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Twitter, la rivoluzione dei brevetti "Li assegniamo a chi li ha creati"

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La sede di TwitterL'IDEA Twitter, la rivoluzione dei brevetti "Li assegniamo a chi li ha creati" La proposta/provocazione del social network per uscire dalle continue guerre legali per violazione della proprietà intellettuale.
Che costano miliardi alle aziende e frenano lo sviluppo.
Coro di approvazione da parte degli esperti: "Potrebbe essere il giuramento di Ippocrate dell'azienda tech" di PAOLO PONTONIERE La sede di Twitter SAN FRANCISCO (California) - Di rivoluzione in rivoluzione.
Twitter rimane al centro dei movimenti che stanno ridisegnando la mappa del potere planetario.
Ma se prima favoriva prevalentemente la propagazione di insurrezioni popolari come la "Twitter Revolution" iraniana del 2009 e la Primavera Araba, adesso potrebbe dar inzio ad un nuovo tipo di rivoluzione, di carattere intellettuale.
E per intellettuale qui non si intende il dibattito di idee ma bensì della loro proprietà.
Quella stabilita, quando si ha a che fare con invenzioni e ricerca scientifica, da patenti e brevetti, che sanciscono non solo a chi appartenga la primogenitura di un'idea ma anche chi ha il diritto di trarne profitto.
Con una mossa a sorpresa, a metà aprile Twitter ha annunciato che avrebbe cambiato il modo in cui avrebbe registrato i suoi brevetti.
Non più dominio esclusivo degli avvocati, il social network ha stabilito che li avrebbe assegnati ai suoi creatori.
Da ora in poi saranno gli ingegneri e i tecnici, dai cui laboratori escono le innovazioni che rendono competitiva l'industria statunitense, e non più gli uffici legali delle multinazionali, a stabilire come saranno usati i brevetti e chi dovrà pagare per utilizzarli.
Dire che si tratta di un terremoto è dir poco.
I brevetti per le aziende hi-tech e le industrie manifatturiere sono tutto.
Pur di far prevalere i propri diritti, le aziende sono disposte a darsi battaglia in cause civili di proporzioni epiche.
La più famosa vide per esempio coinvolta nel 1988 Microsoft, Apple e Xerox Parc sul contenzioso di chi avesse inventato l'interfaccia grafica utilizzata oggi da tutti i computer.
Durata sei anni, si concluse con un nulla di fatto.
Malgrado il fatto, come fa notare Forbes, che non possieda nessun brevetto, con la sua provocazione Twitter rischia di causare qualche collasso cardio-circolatorio nelle board room statunitensi.
Soprattutto perché potrebbe mandare all'aria processi eccellenti e miliardari, come quelli che per esempio oppongono Oracle a Google e Yahoo a Facebook.
Nel primo caso Oracle sostiene che per disegnare Android, il sistema operativo usato dalla grande maggioranza degli smartphone planetari, Google ha scopiazzato pezzi del sistema operativo Java (di proprietà della Sun Microsystem, acquistata da Oracle nel 2010) causandogli miliardi di dollari di danni.
Nel secondo caso invece la compagnia di Filo e Young dice che Facebook gli ha soffiato ben 12 brevetti, brevetti che hanno fatto di Facebook il gigante dei social network e un titano della pubblicità online.
La lista di azioni anti-infringement, contro la violazione dei brevetti - che include la causa di Adobe contro Apple, di Apple contro Samsung, di TiVo contro Motorola e Time Warner e di Microsoft contro TiVO, per citare solo alcune delle più eclatanti - si allunga a vista d'occhio.
Il New York Times riporta che dal 2010, anno dell'esplosione degli smartphone, i tribunali federali statunitensi sono stati travolti da un numero crescente di cause per violazioni di brevetti.
Gran parte di queste azioni sono dovute ad iniziative lanciate dai cosiddetti patent troll, una formula che potrebbe essere tradotta vagamente come 'orchi del brevetto'.
Si tratta di aziende come la Intellectual Ventures, fondata da Nathan Myhrvold, un ex matematico di Microsoft, che hanno fatto dell'imposizione dei diritti sanciti da alcuni brevetti un'attività ad alto tasso di remunerazione.
Per far ciò i patent troll battono incessantemente gli uffici dei brevetti delle maggiori nazioni occidentali alla ricerca di brevetti appartenenti ad inventori o che non sono in grado di (o non vogliono) imporne il rispetto, oppure di convincere coloro che ne fanno uso a pagare i diritti di concessione, o che appartengono ad aziende sull'orlo del fallimento.
Una volta rilevata la proprieta del brevetto il troll poi fa causa a tutte le aziende che usano il brevetto senza permesso intimandogli di pagare la concessione.
Un'attività questa che, seppur riprovevole, ha trasformato molti inventori di Silicon Valley in milionari, e costretto molte aziende ad accordarsi con i troll pur di evitare la bancarotta.
Un valido esempio degli effetti che le azioni dei troll possono avere sull'industria è quello della vicenda che nel 2011 ha visto protagonisti Apple e Digitude Innovations.
La Digitude - azienda che esiste appena dal 2010 - ha costretto la Apple a cedergli la proprietà di due brevetti che sta adesso usando contro Amazon, HTC, LG, Nokia, RIM, Samsung, e Sony.
Per proteggersi da possibili attacchi dei troll, l'anno scorso Google si è precipitata a comprare Motorola Mobility dalla Motorola per 12,5 miliardi di dollari.
L'acquisto, ritenuto una mossa difensiva, puntava infatti ad assorbire il portafoglio di brevetti per la telefonia mobile di Motorola prima che potessero essere acquisiti dai suoi competitori o da troll.
La stesso tentativo di acquistare Sun Microsystems prima che cadesse nelle mani di Oracle era diretto ad impedire che qualcuno potesse cercare di bloccare Android.
Non aiuta poi il fatto che alcuni tribunali, come quello del distretto Federale di East Texas e alcune corti tedesche, siano diventati un paradiso per le denunce dei troll.
Molti osservatori ritengono che siano stati proprio i patent troll, ai quali nel 2009 è stata costretta a scucire quasi un miliardo di dollari, che abbiamo causato il declino di Rim - l'azienda del Blackberry - e non la competizione dell'iPhone.
"Com'è formulato adesso il sistema dei brevetti impedisce l'innovazione e danneggia i consumatori", ha affermato di recente Ray Fisman, influente editorialista di Slate, uno dei maggiori siti online di business e tecnolgia degli Usa.
E per darne un esempio, Slate cita il rallentamento dello sviluppo dei sistemi per la trasmissione digitale delle cartelle cliniche dei pazienti ospedalieri.
Che da quando Acacia Reasearch Corp., un troll, ha fatto causa a General Electrics, Siemens e Philips si è praticamente bloccato.
Ciò malgrado il fatto che le ricerche dimostrino che una migliore trasmissione digitale delle informazioni mediche salva molte vite.
La proposta di Twitter metterebbe fine a questo tipo di follie.
"Gestiti direttamente dagli scienziati che li hanno creati, i brevetti finiranno coll'essere usati in maniera difensiva, per impedire cioè ad altre entità di espellere un'azienda dal settore nel quale opera", ha spiegato con approvazione TechCrunch.
"E' un'ondata di freschezza, un approcio innovativo che potrebbe mettere fine all'incredibile e costosissima confusione creata dall'uffcio brevetti statunitense".
Gli esperti di tecnologia l'hanno immediatamente soprannominato - con approvazione - "The Twitter Hack", Il colpo di mano di Twitter.
Un nuovo tipo di rivoluzione che secondo The Atlantic Monthly Magazine, un periodico che normalmente si occupa del moto delle alte sfere della politica statunitense, sgonfierebbe le vele dei troll e riporterebbe un minimo di sanità mentale in un mercato di rilevanza strategica per lo sviluppo economico e morale del paese e che, nelle parole di Elinor Bliss, blogger di Cnet, potrebbe diventare il corrispettivo del giuramento di Ippocrate per l'industria hi-tech.


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