BASTA UNA FIRMA, PURCHÉ SIA DIGITALEFinanza e Mercati (Gadi Aharoni*) Finanza e Mercati
- Gadi Aharoni*
SCENARIO
In un mondo popolato da milioni di smart card, finora la firma digitale è stata una promessa non mantenuta.
Un elemento utilissimo in teoria, vitale per la nuova azienda «digitale» e senza carta.
Nel 2007 le smart card di firma digitale erano il supporto tecnologico più diffuso per la garanzia dell'integrità e dell'autenticità dei documenti elettronici.
Di fatto, sono state rifiutate dal mercato.
Perché si sono dimostrate oggetti troppo costosi e troppo farraginosi nel loro utilizzo.
Oggi, invece, la situazione è ben diversa: esistono dispositivi in grado di offrire completa usabilità agli utenti, validità giuridica, e facilità di configurazione nell'ambiente It in poche ore.
Ora è sufficiente un semplice click del mouse sul pulsante «firma» per ottenere una sigla digitale convalidata e legale ovunque, in Italia e all'estero.
Vengono investite cifre enormi nell'automazione dei processi aziendali per eliminare le inefficienze operative e per essere conformi alle diverse normative.
Tuttavia, l'approvazione della modulistica è ancora vincolata a firme autografe, che richiedono la stampa su carta e l'archiviazione.
È come mettere i semafori in autostrada: diventano inevitabili i colli di bottiglia, i blocchi e il conseguente aumento dei costi.
Se la maggior parte dei documenti nasce in digitale, riscontro che ancora oggi il 56% delle aziende stampa oltre la metà (il 55% per l'esattezza) di essi solo per applicare una firma, una prassi che all'azienda costa ben 5,2 euro a documento.
La firma elettronica dimezza i tempi rispetto a quella su carta.
Bastano quattro passaggi: preparazione del documento, applicazione della firma digitale, spedizione per e-mail e archiviazione elettronica.
La de-materializzazione è l'unica strada per abbattere il costo di gestione dei documenti, uno dei più alti sostenuti da imprese e da grandi istituti come banche, assicurazioni e importanti gruppi industriali.
Allo stato attuale, infatti, rimpiazzare la convalida su carta, lenta e costosa, con un sistema completamente digitale, più rapido e conveniente, è una necessità strategica per ogni tipo di realtà, per il mondo finanziario e non solo, anche per il farmaceutico-ospedaliero, il commerciale, il legale e non ultimo l'ambito governativo.
Ma senza firma elettronica il processo si fermerebbe qui.
Fortunatamente negli ultimi cinque anni la firma digitale si è trasformata da costoso incubo in elemento essenziale della de-materializzazione.
Si può dire che oggi sia alla portata economica di tutti, dalla Pubblica amministrazione al mondo dell'impresa.
Ma vediamo quali sono i criteri di valutazione per l'adozione di una soluzione di firma digitale.
Per soddisfare le esigenze di organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore, ritengo che i pilastri fondamentali, di cui si dovrebbe tenere conto nella scelta di un dispositivo di firma elettronica qualificata, siano la capacità d'integrazione con i processi aziendali pre-esistenti, la facilità d'uso da parte degli utenti e l'eccellenza tecnologica.
Un'altra colonna portante è che la firma elettronica sia basata su un server sicuro.
Sto parlando, nello specifico, di firma digitale «remota centralizzata» o « server-side », che è un servizio online nel quale la chiave privata del firmatario è conservata insieme al certificato di firma.
Ma l'aspetto in assoluto più importante è l'integrità della firma digitale.
Perché un documento sottoscritto da un dispositivo automatico sia considerato autentico, l'azienda produttrice deve aver superato l'iter normativo di certificazione conforme agli standard europei richiesti dall'Ocsi, l'organismo di certificazione della sicurezza informatica dipendente dal ministero per lo Sviluppo economico.
La valenza del percorso di de-materializzazione è evidente in un ciclo che consente la digitalizzazione della firma.
Noto per esempio che nel mondo bancario riscuote successo la firma biometrica, anche nota come firma grafometrica, quel tipo di firma digitale apponibile tramite penna elettronica su tavoletta grafica o «pad di firma».
In questo contesto, il documento nasce direttamente in digitale, eliminando alla fonte la carta, e con un'accettazione elevata da parte dell'utenza.
Sono convinto che l'azienda paperless sarà sempre di più una delle sfide fondamentali della tecnologia in Italia, come nel resto del mondo.
E in prospettiva, mi aspetto che parta e si diffonda la firma elettronica qualificata sul cloud.
Sarà la risposta vincente per le istituzioni e il tessuto economico finanziario italiano che è chiamato a risparmiare a tagliare i costi.
*Chief executive di Arx, azienda israeliana nata nel 1987 e specializzata in soluzioni di sicurezza dei dati e firma digitale.
Tra i suoi clienti istituzionali l'Fbi e il Senato italiano
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