Istituti accorpati, tutto da rifare D'Ottavio: "E ora che succede?"La Repubblica
-
FEDERICA CRAVERO
La polemica Cirio convoca i colleghi delle province dopo lo stop al progetto della Gelmini
L'assessore provinciale: "Non bisogna perdere il lavoro fatto in questi anni" Una delle norme delle legge stoppata prevedeva edifici con almeno seicento allievi
CHE succede adesso? Lo chiede senza giri di parole l'assessore all'Istruzione della Provincia di
Torino, Umberto D'Ottavio, dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato il progetto di accorpamento tra istituti previsto dall'ex ministro Gelmini. «In molti si chiedono se quanto deciso finora andrà in portoo meno- afferma D'Ottavio - e che fine farà quel processo di ripianificazione che avrebbe dovuto portare all'organizzazione delle scuole del primo ciclo (materne, elementari e medie) in istituti comprensivi».
Dopo lunghe e faticose discussioni ci si era appena preparati a tagliare alla prima tornata di accorpamenti, prevista per il prossimo anno scolastico: ora la Consulta ha sparigliato nuovamente le carte, stabilendo che i criteri per l'organizzazione degli istituti sono di competenza regionale e non governativa. L'assessore regionale, Alberto Cirio, prende la palla al balzo: «Io e la collega Pentenero prima di me abbiamo sempre rivendicato un'autonomia in questa materia e adesso l'abbiamo ottenuta. Il problema, semmai, è il modo in cui tutto avviene: cambiano continuamente le carte in tavola e ogni volta che prendiamo delle decisioni, poi scopriamo di aver lavorato per niente». La prossima settimana sarà indetta una riunione d'urgenza tra la
Regione e gli assessori all'Istruzione di tutte le province piemontesi.
L'esortazione di Umberto D'Ottavio è proprio per non perdere il lavoro fatto nell'ultimo anno: «Però il Consiglio Regionale non può tout fare propri i contenuti della legge bocciati.
Credo che sia più opportuno un nuovo provvedimento che in tempi rapidi dia criteri adatti alla specificità del territorio piemontese». Nessuno, per la verità, ha mai voluto ostacolare una razionalizzazione della rete «ma tutto va fatto con criterio, evitando di cancellare storie didattiche e pedagogiche - è la proposta di D'Ottavio - L'esperienza ci ha dimostrato che gli istituti comprensivi sono un modello organizzativo che può offrire la continuità didattica fra scuola elementare e media. Dobbiamo tuttavia evitare forzature o ingegnerie complicate».
In effetti i provvedimenti di riorganizzazione della rete scolastica contenuti nella manovra finanziaria del luglio 2011 prevedevano che ogni plesso scolastico non avesse meno di 600 studenti, costringendo gli istituti più piccoli a unirsi per avere un unico preside e un'unica segreteria. Ma la
Regione Piemonte, pur non facendo ricorso come altri enti, in qualche modo si era già svincolata dalla rigida norma. «Per salvaguardare la scuola piemontese avevamo già previsto per esempio che il dimensionamento venisse spalmato in tre anni - spiega Cirio - Ma qualunque decisione deve comunque essere compatibile con la disponibilità di dirigenti scolastici, che fa sempre capo allo Stato».
Foto: ASSESSORI In alto: Umberto D'Ottavio.
Sopra :Alberto Cirio, collega regionale
Download PDF