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Quei test improbabili e ambigui
Corriere della Sera - LUCIANO CANFORA E NUCCIO ORDINE

TIROCINIO PER GLI INSEGNANTI
M entre in queste ore il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca dovrebbe decidere le sorti dei test preliminari di ammissione al Tirocinio Formativo Attivo (Tfa), ci sembra importante fornire alcune riflessioni operative prima che scelte affrettate o demagogiche finiscano per trasformare un apparente farmaco in un ferale veleno. Nelle ultime settimane, infatti, man mano che si svolgevano le prove delle varie classi di concorso, è cresciuto lo sgomento tra professori e candidati. Innanzitutto per gli evidenti errori, alcuni tempestivamente segnalati sul Corriere e riconosciuti come tali anche dal Ministero che è corso ai ripari concedendo come valide tutte (!) le risposte ai quesiti 5 (definizione sbagliata di variante) e 15 (titolo sbagliato di un'opera di Buzzati) per la classe 51. Purtroppo, a una lettura attenta di ogni singolo quesito - con particolare attenzione alle classi di concorso 36-37, 43 e 50-52 - il bilancio diventa ancora catastrofico. Agli errori, ai quesiti imprecisi e mal formulati, si aggiunge anche un numero impressionante di domande che vanno considerate come «inopportune». Proveremo ancora a offrire qualche significativo esempio. Un esilarante sbaglio riguarda la domanda «che cos'era il Komintern?» (classe 37): nessuna delle risposte segnalate è quella esatta, poiché non si tratta della Terza Internazionale Socialista (come proposto nella soluzione) ma semmai della Terza Internazionale oppure dell'Internazionale Comunista. Ancora più numerosi sono i casi di quiz imprecisi, ambigui o mal formulati. Il quesito «L'anno della Charte octroyée» (classe 50) ci sembra molto rappresentativo: 1814 è la risposta considerata esatta, mentre avrebbe potuto essere anche il 1815, visto che la famosa carta fu effettivamente promulgata una prima volta nel giugno 1814 ma dovette essere rimessa in vigore, dopo i cento giorni, nel luglio 1815, con la decadenza dell'Atto Costituzionale di Napoleone. In numero veramente eccessivo - e questo rappresenta il motivo per cui la struttura di fondo dei test va considerata completamente sbagliata - si registrano i quesiti che abbiamo definito «inopportuni».
In alcune classi, rappresentano oltre il 50/60% dei casi. Si tratta di domande improponibili, per varie ragioni: perché troppo specialistiche o perché evocano opere e autori assolutamente marginali nei canoni di insegnamento e del tutto assenti nei manuali e nelle antologie. Che senso ha chiedere a un candidato di riconoscere la prima quartina di un sonetto di Tasso («Due donne in un dì vidi illustri e rare»), la cui produzione poetica è sterminata, se neanche uno specialista di questo autore sarebbe stato in grado di farlo (classe 50)? o chiedere di identificare la prima quartina di un sonetto di Marino, «Cinto di fosche e tenebrose bende» (classe 51)? e come avrebbe potuto un candidato sapere che Dario Niccodemi è l'autore de «La nemica» (classe 50)? Altro ancora ci sarebbe da dire sull'eccessiva presenza di richiesta di date (con soluzioni alternative distanti talvolta di un anno) o sulle questioni in cui più di una risposta è plausibile. Non si salvano neanche i brani proposti per l'analisi. Al posto di offrire agli studenti passi di classici, sono stati selezionati testi di critica, confermando la barbarica tendenza a privilegiare la letteratura secondaria alle opere: non sarebbe stato più opportuno proporre direttamente una poesia di Pascoli o una pagina di Pirandello, evitando di far passare per indiscutibili verità le opinioni, pur autorevoli, di alcuni critici? A voler continuare, i casi discutibili sarebbero tantissimi. E a voler rileggere tutti i quiz somministrati nelle varie classi di concorso dell'area umanistica, il bilancio si farebbe ancora più pesante, soprattutto per l'idea che viene offerta delle discipline che i futuri docenti dovranno poi insegnare.
Ridurre la cultura a superficiale nozionismo e a sterile esercizio mnemonico (ben altra cosa è imparare by heart, a memoria e con il cuore, le poesie) - oltre a mortificare gli oscuri artéfici ministeriali, voraci lettori di bignamini e di voci Wikipedia - mortifica professori e studenti che si impegnano con serietà nelle scuole e nelle università. Siamo il Paese degli eccessi: o tutti dentro con prove annacquate (come è successo nelle vecchie Ssis) o tutti fuori con prove inaccettabili. Di fronte a esiti così catastrofici, c'è bisogno di un gesto di coraggio che superi senza equivoci la spirale arbitrio-demagogia che ha già largamente devastato scuola e università. Sarebbe opportuno e urgente convocare una commissione di specialisti non per rabberciare ciò che non è «rabberciabile», ma per trovare un nuovo metodo di selezione che rispetti i contenuti delle discipline e i reali meriti dei candidati.
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