Dove sei:
Alla ricerca servono soldi Ma un po' di cervello non guasterebbe affatto

Il Giornale (Paolo Granzotto)

Il Giornale - Paolo Granzotto

la parola ai lettori »L'angolo di Granzotto
Stimato Granzotto.
Sembra che soltanto raddoppiando i finanziamenti alla Ricerca esplodano i cervelli dei nostri ricercatori facendo risalire rapidamente Università e Ricerca dagli attuali ultimi posti.
Nel lontano 1989 due centri di ricerca lanciati a testa bassa nella fusione fredda al grido «a me il deuterio» brevettavano l'uno il processo con trucioli di titanio, l'altro con titanio triturato, invocando l'aiuto dello Stato per divenire leader della mirabolante scoperta di Pons e Fleischmann.
Della quale nessuno sa più nulla perché non ha avuto seguito scientifico.
Roberto Lauro Bogliasco (Genova) Caro Granzotto, apprendo da una ricerca dell'Università di Pisa che lo sbadiglio è maggiormente contagioso tra persone che hanno rapporti affettivi.
Sono grato ai ricercatori dell'Università di Pisa i quali, dopo una ricerca che sicuramente è stata molto approfondita e costosa, sono riusciti a venire a capo di problema esistenziale che mi affliggeva.
Giordano Bruno Padova Il piagnisteo sui sempre troppo pochi soldi destinati alla ricerca e quindi alle tasche dei ricercatori (piagnisteo che andò fortissimo col governo Berlusconi, ovvio) è una grossolana manifestazione dell'ipocrisia e trombonaggine della cabila «sinceramente democratica».
Secondo la quale per la ricerca - sempre e comunque utile e benefica - non servono cervelli, ma solo soldi.
Più ce ne sono più se ne scoprono di belle.
Non che non capiti, sempre che ai soldi si accompagnano i cervelli.
È con la ricerca (e lo studio, il lavoro, l'impegno) che Albert Sabin fece dono - nel senso letterale: non brevettò la scoperta, così che fosse di tutti - all'umanità del vaccino contro il flagello della poliomielite.
Ma per un Sabin quanti ricercatori zuzzurelloni ci sono? Quanta ricerca fine a se stessa, cioè mirata solo alla riscossione degli incentivi in moneta sonante? Tanta.
Del primato della ricerca futile potremmo riempire le pagine del Giornale .
Qualche saggio: ricercatori dell'Università di Tolosa si piccarono di provare che le pulci dei cani hanno balzi più lunghi di quelle dei gatti.
Dopo lunga ricerca i matematici Sreekumar e Nirmalan elaborarono un modello per la stima della superficie totale dell'elefante indiano.
Lo psicologo Teigen dell'università di Oslo condusse una ricerca per scoprire la causa dei sospiri.
Meglio ancora le fisiologhe Anna Wilkinson, Natalie Sebanz e Isabella Mandl con i loro studi sulla mancanza di prove di sbadigli contagiosi tra le tartarughe della specie Geochelone carbonaria.
L'Italia non fa eccezione.
Una per tutte: attingendo al finanziamento pubblico un gruppo di ricercatori dell'Università di Trento prese a «statisticizzare» le abitudini private delle coppie.
In particolare il come e il quando lui e lei emettono gas intestinali.
I risultati: l'89 per cento degli uomini emette rumorosamente in presenza della propria partner (il 12 per cento entro il primo mese di rapporto, il 63 per cento entro il primo anno).
Solo il 12,7 per cento delle donne fa altrettanto.
Che balzo, eh cari Lauro e Bruno, che progresso per l'umanità venire a sapere tutto ciò con relative percentuali.


Download PDF

© Politecnico di Torino - Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino, ITALY
P.IVA/C.F.:00518460019