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Quel «patto» che blocca i pagamenti

Il Giornale del Piemonte (MARCO TRAVERSO)

Il Giornale del Piemonte - MARCO TRAVERSO

IMPRENDITORI SUL PIEDE DI GUERRA
Il vice presidente dell'Upi, Saitta, alla manifestazione dell'Ance contro i ritardi nella liquidazione delle fatture «Noi avremmo i soldi per onorare i debiti, ma la norma ce lo impedisce.
Queste regole vanno riviste in fetta» I COSTRUTTORI EDILI «Adesso basta.
O il pubblico paga, o daremo mandato per emettere i decreti ingiuntivi»

Le imprese che lavorano per gli Enti pubblici hanno deciso di rompere gli indugi.
E di passare alla vie di fatto.
Il pubblico non paga i lavori realizzati? E allora basta piangere.
La parola d'ordine è agire.
Con un decreto inguntivo.
Una forzatura, forse, la cui finalità è compresa dal vice presidente dell'Unione province italiane, nonché presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta: «Condividiamo la scelta dell'Ance di inviare i decreti ingiuntivi agli enti locali per ottenere i pagamenti dalla pubblica aministrazione, perchè la situazione è drammatica».
Saitta ieri era a Roma, ed è intervenuto al Dday organizzato dall'Ance, l'associazione nazionale costruttori edili.
Saitta però è categorico e richiama uno dei suoi storici cavalli di battaglia, ovvero il patto di stabilità.
Che «sta stretto» a parecchi enti locali: «Deve essere chiaro che quando i giudici imporranno i pagamenti, salteranno i patti di stabilità di gran parte di Province e Comuni - ha aggiunto -.
Non è più tempo di attendere, bisogna intervenire subito per risolvere l'emergenza delle imprese che falliscono e di cui noi, province ed enti locali, non vogliamo essere complici».
Saitta conferma che la Provincia potrebbe pagare parecchie imprese creditrici, ma il Patto al momento blocca tutto: «Abbiamo progetti pronti e risorse ferme, 3 miliardi per il 2012: le imprese in questo momento stanno facendo da cassa per lo Stato e questo non è accettabile.
Non si illuda il governo - ha poi sottolineato Saitta - che la ripresa possa partire aprendo alle grande opere.
Il problema, la sofferenza vera, è nelle piccole imprese, quelle su cui le Province potrebbero intervenire immediatamente, con tanti piccoli e medi investimenti su strade, scuole, contrasto al dissesto paesaggistico.
Abbiamo progetti fermi nei cassetti e soldi fermi in cassa, negli ultimi quattro anni siamo stati costretti a ridurre i nostri investimenti del 50 per cento.
È il momento di agire e trovare una soluzione a livello nazionale ed europeo al blocco del patto di stabilità».
Intanto i costruttori si tolgono la grisaglia e mettono l'elmetto.
E hanno organizzato il «D day», protesta per i mancati pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione: 100 miliardi, di cui quasi 30 nel settore edile.
La manifestazione organizzata dall`Ance e da Federcostruzioni culmina nella presentazione di una denuncia, con la richiesta di un decreto ingiuntivo di pagamento.
«Arriva il giorno D fare i conti», dice il manifesto.
I ritardi della pubblica amministrazione sono arrivati ormai ad una media di 180 giorni, con punte massime di 2 anni.
Gli imprenditori sono stremati dalla crisi anche per l'estrema difficoltà di accesso al credito.
Si moltiplicano suicidi, licenziamenti e fallimenti, in un mercato dell'edilizia che si contrae sempre più mentre le tasse aumentano e i fatturati crollano.
Le misure del governo Monti, a partire dall'Imu sulla casa, per i costruttori non fanno che deprimere ancor più il settore.
L'Ance chiede una svolta, che può partire proprio dal saldare i debiti dello Stato con le imprese.
Altrimenti, si passerà alle vie legali.
Nello spazio di fronte alla sede dell'associazione ieri c'era il presidente dei costruttori ital iani Paolo Buzzetti, che già a dicembre 2010 ha cambiato la faccia compassata dell`Ance guidando un`inedita protesta in caschetto giallo di fronte a Montecitorio.
Al «D-day delle costruzioni», ha spiegato la grande operazione di recupero crediti, che riguarda oltre 80 comparti industriali legati al settore delle costruzioni.
Poi sono intervenuti rappresentanti di Anci, Upi e Consiglio nazionale degli architetti, che aderiscono all`iniziativa.
«Il tempo è scaduto - spiega Buzzetti non è più tollerabile uno Stato che si comporta in maniera ingiusta nei confronti di imprese e cittadini.
La protesta servirà a dare un avvertimento finale allo Stato che deve pagare i suoi debiti.
Altrimenti partiremo con i decreti ingiuntivi».
Per il presidente dell'Ance «c'è un condizionamento del governo da parte dell'Europa che ha effetti depressivi: la politica di eccessivo rigore, con l'Imu e il Patto di stabilità, ha aggravato la crisi».

Foto: RITARDI I costruttori edili lamentano lungaggini nei pagamenti della Pubblica amministrazione



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