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Ora anche l'Europa comincia a ragionare sui droni per uso civile
Il Foglio

Roma. Il primo aereo a volare sulla centrale atomica giapponese di Fukushima all'indomani dello tsunami è stato un Global Hawk. Un drone, come sono comunemente definiti gli aerei senza pilota, per la legislazione italiana più correttamente Apr (aerei a pilotaggio remoto) in quanto non sono autonomi ma guidati da un regolare equipaggio a terra. Il Global Hawk costa meno di un decimo di un aereo a pilotaggio umano con le medesime caratteristiche e senza rischi. Questa notizia, però, è rimasta limitata al ristretto ambito degli esperti, pare anche per ingiustificati timori su una possibile contaminazione del velivolo. Dei droni, infatti, si parla quasi esclusivamente per le loro azioni sui teatri bellici. Ma la situazione potrebbe essere destinata a mutare. "Per quanto riguarda i droni, siamo di fronte a un fenomeno molto simile a quello di internet. Nel momento in cui si trasformerà da applicazione militare a civile il fenomeno esploderà", ha sostenuto di recente Ludovico Vecchione al Centro alti studi della difesa in un convegno sugli aspetti etici dell'impiego degli Apr. Vecchione, ingegnere, è il responsabile dei progetti aeronautici del Cira, il centro di ricerche aerospaziali con sede a Capua che partecipa alle più importanti iniziative europee dedicate ai droni, come la road map della Commissione per rendere più affidabili gli aerei senza pilota e sfruttarne le potenzialità civili e commerciali già dal 2020. Da tempo, peraltro, la tecnologia del volo senza pilota è stata definita quella duale (investimenti per attività militari, ricadute per usi civili) per eccellenza. Tutti i centri di ricerca specializzati nell'aeronautica, da Teal a Frost & Sullivan, testimoniano che la spesa per droni dovrebbe salire al minimo dagli attuali 6,6 a 11,4 miliardi di dollari all'anno entro il 2020, in controtendenza rispetto alle spese per la difesa. E la rivista americana Foreign Policy ad aprile ha rilevato che la crescita dell'uso commerciale dei droni è diventata molto più rapida di quella per usi militari. Ma per quali usi sono già stati sperimentati i droni? E a quali altri scopi si punta? Le attività in fase di ricerca avanzata e talvolta già sperimentate sono l'analisi del traffico; il controllo dell'ordine pubblico in occasione di manifestazioni di massa anche sportive; il rilevamento agricolo; i servizi metereologici; il monitoraggio di linee elettriche, condotte idriche, tubature di gas e petrolio; il controllo del territorio, anche di fronte a calamità naturali; la gestione delle emergenze legate agli incendi; il riversamento in mare di idrocarburi, per esempio da natanti; la gestione della pesca commerciale, anche di fronte alle limitazioni imposte dagli organismi nazionali e sovranazionali; le ispezioni strutturali di opere pubbliche e di edifici. Gli archeologi russi stanno perfezionando piccoli droni con camere a infrarossi per le loro attività di ricerca. E sono ormai perfezionati droni che possono entrare nei tifoni per calcolarne traiettoria e potenza. Addirittura si starebbe sperimentando l'utilizzo di sensori iperspettrali sui droni per rilevare la variazione di densità del terreno per scoprire falde acquifere o giacimenti naturali ma anche prevedere frane e addirittura terremoti. "L'ostacolo maggiore sulla strada dello sviluppo dei droni per usi civili e commerciali sono però i vincoli normativi", ha sottolineato Vecchione. Un passo in avanti potrebbe rappresentarlo l'"open sky" comune europeo: Bruxelles sta cercando di inserirvi anche la regolamentazione del volo a pilotaggio remoto. Negli Stati Uniti, il Congresso e la Faa, l'agenzia federale per l'aviazione, si sono impegnati a integrare i droni nello spazio aereo entro il 2015. Ma, come ha riferito il New York Times qualche giorno fa, la decisione sta trovando opposizione: si teme che questi velivoli possano minacciare la privacy.

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