,0 4,5 4,0 3,5 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0 5,0 4,5 4,0 3,5 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0 Italia UE27 Stati Uniti TUTTI I SETTORI SETTORI HI-TECH 0,36 0,64 0,94 4,32 4,00 2,11 3 3 3 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 I F S D G A F S B O I R L E P R S U L P M S B G L C R NUMERO DI &lt;span class='chapterhl'&gt;BREVETTI&lt;/span&gt; PER MILIARDO DI PIL PRODOTTO Da ti ca lcola ti in dolla ri a pa rità potere d'a cqu isto - FONTE: The Eu ropean Hou se - A mbrosetti su dai Eu rostat LA SPESA IN &lt;span class='chapterhl'&gt;RICERCA&lt;/span&gt; E SVILUPPO DEI 27 PAESI UE Da ti in % sul P IL - FONTE: The Eu ropean Hou se - A mbrosetti su dai Eu rostat</description><author>Finanza e Mercati (A.P.)</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Senza appoggi, i grandi scienziati restano piccoli</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154641995</link><description>&lt;u&gt;ItaliaOggi&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									L'analisi
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Familismo amorale. Spirito di clan. Cordate. Mafiosità soffici ma anche imperiose nei loro effetti finali. Il mondo universitario italiano è malato. E non da oggi, purtroppo. Gli itinerari che portano alle cattedre sono dei percorsi a ostacoli in cui si tiene conto, certo, della competenza acquisita, ma anche (e, alle volte, soprattutto) della fedeltà, della sudditanza, della consanguineità. Chi non sta al gioco, è fuori, anzi out. I percorsi sono lenti, complessi ma, tutto sommato, anche sicuri. Per gli ammanicati, è ovvio. Per conquistare una cattedra bisogna iscriversi alle camarille (non è necessaria la tessera, basta l'odore; come ben spiega, del resto, l'etologia alla quale anche noi siamo sottomessi). È un sistema governato da regole non dette, anche se molto influenti e dove non è prevista la possibilità di new entry. Anche Albert Einstein dovrebbe mettersi in coda. Che ciò sia vero lo dimostra la vicenda di Massimo Zeviani, 56 anni, direttore dell'Unità di neurogenetica molecolare dell'Istituto neurologico Besta di Milano che, dal gennaio prossimo, andrà a Cambridge come capo della Mitocondrial Biology Unit della famosa università inglese. Un dipartimento, questo, che è cosi famoso e autorevole da essere stata diretto, in questi ultimi 14 anni, dal premio Nobel John Walker. Un riconoscimento così alto, per un'attività di così avanzata specializzazione, attribuito a un &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatore&lt;/span&gt; italiano, dovrebbe riempirci di orgoglio. E invece ci riempie di tristezza perché Massimo Zeviani, non essendo inserito nelle cordate giuste, non è mai riuscito a vincere una cattedra universitaria in Italia, anche se ha tentato più volte. È andato a vuoto nonostante abbia ottenuto riconoscimenti internazionali come il premio «Brain» per la &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; neurogenetica e abbia pubblicato l'esito delle sue &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerche&lt;/span&gt; in riviste come Nature e Science sulle cui colonne arrivano soltanto i &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; ipermeritevoli di tutto il mondo. Per toccare con mano la distanza abissale che separa il polveroso e incartapecorito mondo universitario italiano da quello inglese può essere sufficiente analizzare la procedura seguita per l'assunzione di Zeviani a Cambridge. Lo scienziato del Besta presentò un curriculum vitae all'università inglese. Dall'Ateneo, molto interessato alla biografia scientifica del &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatore&lt;/span&gt; italiano, venne subito la richiesta per un incontro di un'ora con 15 fra scienziati e dirigenti dell'università stessa. All'incontro, Zeviani si presentò con il solo ausilio di una penna da pc che conteneva le sue &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerche&lt;/span&gt; e i suoi programmi. Superato positivamente il colloquio, la commissione, nel giro di 24 ore, gli disse che il posto era il suo.</description><author>ItaliaOggi</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Dirigenti, assunzioni a ostacoli</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154642081</link><description>&lt;u&gt;ItaliaOggi&lt;/u&gt;
							
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									Sono cinque i paletti da rispettare per incrementare le dotazioni di manager a termine
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									Contratti soggetti ai vincoli della legge &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; e del dl fiscale
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								&lt;br/&gt;
							Le assunzioni di dirigenti e, negli enti che ne sono sprovvisti, di responsabili sono sottoposte sia ai limiti numerici dettati dalla legge &lt;span class='chapterhl'&gt;Brunetta&lt;/span&gt; e ampliati dalla recente legge n. 44/2012 sia ai limiti di spesa per le assunzioni flessibili. Sfuggono da questi limiti invece i comandi, le assunzioni finanziate dalla Ue, da altre &lt;span class='chapterhl'&gt;p.a&lt;/span&gt;. o da privati e le convenzioni per la gestione associata. Sono queste le indicazioni operative che stanno emergendo nell'applicazione delle più recenti disposizioni dettate in materia di assunzioni di personale.Come precisato da numerose sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, ex pluris parere n. 6/2012 della sezione della Toscana, non vi sono ragioni per escludere la spesa per le assunzioni a tempo determinato di dirigenti e/o responsabili ai sensi dell'articolo 110, sia comma 1, copertura di posti vacanti in dotazione organica, sia comma 2, extra dotazione organica, dal tetto alla spesa per le assunzioni flessibili. Per cui queste assunzioni sono sottoposte ai seguenti cinque vincoli: avere rispettato il patto di stabilità (ovviamente per gli enti soggetti), avere rispettato il tetto alla spesa del personale (cioè l'anno precedente per gli enti soggetti al patto e il 2008 per quelli non soggetti al patto), avere rispettato il rapporto massimo del 50% tra spesa del personale (ivi compresa quella dei dipendenti delle società dell'ente) e spesa corrente (cioè i vincoli dettati per tutte le assunzioni), restare entro il tetto del 50% della spesa per le assunzioni flessibili sostenuta nel 2009 e restare entro i tetti numerici per queste assunzioni (tetti che sono stati aumentati per gli enti locali dalla recente legge n. 44/2012). Il sommarsi dei vincoli di spesa per le assunzioni flessibili e di quelli numerici alle assunzioni ex articolo 110 Tuel è spiegato dalla diversa finalità a cui tali vincoli sono preordinati: riduzioni della spesa del personale e del ricorso a forme di lavoro precario per il tetto alla spesa, penalizzazioni per il ricorso allo spoil system per il tetto numerico. Ovviamente, le assunzioni di dirigenti e/o responsabili che sono disposte nel 2012 per i vigili e dal 2013 per i vigili e le funzioni di istruzione pubblica e servizi sociali, vanno al di fuori del tetto alla spesa in quanto il legislatore ha previsto specifiche deroghe.La sezione regionale di controllo della Corte dei conti della Liguria, con il recente parere n. 7, ha chiarito che gli oneri sostenuti per i comandi non vanno compresi nel tetto alla spesa per le assunzioni flessibili. Alla base di tale considerazione il fatto che in questo caso non siamo in presenza di un'assunzione, ma di una forma di utilizzazione che non comporta alcun ingresso dall'esterno. Per cui, mentre è da considerare scontato che gli oneri sostenuti a questo titolo devono essere compresi tra le spese del personale dell'ente che li utilizza, non si può arrivare al loro inserimento tra quelli per le assunzioni flessibili in quanto non siamo in presenza di un rapporto di lavoro subordinato che si costituisce ex novo, dovendo il comando essere considerato come una forma di utilizzazione.La stessa sezione regionale di controllo, con il parere n. 9/2012, ha chiarito che le assunzioni flessibili finanziate interamente dalla Unione europea, da altre &lt;span class='chapterhl'&gt;pubbliche amministrazioni&lt;/span&gt; o da privati non debbano essere inserite nel tetto del 50% della spesa sostenuta nell'anno 2009. Si deve pervenire a questa conclusione in quanto l'ente non è in alcun modo coinvolto in tali oneri; ovviamente ciò impone che vi sia il finanziamento integrale da parte di tali amministrazioni. Ricordiamo che analogo orientamento è già consolidato da tempo per gli incarichi di consulenza, studio e ricerca.Si deve infine ricordare che anche gli oneri determinati dalle convenzioni tra enti locali stipulate ai sensi dell'articolo 30 del dlgs n. 267/2000 vanno al di fuori della spesa per le assunzioni flessibili e, più in generale, anche di quella per il personale. In questi casi siamo infatti in presenza di una fornitura di servizi, per cui in tutt'altro ambito di applicazione.</description><author>ItaliaOggi</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Nasce l'ingegnere-architetto e già fa risparmiare energia</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154657683</link><description>&lt;u&gt;Il Messaggero&lt;/u&gt;
							
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							MARINI Nienete errori nelle politiche europee Dobbiamo evitare una rinazionalizzazione di alcune politiche europee: non dobbiamo commettere l'errore che la politica di coesione, che nasce proprio per avvicinare le differenze strutturali delle Regioni, finisca per essere un pezzo di politiche nazionali anzichè di politiche regionali e locali. Questo rischio c'è da parte da parte degli Stati membri e, non a caso, il Consiglio europeo è quello un po' più critico nella possibilità di recepire le richieste delle Regioni. Forse non è il caso dell'Italia, dove c'è una storia anche della gestione dei fondi strutturali, affidata alle Regioni e alla programmazione regionale, ma ci sono anche Paesi che sono caratterizzati da una forte centralizzazione, che non sono abituati al decentramento amministrativo. E anche l'Italia deve evitare un po' questo rischio. In questa fase vediamo un un tentativo di ricentralizzare alcune politiche. Credo che sarebbe un errore, soprattutto per i fondi strutturali. Per esempio, vediamo l'approccio che c'è sui temi del rigore della spesa pubblica, dove si tende a individuare le Regioni e le autonomie locali come il livello in cui si collocano gli sprechi, soprattutto alcune cattive gestioni di spesa pubblica. Questo non può comportare abbandonare 12 anni di centralità delle autonomie locali nella gestione di quei servizi più vicini al cittadino, di prossimità, e quindi una ricentralizzazione di alcune politiche: sarebbe un errore fortissimo. Catiuscia Marini presidente Regione Umbria SISMA Bocci: «No l'Imu a Nocera» Ho presentato un'interrogazione al Presidente del Consiglio e Ministro dell'Economia Mario Monti per chiedere che vengano esonerati dal pagamento dell'Imu gli immobili di Nocera Umbra che risultano essere ancora oggetto di ordinanza di inagibilità. Il decreto sulle semplificazioni tributarie recentemente approvato dal Parlamento prevede che «I redditi dei fabbricati, ubicati nelle zone colpite dal sisma del 6 aprile 2009, purché distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero in quanto inagibili totalmente o parzialmente, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e sono esentati dal pagamento dell'IMU. Nel Comune di Nocera Umbra sono presenti diverse situazioni di immobili inagibili a seguito dell'evento sismico che ha colpito il suo territorio nel 1997, provocando ingenti danni a quasi l'80% del patrimonio edilizio della zona. Non va dimenticato che, oltre a questo evento disastroso, Nocera Umbra ha subito negli ultimi anni anche la crisi della Antonio Merloni Spa, che ha provocato pesantissime ripercussioni negative sul tessuto economico e sociale in tutto il territorio comunale. Nel corso delle varie fasi della ricostruzione il patrimonio immobiliare, sia pubblico che privato, è stato in buona parte recuperato ma purtroppo, data la complessità del processo della ricostruzione, articolatasi su tutto il territorio nocerino formato da innumerevoli frazioni e, soprattutto, nel centro storico della città, che rappresenta un borgo medievale di particolare pregio, il recupero di una parte degli immobili privati non è stato ancora ultimato. Poiché con l'applicazione dell'IMU tali immobili ancora inagibili verrebbero comunque tassati, seppur con un reddito ridotto del 50%, chiediamo al presidente Monti di equiparare gli immobili umbri ancora inagibili a quelli abruzzesi colpiti dal terremoto del 2009 e di prevedere quindi anche per essi l'esenzione dal pagamento dell'IMU. Gianpiero Bocci deputato Pd CONSIGLIO REGIONALE Convocate le commissioni Il presidente del Consiglio regionale, Eros Brega, ai sensi dell'articolo 17 del Regolamento interno, ha convocato per stamane le tre Commissioni consiliari permanenti per procedere alla elezione dei presidenti e vice presidenti, resasi necessaria in seguito alle dimissioni presentate nei giorni scorsi dai presidenti dei tre organismi dopo che i gruppi consiliari dei partiti di opposizione hanno deciso di rientrare a farne parte. Si comincia alle 10.</description><author>Il Messaggero</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Oggi "porte aperte" nella sede del &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154662948</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
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							Un annuncio importante sui nuovi master e l'iniziativa «porte aperte» che si svolge oggi. Sono le novità della sede decentrata del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Mondovì&lt;/span&gt;. «I master partiranno martedì», assicura il responsabile della sede, Massimo Sorli. Con quali numeri esatti (normati da bandi europei e regionali rigidi) lo si saprà dopo la prima lezione che si terrà martedì, ma Sorli anticipa che si tratta di oltre una ventina di studenti provenienti da tutta Italia per due master. Per il terzo (Innovazione sui sistemi meccatronici) le cifre si conosceranno solo la prossima settimana. Il più gettonato è stato &lt;span class='chapterhl'&gt;Ingegneria&lt;/span&gt; dell'acqua per uso potabile, civile e industriale, seguito da Programmazione e gestione dei sistemi energetici. Intanto oggi, dalle 14,30 alle 16,30, docenti, ricercatori e personale del &lt;span class='chapterhl'&gt;Poli&lt;/span&gt; sarà a disposizione del pubblico nella sede di via Cottolengo per illustrare la «Struttura Decentrata di Supporto agli Studenti» (Sdss) attivata dallo scorso anno.</description><author>La Stampa</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Il &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; dell'editoria è il "libro liquido" si rinnova la scontro tra carta e digitale</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154672797</link><description>&lt;u&gt;Repubblica.it&lt;/u&gt;
							
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							SALONE &lt;span class='chapterhl'&gt;TORINO&lt;/span&gt; Il &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; dell'editoria è il "libro liquido" si rinnova la scontro tra carta e digitale Di mutazioni tecnologiche si è parlato alla tavola rotonda "Vivere in rete": i tablet, gli smartphone, gli e-book, le nuove app. Gli editori "tradizionali" criticano "l'imperialismo" di Amazon di STEFANIA PARMEGGIANI IL LIBRO liquido. E' questo il &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt;. Poco importa se siamo lettori di romanzi o di poesie, se divoriamo i gialli o amiamo i fantasy. Non è una questione di genere letterario. E' un tema che va al di là della diatriba tra carta e digitale. Riguarda il contenuto, che dovrà modificarsi a seconda di chi lo guarda e del supporto su cui desidera leggerlo. Il concetto è stato utilizzato al Salone del Libro di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; da Vincenzo Russi, direttore generale del Cefriel (Politecnico di Milano) mentre Amazon vendeva i suoi Kindle e gli editori tornavano a criticarne l"imperialismo". La cornice era "Vivere in rete", tavola rotonda scelta per discutere delle mutazioni tecnologiche, dei due milioni e mezzo di tablet e dei 32 milioni e mezzo di smartphone che circolano in Italia, del mercato degli e-book e di quello dell'e-commerce. Russi ai dati ha aggiunto un consiglio: "Gli editori non devono pensare solo al supporto ma anche al contenuto del libro, che diventerà liquido". In parte sta già accadendo, lo si vede con la realtà aumentata degli e-book, con i libri di testo integrabili dagli utenti e con le nuove app. Una fra tutte, quella che book republic presenterà sabato al Lingotto e che promette una nuova esperienza di lettura, questa volta in mobilità: il romanzo si legge con gli occhi, ma poi quando si deve uscire di casa, ecco la possibilità di passare all'ascolto. Si riprende esattamente dal punto in cui si era finito, una full immersion nel libro anche se non nelle pagine. Queste, e molte altre, sono le mutazioni tecnologiche che annunciano la "primavera digitale" ma sono solo un assaggio del "libro liquido". La strada è tutta da tracciare. Ai contenuti gli editori dicono di pensarci, ma non sopportano la parola. Spiega Gian Arturo Ferrari: "Amazon e Google vivono elaborando software sempre più potenti e dal loro punto di vista i libri sono solo materia bruta, tant'è che chiamano l'opera dell'intelletto contenuto". Riduttivo senza dubbio. Riccardo Cavallero (Mondadori) pensa che sia arrivato il momento di premere sull'acceleratore: "O prendiamo decisioni nei prossimi 18-24 mesi oppure siamo fuori dai giochi". Stefano Mauri (Gems) sa che il suo mestiere sarà sempre più difficile, ma dice di non essere spaventato: "Penso che ci siano delle autorità con il compito di preservarci da posizioni dominanti e dalla pirateria". Più critico di tutti, nei confronti dell'azienda di Jeff Bezos, è Dario Giambelli (Feltrinelli). Torna a parlare, sempre in riferimento alla società di Seattle, di imperialismo culturale. Nel frattempo, mentre si studiano le strategie di vendita, si affacciano nuovi concetti. Quello di libro liquido prima di altri.</description><author>Repubblica.it</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Inaugurato il laboratorio per sistemi embedded Freescale presso il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154680445</link><description>&lt;u&gt;Data Manager online&lt;/u&gt;
							
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							E' stato inaugurato il laboratorio didattico per sistemi embedded di Freescale Semiconductor. Il laboratorio, orientato alle applicazioni in campo automobilistico, potrà avvalersi delle tecnologie Freescale più recenti per supportare e favorire l'apprendimento degli studenti del corso di &lt;span class='chapterhl'&gt;ingegneria&lt;/span&gt; automobilistica.Situato nel cuore della "motor valley" italiana, il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; è a stretto contatto con le case automobilistiche e i loro principali fornitori. I risultati accademici raggiunti nella tecnologia automobilistica sono riconosciuti in Italia e nel mondo.Il laboratorio comprende le piattaforme di sviluppo Tower System 16 bit S12G, la piattaforma di prototyping Tower System e la licenza relativa ai tool di sviluppo software CodeWarrior di Freescale. Il microcontrollore (MCU) MC9S12G è una linea di microcontrollori 16 bit ottimizzati per il settore automobilistico che punta all'economicità, alle alte prestazioni e a un pin count ridotto. S12G è adatto per applicazioni automobilistiche generiche che richiedono connessione CAN o LIN/SAE J2602. Il microcontrollore S12G offre tutti i vantaggi e i gradi di efficienza propri di un MCU 16 bit pur garantendo l'economicità e l'efficienza in termini di consumi ridotti, EMC e dimensioni del codice di cui usufruiscono gli utenti delle famiglie di MCU 8 bit e 16 bit Freescale attualmente in commercio.Il laboratorio didattico per sistemi embedded di Freescale verrà utilizzato dagli studenti che frequenteranno il corso di Information and Communication Technologies. La ricerca e sviluppo all'interno del nuovo laboratorio verterà principalmente sui sistemi di comunicazione del corpo autovettura e sono previste innovazioni in applicazioni critiche quali riscaldamento, ventilazione e condizionamento, gestione porte, apertura e chiusura finestrini e controllo sedili, chiusura porte centralizzata, rilevamento occupanti, gateway centrale e in-vehicle networking."Il laboratorio sponsorizzato comporterà vantaggi enormi per l'ecosistema automobilistico", ha dichiarato Flavio Stiffan, responsabile del Programma universitario EMEA di Freescale, aggiungendo: "Seguire un corso di studi basato su prodotti e soluzioni ampiamente diffusi nel mercato permetterà agli studenti di affinare le loro competenze e di aumentare enormemente le future possibilità lavorative nel settore. Freescale e i suoi clienti entreranno immediatamente in contatto con studenti particolarmente brillanti che hanno già ricevuto una formazione sulle tecnologie Freescale".Specialisti Freescale saranno disponibili a collaborare con gli studenti del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; e anche i clienti Freescale avranno accesso al laboratorio per seguire corsi di formazione e avere uno scambio di idee con gli studenti. Sono previste ulteriori collaborazioni, soprattutto nel campo dell'infotainment, dove la domanda è in continuo aumento e dove Freescale detiene una notevole posizione di mercato. Login o registrati per inviare commenti Visite: 342Visite: 1,867Visite: 1,590di victorVOTO:di posytronVOTO:</description><author>Data Manager online</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>In India, solar power's future bright but bumpy</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154680466</link><description>&lt;u&gt;Washington Post&lt;/u&gt;
							
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									By Simon Denyer, Thursday, May 10,8:31 PM
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									Industry is taking off, but enormous obstacles still stand in the way of meeting rural energy needs
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							There are few places in the world where the opportunity for solar power is more blindingly obvious than India. There are also few industries where the possibility of collaboration between India and the United States is more tantalizing. A worker walks past an array of panels at the newly opened Gujarat Solar Park in Khadoda. The But although India's solar industry is finally taking off, enormous hurdles must be overcome before it can make a meaningful contribution to the country's rapidly growing power needs, experts and &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; leaders say. Two years ago, as part of its National Action Plan on Climate Change, India set out to boost the solar industry through subsidies, setting a generation target equivalent to about 3 percent of the country's projected power needs by 2022. The private sector has responded eagerly. With the price of solar energy dropping sharply, and with sun-drenched western states such as Gujarat and Rajas­than launching drives to subsidize solar power, many say the target will be more than met. "India is a very important market for the solar industry, one of the top three markets worldwide," said Jayesh Goyal of California-based Areva Solar, a provider of concentrated-solar-power technology. "The general view is that India will reach the 3 percent target before 2022." The logic for the Indian solar sector is compelling. India enjoys more than 300 days of sunshine a year and is desperately short of electricity to power its fast-growing economy. Power cuts are frequent, and reliance on noisy, expensive and polluting diesel generators is widespread; about 400 million Indians are not even connected to the grid. Last month, Gujarat opened Asia's largest solar park in a stretch of desert near Pakistan, promising to outstrip its nearest rival, in Golmud in western China. Plans were also announced for a large solar plant in neighboring Rajasthan, a collaboration between India's Reliance Power and Areva Solar. But Rajendra Pachauri, who led the Nobel Peace Prize-winning Intergovernmental Panel on Climate Change, said India has taken only a small step in a much longer journey toward renewable energy. "It can be a game changer, but you need a lot of enabling policies and private-sector investors who are prepared to take a few risks," he said. "You need an extremely forward-looking R &amp; D policy and infrastructure, and I am not so sure that is in play yet." 'Consolidation will happen' India lacks the technological expertise and access to cheap capital that the solar industry relies on. That is where companies such as Azure Power come in. The independent Indian power producer is looking to tap into American technology and capital to satisfy the growing demand at home. The U.S. government's Export-Import Bank is among its main financiers. "We are creating manufacturing jobs in the U.S. and service and installation jobs in India," said Inderpreet Wadhwa, Azure's chief executive. In the past two years, the price of solar power has fallen sharply, thanks to a glut of solar panels in the market and falling silicon prices. Where the Indian government was initially prepared to pay up to 17 rupees (about 32 cents) per kilowatt hour (kWh) for solar energy, companies are now bidding for contracts to supply solar power for less than half that price. Industry watchers say some of the winning bids look unsustainably low and express concern that the fast-growing Indian market has attracted "fly-by-night" operators more intent on making a quick buck than making a long-term commitment to the industry. "As with any upcoming industry, people become infatuated, thinking they can generate IT- industry levels of profitability," said Vineet Mittal, managing director of Welspun Energy, a division of an Indian conglomerate manufacturing everything from steel pipes to bed linens that won the right to supply solar power from Rajasthan for 8 rupees/kWh. "There will be good, bad and ugly experiences in the industry, some success stories, some failures, but eventually consolidation will happen," Mittal said. Nevertheless, companies such as Welspun, Azure and Areva are confident that India's reputation for low-cost innovation and engineering will help drive down installation and operating costs over time. Such is the optimism in the solar industry - or the bravado, perhaps - that companies predict the industry will soon be able to live without subsidies and compete with coal-fired power stations, which charge about 4 rupees/kWh. "It might take two years, it might take four years, but it is not going to take 10 years," said Deepak Kukreja, head of strategic planning at Moser Baer, a leading Indian CD, DVD and solar panel manufacturer. "That is the tipping point, when the sector will skyrocket." 'The only answer' This being India, though, nothing is quite as simple as it sounds. The government is also eager to promote domestic manufacturing in the solar industry and is wary of what some people see as the "dumping" of cheap Chinese solar panels on the Indian market. To qualify for the subsidies, some components of crystalline silicon panels have to be manufactured locally. The restrictions frustrate many companies, which complain that the goals of promoting domestic manufacturing are not compatible with the goal of harnessing global innovation to produce solar energy as cheaply as possible. John Smirnow, trade and competitiveness expert at the Solar Energy Industries Association in Washington, warned that India needed to be careful not to break World Trade Organization rules or do anything that would force the most innovative companies to invest elsewhere. This year, most companies are focused on providing on-grid power, in which entry barriers to the market are low and margins are squeezed. Much greater opportunities and much more money, many argue, will be made in the second phase of India's solar energy story, supplying small-scale solar products to power tens of millions of rural homes. Industrialists say this could transform lives and the economy of rural India in the way that mobile phones did in the past decade. Azure's Wadhwa calls it potentially "the most significant rural electrification effort ever." It is an attractive vision, but one that still appears some way out of reach, simply because India's banks are unable or unwilling to provide the rural loans that this kind of effort requires. Awareness of solar power's true potential among the public, or even within the government, remains low, Pachauri said. The Power, Coal, and New and Renewable Energy ministries act like "empires in themselves and don't come up with anything that makes integrated sense." Yet Pachauri and others say that if India does not soon embrace renewable energy more aggressively, it will face staggering bills for oil and coal imports. In a sense, it is that logic that gives many people the most hope. "This is the only answer to address the rural energy needs," said Aninda Moitra, president of the Indian subsidiary of California's Applied Materials, another leading manufacturer of solar panels. "It's not happening smoothly - but it will happen."</description><author>Washington Post</author><pubDate>Fri, 11 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Noi, &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; del Cnr che siamo estromessi dal governo dell'ente</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154581496</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							I &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; del Cnr sono stati ormai espulsi da tutti gli organi decisionali. Non esistono strutture di una qualche importanza dove i membri siano eletti da chi fa &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; al Cnr. Per questo motivo abbiamo deciso ieri di rimuovere tutti i "prodotti" della nostra &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; dal sistema telematico di inserimento dei dati, la cui fase si è chiusa ieri.&lt;br /&gt; Paolo Politi, Stefano Selci e Ruggero Vaia&lt;br /&gt; Istituto dei Sistemi Complessi - Cnr&lt;br /&gt; Il decalogo per Monti&lt;br /&gt; Alcuni suggerimenti al presidente Monti per migliorare le condizioni economica e sociale dell'Italia e degli italiani. Superamento delle Province, consorzio dei Comuni piccoli, dimezzamento del rimborso elettorale ai partiti. Semplificazione della burocrazia, che è diventata troppo complessa e insopportabile. E poi, lotta severa all'evasione fiscale, alla corruzione, al malaffare, a chi porta i soldi all'estero e a chi costituisce società fantasma. E ancora, istituzione di una patrimoniale seria sui capitali finanziari e sui grandi patrimoni, vendita di tutte le caserme militari vecchie e vuote, taglio delle spese militari. E soprattutto creazione veloce di nuovi posti di lavoro e taglio del nero, del doppio e del triplo lavoro.&lt;br /&gt; Francesco Lena &lt;br /&gt; Cenate Sopra (BG)&lt;br /&gt; Alfano e i crediti delle aziende&lt;br /&gt; Alcune imprese vantano crediti ingenti nei confronti dello Stato per lavori eseguiti che non sono mai stati pagati; il segretario del Pdl Angelino Alfano propone di stornare questi crediti in sede di dichiarazione dei redditi.&lt;br /&gt; Ovvio che in tale maniera lo Stato non avrà dei soldi che invece conta di incassare; però è vero che la tesi di Alfano è giusta: chi lavora va pagato, soprattutto se è un'impresa. &lt;br /&gt; Non sarebbe stato più semplice e più credibile se Alfano&lt;br /&gt; avesse proposto di pagare le aziende creditici verso lo Stato quando &lt;br /&gt; era componente&lt;br /&gt; del governo Berlusconi?&lt;br /&gt; Roberto Colombo&lt;br /&gt; Milano&lt;br /&gt; Tagli al contributo affitti in Liguria La Regione Liguria ha già pronta una nuova mazzata per colpire la popolazione dei liguri e per sopprimere il già sofferente welfare dei cittadini. Sì, il capitolo dedicato al sostegno dei canoni di locazione, altrimenti detto contributo affitti, che ogni anno l'ente regionale eroga a favore dei cittadini disagiati, attraverso appositi trasferimenti ai Comuni verrà, quest'anno, soppresso. Non ridotto, non adeguato ma, pare da fonti vicine al presidente Burlando, "ghigliottinato": dai circa 7 milioni di euro del 2011 a una striminzita manciata di qualche centinaia di euro nel 2012. È così che la Regione Liguria, per mano del suo assessorato alle Politiche sociali, ha inteso mantenere fede all'impegno elettorale: "Sicuramente la casa per tutti"?&lt;br /&gt; Eraldo Ciangherotti&lt;br /&gt; Assessore Servizi sociali - Comune di Albenga&lt;br /&gt; Corsi di laurea in lingua inglese&lt;br /&gt; Qualche giorno fa ho avuto modo di apprendere che due delle più importanti Università italiane intendono tenere i corsi della laurea specialistica in lingua inglese per rendere più competitivi i neolaureati nel mercato globale. Non sono un conservatore, ma ho fatto una breve riflessione. Non è forse la lingua uno degli elementi costitutivi e identificativi di una nazione e del suo popolo? Gli strumenti di conoscenza, come l'apprendimento della lingua inglese, lo studio di soluzioni economico-finanziarie sono pacificamente indispensabili, ma mi pare indubbio che recuperare la fiducia attraverso il recupero della propria storia è il primo passo per superare la crisi.&lt;br /&gt; Evandro Bocchini&lt;br /&gt; Spoleto (PG)&lt;br /&gt; La temporeggiatrice Merkel&lt;br /&gt; L'Europa si è votata al metodo della temporeggiatrice Angela Merkel che prima rilancia il &lt;span class='chapterhl'&gt;nucleare&lt;/span&gt; e dichiara fallito il modello multiculturale voluto dai verdi e poi decide di inseguire accordi elettorali proprio con i verdi. In Italia si parla troppo dell'Europa dei poteri forti e troppo poco dell'Europa dei poteri deboli, speriamo di vedere presto un presidente francese, un cancelliere tedesco, un presidente della Commissione europea e del Consiglio Ue che abbiano idee, condivisibili meno, ma che siano idee.&lt;br /&gt; Lettera firmata&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Monte in fiammeDomenico Rosa&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Passera: due anni per rimborsare i debiti &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154581525</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									IL NODO DA SCIOGLIERE Grilli: ancora da definire il meccanismo da utilizzare per il pagamento, si valuta tra titoli di Stato e il saldo per cassa
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Carmine Fotina &lt;br /&gt; ROMA&lt;br /&gt; Il decreto del ministero dello Sviluppo economico sul Fondo di garanzia è ormai pronto, quello dell'Economia sulla certificazione è in dirittura d'arrivo. Il ministro Corrado Passera e il viceministro di via XX settembre Vittorio Grilli, intervenendo all'assemblea di Confcooperative, rassicurano sull'accordo per il pagamento di una prima tranche dei debiti della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;: i due decreti attuativi necessari stanno per essere emessi. In realtà i tempi prospettati dopo l'incontro governo-Abi-imprese del 19 aprile scorso sembravano ancora più stretti e, ad ogni modo, il decreto del Mef sulla certificazione obbligatoria dei debiti della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt; centrale dovrà passare prima dalla Conferenza unificata (si veda Il Sole 24 Ore del 6 maggio). Una volta ottenuto l'ok, poi, il meccanismo avrà tempi di implementazione legati alla "messa in rete" delle varie banche dati della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;. Tra i problemi che restano da risolvere, spiega Grilli, c'è anche la scelta «della modalità di pagamento, che può essere effettuato per cassa o attraverso titoli di Stato».&lt;br /&gt; Il tema è una leva fondamentale per la crescita e il governo ne è consapevole, a partire dal ministro Passera che intravede già per fine anno una prima inversione con l'economia che non sarà più in territorio negativo. L'accordo che dovrà essere firmato dall'Abi e dalle associazioni delle imprese sui debiti &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;, secondo Passera, va interpretato come «una soluzione intermedia per poi risolvere la questione a livello europeo». «L'obiettivo è assorbire lo scaduto della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pa&lt;/span&gt;, 50-60 miliardi, in due anni». Una tranche di analoga entità è invece legata ai mancati pagamenti tra privati e, su questo fronte, almeno per le transazioni future - spiega il ministro - l'intenzione è intervenire con l'adozione entro l'anno della direttiva Ue che stabilisce tempi certi.&lt;br /&gt; Quanto al decreto del Mef sulla certificazione, dovrà definire tempi e modi per l'operazione da parte delle &lt;span class='chapterhl'&gt;pubbliche amministrazioni&lt;/span&gt;, compresa la modalità telematica per la quale si utilizzerà la piattaforma della centrale acquisti Consip. La bozza del decreto dello Sviluppo economico sul Fondo centrale di garanzia, anticipata sul Sole 24 Ore di domenica scorsa, stabilisce invece che la copertura potrà applicarsi nella misura massima dell'80 per cento delle operazioni finanziarie per anticipi accordati a «soggetti beneficiari che vantano crediti nei confronti di &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubbliche amministrazioni&lt;/span&gt;». La garanzia può applicarsi all'«esposizione per capitale, interessi, contrattuali e di mora» e l'importo massimo garantibile per singola impresa beneficiaria sarà pari a 2,5 milioni di euro.&lt;br /&gt; Ma non mancano dubbi sulla reale efficacia dell'operazione. Da parte dei Consiglio nazionale forense, ad esempio, che in una lettera inviata ieri al ministro dell'Economia sottolinea che tutto sarebbe vanificato in assenza del decreto ministeriale che deve attuare la norma (legge 78 del 2010) che consentirebbe alle imprese la possibilità di compensare, previa certificazione, i crediti vantati verso regioni, enti locali e enti del servizio sanitario nazionale, con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo. Secondo il Cnf, si sta costruendo una sorta di circolo vizioso: per potere certificare il credito l'impresa non dovrà avere sofferenze per Equitalia, ma perché quest'ultima condizione si verifichi bisognerebbe consentire di soddisfare i crediti attraverso il meccanismo della compensazione, ancora fermo in assenza del decreto di attuazione.&lt;br /&gt; La montagna di debiti accumulati dalla &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt; viene indicata anche da Confcooperative come uno dei principali vincoli alla riattivazione della crescita. Nel corso dell'assemblea annuale il vicepresidente vicario, Carlo Mitra, dopo aver passato in rassegna i numeri della cooperazione in Italia - +8% di persone occupate negli ultimi quattro anni, +13% se si considera il sistema Confcooperative - ha lanciato un avviso al ministro Passera impegnato nella riforma degli incentivi alle imprese: «Se si dovesse farla avendo davanti agli occhi solo il paradigma delle società lucrative, ci sarebbero opportunità inaccessibili, o accessibili con handicap per le imprese cooperative».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Sviluppo economico. Il ministro Corrado Passera&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Rinnovabili, Clini rivedrà gli incentivi</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154581529</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Energia. Da ieri a Verona il Solarexpo
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Luca Pozza &lt;br /&gt; VERONA&lt;br /&gt; Da un lato numeri che confermano il ruolo di potenza internazionale dell'Italia nelle fonti rinnovabili. Dall'altro la promessa degli incentivi del Governo per voce del ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che assicura vantaggi anche per l'occupazione. Il Solarexpo di Verona si conferma evento cruciale del settore, con prospettive di crescita misurata nel 2012 e e più marcata negli anni successivi.&lt;br /&gt; «Il primo obiettivo - ha detto Clini - è rafforzare quelle componenti all'interno delle rinnovabili che possono essere più direttamente legate allo sviluppo di &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; nazionali. Il secondo è di ridurre il peso degli incentivi delle fonti rinnovabili sul costo dell'elettricità, secondo uno schema ancora suscettibile di miglioramenti, in quanto vanno ridotti i passaggi burocratici e semplificate le procedure. Dobbiamo anche rivedere alcuni dei valori degli incentivi, per fare in modo che la riduzione non impatti negativamente sullo sviluppo delle rinnovabili».&lt;br /&gt; Il ministro ha assicurato vantaggi per l'occupazione «connessi in parte alla continuazione del sistema attuale, legato alla fornitura di servizi, e dall'altro allo sviluppo di iniziative industriali».&lt;br /&gt; I numeri ufficiali presentati in occasione della settimana di "Verona capitale del &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt;" confermano la leadership italiana. La potenza fotovoltaica annuale del paese ha rappresentato più del 33% di tutto il mercato mondiale del 2011 e quello italiano è diventato il primo mercato davanti alla Germania, che comunque conserva il primato per potenza cumulata con 24.700 MW installati; l'Italia è seconda con 12.700 MW, che a maggio hanno raggiunto quota 13.160. Il mercato italiano delle rinnovabili è passato da 18,3 GW di potenza del 2000 a 41,3 GW del 2011 (il 75% dell'aumento negli ultimi 4 anni).&lt;br /&gt; Lo scorso anno l'Italia ha installato 9.300 MW fotovoltaici e attualmente sono oltre 340mila gli impianti presenti nel Paese. Oggi circa il 95% dei comuni italiani ha nel proprio territorio almeno un impianto &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt;, una quota che era del 31% nel 2007. A livello regionale la maggiore potenza installata è in Puglia (17,1% del totale), poi in Lombardia (10,3%), Emilia Romagna, Veneto, &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt;. In termini di numero di impianti la leadership regionale spetta alla Lombardia (14,7%), seguita da Veneto (13,6%) ed Emilia Romagna. Sugli sviluppi futuri è intervenuto anche Luca Dal Fabbro, ad di Domotecnica (rete nazionale che raggruppa 1.251 aziende di installazione) e vicepresidente Aiget: «Fondamentale promuovere non solo il &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt;, raggiungere gli obiettivi Ue».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;I NUMERI CHIAVE&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;13.160 Mw&lt;br /&gt; Potenza installata&lt;br /&gt; Stima complessiva sulla potenza delle centrali fotovoltaiche raggiunta a maggio&lt;br /&gt; 33%&lt;br /&gt; Quota mondiale&lt;br /&gt; La quota rappresentata dal &lt;span class='chapterhl'&gt;fotovoltaico&lt;/span&gt; italiano sul totale mondiale della produzione &lt;br /&gt; +75%&lt;br /&gt; la crescita&lt;br /&gt; Incremento del mercato italiano delle rinnovabili nell'arco di 12 anni&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>CARTA O DIGITALE</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154582849</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;SIMONETTA FIORI&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									R2 Oggi inizia il Salone e due &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerche&lt;/span&gt; fotografano le tendenze del mercato e del pubblico. Con il calo delle vendite tradizionali
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Jennifer Egan: non uso l'iPad Maschi più hi-tech, donne da libro ecco quel che resta dei lettori Lo studio della Bicocca e dell'editore Blonk traccia un identikit dell'appassionato "elettronico": molto istruito
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Uomini i più accaniti lettori di ebook (61,5%), mentre alle donne spetta la palma del libro cartaceo.&lt;br /&gt; E, per tornare ai dati del sondagTORINO Sono lettori forti, se non fortissimi. Giovani, ma non troppo. Maschi più che femmine. Livello di alfabetizzazione molto elevato, superlaureati, specializzati o dottori di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;. È la prima fotografia - seppure ancora sfocata - del popolo degli e-book. Una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; esplorativa condotta dall'Osservatorio Nuovi Media dell'Università Bicocca di Milano su incarico dell'editore Blonk, nuova sigla editoriale orientata sull'online (sarà presentata al Salone domani alle 15). Un'indagine di carattere nazionale che però si fonda su una campionatura relativa. Può servire a tracciare un iniziale identikit, destinato a essere reso più nitido da ulteriori approfondimenti dell'Osservatorio. Il ritratto del lettore digitale si fonda sulle risposte a un questionario diffuso in rete nel mese di aprile, tra siti e forum dedicati alla lettura. E già questa modalità restringe l'indagine a un consumatore particolare, che si muove con disinvoltura tra cartaceo e digitale, senza disdegnare i social network. Quali i risultati? Prima di illustrare l'esito della mappatura della Bicocca, ci viene incontro un dato diffuso ieri dall'Aie, l'associazione degli editori. Sono gli gio parziale, la maggior parte dei 266 che hanno risposto alle domande risiede al Nord Italia (68,8 per cento), mentre non arrivano al6 per centoi lettori del Sude delle isole. Il campione è composto in prevalenza da giovani, ma non giovanissimi: il 72,8 per cento sono tra i 26 e i 45 anni di età, mente i ragazzi al di sotto di quell'età non superano il 7 per cento. Ancora una conferma che la famigliarità con e-reader, tablete supporti elettronici nonè legata all'anagrafe, ma al livello di alfabetizzazione. Che naturalmente risulta alto. Oltre il 35% ha una laurea quadriennale o quinquennale, come da vecchio ordinamento o da laurea specialistica attuale. E quasi il 17 per cento ha una specializzazione post-laurea o un titolo di dottorato. Inutile aggiungere che chi legge libri digitali legge anche molti libri cartacei, e il consumo degli e-book è considerato complementare e non sostitutivo rispetto alla lettura tradizionale. Una tendenza che gli autori della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; mettono in relazione con il mercato statunitense.&lt;br /&gt; Secondo l'indagine "The rise of ereading" appena pubblicata da Pew Internet &amp; American Life Project, l'88 per cento di coloro che leggono e-book leggono anche libri cartacei. E in media il lettore di e-book tende a leggere un numero di libri cartacei più alto rispetto alla media. E a proposito del consumo italiano: il 10 per cento del campione dichiara di aver letto almeno dieci e-book nell'ultimo anno. E complessivamente, la percentuale di coloro che hanno letto almeno un ebook nell'ultimo anno sfiora il 90 per cento. Ma si tratta - non bisogna dimenticarlo - di un sondaggio parziale.&lt;br /&gt; I dati dell'Aie sulle vendite delPremio Pulitzer con "Il tempo è un bastardo" Normalmente non leggo romanzi sull'i-Pad. Ci sono tante ragioni.&lt;br /&gt; Prima di tutto quando leggo mi piace sapere a che punto sono e amo fare altre cose contemporaneamente, come cucinare. Insomma voglio avere il libro fisicamente presente. Uso poco pure Facebook. Ho aperto sul social network due pagine per curiosità, ma non mi diverte poi così tanto. Lo trovo noioso.&lt;br /&gt; l'e-book nel 2011 confermano il rilevante ritardo italiano (solo 0,9 per cento delle vendite), anche se i più ottimisti sottolineano il balzo in avanti rispetto all'anno precedente (740 per cento in più, da un milione e mezzo a 12,6 milioni di euro). Quel che va crescendo, oltre al numero di tablet (1,5 milioni) e di e-reader (400mila) è soprattutto il catalogo digitale degli editori, che ha superato i 31 mila titoli (dati di maggio), mentre un anno fa era a quota undicimila.&lt;br /&gt; Il capitolo più dolente riguarda la pirateria digitale. La massima parte del campione consultato nel sondaggio della Bicocca scarica gratuitamente gli e-book, ma di per sé questa non è un'indicazione di illegalità. Appare però discretamente diffusa la violazione della proprietà intellettuale. E soprattutto colpisce un dato: solo il dieci per cento dei "rispondenti" si dice consapevole del danno procurato ad autore ed editore. Tutti gli altri sono pronti a trovare una giustificazione. Pirati noi? Ma no, anzi, facciamo pubblicità agli scrittori. Pessime conseguenze della "smaterializzazione" del libro.&lt;br /&gt; Non ne sarà sollevato l'umore degli editori, seriamente colpiti dalla crisi. Domani l'Aie renderà pubbliche le vendite dei libri (cartacei) relative al primo trimestre 2012. Intanto la cifra che circola tra gli stand è un calo del trenta per cento rispetto all'analogo trimestre del 2011. Non rimane che confidare nel forte, fortissimo lettore digitale.John Banville: niente elettronica Non mi piace l'aspetto esteriore degli e-book. Trovo che il libro, anche come oggetto estetico, sia ineguagliabile.&lt;br /&gt; Il libro è una delle grandi invenzioni della civiltà umana. In genere scrivo a mano con la penna stilografica su carta e solo in un secondo momento trascrivo tutto sul computer. Penso che il computer sia troppo veloce. Non riesco a stare al suo passo. Io per scrivere ho bisogno di lentezza &lt;br /&gt;Con "Il mare" ha vinto il Man Booker Prize Jonathan Coe: kindle per 7 giorni Non ho ancora scritto direttamente per l'e-book.&lt;br /&gt; Ho un Kindle e come tutti questi gadget moderni quando me lo hanno regalato l'ho usato fino allo sfinimento per un'intera settimana. Subito dopo però è subentrata la stanchezza.&lt;br /&gt; L'ultima volta che l'ho visto stava buttato in un angolo della mia stanza con la batteria scarica, totalmente dimenticato, morto. E io stavo leggendo un libro di carta. &lt;br /&gt;Ha scritto "I terribili segreti di Maxwell Sim" Tzvetan Todorov: cambierà il mondo Chissà se l'e-book cambierà il modo di scrivere, certamente sta già cambiando il modo di leggere. Il libro elettronico infatti pesa molto meno dei libri che mettiamo in valigia prima di partire, vince per praticità. In ogni caso per quanto mi riguarda continuo a preferire la carta.&lt;br /&gt; Ma anche se non lo uso, ne capisco l'esigenza. È molto più comodo e facile da trasportare e sicuramente aiuta a non rovinarsi la schiena.&lt;br /&gt; Tra i suoi ultimi libri "La paura dei barbari"&lt;br /&gt;PER SAPERNE DI PIÙ www.salonelibro.it www.aie.it&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: DISEGNO DI ANNA GODEASSI&lt;/p&gt;</description><author>La Repubblica (SIMONETTA FIORI)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Energia pulita e viabilità ecco il modello &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154584692</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Il convegno
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							DOMANI alle 10, nella sala Gemito nella galleria di Principe di Napoli si terrà l'incontro "Napoli in movimento". Si affronteranno i passaggi fondamentali per ripensare in chiave "smart" la viabilità urbana, analizzando gli esempi concreti di due città che sono già operative in tal senso, Vicenza e Genova. Il vicesindaco Tommaso Sodano e l'assessore alla Viabilità Anna Donati ( foto) illustreranno le iniziative che sono in cantiere e i progetti che il Comune di Napoli intende realizzare per rendere la città più sostenibile. Le &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt; sono le città di medie dimensioni capaci di coniugare vivibilità, risparmio energetico e &lt;span class='chapterhl'&gt;tecnologie&lt;/span&gt; pulite. L'Unione europea prevede la creazione di una rete di 30 smart cities da selezionare entro il 2020. L'Europa incoraggia e finanzia le città che scelgano di risparmiare energie attraverso sistemi sostenibili. All'incontro di domani interverranno Antonio Dalla Pozza, assessore all'Ambiente del Comune di Vicenza, che illustrerà il &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; veloce per la logistica a zero emissioni proposto con successo nella sua città. Paolo Pissarello, vicesindaco di Genova parlerà dell'esperienza dell'associazione Genova &lt;span class='chapterhl'&gt;Smart city&lt;/span&gt;, realtà che mette in rete amministrazione, operatori economici e centri di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; del capoluogo ligure.</description><author>La Repubblica</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>General Motors turno di notte per testare i motori</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154585286</link><description>&lt;u&gt;La Repubblica&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;(ste.p.)&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Il caso Ciclo continuo nelle sale prove torinesi
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							DICI "terzo turno" e pensi alle grandi fabbriche della città, che per produrre in continuazione fanno lavorare i propri dipendenti anche di notte. Invece in questo caso ad adottare il ciclo continuoè un centro di ricerche: da febbraio in metà delle sale prova di General Motors si eseguono test anche di notte, con due addetti per sala che appunto svolgono il terzo turno lavorativo. Lo ha raccontato ieri Pierpaolo Antonioli, l'ad del centro, durante il simposio che il colosso industriale organizza ogni anno al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt;. Il manager ha spiegato che «l'efficienza rappresenta un valore importantissimo nel nostro campo. E Gm ha riconosciuto il nostro impegno garantendo un investimento di 20 milioni per il quadriennio 20112014 rendendo possibile la costruzione di nuove sale prova».&lt;br /&gt; Oggi le sale sono 15, ma diventeranno 20.&lt;br /&gt; Serviranno anche per portare a termine l'ultimo impegno affidato dal costruttore americano al suo centro torinese: lo sviluppo di un nuovo motore diesel da 2.500 cc di cilindrata per lo Chevrolet Colorado, pick up che verrà venduto nel mercato asiatico. Un compito che il laboratorio ospitato nella &lt;span class='chapterhl'&gt;Cittadella politecnica&lt;/span&gt; svolgerà ottimizzando l'energia. Da un anno, infatti, la struttura si è dotata di un sistema che trasforma in corrente elettrica l'energia prodotta dai motori testati. In tutto ha consentito di produrre 300 mila kilowattora, abbastanza da alimentare l'intera rete di computer presenti nel centro. © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>La Repubblica (ste.p.)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Gli star-designer: «Ecco perché amiamo l'Italia»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154587283</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore - Casa Plus 24&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									I migliori creativi internazionali attratti dal nostro sistema industriale
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							Marta Casadei&lt;br /&gt; Con le italiane è molto meglio. A parlare sono i designer-star, in alcuni casi si tratta di architetti, che hanno spopolato con le loro creazioni dentro e fuori dai padiglioni del Salone del mobile di Milano 2012. E che indicano le imprese italiane come i partner migliori per sviluppare collezioni dall'appeal marcato, unito a una qualità elevata dei materiali e delle lavorazioni.&lt;br /&gt; «Il made in Italy è una dimensione fondamentale del design: le imprese del settore rappresentano un perfetto mix tra il savoir faire, importante quando si lavora insieme, la tecnica, frutto di esperienze ultradecennali, e l'ambizione, fondamentale quando si tratta di creare un prodotto che deve colpire ma deve anche essere distribuito»: Jean Nouvel, 67enne star dell'&lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt; contemporanea, ha presentato per il 2012 Mia, una sedia realizzata in collaborazione con Emu. «Il fatto che la filiera produttiva sia localizzata in Italia - aggiunge - garantisce un altissimo livello di qualità tecnica, anche quando, come in questo caso, si è voluto creare un pezzo semplice, da vendere a un prezzo non elevato».&lt;br /&gt; Della stessa opinione è Naoto Fukasawa: giapponese, al Salone ha presentato prodotti creati per B&amp;B Italia, Serralunga, Aboutwater, Glas Italia. Per quest'ultima azienda ha creato una panchina e un tavolino in vetro, pensati sia per spazi pubblici, sia per ambienti privati: «Le aziende italiane sono tra le migliori dal mio punto di vista: eccellenti sia sul piano del &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt;, sia su quello della qualità dei prodotti». Un fattore che accomuna il design italiano a quello giapponese: «Per noi la qualità è fondamentale - continua Fukasawa - e non è in nessun modo legata al fatto che un prodotto costi poco o tanto. Questo concetto è uno dei capisaldi del mio lavoro: è una garanzia».&lt;br /&gt; Tra gli estimatori del sistema design nostrano c'è Ronan Bouroullec, che insieme al fratello minore Erwan è uno dei creativi più quotati del momento. Il loro primo grande successo è datato 1997 ed è targato Italia: «Quando Giulio Cappellini ci ha chiamati per creare dei prodotti (il Lit clos e la Spring Chair, ndr), mi sono sentito come un bambino africano convocato dall'Inter!».&lt;br /&gt; Il legame con il nostro Paese è rimasto, tanto che al Salone i Bouroullec hanno presentato prodotti per Magis e molte altre aziende italiane: «In Italia c'è una cultura del design, degli oggetti, molto più sviluppata rispetto al resto del mondo - prosegue -: personalmente amo molto lavorare con persone appassionate e intelligenti. E anche con le piccole imprese: a volte collaborare con realtà dalle dimensioni ridotte è una missione, ma dà grande soddisfazione».&lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Opinioni a confronto &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;Amo collaborare anche con le piccole imprese: &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;a volte è una missione, ma dà grandi soddisfazioni &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ronan Bouroullec Con il fratello Erwan ha disegnato il tavolino Tambour per Magis&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;Nelle vostre aziende trovo quel mix perfetto tra savoir faire, ambizione e tecnica: plus fondamentali &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Jean Nouvel Autore di Mia, la sedia da esterni per Emu&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;I marchi del Belpaese sono i migliori sia sul piano &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;del &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; sia su quello della qualità dei prodotti &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Naoto Fukasawa Ha ideato questa panchina per Glas Italia&lt;/p&gt;</description><author>Il Sole 24 Ore - Casa Plus 24</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Perché non siamo innovativi</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154587330</link><description>&lt;u&gt;Panorama Economy&lt;/u&gt;
							
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							Sei i motivi principali della scarsa &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; delle imprese italiane che saranno svelati l'11 maggio dal Forum Ambrosetti. Ventisette top manager si sono riuniti per settimane a studiare se e come l'&lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; tecnologica è alla base della strategia delle aziende. Per lo studio, il Forum guidato dall'a.d., Valerio De Molli , si è avvalso fra l'altro della presenza e dell'intervento attivo della US Air Force. Tra i problemi rilevati c'è una &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; finanziata principalmente dal pubblico e allocazione di fondi a pioggia. Inoltre, è stato rilevato un basso livello di R&amp;S finanziato dall'estero, un'insufficiente presenza di venture capital e di capitale di rischio. Così come un peso preponderante dell'autofinanziamento delle imprese (con le grandi privilegiate e le Pmi in difficoltà). Infine, saranno indicate le soluzioni per la scarsa cultura dell'investire in &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;.</description><author>Panorama Economy (m.a.)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Il made in Italy che ha già vinto la medaglia</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154587337</link><description>&lt;u&gt;Panorama Economy&lt;/u&gt;
							
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									OLIMPIADI &amp; BUSINESS/2 Non c'è solo Technogym. Tra partner e fornitori, diverse piccole e medie imprese hanno dato l'assalto ai Giochi londinesi. C'è chi è all'undicesimo appuntamento e chi, al debutto, ha subito conquistato spazio grazie a un'idea innovativa. Ecco le loro storie.
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							Emilia Romagna a cinque cerchi. Se la cesenate Technogym festeggia la quinta Olimpiade consecutiva, la modenese Mapei del neopresidente confindustriale Giorgio Squinzi ( foto ) spegnerà, con Londra 2012, l'undicesima candelina. Iniziò a Monaco nel 1972, infatti, la collaborazione dell'azienda (leader mondiale nei materiali per posa) con i diversi comitati organizzatori, che l'ha portata a fornire i propri prodotti per la realizzazione di piscine, piste di atletica e strutture sportive in interno ed esterno. Forniture assicurate quasi sempre in partnership con un'altra azienda made in Italy e di lunga tradizione olimpica, la Mondo di Gallo d'Alba (Cuneo), specializzata nella produzione di pavimentazioni per le strutture sportive. In occasione dei prossimi Giochi i prodotti Mapei sono stati impiegati in dieci strutture ristrutturate o costruite ex novo, fra le quali lo stadio olimpico, quello di Wembley, i campi da tennis di Wimbledon e i centri di allenamento di Basildon e Bangor. Ma l'azienda si è mossa anche nell'indotto, grazie al piano per la riqualificazione della periferia est di Londra: Mapei si è occupata anche del megastore John Lewis, eretto a poche centinaia di metri dal sito olimpico, e del Westfield Stratford Shopping Center. Mapei Piste, pavimenti e centri commerciali Aqvatech Led luminosi per la pallanuoto C'è anche questa piccola società torinese, nata da uno spin-off di &lt;span class='chapterhl'&gt;I3P&lt;/span&gt; (l'incubatore di imprese hi tech del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt;), a rappresentare l'Italia ai giochi. Il merito è di un brevetto chiamato Wvs (waterpolo visual system) che permetterà di illuminare con i led il fondo delle piscine, sostituendo così gli antiestetici birilli per segnare le diverse aree di gioco della pallanuoto. Non a caso il progetto è stato applaudito dalle televisioni che trasmetteranno l'evento. Piscine Castiglione Le nostre vasche da gara spingono il fatturato Terza Olimpiade per l'azienda mantovana fondata 50 anni fa da Giorgio Colletto e oggi guidata dai figli Roberto ( foto ) e Annalisa. Piscine Castiglione ha consegnato al comitato organizzatore londinese sette vasche, compresa quella per la pallanuoto. Il contratto di fornitura, firmato lo scorso anno, ha consentito all'azienda un balzo di fatturato del 24% nel 2011 (oggi i ricavi sono a quota 61 milioni, il 65% dovuti all'export). Delta3 La multimedialità è made in &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; Buona parte degli appalti 2.0 (per un valore complessivo di poco inferiore ai 20 milioni) se li è aggiudicati la piemontese Delta3, fondata nel 1986 e già fornitrice di contenuti multimediali a Pechino 2008. Per l'edizione londinese dei Giochi, Delta3 ha messo a punto l'intera area multipiattaforma ufficiale, dal sito alle apps per tablet e smartphone. Inoltre, curerà la trasmissione dei risultati in modalità live per committenti come Bbc, Nbc e il canale digitale Terra che copre 19 Paesi dell'America latina. Basicnet Dal 1984 in gara con le multinazionali Il gruppo torinese sarà della partita grazie al marchio Robe di Kappa, uno dei pochissimi fornitori di abbigliamento da gara non espressione di una multinazionale. Merito della fama conquistata nel 1984 ai Giochi di Los Angeles (quando il brand sostituì all'ultimo momento Adidas sulle divise della squadra Usa di atletica) e mantenuta negli anni con numerose partnership. A Londra Rdk vestirà i team italiani di canottaggio, scherma e arti marziali.</description><author>Panorama Economy</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>E ora meno tasse per gli under 35</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154587347</link><description>&lt;u&gt;Panorama Economy&lt;/u&gt;
							
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									"siamo un paese che si occupa di «pensionare» lavoratori ma non di crearne di nuovi.
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							Caro direttore, ai dati impietosi su &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt; e crescita che ogni giorno ci ricordano quanto gravi siano le conseguenze della crisi, si stanno aggiungendo le sempre più frequenti notizie di imprenditori e cittadini disperati e un senso generale di sfiducia rispetto alla capacità del nostro sistema-Paese di rinnovarsi veramente. Eppure viviamo in un'epoca dove il cambiamento non è solo un'opportunità, ma un moto costante che tocca la vita di tutti. La tecnologia, come mai in passato, sta cambiando le nostre abitudini quotidiane e rivoluzionando la dinamica di produzione e diffusione di idee e prodotti, aprendo scenari ignoti e ricchi di possibilità ancora tutte da scoprire. Una rivoluzione che ha come protagonisti i &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt;, come ci dimostrano i fondatori delle imprese che più di tutte rappresentano il simbolo di questo fenomeno: Facebook, Google, Foursquare e Instagram sono state create da trentenni il cui successo viene in gran parte spiegato dal fatto che il loro talento è potuto sbocciare grazie a un sistema educativo, creditizio e produttivo disegnato per far spazio alle idee innovative. Negli Stati Uniti le start up creano in media ogni anno 3 milioni di nuovi posti di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;, mentre l'Italia investe per incentivi alle nuove iniziative imprenditoriali e alla formazione quasi un terzo rispetto alla Germania e per il prepensionamento quasi il doppio della media Ue. Siamo in fondo alla classifica non solo in termini di costi di avvio di un'attività imprenditoriale ma anche nell'accesso al credito, nella protezione legale degli investitori, nelle garanzie per l'esecuzione dei contratti e nelle tutele in caso di insolvenza dei debiti. Siamo un Paese, insomma, che si occupa di «pensionare» lavoratori ma non di crearne di nuovi. Nonostante le difficoltà, il potenziale esiste. Uno studio della Fondazione Mind the Bridge rivela un profilo medio delle start up italiane ben definito: i fondatori hanno in media 32 anni e un background educativo scientifico, molti hanno conseguito un PhD o un Mba. Il 39% delle nuove imprese nasce nel Nord Italia, solo il 10% al Sud. Le aree di business sono le più varie, ma per il 59% si tratta di imprese web-based. Per questo, come &lt;span class='chapterhl'&gt;Giovani&lt;/span&gt; imprenditori ci stiamo impegnando con decine di iniziative su tutto il territorio per contribuire a scatenare queste energie e ribaltare le condizioni sociali, economiche e culturali che oggi impediscono alle idee brillanti di trovare la luce. Al nostro ultimo evento Start me up di Cortina ci siamo confrontati con 22 &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; startupper che hanno potuto presentare i propri progetti e cercare finanziamenti per realizzarli e da tre anni promuoviamo, in collaborazione con UniCredit, il concorso Il talento delle idee per valorizzare le idee di &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; con grandi potenzialità. Non possiamo tuttavia limitarci a tappare le falle di un sistema congegnato male, sentiamo il dovere di pretendere un sistema che incentivi la creazione di nuove iniziative imprenditoriali. Formazione tecnica e universitaria d'eccellenza, meno tasse per le imprese guidate dagli under 35 e sostegno alla presenza attiva di fondi di venture capital sono obiettivi imprescindibili per rimettere il Paese sul binario della crescita. Ma abbiamo anche bisogno di interventi immediati e facilmente realizzabili sul fronte delle infrastrutture, per abbattere il digital divide che colpisce le aziende di piccole dimensioni lontane dalle grandi città, e della burocrazia, con la smaterializzazione e digitalizzazione immediata di tutti i documenti necessari ad aprire e gestire un'impresa. L'assunto da cui partire per evitare di sprecare le scarse risorse a disposizione è che in questa fase storica il nostro Paese non si può limitare a fare quel che hanno fatto gli altri. Occorre dunque investire decisamente di più di chi ci sta davanti o fare delle scelte molto diverse, evitando le strade battute e saltando gli stadi intermedi, guardando direttamente alle frontiere più avanzate. Se vogliamo veramente dare una speranza al Paese, se vogliamo che i sacrifici richiesti in nome del rigore non siano percepiti come un sopruso da parte di chi ogni giorno lotta per non soccombere di fronte alla crisi, dobbiamo agire per rendere il cambiamento tangibile e possibile, premiando immediatamente chi ora soffre di più e dando un orizzonte di speranza a quei &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; e giovanissimi che stanno cercando una exit strategy da un percorso &lt;span class='chapterhl'&gt;lavorativo&lt;/span&gt; tradizionale e che domani potrebbero essere i protagonisti di una nuova era industriale. * presidente dei &lt;span class='chapterhl'&gt;Giovani&lt;/span&gt; imprenditori di Confindustria</description><author>Panorama Economy (Jacopo Morelli*)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>Agenda digitale Anzi, trasversale</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154587352</link><description>&lt;u&gt;Panorama Economy&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Ugo Bertone&lt;/u&gt;
							
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									sviluppo «La proposta di legge del Pdl potrebbe presto sposarsi con quella Pd-Udc», anticipa il primo firmatario Antonio Palmieri. Che punta su venture capital e incentivi fiscali per le aree d'eccellenza.
								&lt;/b&gt;
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							L'esame, quello decisivo, si terrà a giugno. Almeno, così si spera, perché in politica la puntualità è merce rara. Ma, nel caso dell'agenda digitale, Antonio Palmieri , deputato del Pdl, non dispera. Non solo per l'impegno dei «grossi calibri» del partito (da Angelino Alfano a Renato Brunetta ) dietro la proposta di legge di cui è primo firmatario. Ma anche perché ci sono buone speranze per «sposare» il testo con un'analoga iniziativa sostenuta dalla coppia Gentiloni (Pd)- Rao (Udc). Entrambi i testi hanno lasciato da parte due materie, la proprietà intellettuale e la banda larga, che rischiavano di allungare i tempi e aprire nuove polemiche. «Entro poche settimane» prevede Palmieri «potremmo avere un testo condiviso. L'unica differenza riguarda l'open source: noi diamo massima libertà di scelta alle pubbliche amministrazioni, mentre la proposta Gentiloni insiste su quello. Ma per il resto mi sembra che le due proposte siano complementari». Su un tema che vale, in prospettiva, 1-1,5 punti di Pil all'anno (tanto pesa il digital divide sull'economia italiana), si profila quindi un'intesa a tre. Non solo. Il lavoro del Parlamento andrà ad affiancarsi ai risultati dei sei gruppi di lavoro avviati dal governo sotto il capitolo «Digitalia». Nessun rischio di collisione, però. Anzi, lo stesso Palmieri si è già incontrato con i sei responsabili dei cantieri voluti da Palazzo Chigi. Per tutti la parola d'ordine è: rispettare l'appuntamento di giugno, importante per i contenuti e per il metodo. «Tra i nostri obiettivi» spiega il relatore «c'è anche quello di contribuire al ruolo propositivo del Parlamento». In che senso va il contributo della vostra proposta? I capisaldi sono quattro. Innanzitutto, porre le premesse per creare un mercato italiano del venture capital, sul modello di quello israeliano, che possa aiutare il decollo delle start up. Obiettivo ambizioso. La finanza, banche in testa, ci ha provato più volte. Con risultati modesti, però. Le difficoltà del credit crunch sono un motivo in più per sostenere il ricorso al venture capital. Il nostro &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; prevede la creazione di un Fondo dei fondi, denominato Fondo per l'Italia, per sostenere il mercato dei capitali di rischio a vantaggio delle start up. Il fondo, che dipenderà dalla presidenza del Consiglio, investirà in quote di fondi di tipo chiuso o in investment company che svolgono attività di venture capital. Con quale dotazione? Per il primo triennio il Fondo, il cui gestore sarà scelto dopo gara pubblica, avrà una dotazione di 120 milioni: 30 per il 2012, 40 l'anno successivo, 50 milioni per il 2014. La partecipazione è aperta ai soggetti privati o pubblici che intendono investire secondo i criteri previsti. La quota detenuta dal Fondo non potrà essere superiore al 50%. Insomma, intendiamo mobilitare, secondo i principi della sussidiarietà pubblico/privato, 240 milioni a vantaggio delle start up. Sono previsti altri incentivi per le imprese innovative ? Noi proponiamo varie misure di carattere fiscale tra cui la riduzione dell'Iva dal 21 al 4% per i prodotti multimediali digitali, il credito d'imposta riconosciuto ai produttori dei videogame e la detassazione delle piattaforme per il commercio elettronico internazionale. È anche previsto lo sgravio contributivo al 100% per le assunzioni di giovani con contratti di apprendistato. Inoltre, abbiamo rovesciato il principio della zona franca. Cioè? Finora gli incentivi fiscali sono stati usati a vantaggio delle aree depresse. Noi, al contrario, vogliamo premiare le aree d'eccellenza per dotazione scientifica, tecnologica e infrastrutture. L'obiettivo è creare dei poli d'attrazione di livello internazionale, facendo tesoro dell'esperienza israeliana. Manca ancora uno dei quattro pilastri. L'accessibilità. I disabili e le categorie deboli devono avere accesso ai servizi informatici. Non è solo questione di equità: la &lt;span class='chapterhl'&gt;smart city&lt;/span&gt;, che include e non esclude, funziona meglio per tutti. Per questo la proposta prevede una serie di disposizioni per l'applicazione delle regole già previste, con tanto di sanzioni per chi non s'adegua. Si tratta di potenziare il grande lavoro già fatto in questi anni dal ministro Brunetta.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Antonio Palmieri, deputato del Pdl e primo firmatario della proposta di legge sull'agenda digitale.&lt;/p&gt;</description><author>Panorama Economy (Ugo Bertone)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Un posto per i &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154587380</link><description>&lt;u&gt;Panorama Economy&lt;/u&gt;
							
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							Per alcuni il posto in azienda potrebbe essere a portata di clic. La rivista Donna Moderna , in collaborazione con SportelloStage.it, ha lanciato un'iniziativa via web per favorire l'inserimento professionale di neodiplomati e &lt;span class='chapterhl'&gt;neolaureati&lt;/span&gt;. Mentre il mondo dei &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; e quello del &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; appaiono più distanti che mai, con un tasso di &lt;span class='chapterhl'&gt;disoccupazione&lt;/span&gt; record (arriva al 35,9% tra gli under 25), il progetto «Il &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; per i &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt;» offrirà 400 stage (100 alla settimana, per 4 settimane) in aziende di tutto il territorio nazionale. Per candidarsi? Basta accedere a www.&lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;-&lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt;.it e inserire la password che viene pubblicata ogni settimana su Donna Moderna . ( f.b. )</description><author>Panorama Economy (f.b.)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>The curse of innovation</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154588046</link><description>&lt;u&gt;Financial Times&lt;/u&gt;
							
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									Escalating courtroom battles over intellectual property - whether evidence of an efficient market in ideas or a sign of a broken patent system - are placing a mounting burden on the sector.
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							Judith Masthoff, a Dutch researcher in artificial intelligence, was a doctoral student in the mid-1990s when she came up with her first invention. The outline of the idea - a way of "enabling a user to fetch a specific information item from a set of information items" - hardly hinted at the starring role her brainwave would play in the legal battles sweeping through the technology industry. Ms Masthoff still remembers the excitement she felt writing her patent application, one of the first in the software field for Philips, the Dutch electronics company to which she assigned the work. Providing a form of personalisation, it was an early attempt to help users make sense of the flood of online information, a critical issue for many websites. But she lost track of it as her career moved on, and only recently discovered that her application had eventually been approved in 2001. The idea - now known as US patent number 6,216,133 - has been on a long journey since then. It was sold to the subsidiary of an American company that deals in intellectual property before finding its way, late last year, to its current owner: Facebook. It is now playing a prominent role in the social network's first big legal fight. It is the oldest of 10 patents the company used last month to mount a legal action against Yahoo - a counterstroke against a patent infringement suit brought by the internet search and media company this year. "I wouldn't be so happy if they had used it offensively," Ms Masthoff says of Facebook's use of her idea to protect itself ahead of next week's initial public offering. But the provocation, she adds, deserved retaliation: for Yahoo to mount its legal attack "just before Facebook floats its shares could be regarded as blackmail". Depending on your point of view, Facebook's ability to co-opt old ideas such as this to defend itself against an assault on the legal foundations of its &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; could be a sign that, in an economy increasingly based on ideas, an efficient market in intellectual property is at work. Alternatively, it indicates that the system is running amok, threatening to suffocate the innovation that makes breakthrough ideas such as Facebook's social network possible in the first place. With suits flying among some of the best-known tech names, companies such as Facebook, Apple, Google and Microsoft have been forced to spend heavily in the past year or so to arm themselves legally, in turn pushing up prices for patents such as Ms Masthoff's as they change hands. In the smartphone &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; alone - centre of much of the action - $15bn-$20bn has been spent buying patents, with legal bills reaching $500m on a "conservative estimate", says Professor Mark Lemley of Stanford Law School. It is hard to find anyone in the industry or in legal circles prepared to argue this is anything other than a colossal waste of money. "It's highly inefficient and antithetical to what patents are meant to achieve," says David Martin, chairman of M-Cam, a US patent analysis company. Lawsuits such as those brought by Yahoo are "a de facto utility charge on someone else's &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; success", he adds. Worse, the rising costs faced by companies arming themselves against legal attack could hamper innovation. Those that cannot pay this new "tax" risk being in effect barred from competing in the most promising new areas, such as smartphones. Patent battles in tech - and the costs of building a strong intellectual property position - are not new. In recent years, executives have complained about the emergence of "trolls", companies set up specifically to buy patents and mount opportunistic lawsuits against successful groups. But proof of dramatic new forces at work came nearly a year ago, when patents owned by Nortel Networks, a bankrupt Canadian telecoms equipment maker, were auctioned for $4.5bn. The price, five times higher than initial estimates, showed Nortel was worth more dead than alive. Having lost out in this case - and been left in a weak patent position compared to Apple and Microsoft, which were among the auction's winners - Google agreed six weeks later to pay $12.5bn for Motorola Mobility, mainly to get its hands on the telecoms group's intellectual property. Behind these deals lay a rash of suits over smartphones, as Apple, Samsung, Microsoft and others angled for advantage in the sector's biggest new market since the advent of the personal computer. Along with a spate of other transactions leading to Microsoft's $1.1bn purchase of patents from AOL last month, they reflect "a perfect storm" in tech patent circles, says Ron Laurie of Inflexion Point, which advises on patent sales. On one side are cash-rich companies, including Apple, Google and Microsoft, with the wherewithal and incentive to pay large amounts for legal protection. On the other is a group of former stars forced to turn prized intangible assets into cash. They include bankrupt companies such as Nortel and Eastman Kodak, whose digital imaging patents are expected to end up being among its most valuable holdings, as well as struggling concerns such as Motorola and AOL, both of which came under pressure from activist shareholders to jump on the patent-sale bandwagon. Companies in decline could yet shed their reluctance to take legal action against those once considered potential partners. Yahoo went as far as preparing a lawsuit against Google in 2006 over its core search technology, according to someone familiar with the initiative, but called it off after senior managers shrank from the &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt; risks. Now, as Yahoo's position in the search market falls further, a new management group with little to lose has landed a blow against Facebook in the Masthoff case. There are various explanations for the escalation in both lawsuits and patent sales. To some, they are the byproduct of an inevitable shift in the tech world, with intellectual property assuming its rightful central place in an economy revolving around ideas. According to this view, the more active market for patents is bringing much-needed liquidity to intellectual property, helping it find its way to those best able to extract value. When Microsoft immediately resold part of its new AOL patent holding to Face-book last month for $550m, recycling dotcom-era ideas into the hands of the latest internet company to transfix Wall Street, it seemed a fitting confirmation of how industry leadership has been transferred. Supporters of this view argue that aggressive legal actions and high prices are often symptoms of a market - albeit an imperfect one - at work. A wave of start-ups has been launched on the idea that the "ideas economy" needs a stronger infrastructure and new approaches to make the market work better. It includes Intellectual Ventures, which aims to foster invention by separating the creation and patenting of ideas from their commercialisation; and RPX, which buys patents for defensive purposes on behalf of its customers. Critics, however, claim such businesses lubricate a system that encourages litigation and forces companies to buy protection against opportunistic lawsuits. A second view holds that the outbreak of legal hostilities simply reflects the inevitable upheaval from the emergence of big new markets. The smartphone patent wars have become the clearest example of this, pitting companies from the computing and mobile communications worlds against each other for the first time. More than 250,000 patents, often overlapping, are potentially brought into play by smartphones drawing on technologies from several parts of the industry, according to RPX. Such legal battles were seen with the emergence of the telegraph and the radio - and even mechanical farm equipment - as companies stake claims to the new markets. Eventually a stalemate is reached, and rivals conclude there is more to be gained from cross-licensing their ideas. Whether that pattern will hold in smartphones - or in areas such as social networking and online advertising - has yet to be seen. "Maybe this time it isn't a usual cycle," says Prof Doug Lichtman of University of California, Los Angeles. "Patents are much more front and centre: people realise they can be sold and traded, they are much more visible." The higher incidence of lawsuits - and rising patent values - could continue for much longer, he suggests. Another sign that a deeper change is occurring has been the rise in patent litigation in industries far removed from the latest hot tech markets, says Prof Meurer. Even relatively stable businesses such as food, cars and mining seem to be facing a secular increase in lawsuits, he adds. That leads to a third explanation for the change in the patent world: that a systemic shift has taken place. The sheer number of lawsuits being filed, and the large amounts of money being thrown around to buy protection, suggest "there is something fundamentally broken here", says Prof Lemley. According to this view, long-running weaknesses in the approval process - making it too easy to obtain recognition for marginal or unoriginal ideas - lie at the heart of the problem, along with court decisions that have handed the advantage to plaintiffs. If so, it could take years to fix: the US's first legislation in this area in more than half a century, enacted last year, was widely seen as having brought only marginal improvement. It brought US filing procedures more into line with international practice, but limited the ability to bring nuisance lawsuits only modestly. The cycle of lawsuits, meanwhile, is unlikely to abate: rather, it shows every sign of being about to spill from the smartphone industry into the broader online world. If Yahoo succeeds in extracting patent royalties from Facebook, for instance, it would almost certainly make similar claims against other internet companies, particularly newcomers such as Twitter that lack significant patent holdings, according to one experienced litigator. Others warn Facebook could soon face bigger legal challenges of its own. Amazon's ownership of a seminal social networking patent predating Facebook's own intellectual property in the area could leave the social network facing a lawsuit over its core &lt;span class='chapterhl'&gt;business&lt;/span&gt;, says Mr Martin. Amazon itself has risked a legal morass by branching beyond ereaders into mobile devices, such as the Kindle Fire, with a broader range of uses, another legal expert says. Lawyers will be rubbing their hands at the prospect. For the inventors whose ideas set the whole system in motion, meanwhile, all of this conjures up a certain air of unreality. "I'm interested in people using my ideas," says Ms Masthoff, echoing the age-old cry of inventors everywhere - before adding, with resignation: "But then, of course, companies also have to protect their businesses." FT Graphic/Dreamstime</description><author>Financial Times</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>«Per tre anni investimenti fuori dal patto di stabilità Ue»</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154591164</link><description>&lt;u&gt;Il Messaggero&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;ALBERTO GENTILI&lt;/u&gt;
							
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									IL PIANO «Migliorabili i criteri di spesa per i Comuni. Nel bilancio i debiti verso le aziende»
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									Monti: «Merkel non tema, saremo rigorosi. Ma serve crescita» «Sei mesi al governo più duri di dieci anni alla Commissione Ue Politici non leader»
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							ROMA - Mario Monti sceglie la conferenza dello stato dell'Unione europea per uscire allo scoperto. Per lanciare da Firenze una delle proposte per la crescita che l'Italia squadernerà sul tavolo del Consiglio europeo: «Gli investimenti pubblici per la crescita, ad esempio nel settore della banda larga e d e l l ' a g e n d a digitale, per i prossimi tre anni non dovranno essere conteggiati ai fini dei vincoli del patto di stabilità, del fiscal compact». Alla sortita di Monti segue il sorriso di incoraggiamento di José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea e del commissario al Bilancio Olli Rehn. La golden rule, la regola d'oro che dovrebbe permettere di non conteggiare gli investimenti pubblici «buoni» nel deficit, è infatti sostenuta anche dalla Commissione. E Monti, già alla sua prima uscita pubblica all'Ecofin di fine novembre, fece trapelare la proposta. Ma con il massimo della prudenza e del garbo: allora non era stato ancora varato il decreto Salva-Italia, il Belpaese era nel mirino della speculazione e Angela Merkel e Nicolas Sarkozy tenevano il fucile spianato su Roma. Ora c'è il socialista Francois Hollande all'Eliseo, «l'Italia ha fatto i suoi compiti» e perfino la Cancelliera deve fare i conti (in casa) con la protesta anti-euro. Da qui l'accelerazione di Monti. Il premier non si accontenterà di battersi per la golden rule, insieme a Barroso e a Hollande (è previsto un incontro a fine mese). Monti vuole incassare i project bond per la crescita (finanziamenti europei per infrastrutture, ecc.), una spending review delle spese comunitarie in nome dello sviluppo («non ci possono essere solo sussidi per l'agricoltura») e l'inserimento in bilancio dei debiti della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; verso le imprese fornitrici: «Sarebbe paradossale che per rispettare» il fiscal compact, «gli Stati si rifacessero sulle imprese penalizzandole e distruggendo la capacità produttiva di aziende efficienti che devono chiudere». Un piano ambizioso da portare avanti senza allarmare Berlino e i mercati che vedono schizzare lo spread fino a 430 punti. Da qui una professione di fede rigorista per rasserenare Angela Merkel e i sacerdoti del fiscal compact: «Merkel sa bene che il governo italiano crede nella disciplina di bilancio e io sono tra i capi di governo più sensibili al principio del rigore. Ma mi sforzo di cercare per l'Europa vie che consentano una maggiore crescita e Merkel, da domenica scorsa, è ancora più interessata... Nella mia proposta non c'è nulla di elusivo della disciplina di bilancio, ma è solo un incoraggiamento ad una buona politica economica». Quella che prevede anche la crescita. Quella che piace a Hollande: «La sua attenzione per lo sviluppo è benvenuta e conciliabile con la disciplina di bilancio. Credo che la Francia confermerà la sua adesione al fiscal compact». Lanciato un messaggio di pace a Silvio Berlusconi e al Pdl («il governo precedente ha fatto molto e c'è continuità nel nostro lavoro»), ammessi un po' di stanchezza e di logoramento («ho trascorso dieci anni nell'Unione europea ma sei mesi al governo vi assicuro sono molto più lunghi»), Monti fa capire che per rilanciare l'economia è pronto a rivedere anche il patto di stabilità interna, che impedisce anche ai Comuni virtuosi di investire in opere pubbliche e servizi: «E' suscettibile di miglioramenti, ma sono sicuro che tutti i sindaci capiscono che il governo potrà più facilmente introdurre miglioramenti a loro graditi nel patto di stabilità interno, se sul piano europeo riusciremo a far prevalere una logica più corretta». Segue altra frenata volta a rassicurare gli investitori finanziari e Berlino: «Un Paese come l'Italia che ha un alto debito pubblico è condannato ad avare avanzi primari se vuole arrivare al pareggio. Per noi vuol dire un avanzo primario del 5% del Pil, anche se abbiamo una spesa pubblica superiore alla media europea solo per due componenti: gli interessi sul debito pubblico e la spesa per le pensioni. Sulla seconda però siamo già intervenuti e la riforma è giudicata dagli esperti la migliore d'Europa». Non manca un passaggio dedicato alla riforma del lavoro: «Spero sia approvata presto dal Parlamento». Un elogio a Giorgio Napolitano, vero regista della nascita del governo tecnico salva-Italia: «Grazie al suo entusiastico monitoraggio sull'integrazione europea l'Italia può dare un contributo significativo». E una bacchettata, da tecnico, ai politici. Questa volta in inglese: «La crisi della politica in Europa deriva dalla combinazione dei media che aumentano la percezione di breve periodo dell'opinione pubblica e portano i politici di molti Paesi ad essere sempre meno leader e sempre più follower (seguaci o trascinati, ndr.), che rifuggono da decisioni impopolari». Ancora: «La questione del momento non è solo la crescita, ma come riconciliare l'integrazione con la democrazia». E non bisogna puntare il dito contro le istituzioni comunitarie, «perché il problema è a livello nazionale». Non manca una mezza retromarcia per evitare altre polemiche con il Pd e, soprattutto, il Pdl: «Quando ho parlato di carenza di leadership non ho fatto una specifica allusione all'Italia, parlavo in generale». Annotazione: il professore è arrivato a Firenze in treno. Ad attenderlo curiosi, ma nessun applauso. &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Il premier Mario Monti&lt;/p&gt;</description><author>Il Messaggero (ALBERTO GENTILI)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Auto blu, avanti ma piano tagliato solo il 2,5 per cento</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154592149</link><description>&lt;u&gt;Il Messaggero&lt;/u&gt;
							
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									Nel primo trimestre 758 mezzi in meno. E spunta un tetto di spesa In arrivo ispezioni per le amministrazioni che non inviano dati sul loro parco di vetture
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							ROMA K Lentamente, ma le auto blu continuano a diminuire. A fine 2011 erano circa 10.600 (cui si dovevano aggiungere quasi 54 mila vetture usate per servizio, le cosiddette auto grigie) dopo un primo calo di circa il 10% rispetto al 2010. Nei primi tre mesi di quest'anno le auto di rappresentanza sono diminuite di 248 unità mentre sono state rottamate altre 510 vetture di servizio. In tutto siamo a meno 758. Insomma, tra gennaio e marzo le auto blu sono diminuite nel loro insieme di circa il 2,5%. Per la precisione le &lt;span class='chapterhl'&gt;pubbliche amministrazioni&lt;/span&gt; hanno acquistato 434 vetture e ne hanno radiato 1.192. I dati sono stati elaborati dal Formez il cui monitoraggio delle auto di Stato, effettuato «targa per targa» e che ormai coinvolge il 95% delle &lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazioni pubbliche&lt;/span&gt;, d'ora in avanti sarà pubblicato ogni mese invece che ogni 90 giorni. Continuando di questo passo, secondo i calcoli degli addetti ai lavori, a fine anno il parco auto pubblico italiano potrebbe diminuire di circa 5.000 vetture. Un traguardo che però non sembra soddisfare il ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione Pubblica&lt;/span&gt;. Filippo Patroni Griffi. «Il governo Monti ha intenzione di dare un' ulteriore e drastica riduzione delle auto di servizio che non devono diventare un inutile privilegio o, peggio, uno status symbol da esibire», ha affermato ieri il ministro in una nota di commento ai risultati diffusi dal Formez. Che cosa ha in mente Patroni Griffi per dare un colpo di acceleratore su questo fronte? Una notizia è già nota: le amministrazioni che stanno facendo le furbe, ovvero che non forniscono i dati del loro parco automobilistico al Formez, avranno presto la sgradita sorpresa di una visita degli ispettori della &lt;span class='chapterhl'&gt;Funzione Pubblica&lt;/span&gt;. Ma l'ipotesi che sta prendendo corpo fra i tecnici che stanno lavorando al pacchetto sulla spending review (la revisione delle voci di spesa una per una) è quella di fissare un tetto annuale di spesa per le auto per ogni &lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazione&lt;/span&gt;. Superato questo tetto - fissando secondo criteri medi standard validi per tutt'Italia le auto blu sarebbero costrette a fermarsi in garage. L'idea del tetto potrebbe essere efficace soprattutto per le &lt;span class='chapterhl'&gt;amministrazioni pubbliche&lt;/span&gt; siciliane e campane che, in media, dispongono di un maggior numero di auto blu per il proprio personale politico o per i propri dirigenti di prima fila. Per avere un'idea dei risparmi ottenibili basti dire che i tagli potrebbero valere circa 35 milioni annui considerando costi di gestione, acquisizione e accessori. Il risparmio salirebbe ad un centinaio di milioni considerando anche il costo del personale (autisti soprattutto ma anche personale di sorveglianza e garagisti) che verrebbero addetti a mansioni più utili. «La &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica Amministrazione&lt;/span&gt; deve continuare il proprio lavoro di riduzione degli sprechi dando anche l'esempio nell'abolizione delle spese inutili», ha alzato la palla Patroni Griffi. A schiacciarla dovranno essere il ministro Piero Giarda e il commissario Enrico Bondi che entro pochi giorni dovrà presentare il primo pacchetto di misure della spending review.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Auto blu davanti a Palazzo Chigi&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Filippo Patroni Griffi&lt;/p&gt;</description><author>Il Messaggero (DIODATO PIRONE)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>Il robot che esplorerà Marte partirà da corso Marche</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154607720</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
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							Sembra un film di fantascienza: un autoveicolo a sei ruote si sposta sul terreno di Marte. Per adesso il terreno è solo una riproduzione del terriccio color ruggine del Pianeta Rosso, che ha trasformato alcuni spazi del Centro Altec e di Thales Alenia Space di corso Marche in una sorta di base: come il JPL di Pasadena. Ma fra qualche anno questa sorta di "pulmino" potrebbe davvero viaggiare, telecomandato, su Marte. Oppure sulla Luna, tappa intermedia di esplorazione spaziale. Il veicolo, mosso da sei ruote motrici realizzate in alluminio e altri materiali realizzati per "marciare" su un altro pianeta, fa parte del Progetto STEPS (Sistemi di Tecnologie per l'Esplorazione Spaziale) finanziato dalla &lt;span class='chapterhl'&gt;Regione&lt;/span&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; con 10 milioni e dalla Comunità Europea con 7 milioni. Ieri ha concluso la sua prima fase, presente alla conferenza stampa Roberto &lt;span class='chapterhl'&gt;Cota&lt;/span&gt;, ora si prepara ad affrontare la seconda: l'avventura è appena iniziata. Una cosa è certa: nel viaggio verso Marte &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; si è prenotata un posto in prima fila.</description><author>La Stampa</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Il computer vecchio fa buon brodo</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154607721</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
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							Si sfidano in tre, senza risparmiarsi colpi proibiti e improvvise defaillances. Come veri pugili, con spugne, secchi d'acqua e guantoni. Solo che sul palco dell'Aula Magna del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; ci sono tre computer, anzi tre nomi storici dell'informatica: la Olivetti Programma 101 del 1965, l'Apple 1 (1976), l'Amstrad Cpc (1984). Organizzato in collaborazione con BasicNet e col Laboratorio-Museo Tecnologic@mente di Ivrea, lo scontro aveva già sulla carta un vincitore, la macchina più recente. Ma, come nelle vere gare, anche in quelle di bit non bisogna dare nulla per scontato. Piergiorgio Perotto, che progettò la Programma 101, è scomparso dieci anni fa, ma sul palco ad accompagnare il suo gioiello sale il team che lavorò con lui. Tutti in polo bianca, i capelli grigi, i padri della Perottina sono ancora oggi attivi nel campo dell'informatica e per la sfida del &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; hanno ripulito la macchina e registrato i programmi su una scheda magnetica che è l'antesignana del floppy disk. L'Apple 1 è il primo calcolatore col marchio della Mela, lanciato nel 1976 e prodotto in soli duecento esemplari. CONTINUA A PAG. 71</description><author>La Stampa</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Susa, i professori "Non vogliamo Virano a scuola"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154607764</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
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							Rinviato a data «da destinarsi» Mario Virano era atteso per il dibattito questa mattina all'Itis Enzo Ferrari di Susa. Nulla di fatto dopo le proteste Ringrazio il dirigente scolastico per aver cercato di organizzare questo incontro rompendo un tabù pluriennale che vieta nelle scuole della Valle l'espressione di posizioni difformi dal pensiero unico No Tav». Mario Virano, presidente dell'Osservatorio della &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;-Lione, prende le difese del dirigente scolastico dell'Itis Enzo Ferrari di Susa, che ha deciso di rinviare a data da destinarsi l'incontro informativo sulla Tav in programma per questa mattina. Virano non è sorpreso dalle «vivaci «reazioni dei Cub e dei Komitati studenteschi con la relativa ovvia "K" d'ordinanza», ma mette sotto accusa una parte dei docenti. Uno su due In particolare i 43, su novanta, che l'altro giorno hanno inviato una lettera al dirigente chiedendogli di rivedere la programmazione dell'iniziativa. E il preside Giovanni Paciariello per «evitare una frattura del corpo docente» ha deciso di annullare l'appuntamento. Virano attacca: «Sono incapace di comprendere il sottile discrimine che, forse, separa il prudente realismo di questi docenti, dal conformismo connivente con le frange più estreme del movimento». La protesta Accuse pesanti. Ma che cosa contestano i 43 docenti? In primo luogo chiedono di essere coinvolti e informati per discutere insieme e decidere quali relatori invitare. «Solo un confronto obiettivo permette ai ragazzi di farsi un'opinione corretta», dicono. Virano, che per il preside è la «massima figura istituzionale in merito all'analisi e allo studio dei problemi collegati alla Tav», non avrebbe offerto questa garanzia. Le indicazioni del Collegio dei Docenti, infatti, erano di organizzare «un incontro finalizzato a fornire un'analisi oggettiva e una corretta informazione su una tematica così coinvolgente per il nostro territorio». Dunque, non solo Virano, ma anche «esperti che illustrasseroragioni a favore e contro l'opera». Paciariello non ci sta, parla di «un clima ambientale esterno non favorevole» che ha modificato l'orientamento espresso a larga maggioranza dal collegio dei docenti e dal Consiglio d'Istituto che avrebbe dato il via libera alla struttura dell'iniziativa: una prima riunione di informazione istituzionale e poi un contraddittorio tra esponenti favorevoli e contrari. «La nostra - commenta - sarebbe stata la prima scuola in Italia ad avereun incontro in cui sarebbero stati illustrati i risultati della ricerca costi benefici». E conclude: «Non conoscobeneil territorio ma credo che si sia persa un'occasione per gestire istituzionalmente e democraticamente una questioneimportante». I ragazzi I giovani No Tav, che nei giorni scorsi hanno lanciato la mobilitazione con la parola d'ordine «Fuori Virano dalle scuole della Valsusa» adesso fanno festa e annunciano la trasformazione del presidio in un punto informativo con esperti del movimento: «Per Virano e chi con lui solidarizza, come l'onorevole Esposito nelle scuole della Valsusanon c'è posto». Il parlamentare del Pd, infatti, è stato il primo a sollevare il problema denunciando quello che definisce «un preoccupante clima di intolleranza reso ancora più grave dal fatto che riguarda dei professori». E conclude: «Mi auguro che questa volta il ministro Profumo faccia sentire la sua voce». Anche Agostino Ghiglia (Pdl) attacca quelli che chiama «docenti non democratici». Antonio Saitta, presidente della Provincia, attacca: «Per colpa dei No Tav la scuola si sta trasformando in un fortino inespugnabile al confronto». E il Governatore Roberto &lt;span class='chapterhl'&gt;Cota&lt;/span&gt; commenta: «Il dibattito e l'espressione delle idee non devono mai spaventare». LETTERA DA 43 DOCENTI «Vogliamo essere coinvolti per poter decidere chi invitare» REAZIONI POLITICHE &lt;span class='chapterhl'&gt;Cota&lt;/span&gt;: «Il dibattito e l'espressione delle idee non devono spaventare»</description><author>La Stampa</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>QUADRO PIEMONTE</category><guid></guid></item><item><title>Tre computer sul ring Vince il più vecchio</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154607770</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
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							Quello di Marco Boglione, acquistato da Christie's per 156 mila euro, è tornato in vita giusto un anno fa in questa stessa aula dopo un lungo restauro. È solo una scheda, senza nemmeno lo chassis esterno, così, alla bilancia prima del match, stravince: appena 800 grammi, che poi, con tutti gli accessori, diventano 8 kg. L'Amstrad Cpc è una tastiera nera e un monitor a fosfori verdi; all'epoca si batteva contro il Commodore. Dopo gli italiani e gli americani, sul ring rappresenta la terza via all'informatica: arriva infatti dall'Inghilterra. Il match è articolato in tre round. Il primo è di pura matematica: moltiplicazione e calcolo dei numeri primi. L'Amstrad è il più potente e vince (salvo poi bloccarsi per un errore di programmazione), la Perottina non si scompone e stampa tutti i risultati in un paio di minuti. L'Apple 1 getta (letteralmente) la spugna: non può gestire calcoli così complessi. La macchina più vecchia vince sulla più giovane. «La lezione - commenta Marco Boglione - è che non è necessario un prodotto perfetto per arrivare al successo. Serve una visione: così Steve Jobs ha sfidato i grandi dell'informatica e in un garage ha costruito l'azienda che oggi vale di più al mondo». Secondo round: un gioco di dadi. La sfida è qui tra il pubblico e i computer. Bene Olivetti e Amstrad, ma l'Apple 2 è sorpreso a barare e squalificato. Nel terzo round ogni apparecchio deve mostrare il meglio: ammortamenti di mutui ed equazioni per la Programma 101, un fiore stilizzato con una musica da videogioco per l'Amstrad. Ci impiega un minuto, ma per Vittorio &lt;span class='chapterhl'&gt;Marchis&lt;/span&gt;, &lt;span class='chapterhl'&gt;docente&lt;/span&gt; di Storia e delle Tecniche al &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt;, è una vittoria: è il segno di una macchina che è capace di innovare e insieme di divertire. L'Apple 1 si produce in una specie di slot machine senza grafica né suono. Il giudizio finale è affidato al pubblico di studenti e curiosi. Tifo da stadio per Olivetti, applausi per Apple, un battimani di cortesia per Amstrad. I guantoni del vincitore vanno a Gastone Garziera, storico collaboratore di Perotto. E chissà che non arrivi presto anche una laurea honoris causa per lui e la sua squadra, a riconoscimento del contributo che hanno dato alla storia dell'informatica. Perché la Perottina il match più importante lo aveva già vinto 47 anni fa: è stato il primo personal sul mercato. lastampa.it/ruffilli</description><author>La Stampa</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>L'&lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; anima del futuro</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154608537</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
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							Tutte le critiche piovute di recente sulla questione relativa allanuova Universitàdella Valle d'Aosta, alcune animate da antichi livori e mai sopiti antagonismi personali, altre politicamente datati, hanno in comune una caratteristica: un provincialismo endemico da cui, nel corso dei tempi, non sempre la Valle d'Aosta è riuscita a liberarsi. Il problema non può ridursi a Milanesio sì, Milanesio no. Il punto è un altro. Di quale &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; vogliamo parlare? E serve davvero una nuova &lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; (architettonicamente e funzionalmente intesa) alla Valle? Secondo me, la risposta non può essere che affermativa. Si tratta di sconfiggere l'idea di una Valle marginale e si tratta, in particolare, di dare un'anima alla città di Aosta. E la cultura è la chiave di volta per aprirsi al futuro. Ma di quale futuro vogliamo discutere? Io credo che bisogna rispolverare uno slogan dei tempi passati e quasi dimenticato: la Valle d'Aosta «carrefour d'Europe». Una &lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; orientata alle relazioni e comunicazioni internazionali, non doppione di altre piccole strutture universitarie presenti sul territorio del vicino Piemonte o della Lombardia. Un polo di attrazione, invece, per giovani con tanta voglia di mettersi in gioco e scommettere su un futuro dal respiro europeo. I dati sulle iscrizioni raggiunte dall'attuale &lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt; valdostana sono confortanti e ci inducono a ritenere che la nostra può diventare un polo di riferimento per le nuove generazioni. E le ricadute sul territorio possono essere notevoli e proficue. Si pensi al maggior numero di laureati rispetto alla popolazione residente (un dato per cui le statistiche ci relegavano agli ultimi posti in Italia); si pensi alla capacità di attrarre docenti di un certo livello e in grado di elevare la competitività dei nostrigiovani, si pensiagli estesivantaggi che potrebbero derivare al piccolo commercio dalla presenza di una città &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt;; si pensi, infine, al valore aggiunto derivante dallo scambio di esperienze internazionali. Conosco bene Milanesio dai tempi del Psi e so che non è nuovo alle sfide, ma ho la sensazione che quella &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt; la intenda come la più importante della sua vita, in grado cioè di dare un senso a un'intera esistenza. In un suo recente scritto (Aosta mon amour) parla della necessità di una «Seconda Autonomia», dove l'eccellenza faccia premio sull'appartenenza a un territorio, a una Valle e a una città che meritano la riscoperta dei loro antichi valori, che corrono il rischio di andare smarriti.Ed è in questa direzione che si incanala, a mio parere, la sua vicenda &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt;. Certo gli aspettitecnicivanno approfonditi e un appunto che mi sento di muovere è che quel primo interessante seminario pubblico, svoltosi mesi fa a Saint-Vincent, non abbia avuto un seguito per fare il punto della situazione «coram populo». C'è bisogno di «brain storming» in Valle per scuotere le coscienze e per recepire intuizioni e consigli non contaminati da pregiudizi e perché l'auspicata «Seconda Autonomia» non si risolva in una nuova, scriverebbe il buon Vautherin, «indrumia», con buona pace di certi critici. Et maintenant? Riuscirà Milanesio a portare a termine questa, forse, sua ultimasfida?</description><author>La Stampa</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>IL GLOBAL MANAGER SI TROVA COSI</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154613642</link><description>&lt;u&gt;Capital&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Gabriele Capolino&lt;/u&gt;
							
							&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
							
							
								&lt;b&gt;
									Tavola rotonda
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							
								&lt;b&gt;
									Che cosa è cambiato nella politica di ricerca e selezione del top management delle nuove multinazionali di stanza in Italia e con una visione sul mondo? Quali sono le prerogative vincenti? Capital lo ha chiesto a un panel di protagonisti
								&lt;/b&gt;
								&lt;br/&gt;
							NONOSTANTE LA CRISI, l'industria italiana, specie quella quotata in borsa, dimostra di sapere reggere bene la concorrenza internazionale e continua a crescere, anche se con incognite legate, nel 2012, alla tenuta dei consumi del mercato interno. L'internazionalizzazione e la nuova mappa dei commerci e delle produzioni mondiali hanno un impatto fortissimo sulla ricerca dei talenti manageriali. Come stanno cambiando la strategia, il metodo di recruiting da parte delle imprese di stanza in Italia, ma attive sui mercati esteri? Capital l'ha chiesto a un panel di protagonisti, ognuno nel proprio settore: Francesco Caio, amministratore delegato di Avio, Piero Manzoni, amministratore delegato del gruppo Falck, Adriano Mureddu, vicepresidente risorse umane di Whirlpool Emea, Francesco Santulin e ManuelaVallecchi, della società di executive search Santulin &amp; Partners, Lorenzo Stanca, amministratore delegato di Mandarin Advisory, e Patrizio Mario Surace, amministratore delegato di Pms Financial and Corporate Communications. Domanda. Come tutte le multinazionali,Whidpool è abituata a penetrare rapidamente nuovi mercati: dottor Mureddu, come avete cambiato il modo di far crescere il management, di reclutarlo e che tipo di competenze cercate in questo momento? Mureddu. Quello che noi abbiamo sempre fatto, in Whirlpool Emea, è privilegiare la diversità, facendo crescere un management in grado di gestire un'area geografica che comprende Europa, Medio Oriente e Africa con un'ottica né americana né italiana, ma paneuropea. Nei quartieri generali di Comerio (Va), coesistono 26 nazionalità e 17 lingue diverse. Il vantaggio è quello di poter rappresentare la customer base, la reaH dei nostri clienti in maniera più sofisticata. Il rischio è di avere una minore omogeneità culturale nel team. La crisi ci ha solo s p o s t a to verso est per ricercare talenti altrove e per creare un management futuro nei paesi che presentano tassi di crescita fortissimi. D. E come li reclutate? Mureddu. L'idea è quella di creare un management Whirlpool di provenienza locale attraverso degli assignment, dei periodi di prova in Occidente per poi rimandarli indietro dopo due-tre anni, quando il business è già sviluppato. Lo start-up del business preferiamo affidarlo a un manager più esperto. Il management dell'azienda dedica il 25% del proprio tempo a occuparsi di talent management e di engagement. Whirlpool, da questo punto di vista, è una realtà abbastanza singolare: c'è un'attenzione alla pipeline e disponiamo di una serie di metriche per misurarla. Abbiamo panchine molto lunghe, create in anticipo, con programmi di practice search, e facciamo scouting continuo sul mercato europeo, indipendentemente dai ruoli disponibili. Questo ci permette anche di avere un tasso di perdite di talenti molto bassa: il 3%. D. Falck opera su nuove tecnologie, nuovi mercati e nuovi contesti istituzionali: dottor Manzoni, voi invece come affrontate la necessità di trovare nuovi talenti? Manzoni. Per quel che ci riguarda, non c'è una complessità crescente rispetto al passato: anzi, è molto più comodo farlo oggi. Io ho un sistema informativo unificato per tutti gli impianti che corrispondono a 700 MW installati, 2 MW a pala, per 350 torri eoliche in giro per l'Europa e so esattamente in ogni momento quanto vento c'è su ogni torre, quando devo intervenire e se devo riorientarla. In passato avevo una persona sul campo che gestiva 60 torri senza sapere che cosa succedeva: doveva girarci intorno e magari salirci su mentre nevicava. La nostra maggiore competenza è quella della risorsa naturale, capire se c'è e dov'è. Ecco perché di norma preferiamo lavorare, almeno inizialmente, con piccole strutture locali che ci consentono di individuare i siti, dopo di che cerchiamo di internalizzare queste competenze portando dentro le persone. D. Come fate poi a convincerli a restare? Manzoni. Bisogna essere molto attrattivi, con stock option e piani di manager retention lunghi. C'è da bilanciare il &amp;#8226;&amp;#8226; &amp;#8226; decenO'amento con l'internalizzazione, che poi è la competenza imprenditoriale: o riusciamo a mantenerla così negli anni o bisogna cercare di importarla. D. Dietro molte espansioni internazionali, c'è l'apporto in azienda di un private equity. Dottor Stanca, lei ha invece il problema di trovare prima di tutto l'azienda che fa per lei, e poi ha l'esigenza di affiancare e sostituire qualcuno più adatto a una realtà internazionale. Come ci riesce? Stanca. Abbiamo due livelli nella ricerca del management. Il pruno riguarda le operazioni di buy-out o buy-in. Nella fase iniziale, uno degli elementi chiave è la presenza di un management interno che abbia voglia di investire con noi nell'operazione. E, infatti, le operazioni che vanno meglio sono quelle di management buy-out, nelle quali c'è un manager sul quale scommetti e che si coinvolge nelle operazioni. D. E il secondo livello? Stanca. Riguarda la fase successiva, dopo l'entrata in azienda. Noi investiamo in società con 50-60 milioni di fatturato e in altre di dimensioni più contenute: questo è un vincolo per l'internazionalizzazione, perché si tratta di aziende di successo, ma specializzate in una nicchia. Quindi, quando si cerca un manager, c'è un'esigenza di specializzazione. Un esempio in cui abbiamo investito è Euticals: prima fatturava 50 milioni, adesso è a 213 milioni e ha un piano di ulteriore crescita con fusioni in giro per il mondo, con l'obiettivo di fatturato a 400 milioni di euro. Qui si pone chiaramente un problema di management. Anche perché con aziende tarszet non grandi, non c'è cultura aziendale, non c'è un linguaggio e non ci sono pratiche comuni, per cui l'assorbimento di un manager dall'esterno è più rischioso e complesso. D. Ma quando dovete far penetrare l'azienda in Cina, quali prassi seguite per individuare la persona giusta? Stanca. In Cina il mercato è molto diverso e complesso. Non a caso molte aziende italiane lì hanno avuto una storia di insuccessi, perché l'azienda dall'Italia manda un solo manager e nemmeno il migliore: i più bravi preferisce tenerli in azienda. Il nostro vantaggio è di avere una struttura cinese con risorse locali fedeli per ridurre il rischio: in Cina non riesci a fare un outsourcing, rischi solo di crearti dei concorrenti, per cui si esternalizza molto meno. Noi, con un management per metà cinese e per metà italiano, riusciamo in parte a mitigare questo rischio. Esiste anche un tipo di management cinese di nazionalità ma cresciuto negli Usa, ma non sempre funziona. Vallecchi. In Cina, la conoscenza del manager non è più il fiittore trainante: chi viene mandato a Pechino o Shanghai è un manager italiano che ha un modello culturale e affinità elettive che, unite alla capacità e all'esperienza sul mercato cinese, quindi alla conoscenza della lingua, delle tradizioni, dei modelli di business, dei modelli relazionali, delle relazioni con autorità politiche, delle modalità di fare business sul territorio, li rende particolarmente appetibili per le aziende. D. Ingegner Caiojei è alla guida di Avio, che esporta la stragrande maggioranza del suo fatturato, ma che ha quasi il 100% della produzione all'interno dei confini del paese. Come affronta la ricerca di manager che abbiano capacità tecnologiche assolute, ma allo stesso tempo commerciali? Caio. Il modello di business internazionale per noi significa non tanto la capacità di vendere all'estero, che c'è, ma il saper passare da un modello di export ad uno multilocale o multinazionale. Molti colleghi da anni hanno un'interlocuzione commerciale o progettuale con clienti, non solo quella da export, ma da coprotagonisti di filiera. Dobbiamo essere presenti alla configurazione del nuovo modello e in tutti la genesi delle piattaforme, da un punto di vista progettuale, contrattuale, produttivo e logistico. Questa è una sfida e un cambiamento dai tempi medio-lunghi,perché disegnare un'organizzazione diversa è come disegnare un motore nuovo, che richiede dedizione, energia, project management, continuità. D. Quindi state cercando nuove figure. In Italia? Caio. Cerchiamo persone che sappiano interloquire coi i clienti per sviluppare insieme nuove piattaforme, poi account manager, project e program manager di più ampio standing. Penso che il primo passo vada fatto nella direzione della professionalità, e poi dei passaporti. D. Il suo passato di superconsulente in McKinsey la spinge a cercare queste professionalità in quel mondo? Caio. Un elemento specifico di Avio e del suo settore è che le persone, per passione, tendono a essere nelle stesse pòsizioni e nella stessa azienda per decadi Da una parte è un'esigenza dei clienti ma dall'altra parte c'è la sfida nell'attrarre talenti perché sanno che c'è una prospettiva di crescita. Profili alla McKinsey, con un mix tra capacità analitica, di project management e una certa interlocuzione consulenziale con i clienti li stiamo cercando, program e project manager anche, esperti di marketing industriale pure, ma soprattutto dobbiamo trovare un giusto mix di conoscenza con le competenze specifiche del settore. Santulin. Con Avio lavoriamo nell'executive search per la localizzazione in Cina, che si esprime attraverso delle joint venture locali e richiede un'attenzione particolare sulla scelta dei profili manageriali, e c'è ancora un dibattito piuttosto ampio se si deve trattare di locali o italiani. D. In un mondo always on, le capacità comunicazionali sono fondamentali per decidere se il candidato-talento è quello giusto. Surace, da specialisti in comunicazione d'azienda, al di là della nasometria come vi accorgete se le doti sono quelle giuste? Surace. Con l'esperienza te ne accorgi abbastanza velocemente. Il manager che sa comunicare deve avere varie caratteristiche, la prima è l'umiltà: nessuno sa comunicare per dote divina, nessuno ha la competenza e la professionalità specifica, bisogna avere l'umiltà di affrontare la comunicazione preparandovisi. D. E come ci si prepara? Surace. È necessario disporre di varie sensibilità, sapere parlare la lingua che si usa, la capacità di essere efficaci, non lunghi ma incisivi. Un buon comunicatore deve parlare solo quando è il momento. Peter Ducker diceva: «La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto». D. Le capacità di comunicazione variano molto quando si entra in borsa... Surace. Lì il manager deve avere competenze di comunicazione che si maturano attraverso l'esperienza, la conoscenza delle materie finanziarie e legali, perché quando ci si presenta ai mercati ci sono dei paletti dentro i quali deve sapersi muovere. Spesso i manager non pianificano la comunicazione, anzi la considerano come l'ultima cosa di cui occuparsi. D. E come sta cambiando tutto ciò con l'internazionalizzazione del business? Surace. L'esperienza che abbiamo collaborando con tante multinazionali ci dice che prevale il modello giocai, sia globale che locale, attento alle specificità dei paesi. Santulin. Non ci sono modelli di management unici esportabili, c'è una distinzione in funzione dei settori, delle competenze e dimensioni aziendali. Ci sono aziende in cui c'è ancora l'imprenditore di prima o seconda generazione, che conserva il suo Dna, ed è necessario adattarsi diventando anche giocai. Noi lo aiutiamo attraverso un network di relazioni e confrontandoci con colleghi in 20 paesi che hanno l'impegno di presidiare la cultura del cliente quando è il momento di scegliere 1 manager per la selezione finale. I colleglli in loco e i partner mondiali verificano gli skill manageriali. Però, poi, sta a noi verificare la compatibilita culturale tra questi skill e la cultura aziendale, incontrando direttamente i manager finalisti. D. Potete rilevare una tendenza? Santulin. Abbiamo suddiviso i nostri clienti per fatturato e per nazione in cui abbiamo operato, dividendo ulteriormente i manager che abbiamo proposto e che poi sono stati assunti dai clienti, fra locali e occidentali. Da questo elaborato abbiamo scoperto che in Europa e in Sud America la scelta verte su manager locali, mentre in Cina su italiani presenti in Cina da almeno dieci anni. Per altre realtà, invece, come il Brasile, Singapore, i paesi europei, il Giappone o il Vietnam, prevale al 70% l'elemento locale e solo per il 30% il non locale. B ADRIANO MUREDDU WHIRLPOOL EMEA PIERO MANZONI FALCK&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Da sinistra, Lorenzo Stanca, ad di Mandarin Advisory, e Manuela Vallecchi, di Santulin &amp; Partners. Nella pagina accanto, sopra da sinistra, Francesco Caio, ad di Avio, e Francesco Santulin, presidente e ad di Santulin &amp; Partners; sotto, Patrizio Mario Surace, presidente e ad di Pms. «Disegnare un'organizzazione diversa è come disegnare^n MOTORE NUOVO. richiede CONTINUITÀ»&lt;/p&gt;</description><author>Capital (Gabriele Capolino)</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>Aree dismesse ai privati per l'edilizia &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt;</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154615460</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale del Piemonte&lt;/u&gt;
							
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									DIRITTO ALLO STUDIO
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									SCUOLA Torino si conferma capitale degli studenti. Piano del Comune per potenziare l'offerta destinata ai giovani
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							Torino ospita una comunità &lt;span class='chapterhl'&gt;universitaria&lt;/span&gt; di circa 100mila persone (studenti, insegnanti, docenti, ricercatori, visiting professor) che rappresenta più del 10% dei suoi abitanti. Gli studenti fuori sede sono il 20% e di questi il 7% sono stranieri con un trend costantemente in crescita negli ultimi anni. La giunta comunale su proposta dell'assessore alle Politiche educative Mariagrazia Pellerino di concerto con l'assessore alle Politiche di integrazione Ilda Curti, ha approvato un piano strategico per formalizzare la vocazione del capoluogo piemontese come Città &lt;span class='chapterhl'&gt;Universitaria&lt;/span&gt;. Gli interventi a sostegno dell'attività degli Atenei saranno costruiti su quattro assi: ospitalità, coordinamento degli interventi (tra le istituzioni, le &lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt;, le fondazioni, gli istituti di alta formazione) comunicazione e accessibilità dell'offerta di servizi, scambio di competenze e servizi tra l'amministrazione comunale e il sistema universitario. In particolare le macroaree di intervento riguardano le residenze (attraverso la concessione a privati di edifici e aree dimessi per riqualificarli in residenze universitarie o la raccolta di un'adeguata offerta di alloggi dal libero mercato prevedendo sgravi fiscali e garanzie ai proprietari che affittano a studenti); l'organizzazione dei trasporti pubblici in funzione della mobilità studentesca che terrà conto di tempi e orari più lunghi nei weekend o la possibilità di aumentare il servizio di bike-renting; servizi culturali più scontati agli studenti; assistenza sanitaria. Il luogo simbolo di Torino &lt;span class='chapterhl'&gt;Universitaria&lt;/span&gt; sarà la struttura Murazzi Student Zone (inaugurazione prevista il prossimo giugno) nelle arcate 23-30 dei Murazzi, uno spazio di studio e aggregazione con postazioni informatiche e connessioni wireless. Il progetto, infine, si svilupperà attraverso le direttrici dell'internazionalizzazione, dell'orientamento in ingresso e in uscita dai percorsi universitari, della creazione di un sistema tra &lt;span class='chapterhl'&gt;Università&lt;/span&gt;, impresa e lavoro, della sostenibilità attraverso il l'iniziativa Torino Smart City per proporre stili di vita e di consumo ecocompatibili. «In particolare - ha sottolineato Pellerino - si punterà alla creazione di una rete di docenti torinesi che insegnano nelle &lt;span class='chapterhl'&gt;università&lt;/span&gt; straniere come trait d'union con quegli atenei esteri che vogliono approdare sul territorio cittadino e alla costruzione di una banca dati di studenti stranieri che hanno scelto il capoluogo piemontese per avere antenne torinesi in tutto il mondo».</description><author>Il Giornale del Piemonte</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>IL ROBOT STEPS PRONTO PER ESPLORARE MARTE</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154620949</link><description>&lt;u&gt;Marketpress&lt;/u&gt;
							
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							&lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt;, 10 maggio 2012 - Il robot di Steps, il programma per l'esplorazione spaziale di Thales Alenia Space, è pronto per atterrare su Marte e su tutti gli altri pianeti. Il progetto, che si avvale di un finanziamento di 10 milioni della Regione &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; e di 7 milioni dalla Comunità Europea, è stato illustrato il 9 maggio nella sede Alenia di corso Marche a &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; alla presenza del presidente Roberto Cota e dell'assessore regionale allo Sviluppo economico, Massimo Giordano. A Steps hanno partecipato 25 pmi piemontesi, il consorzio Altec, il &lt;span class='chapterhl'&gt;Politecnico&lt;/span&gt; e l'Università di &lt;span class='chapterhl'&gt;Torino&lt;/span&gt; e l'Università del &lt;span class='chapterhl'&gt;Piemonte&lt;/span&gt; orientale. "Si realizza una vera e propria rete, un tassello della nostra politica di incentivo alle imprese, mentre c'é chi le ammazza con le tasse - ha affermato Cota - Bisogna ragionare secondo un'ottica nuova: basta con le cattedrali nel deserto realizzate con soldi pubblici per rispondere a logiche politiche. Noi siamo disponibili a collaborare a progetti che valorizzino la vocazione del territorio, e il modello del distretto aerospazio é uno di quelli. Speriamo che questa ricerca porti posti di lavoro e realizzazioni industriali, oltre all'obiettivo ambiziosissimo di esplorazione del Sistema solare".</description><author>Marketpress</author><pubDate>Thu, 10 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>POLITECNICO DI TORINO</category><guid></guid></item><item><title>Bienvenue à Greenville</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154526736</link><description>&lt;u&gt;Le Monde&lt;/u&gt;
							
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							A-t-on jamais vu aussi joli centre-ville dans une petite cité du Sud traditionnel américain ? Ici, point de nostalgie ostensible pour Rhett Butler ni de somptueuses villas coloniales aux alentours. Mais, niché dans la verdure, autour d'un parc-promenade et d'un pont au design dernier cri enjambant les chutes de la rivière Reedy, le centre de Greenville, en Caroline du Sud, offre un visage inattendu : architecture de goût, douceur de vivre et gastronomie " nouvelle cuisine du Sud ".La verdure n'y a rien de fortuit. Elu et réélu depuis seize ans, le maire, Knox White, a érigé les espaces verts au pinacle dans sa politique urbaine. Mais surtout, il pousse à transformer sa région en pôle d'excellence de l'innovation technologique. Ce faisant, M. White s'inscrit dans le débat du jour aux Etats-Unis : le pays doit-il se " réindustrialiser " et, si oui, comment ?Car, étant donné la présence à Greenville de Michelin et de BMW, le maire y a privilégié l'érection d'un pôle innovant pour l'automobile. L'affaire commence en 2008, quand la ville réussit à convaincre Clemson, une importante université publique, de créer dans ses murs - soutiens financiers publics et surtout privés à l'appui - un Centre international pour la recherche automobile. L'ICAR débute modestement, avec 8 doctorants. Ils sont désormais 134, dont 90 étrangers, à y préparer un mastère ou un DEA. La notoriété du laboratoire et le nombre des projets qui lui sont proposés ont connu une même croissance exponentielle.Mercredi 2 mai, l'ICAR inaugurait son second bâtiment. Pour Sidney Locke, directeur de Sage, une PME de high-tech qui s'y est associée, il ne fait aucun doute que, d'ici une décennie, ce centre " aura largué ses concurrents ", les instituts de recherche historiques du Michigan. Directeur de l'ICAR, Imtiaz Haque affiche la même confiance. " Nous sommes, dit-il, le seul organisme académique américain à proposer un diplôme spécifique d'ingénierie automobile, le seul aussi à offrir une vision "intégrée" du métier. "A l'ICAR, la mécanique pure n'a plus sa place : chaque futur ingénieur est aussi formé au marketing, au design, etc. " Le life-style est devenu la clé de notre secteur, poursuit M. Haque. Dans dix ans, le rapport au véhicule, qui a déjà évolué, aura été complètement transformé. " Le client composera sa voiture comme aujourd'hui ses éléments de cuisine.Selon John Kelly, le directeur exécutif de Clemson, l'ICAR trace aussi la voie des futures relations universités-entreprises. " Tout ici vise à alimenter le secteur privé. Nous créons l'université de demain, qui sera complètement intégrée au système de production, explique-t-il. Et pour relancer l'emploi industriel américain, nous créons un "tunnel technologique" où chaque jeune, de 4 à 27 ans, trouvera sa place. "Accessoirement, M. Kelly indique que Clemson entend être la première université n'émettant aucun gaz à effet de serre. Grâce à une petite dotation de General Electric, une équipe de chercheurs s'est attelée à accéder à cette norme environnementale. L'innovation, l'environnement et... une inébranlable confiance en soi : ces éléments se retrouvent aussi chez Proterra, une PME qui a émigré à Greenville, en provenance du Colorado. Les élus locaux et la Caroline du Sud ont " fait ce qu'il fallait " pour en convaincre ses dirigeants.La société, créée en 2008, a mis au point un autobus entièrement électrique : 50 kilomètres d'autonomie, rechargeable en 10 minutes, design séduisant. Là encore : zéro émission de CO2. A ce jour, l'entreprise n'a mis que sept véhicules en circulation à San Antonio (Texas), Tallahassee (Floride) et Seneca (Californie). Mais elle dispose de 20 commandes et prévoit de fabriquer, assez vite, jusqu'à 400 autobus par an à Greenville.Pour participer à l'aventure, Ian Shackleton, directeur des ventes de Proterra, a quitté une position enviable chez Navastar, un constructeur de poids lourds américain. " Si nous réussissons, prévient-il, nous aurons contribué à changer toute la conception du transport aux Etats-Unis. " Une conception où l'on fait actuellement peu de cas de l'environnement et où, surtout, les transports urbains sont relativement peu développés.Cependant, entre la réindustrialisation qui se profile ici et celle qu'imaginent les keynésiens américains, le fossé paraît considérable. Pour un Paul Krugman, (Prix Nobel d'économie), ou un Jared Bernstein (ex-conseiller du vice-président Joe Biden), le relèvement de la production de biens aux Etats-Unis est la clé d'un retour vers un plein-emploi " sain ", avec des travailleurs mieux rémunérés et mieux protégés.Un retour vers ce que le New Deal avait généré : une société dotée, grâce à ses infrastructures, d'une couche puissante de travailleurs organisés tirant vers le haut la totalité des classes moyennes, condition d'une économie moins risquée pour la collectivité, aux inégalités partiellement résorbées. Or, rien de tel à Greenville. Ici, la soif d'innovation s'accompagne des mêmes termes répétés à satiété par tous nos interlocuteurs : " flexibilité ", " adaptation ", " absence de syndicats ", bref " climat favorable aux entreprises ".Et M. Haque de mettre en garde : " L'Amérique ne restera pas une force mondiale si elle ne produit plus. " L'innovation constitue la condition même d'une vraie relance. Mais " recommencer à produire induira plus de richesses ; pas forcément plus d'emplois ". La soeur jumelle de l'innovation ne se nomme-t-elle pas " gains de productivité " ?Sylvain Cypelcypel@lemonde.fr</description><author>Le Monde</author><pubDate>Wed, 09 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Les radiateurs, les batteries et les lanternes à l'honneur</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154526766</link><description>&lt;u&gt;Le Monde&lt;/u&gt;
							
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							Le Massachusetts Institute of Technology, la célèbre université scientifique américaine, a dévoilé lundi 30 avril le palmarès du " MIT Clean Energy Prize ".Catégorie " Efficacité " et " Grand Prize Winner " Radiator Labs (Columbia) a inventé un système permettant de transformer des radiateurs pour les rendre " intelligents " : après une " mise à jour ", l'immeuble peut contrôler son système de chauffage, chaque radiateur renvoyant des informations sur la température de la pièce dans laquelle il se trouve. Economies d'énergie et chauffage amélioré.Catégorie " Déploiement et infrastructure "Solid Energy (Harvard/MIT) développe des batteries lithium rechargeables quatre fois plus puissantes qu'une batterie lithium classique. La start-up, créée à l'été 2012, vise le marché des voitures électriques.Catégorie " Energies renouvelables "Beejli (MIT/Harvard) s'attaque aux 100 millions de foyers indiens n'ayant pas l'électricité. Beejli a déposé un brevet permettant à un petit panneau solaire de se connecter au réseau de téléphonie mobile. L'idée est de les distribuer aux épiciers dans les campagnes, pour qu'ils puissent recharger à moindre coût des téléphones mobiles ou des lanternes électriques.</description><author>Le Monde</author><pubDate>Wed, 09 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>In Italia i disoccupati non sono tutti uguali</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154526930</link><description>&lt;u&gt;Il Giornale&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;Mario Cervi&lt;/u&gt;
							
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							Dunque siamo arrivati quasi a 60 milioni. Compresi tre milioni di immigrati regolari. Quando si tocca questo tasto si allerta il politicamente corretto e guai a chi sgarra: a voler essere imparziali è come stare sul filo del rasoio, quindi vorrei fare una semplice constatazione. Lettere e cronache parlano spesso dei nostri &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; sfiduciati che trovano sempre porte chiuse, quindi vengono sostenuti dai genitori. Dunque se non trovano &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; a causa di stagnazione, recessione, crisi, chiusura di piccole e medie imprese, come potranno trovarlo gli immigrati (regolari e non) che continuano ad arrivare? E se non lo trovano, come campano? Giulio Mantovani Torino Caro Mantovani, vorrei porre anzitutto alcuni punti fermi. La crisi economica provoca, come lei sottolinea, conseguenze gravi, la &lt;span class='chapterhl'&gt;disoccupazione&lt;/span&gt; ha toccato un picco preoccupante (e quella giovanile appare catastrofica). I ragazzi in cerca di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; trovano tutte le porte sbarrate. La recessione investe anche gli immigrati. Ma, nonostante la congiuntura sfavorevole, aumentano sia i regolari sia i clandestini. Questi ultimi generano spesso criminalità, mendicità, disagio sociale, degrado ambientale. Non ho dubbi sulla necessità d'un controllo severo dei flussi immigratori. Fatico a capire come mai tanti viados - che arrivano in aereo e non percorrendo impervi valichi di montagna - possano tornare dopo che sono stati espulsi. Così pure fatico a capire come mai immigrati per bene debbano sudare sette camicie per avere il permesso di soggiorno, e invece parecchi tipacci con precedenti penali lunghi un chilometro girino indisturbati. Credo in misure di ordine pubblico. Non credo invece che se gli extracomunitari diminuissero di numero sarebbero maggiori per i &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; di casa nostra le possibilità d'ottenere un &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;. In un Paese sviluppato quale è l'Italia il disoccupato non cerca, come l'extracomunitario, un &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; purchessia, cerca un &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt; adeguato alle sue esigenze. Si vuole una determinata &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt;, non qualsiasi &lt;span class='chapterhl'&gt;occupazione&lt;/span&gt;. Lo so, ci sono &lt;span class='chapterhl'&gt;laureati&lt;/span&gt; costretti a svolgere mansioni umili. Ma c'è un rifiuto diffuso dei lavori manuali anche se gratificanti e creativi come nel campo dell'artigianato. Gran parte dei figli d'artigiani vuol fare altro, mettersi dietro una scrivania, e le botteghe chiudono. Una volta i pizzaioli erano napoletani, adesso sono soprattutto egiziani. Ho già scritto che in Italia manca l'incontro tra offerta e richiesta di &lt;span class='chapterhl'&gt;lavoro&lt;/span&gt;. Il mercato, se vogliamo usare questo termine oggi poco apprezzato, chiede determinate specializzazioni, e i disoccupati &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; offrono una vocazione burocratica. Può darsi che questi tempi calamitosi inducano qualcuno a cambiare mentalità, ho letto di &lt;span class='chapterhl'&gt;giovani&lt;/span&gt; usciti da buoni studi che fanno il pastore di pecore, e ci campano bene. Ma la massa dei &lt;span class='chapterhl'&gt;senza lavoro&lt;/span&gt; la pensa diversamente, e così si hanno migliaia di aspiranti per una nicchia pubblica, grigia ma comoda, e pochissimi aspiranti per un posto privato da conquistare con il merito e non con votazioni scolastiche gonfiate artificiosamente. Come si possa uscirne io non lo so. Spero che qualcun altro lo sappia.</description><author>Il Giornale (Mario Cervi)</author><pubDate>Wed, 09 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>STAGE &amp; JOB PLACEMENT</category><guid></guid></item><item><title>Harvard e &lt;span class='chapterhl'&gt;Mit&lt;/span&gt; insieme per l'ateneo online</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154527408</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
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									IL PROGETTO
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							Harvard e il &lt;span class='chapterhl'&gt;Mit&lt;/span&gt; uniscono le forze per lanciare l'istruzione online: la partnership, chiamata edX, offrirà i primi cinque corsi nei prossimi mesi e sarà finanziata con 30 milioni di dollari. Il progetto si basa su Mitx, la piattaforma sviluppata dal &lt;span class='chapterhl'&gt;Mit&lt;/span&gt; e che ha già raccolto 120 mila iscrizioni per il primo corso via Web iniziato a marzo. Presidente di edX sarà Anant Agarwal, direttore del Computer Science&amp; Artificial Intelligence Laboratory al &lt;span class='chapterhl'&gt;Mit&lt;/span&gt; (nella foto): i corsi - ha spiegato - riguarderanno soprattutto l'&lt;span class='chapterhl'&gt;ingegneria&lt;/span&gt; e altre materie scientifiche. Ma presto l'offerta si amplierà. «L'educazione online è qui per restare ha detto Lawrence Bacow, professore dell'Harvard School of Education - e potrà solo migliorare».</description><author>La Stampa</author><pubDate>Wed, 09 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>SCENARIO UNIVERSITA</category><guid></guid></item><item><title>Sprechi, 95 mila e-mail al governo</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154527413</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;FLAVIA AMABILE ROMA&lt;/u&gt;
							
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									CONTI PUBBLICI OPERAZIONE RISPARMIO
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									Giarda ai dirigenti pubblici: "Basta con gli uffici da 40 metri quadrati, ne bastano 15. Serve una purga"
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							Sono state più di 95mila le segnalazioni arrivate in una settimana al sito di palazzo Chigi sugli sprechi italiani: 1 messaggio ogni 2 secondi su ogni settore, dalla sanità agli enti locali, dalle auto blu al tetto agli stipendi. L'operazione è stata un successo, insomma. Quarantamila messaggi arrivati solo il primo giorno, otto persone assegnate dal primo istante al loro esame. Nel fine settimana altre 24 mila e intanto i funzionari di palazzo Chigi che se ne occupavano erano diventati dieci. Il lavoro di scrematura è lungo, il materiale va esaminato con attenzione. Nel frattempo si susseguono riunioni per mettere a punto il piano che dovrà portare quest'anno risparmi per 4,2 miliardi di euro, un'operazione sulla quale arriva anche l'invito del commissario europeo Olli Rehn che invita a «proseguire lo sforzo di risanamento del bilancio attraverso la spesa». E il decreto legge, nel quale si disciplina la materia, a partire dalla nomina di un commissario, che è Enrico Bondi, è arrivato in Senato dove comincerà l'iter per la conversione in legge. Il risanamento passa anche attraverso gesti concreti come quello chiesto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda: si è rivolto ai dirigenti della &lt;span class='chapterhl'&gt;pubblica amministrazione&lt;/span&gt; per invitarli a rinunciare ai mega-uffici: «Invece di stare in splendidi uffici da 40 metri quadrati ci si deve rassegnare a stare in un ufficietto da 15 mq, e ne avanza». Insomma, ha sintetizzato, serve «una purga». L'obiettivo è porre fine alle «dissennatezze del passato per non far soffrire troppo i nostri figli e i nostri nipoti» ma anche «evitare di aumentare le tasse ancora una volta». La partecipazione degli italiani al progetto di revisione della spesa pubblica è stata particolarmente elevata e dalle numerose mail giunte vi è un sollecito al governo ad intervenire in modo tempestivo per cancellare le inefficienze. A scrivere sono in prevalenza cittadini, e tra questi molti giovani, ma anche dipendenti delle &lt;span class='chapterhl'&gt;pubbliche amministrazioni&lt;/span&gt; e liberi professionisti, ricercatori, professori universitari, oltre a imprenditori, associazioni di categoria, enti no-profit, think-tanks. Il dato, seppure parziale, rivela molti aspetti interessanti. Le mail dei cittadini si dividono in due grandi categorie: quelle specifiche, che segnalano sprechi circoscritti a singole ammin i s t ra z i o n i o e n t i p u b b l i c i , spesso enti locali, e quelle che invece intervengono su grandi temi di interesse pubblico sollecitando l'intervento diretto della task force di Enrico Bondi. Tra tutti, il tema che ricorre più frequentemente nei messaggi ricevuti riguarda i «costi della politica». I cittadini segnalano soprattutto gli stipendi dei dirigenti pubblici, le auto blu, le «pensioni d'oro», e più in generale i privilegi legati allo status professionale. Per il ministro della &lt;span class='chapterhl'&gt;Pubblica amministrazione&lt;/span&gt;, Filippo Patroni Griffi, i tagli debbono essere «selettivi e non indiscriminati» ed è fondamentale «l'eliminazione quotidiana degli sprechi perchè può avere un effetto immediato». Anche il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi è intervenuto sottolineando che «riguarda tutti i ministeri» .&lt;p&gt;&lt;b&gt;Una rassegna dei suggerimenti inviati dagli italiani a Palazzo Chigi&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; Da Belluno Le luci di notte/1 «In relazione ai lavori sugli sprechi energetici volevo segnalare che a Belluno, come in gran parte d'Italia, l'illuminazione, sia pubblica che privata, sia in città che sulle strade non è a norma. Questo comporta un grosso spreco elettrico... ricordo che a Houston (Texas), città di circa 2 milioni di abitanti, dal centro città è visibile la Via Lattea grazie ad un'illuminazione fatta decentemente» Da Bari «Si continua nonostante la crisi a tenere accese inutilmente durante tutta la notte in tutta Italia una serie di potenti luci su circonvallazioni, rotonde e strade poco frequentate fuori città e spesso su lunghe strade provinciali anche in ore inutili quando il traffico è scarsissimo e le luci non servono più a niente. A chi giova?» Da Pavia Via i privilegi ai politici «Fate tutto quello che ritenete opportuno, senza lasciarvi per nessun motivo condizionare da parte di interessi di categoria o di fede politica, però non dimenticate di inserire qualche provvedimento che, anche se non determinante dal punto di vista numerico, sia di impatto sull'opinione pubblica e dia l'immediata sensazione che non guardate in faccia a nessuno. Mi riferisco, tanto per fare un esempio concreto, all'immediata abolizione di tutti i privilegi vistosi dei parlamentari, consiglieri regionali e provinciali, sindaci, alti e meno alti funzionai di Stato». Da L'Aquila Commissioni edilizie addio «Le commissioni edilizie comunali sono state abolite? Dalla semplice lettura del giornale a me risulta che sono ancora in attività e che i membri nominati prendono un gettone di presenza uguale a quello dei consiglieri comunali». Da Cagliari Un numero unico per il soccorso «Ridurre le spese? 1) realizzare, per ogni capoluogo di provincia, un'unica Centrale Operativa che coordini 112/113/115/117/118/ Vigili Urbani...tutto quello che è pronto intervento. Basta volerlo realizzare nel giro di una settimana ed eliminare cosi centinaia/migliaia di centralini che creano solo confusione al cittadino e sopese; 2) raggruppare in un unico reparto, per i capoluoghi di provincia e altre cittadine di media grandezza, i servizi di squadra mobile ps e radiomobile cc, ovvero 112/113». Da Siracusa Gli stipendi degli assessori «Propongo di eliminare il gettone di presenza in tutti i consigli pubblici, che comporta una spesa di circa 80 miloni di euro l'anno; equiparare gli stipendi degli assessori tra tutti i comuni: non c'è ragione che giustifichi il perché un assessore nel comune di Bari o Milano debba prendere di più di un assessore di un piccolo Comune». Da Arezzo Il doppio insegnante serve davvero? «Ho notato che in molti istituti tecnici (agrari, alberghieri, itis, eccetera) per alcuni insegnamenti ci sono addirittura due insegnanti - uno che si occupa delle materie teoriche, uno che si occupa di quelle pratiche - i quali si avvalgono di un tecnico di laboratorio. Mi sembra assurdo».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Le più odiate&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Moltissime le segnalazioni che chiedono un taglio drastico delle auto blu in servizio&lt;/p&gt;</description><author>La Stampa (FLAVIA AMABILE ROMA)</author><pubDate>Wed, 09 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>PUBBLICA AMMINISTRAZIONE</category><guid></guid></item><item><title>"Perché ai giovani &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; fa bene la riforma Profumo"</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154527420</link><description>&lt;u&gt;La Stampa&lt;/u&gt;
							
								 - &lt;u&gt;GIACOMO RIZZOLATTI UNIVERSITÀ DI PARMA&lt;/u&gt;
							
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									PRICERCA
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									Lo scopritore dei neuroni specchio: polemiche sbagliate, non si discrimina sull'età
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							In questi giorni è comparsa una serie d'interviste ed articoli, scritti dal senatore Ignazio Marino contro il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo. La protesta ha origine nella presunta abolizione del sistema «peer review» per giudicare i progetti «Firb» per giovani &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt;. Ma ha il ministro veramente abolito la «peer review»? No, falso. Nel bando «&lt;span class='chapterhl'&gt;Futuro&lt;/span&gt; in &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;», articolo 7, comma 5, è scritto: «Ogni università o ente di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; deve avvalersi dell'opera di revisori anonimi, anche stranieri..., secondo il criterio della "peer review"». E allora? Da dove nasce la protesta di Marino? La protesta nasce non dall'abolizione della «peer review», ma perché è stata abolita una curiosa «peer review», inventata da Marino stesso. A differenza di quanto avviene in tutto il mondo, i «"peers" à la Marino» non sono gli studiosi più competenti nel rispettivo campo di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;, ma coloro che hanno circa la stessa età dei concorrenti. I valutatori non devono avere più 40 anni. In altre parole il bando «Firb» imposto da Marino ai tempi del governo Prodi aboliva il merito nella selezione delle commissioni giudicatrici del «Firb» per sostituirlo con un demagogico criterio di età. Profumo ha eliminato la stortura. Non si può che ringraziarlo. La logica delle commissioni «peer review» del senatore Marino sembra partire dall'assunto che tutti i professori sopra i 40 anni siano corrotti e mafiosi e pertanto non degni di giudicare i progetti scientifici. Questo assunto offende me e tanti altri professori onesti e competenti, colpevoli solo di avere più di 40 anni, e va respinto con la stessa forza con la quale va respinto l'assunto che tutta la classe politica sia corrotta e mafiosa. Io non oserei mai chiamare Marino corrotto e mafioso. Vorrei sapere con che diritto lui può offendere me. Più che protestare, perché è stata cassata una normativa indegna ed offensiva, dovrebbe chiedere scusa per gli insulti codificati in una normativa ufficiale. Sarebbe un atto bello e dovuto. Nella fiacca risposta di Marino al professor Piergiorgio Strata su «La Stampa» il «pateracchio giovanilista» non appare evidente. Ad un lettore poco attento sembra che il ministro abolisca solo la «peer review» e non il pateracchio. Un po' di vergogna tardiva? Il senatore Marino dovrebbe indicare, poi, in quale parte di mondo, invece del merito nelle selezioni scientifiche, si considera l'età. Ovviamente non conosco tutti i sistemi «peer review», ma, per quanto ne so, nei Paesi più civili l'età non si mette neanche nei «curricula»: «Age discrimination» è considerato un atto incivile come la «gender discrimination». Possibile che il senatore non lo sappia? Qualche settimana fa ero a Seattle alla «Allen Foundation». Con me c'erano 11 neuroscienziati di fama. Lo scopo della riunione era un un incontro tra &lt;span class='chapterhl'&gt;ricercatori&lt;/span&gt; e «visionary thinkers» (tra cui Paul Allen), persone cioè che hanno mezzi da investire nella &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; e che desiderano un panorama dei campi più interessanti nelle neuroscienze. Ho chiesto se qualcuno conosceva il sistema «alla Marino». Sono rimasti perplessi. Mike Gazzaniga mi ha detto: «Né il National Institute of Health né la National Science Foundation» (i due maggiori distributori di fondi pubblici). E allora? Sarebbe, infine, interessante avere un elenco dei «referees» giovani che sono stati considerati competenti. Conosco uno dei giovani che si è esposto, difendendo Marino. E' una brava persona ed un bravo tecnico, ma che dal 2006 ha pubblicato soltanto sei lavori, tutti col suo supervisor, e nessuno nel 2011 e nel 2012. Considerato il suo modesto status accademico, dubito abbia mai tenuto un corso universitario completo. E' competente nel suo ristretto campo di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt;. E per il resto? Se sono tutti così i «reviewers», altro che «uccidere la speranza» (vedi la risposta di Marino a Strata). E' l'opposto: con la riforma Profumo i giovani avranno il modo di essere giudicati da commissioni fatte da competenti. Infine, non sarebbe più utile che un senatore influente come Marino pensasse a qualcosa di più serio? E' giusto, ad esempio, che il vincitore di un concorso universitario resti al suo posto per tutta la vita senza controlli sul merito scientifico? Non sarebbe il caso di pensare a riforme «piccole», ma incisive piuttosto che a gratuiti insulti? La speranza è l'ultima a morire.&lt;p&gt;&lt;b&gt;Giacomo Rizzolatti Neuroscienziato&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; RUOLO: E' PROFESSORE DI FISIOLOGIA UMANA ALL'UNIVERSITÀ DI PARMA ACCADEMICO DEI LINCEI, ACCADEMICO DI FRANCIA E MEMBRO DELL'AMERICAN ACADEMY OF ARTS AND SCIENCES E DELLA NATIONAL ACADEMY OF SCIENCES&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Peer review&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: La «valutazione tra pari» è la procedura di selezione e analisi di articoli e progetti di &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; effettuata da gruppi di specialisti&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Foto: Test sulle proprietà dei neuroni specchio&lt;/p&gt;</description><author>La Stampa (GIACOMO RIZZOLATTI UNIVERSITÀ DI PARMA)</author><pubDate>Wed, 09 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item><item><title>Patto &lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt;-industria</title><link>http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-154527721</link><description>&lt;u&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/u&gt;
							
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									Biennale di Venezia. Parla il curatore del Padiglione italiano alla mostra di Chipperfield - Via da settembre
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									Zevi: &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di lavoro e crescita del territorio sul modello Olivetti
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							Paola Pierotti &lt;br /&gt; ROMA&lt;br /&gt; «Un patto tra cultura e industria, tra &lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt; e lavoro». Così Luca Zevi, curatore del Padiglione Italia alla 13° Biennale di &lt;span class='chapterhl'&gt;Architettura&lt;/span&gt;, ha descritto come intende raccontare l'&lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt; italiana in occasione della kermesse internazionale che aprirà le porte il 29 agosto a Venezia. «Se gli ultimi trent'anni sono stati dominati dalla finanza, vogliamo immaginare che i prossimi trenta, oltre la crisi, possano essere impostati sul lavoro e sulla creatività. È questa la nostra scommessa».&lt;br /&gt; Luca Zevi, architetto e urbanista, impegnato nel recupero dei centri storici, conoscitore delle architetture della Memoria, sarà alla Biennale di Venezia portando con sé il patrimonio dell'Istituto Nazionale di Architetettura (Inarch) che da 53 anni lavora in stretta sinergia con l'industria delle costruzioni. «Non è un anno come gli altri - spiega Zevi - il Padiglione italiano deve porsi al centro di questa differenza e diventare l'occasione per riflettere sul rapporto tra crisi economica, &lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt; e territorio, deve essere uno spazio in cui immaginare un &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt; di crescita del nostro Paese. Cultura e economia devono scrivere un nuovo patto». &lt;br /&gt; Il Padiglione italiano del 2012 affidato alla regia dell'Inarch cercherà di creare una sinergia tra forze progettuali e imprenditori tenendo come riferimento la figura di Adriano Olivetti. «Per me Olivetti è il moderno - ha spiegato Zevi - perché ha progettato un insediamento industriale tenendo conto delle &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazioni&lt;/span&gt; della &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; ma interpretandole sempre in funzione delle esigenze dell'uomo e non solo della produzione».&lt;br /&gt; Dal modello di Ivrea all'&lt;span class='chapterhl'&gt;Architettura&lt;/span&gt; del Made in Italy. «Cercheremo di raccontare le storie di quegli imprenditori che si sono distinti per aver prodotto eccellenze, anche di piccole dimensioni, costruendo nuovi luoghi di lavoro, realizzando servizi qualificati, facendosi carico dello sviluppo urbanistico intorno alla propria fabbrica». Il Padiglione di Zevi farà un volo sul paesaggio italiano alla riscoperta di stabilimenti e sedi aziendali d'eccellenza, firmate da star ma anche da giovani studi italiani. Saranno in mostra non solo le architetture costruite ma anche progetti di paesaggio, orti urbani e spazi pubblici. «Protagonisti non saranno solo gli architetti. Non mancheranno ad esempio buone pratiche messe a punto da imprenditori che hanno restaurato dei borghi agricoli, che hanno strutturato aziende a chilometro zero, che hanno recuperato piccoli paesini convertendoli in alberghi diffusi. Vogliamo metterci in rete anche con lo slogan 'nutrire il pianeta' del prossimo Expo 2015 - ha precisato Zevi - andando a caccia di esperienze virtuose in controtendenza con la più diffusa cementificazione». &lt;br /&gt; Il racconto di Zevi si fonda su tre tappe: l'oggi, la narrazione del rapporto tra &lt;span class='chapterhl'&gt;architettura&lt;/span&gt; e crescita, &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt; e industria; la proiezione verso il &lt;span class='chapterhl'&gt;futuro&lt;/span&gt; e i temi di Expo 2015; la sfida: creare un prototipo di un nuovo modo di abitare che tenga insieme cultura dell'ambiente e green economy.&lt;br /&gt; Zevi, e il suo &lt;span class='chapterhl'&gt;progetto&lt;/span&gt;, sono stati scelti dal Ministero dei Beni Culturali tra una rosa di dieci proposte presentate da esponenti che operano a vario titolo nella &lt;span class='chapterhl'&gt;ricerca&lt;/span&gt; &lt;span class='chapterhl'&gt;architettonica&lt;/span&gt;. Il Ministero guidato da Lorenzo Ornaghi, con stretto riferimento al tema della Mostra "Common Ground" curata dall'architetto britannico David Chipperfield, aveva indicato quattro linee di riferimento per la proposta curatoriale: lacittà e le politiche urbane, la sostenibilità, il paesaggio in trasformazione, il patrimonio culturale. «La proposta di Zevi è stata scelta perché tiene insieme tutti questi temi- ha spiegato Maddalena Ragni, Commissario del Padiglione Italia -. Intende illustrare soluzioni innovative, presentare una via possibile per la crescita, si concentra sul tema del lavoro e mira a coniugare qualità e rispetto per il contesto in cui ci si pone, creando un ponte tra tradizione e &lt;span class='chapterhl'&gt;innovazione&lt;/span&gt;». &lt;br /&gt; © RIPRODUZIONE RISERVATA</description><author>Il Sole 24 Ore</author><pubDate>Wed, 09 May 2012 00:00:00 </pubDate><category>RICERCA</category><guid></guid></item></channel></rss>

