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"Missili" nanotech per vincere i tumori
Il Secolo XIX - F. ME.

NUOVE SCOPERTE
EFFICACIA MIRATA Consentono di colpire solo le cellule del cancro
L'ULTRAPICCOLO per vincere i tumori. È questa la speranza che viene dal Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (Asco): le nanotecnologie potrebbero aiutare a scoprire nuove cure. Basti pensare alle sperimentazioni di Mauro Ferrari, a capo di uno dei maggiori centri di ricerca statunitense, il Methodist Hospital Research Institute di Houston. Il progetto all'avanguardia al quale Ferrari ed il suo gruppo stanno lavorando riguarda la messa a punto di "nano-missili" di silicio che, carichi di farmaci, vengono "lanciati" nell'organismo e hanno la capacità di centrare solo il bersaglio scelto: le cellule del cancro. In questo modo, non vengono invece colpite le cellule sane e si ha la possibilità di agire in maniera più incisiva anche sulle metastasi. Questi missili invisibili possono portare grosse quantità di farmaco alle cellule metastatiche, evitandone la "dispersione" nei tessuti circostanti. Che le cure mirate caso per caso siano comunque una realtà è confermato anche dall'evoluzione dell'approccio al melanoma. Secondo una ricerca coordinata dal Policlinico S.Maria alle Scotte di Siena, associando un anticorpo monoclonale (ipilimumab) a un farmaco per chemioterapia si migliora la sopravvivenza a un anno per chi ha già metastasi legate a questo tipo di tumore. Su questo fronte, poi, all'Asco sono stati presentati dati che fanno ben sperare per un farmaco attivo solo in presenza di una particolare mutazione presente in circa la metà dei casi di tumore: si chiama vemurafenib e potrebbe essere disponibile in Italia nel prossimo futuro. Dagli esperti viene la raccomandazione di evitare l'esposizione "mordi e fuggi" con abbuffate di sole concentrate nell'arco dei due giorni del week-end. Sotto accusa sono i comportamenti dei genitori che, se si dimostrano attenti a proteggere i figli dall'esposizione ai raggi solari, lo sono molto meno verso loro stessi. Il dato emerge un'indagine condotta in Francia su 1.500 persone con e senza bambini: 1.067 di loro, cioè 748 con bambini e 319 senza, hanno riferito di esporsi al sole almeno 10 giorni all'anno. Nel gruppo di mamme e papà emerge una sostanziale incoerenza fra i comportamenti adottati nei propri confronti e in quelli verso i figli: se il 50 per cento dei genitori insiste perché il bimbo si protegga la testa con un cappello, appena il 23 per cento dà il buon esempio indossandolo.

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