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Shanghai, museo nell'ex centrale

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Università di Pavia consulente per la riqualificazione dell'area dell'Esposizione universale
Polo d'arte contemporanea nel vecchio padiglione Expo 2010
Il manifesto della sostenibilità cinese cambia di nuovo volto calcando le orme della Tate modern gallery di Londra.
La centrale elettrica costruita nel 1985 nel centro di Shanghai e trasformata in padiglione espositivo in occasione dell'Expo 2010, uno dei pochissimi edifici cinesi che vantano tre stelle di ecosostenibilità, diventa museo di arte moderna e contemporanea con l'ambizione di divenire uno dei cinque più importanti musei di tutta la Cina.
Il progetto è dell'architetto Zhang Ming, professore alla Tonjii University (la più prestigiosa università di Shanghai), e al momento è solo su carta, i lavori di ristrutturazione partiranno infatti tra alcuni mesi.
Il nuovo China contemporary art museum prenderà vita all'interno del The Pavilion of urban future (il padiglione del futuro urbano), l'edificio espositivo sul fiume Huangpu e che, durante l'Expo, ospitava mostre e progetti sulle best practice per rendere una città sostenibile.
Il riallestimento interesserà tutto il padiglione, un bestione di 50 metri di altezza, 128 di lunghezza e 70 di larghezza, dotato di un grande atrio, un auditorium, un energy center (parliamo infatti di una centrale elettrica a carbone riqualificata) e una vip room distribuiti su quattro livelli.
«Le linee guida del progetto prevedono di sfruttare l'ampio atrio centrale per gli allestimenti di opere di grandi dimensioni e verranno mantenute le doppie altezza dell'edificio per avere una continuità visiva tra i due livelli», ha spiegato Ioanni Delsante, ricercatore al Dipartimento di ingegneria civile e architettura dell'Università di Pavia, che insieme a un team di ricercatori e professori, grazie alla partnership con la Tonjii University, ha partecipato al progetto di riqualificazione del sito Expo.
Niente grandi ristrutturazioni ma parziali adattamenti.
La funzione museale è resa possibile dal grande lavoro di riqualificazione che ha interessato la centrale elettrica nel 2009 e che ha permesso all'edificio più inquinante dell'intera Shanghai di diventare, non solo ecosostenibile, ma anche un polo di aggregazione culturale.
«Il tutto mantenendo i simboli industriali primo fra tutti la ciminiera di 165 metri di altezza: la nuova facciata è stata infatti costruita mantenendo gli elementi architettonici precedenti», ha aggiunto Delsante.
«Grandi collettori di luce e azzeccati giochi di specchi permettono di riflettere la luce naturale all'interno, migliorando la luminosità e risparmiando corrente elettrica».
Mentre il tetto è stato trasformato in una grande pergola fotovoltaica con decine e decine di pannelli solari.
«Il progetto si inserisce in un piano più ampio di riqualificazione che coinvolge l'intera area dell'Expo 2010 di 8 km2, e procede a ritmi sorprendenti», ha ricordato Angelo Bugatti, ordinario in composizione architettonica e urbana dell'UniPavia.
«Anche il padiglione cinese, che al momento ospita una mostra di Picasso, verrà trasformato in museo d'arte, il senso dell'operazione è creare un sistema di aggregazione culturale e sociale sulle due sponde del fiume».
La riqualificazione del waterfront è proseguita verso il Bund (il centro storico).
«Si tratta di recuperare il rapporto col fiume creando mix funzionali sostituendo agli edifici industriali in disuso attività commerciali, hotel, ristoranti, ma anche spazi sportivi e parchi.
Dare un nuovo volto a questa zona della città trasformandola in un'area di svago e commercio», ha spiegato Tiziano Cattaneo, ricercatore dell'Università di Pavia, che ha elaborato il progetto insieme agli architetti cinesi Huang Linlin e Chen Yi e a un team di professionisti delle due università.


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