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Milano parla già inglese

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AL POLITECNICO E ALLA BOCCONI
Luca Salvi MILANO MENTRE l'Accademia della Crusca si chiede se la lingua del "bel paese là dove 'l sì suona" sia più adatta o meno di quella di Her Majesty, in Lombardia alcuni atenei storici si sono già dati una risposta.
In senso anglofono e internazionale.
IL POLITECNICO di Milano per i suoi 150 di vita si regalerà un parco di corsi di laurea magistrali e di dottorato tutti in inglese.
Nei prossimi due anni gli insegnamenti afferenti alla specializzazione verranno a poco a poco erogati nell'idioma d'Oltremanica.
Al momento sono 17 su 34 i corsi biennali in inglese.
«Nel 2014 avremo classi più internazionali, con studenti provenienti sempre più da tutto il mondo» afferma il rettore, Giovanni Azzone.
Senonché la scelta approvata dal Senato accademico e appoggiata dal ministro dell'Università Francesco Profumo è stata contestata in una lettera al rettore da alcuni docenti che chiedono più gradualità nel cambiamento, pena la «discriminazione».
Punta sull'inglese anche la Bocconi, con i suoi 6 corsi magistrali su 10 nella lingua di sua maestà, più uno di primo livello.
Tremila sono i bocconiani che ogni anno vanno all'estero per stage o programmi di studio.
Percorsi di doppia o tripla laurea sono proposti da quasi tutti gli atenei lombardi.
Ma l'appeal è bidirezionale.
All'Università di Bergamo nell'ultimo anno sono raddoppiate le richieste di iscrizione alle laure magistrali in lingua straniera da parte di studenti extraeuropei.
E dal 2007-2008 al 2010-2011 sono passati da 2431 a 2745 gli studenti stranieri che si iscrivono nelle università lombarde, dati Miur.
Oggi rappresentano il 5,6% delle matricole.
Si può concludere con Davide Baventore, psicologo sistemico esperto di università, che «i corsi di laurea in inglese sono un'ottima opportunità di accesso al mondo del lavoro in molti Paesi all'estero.
E attirano talenti da tutto il mondo».


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