Lite sulle macerie della De TomasoLa Repubblica
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STEFANO PAROLA
I Rossignolo attaccano la Regione, che replica: "Accuse disperate" I sindacati: serve un vertice a Roma, ma la situazione per i 980 lavoratori è drammatica
FIOCCANO le polemiche sulle macerie della De Tomaso. Ieri sindacati e lavoratori dell'azienda hanno incontrato gli assessori regionali al Lavoro, Claudia Porchietto, e allo Sviluppo economico, Massimo Giordano. L'incontro è filato via liscio, con la decisione comune di chiedere la riapertura di un tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo. Gli stracci sono volati nel pomeriggio, con un duro botta e risposta tra l'assessore Porchietto e il vicepresidente della De Tomaso, Gianluca Rossignolo.
L'attacco parte da quest'ultimo: «La vicenda De Tomaso è l'emblema della mancanza totale di politica industriale da parte della
Regione dopo le elezioni del 2010. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: una miriade di aziende in crisi che rischiano di fallire». E poi, dice Rossignolo, il piano di riconversione dell'ex
Pininfarina «prevedeva contributi regionali e finanziamenti per circa 30 milioni che non sono stati riconfermati dalla nuova giunta e dagli istituti di credito coinvolti».
Poi replica Claudia Porchietto: «Rossignolo farebbe meglio a preoccuparsi di riparare ai danni che ha prodotto ai suoi dipendenti prima di lanciarsi in dubbie analisi politico-industriali. La messa in liquidazione della De Tomasoei crediti vantati da dipendenti e fornitori bollano come disperate le sue accuse». Piuttosto, contrattacca l'assessore, «Il dramma è che Rossignolo voglia ancora esercitarsi in un grottesco scarica barile a tutto danno del futuro dei 980 lavoratori». Controreplica del manager: «La famiglia Rossignolo si è accollata un problema che la
Regione non sapeva come risolvere consentendo a 980 persone di avere due anni di cassa integrazione» Fine della polemica? No. Perché si inserisce anche Massimo Giordano: «La pazienza del governo regionale con i Rossignolo è stata tanta e mal riposta. Per mesi abbiamo ascoltato soltanto fumose ipotesi di parternariato e altrettanto fumose richieste di sostegno senza un progetto reale». Ulteriore controreplica di Gianluca Rossignolo: «In questi due anni non ho mai avuto il piacere di ricevere una visita dell'assessore Giordano, non credo sappia neppure come sia fatta la nostra vettura né conosca l'indirizzo dello stabilimento di Grugliasco».
Alla base della querelle c'è un dato di fatto: la vita della De Tomaso è giunta al termine. Ieri i sindacati hanno fatto il punto con la giunta
Cota su quale sia il "piano b" per i 980 dipendenti. Giordano e Porchietto hanno spiegato di aver attivato contatti con diverse case automobilistiche, tra cui Bmw, per offrire l'utilizzo dello stabilimento (che è della
Regione), ma anche risorse fresche. Ad esempio, quei 5 milioni stanziati alla De Tomaso per la ricerca che ora l'amministrazione regionale vuole indietro, o una parte dei fondi europei destinati alla formazione e non utilizzati.
Purtroppo però, commentano Federico Bellonoe Vittorio De Martino della Fiom, «al momento non ci sono soluzioni concrete, anche se prendiamo atto dell'impegno della
Regione». Anche Giuseppe Anfuso della Uilm dice che «l'interessamento delle istituzioni è positivo, ma la situazione resta drammatica». Ora
Regione e sindacati cercheranno di rendere nazionale la vertenza: «Sarebbe utile - spiega Margot Cagliero della Fim - non solo per trovare una soluzione, ma perché De Tomaso è l'emblema di come nell'imprenditoria italiana ci siano ancora troppo avventurieri».
Foto: BATTAGLIA DI PAROLE Sopra: l'assessore Massimo Giordano A sinistra: i Rossignolo a Palazzo Chigi per presentare la supercar
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