L'Espresso
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DI MARK HERTSGAARD
mondo stati UNITI / DOPO LA MAREA NERA
Captain Pete, come tutti lo chiamano a Port Sulphur, è srato un pescatore di ostriche per quasi tutta la sua vita.
Ha iniziato da bambino, imparando il mestiere da suo padre che lo aveva a sua volta appreso dal padre.
Lavorando 14 ore al giorno sui banchi di ostriche presi in affitto a Barataria Bay, fo chilometri a sud di New Orleans, la famiglia del capitano Pete da sempre rifornisce la P&J Oyster Company, primo rivenditore di ostriche della città.
Quando P&J ha chiuso i battenti lo scorso 10 giugno, la notizia era su tutti i quotidiani di New Orleans, un altro anello della catena di guai che sono seguiti alla catastrofe petrolifera della British Petroleum.
«Ci sono voluti 50 giorni prima che il petrolio della Bp raggiungesse i letti di ostriche», racconta in un nebbioso pomeriggio il capitano Pete mentre ispeziona i danni causati dalla marea nera.
La raccolta di quest'anno è perduta nonostante la falla sia stata finalmente chiusa.
Il capitano ha perso la sua casa durante l'uragano Katrina cinque anni fa e ora il disastro della Bp potrebbe mandare in bancarotta l'attività commerciale di famiglia che lo stava aiutando a far studiare suo figlio al college.
E a peggiorare la situazione c'è ora la moratoria voluta dal presidente americano sulle trivellazioni petrolifere: un'altra pazzia imposta sul litorale della Louisiana da esperti esterni.
«Quando cade un aereo, teniamo a terra tutti gli aerei del Paese? No.
Si trova la causa del problema e lo si risolve.
Non si punisce l'intera industria del settore».
Indica una decina di barche da pesca ormeggiate nelle vicinanze:«II 60 per cento di questi ragazzi lavora su piattaforme petrolifere o le controlla quando è ferma la raccolta del pesce.
Qui l'economia aveva appena cominciato a riprendersi dopo Katrina.
Questa moratoria ci ammazzerà».
Chiunque voglia analizzare seriamente la politica degli Stati Uniti e l'intenzione di liberarsi dal vizio del petrolio sulla scia del disastro della Bp deve confrontarsi con la realtà della Louisiana, uno Stato la cui economia, la politica e la stessa immagine sono sature di petrolio da oltre un secolo.
Deve esserci una risposta per il capitano Pete e per gli abitanti del luogo che maledicono la Bp e contemporaneamente si domandano come faranno a sostenere le proprie famiglie se fallirà l'industria del petrolio e di pensare in che direzione andrà lo Stato nei prossimi dieci anni e investire in lavori verdi».
La Louisiana può sorprendere: vanta la più elevata detrazione fiscale del Paese per l'uso di
energia solare.
Approvata nel 2007, la detrazione del 50 per cento dimezza il costo dell'installazione di un
impianto solare.
Combinando questo taglio con la detrazione federale del 30 per cento voluta da Obama, il calcolo è presto fatto.
Un proprietario immobiliare della Louisiana arriva a uno sconto d e l l a del gas, largamente la fonte dei lavori operai meglio retribuiti in Louisiana.
«L'unico modo di trattare questa gente con dignità è offrire loro un'alternativa.
Se sostieni una moratoria sulle trivellazioni devi anche sostenere un massiccio spostamento verso lavori legati all'ambiente», spiega Michael Brune, direttore del Sierra Club.
Progettare un
futuro di energia verde per la Louisiana è stato un compito troppo arduo persino per la maggior parte dei gruppi ambientalisti.
«Non è stato fatto un progetto per la Louisiana perché questo Stato è visto come favorevole al petrolio e al gas », osserva Jerome Ringo, ex addetto nell'industria degli idrocarburi locale e presidente della Apollo Alliance.
«A essere onesti, dubito che la Louisiana smetterà di dipendere completamente dal petrolio.
Ma abbiamo bisogno di diver- La costa inquinata sificare il nostro mix di energia, Louisiana.
Sotto: dell'80 per cento utilizzando
energia solare e vivendo fuori dalla rete tradizionale dell'energia, non una cattiva scelta in una regione in cui temporali e maltempo interrompono regolarmente la fornitura di elettricità.
Persino i titolari di attività commerciali, a lungo i più ostinati sostenitori dell'industria degli idrocarburi, potrebbero cambiare idea.
Con grande clamore, la Greater New Orleans ha lanciato a maggio la Green N.O.
che riconosce «la doppia necessità di diversificare l'economia continuando a sostenere l'ambiente».
Secondo le stime di uno studio della società di consulenza McKinsey, perseguire opportunità commerciali sostenibili potrebbe portare alla creazione di 90 mila posti di lavoro nello Stato.
Beth Galante, direttore esecutivo dell'ufficio di New Orleans dell'associazione no profit Global Green Usa, vede questo cambiamento dell'attività commerciale della comunità come «la vittoria di una battaglia durante una guerra» per influenzare l'opinione pubblica locale.
«Conquistare una camera di commercio dominata da una delle industrie del petrolio e del gas più conservatrici del Paese per investire tempo e denaro in energia pulita è complicato», sostiene Galante: «La filosofia politica di molti americani, specie nel Sud, è che qualunque cosa serva a far soldi è buona.
Quanto è successo aiuterà la gente a capire che nell'energia verde ci sono grandi opportunità».
Una moratoria a tappeto sulle trivellazioni in profondità può non essere la migliore politica da perseguire all'indomani del disastro della Bp.
Non c'è Stato dell'Unione che dipenda più dal petrolio della Louisiana.
L'industria del petrolio copre circa il 25 per cento dell'attività economica dello Stato.
La Louisiana ha bisogno di svincolarsi dal petrolio, ma deve farlo in modo graduale, attraverso un periodo di transizione pianificato che deve cominciare subito perché le riserve di oro nero stanno finendo.
Nel 2004 Matthew Simmons, un banchiere che ha operato nell'industria petrolifera per oltre 35 anni, ha analizzato centinaia di resoconti e relazioni d'
ingegneria rivelando che le scorte dell'Arabia Saudita, comunemente ritenute tutt'altro che inesauribili, erano molto più piccole e limitate di quanto dichiarato e che stavano precipitosamente diminuendo.
Il suo libro,"Twilight in thè Desert", lo ha reso il principale fautore della teoria del picco, secondo la quale l'umanità ha ora estratto metà del petrolio di cui la Terra dispone e che grandi aumenti nella produzione futura di greggio sono altamente improbabili.
Simmons spiega che il disastro della Bp dimostra che «il petrolio del Golfo del Messico è fuori dalla nostra portata».
Il petrolio disponibile, infatti, può essere raggiunto soltanto con pozzi e trivellazioni verticali ad alte profondità marine, oltre 5.486 metri sotto il livelalo del mare.
Chris John, presidente di una compagnia petrolifera, ribatte che dal 2007 le società hanno speso 8 miliardi di dollari per avere la proprietà dei fondali del Golfo che contengono enormi giacimenti.
Simmons, tuttavia, dubita che tale greggio possa essere recuperato e spiega che «le pressioni e le temperature laggiù sono enormi.
Il dispositivo della British Petroleum destinato alla prevenzione e messa in sicurezza degli incidenti era all'avanguardia, tuttavia non era stato progettato per quelle profondità».
La citazione fatta dall'economista capo dell'International Energy Agency nel 2008 («Dovremmo abbandonare il petrolio prima che lui abbandoni noi» ) contiene in nuce la sfida che si trova a dover affrontare la Louisiana.
Ma persino i fautori dell'energia pulita sostengono che un attacco diretto al petrolio non sia la strada giusta.
Il motivo per cui la legislatura della Louisiana ha approvato la detrazione fiscale straordinaria per l'utilizzo dell'
energia solare è proprio che non rappresentava una minaccia per il gas e il petrolio.
Nondimeno i risultati sono stati notevoli.
«In due anni in Louisiana siamo passati da un pugno di aziende attive nell'ambito dell'
energia solare a oltre un centinaio», spiega il senatore Gautreaux che ha patrocinato il progetto.
E con molta probabilità lo slancio verso il sole subirà un'accelerazione grazie all'istituzione nel 2009 di collegi elettorali capaci di finanziare
energia alternativa.
Permetteranno alle amministrazioni comunali di vendere obbligazioni con cui anticipare i costi di installazione dei sistemi solari.
In questo modo i proprietari potranno ripagare negli anni il proprio debito all'amministrazione comunale di competenza.
L'idea è di incoraggiare gli investimenti privati in fonti rinnovabili, assicurando un mercato in via di sviluppo.
Il rendimento energetico è anche la chiave per la riduzione del peso che la produzione di idrocarburi impone sulla Louisiana.
Gran parte del petrolio prodotto o raffinato in Louisiana non è destinato a questo Stato ma finisce nelle auto, nei camion, nelle caldaie di tutti gli Usa.
La riduzione del consumo dell'America è un prerequisito per la riduzione della dipendenza della Louisiana dall'industria petrolifera.
Nel suo libro "Winning thè Oil Endgame", Lovins propone una strategia che metterebbe fine alle importazioni di greggio entro il 2040 e permetterebbe di abbandonare il petrolio entro il 2050: il governo dovrebbe incentivare l'uso di veicoli ad alto rendimento per farne abbassare i prezzi.
Inoltre gli acquirenti di auto a basso consumo di carburante potrebbero ottenere un rimborso finanziato dalle tasse pagate da chi acquista veicoli ad alto consumo.
Lovins spiega che la Francia ha introdotto questo sistema nel 2008, e le vendite di veicoli ad alto consumo sono crollate del 42 per cento mentre quelle di veicoli a basso consumo sono aumentate del 50.
Trasformare il sistema energetico della Louisiana non è un sogno impossibile, ma un imperativo economico e ambientale.
Non solo perché i suoi giacimenti di petrolio stanno velocemente scomparendo, ma anche perché una rivoluzione verde non si fa dalla sera alla mattina.
E bisogna cominciare subito.
traduzione di Rosalba Fruscalzo
Foto: New Orleans.
In alto: | il presidente Usa Barack Obama segue le operazioni di recupero del petrolio in Alabama.
Accanto: incendi intorno alla piattaforma della British Petroleum
Foto: pompaggio di petrolio nel Golfo del Messico e il quartiere francese di New Orleans