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La crisi e il futuro visti dalle banche

Il Giornale del Piemonte - pag. 11

L'attualità e il domani, viste attraverso due parole chiave come «crisi» e «futuro»: intorno a questi due concetti si è articolata ieri la mattinata di riflessione e dibattito proposta, nei locali dell'Auditorium della Cassa di Risparmio di Bra, dall'Associazione Culturale Cavour.
Questo nuovo sodalizio, presieduto da Alberto Leone e comprendente Lorenzo Cigna, Guido Crosetto, Luca Crosetto, Clemente Galleano, Franco Guida, Elio Imbimbo, Angelo Mana e Riccardo Oricco, si qualifica come contenitore trasversale di esperienze e orientamenti, per favorire lo scambio di opinioni e lo stimolo a una crescita culturale generale nella Granda e non solo, grazie ad appuntamenti dal taglio monografico.
L'attuale quadro finanziario impone riflessioni e, oltre ai possibili strumenti per superare una situazione complessa, si è molto ragionato sulla situazione attuale.
Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, e Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi (Associazione Bancaria Italiana) e della Banca Monte dei Paschi di Siena, hanno a lungo dialogato, forti anche del fatto di operare da punti di vista privilegiati, rispettivamente quello del Governo e del circuito bancario.
Proprio dal credito è partita l'analisi dell'incontro: le banche, ormai, stanno stringendo i cordoni della borsa e contemporaneamente si sta registrando una diminuzione della liquidità.
Con premesse di questo tipo, siamo ormai prossimi al cortocircuito? - ha domandato il moderatore del convegno.
«Nei primi sei mesi del 2011, il credito è aumentato - ha risposto Mussari -.
Vero è che ci troviamo in una fase in cui le condizioni esterne a banche e imprese generano situazioni particolari.
È il costo della liquidità a incidere.
Nel momento in cui il mercato si restringe e i soldi costano di più alle banche, le conseguenze finiscono per 'pesare' sugli utilizzatori finali».
Sulle ricette per reagire, Mussari non ha dubbi: «Non possiamo subìre questa contingenza in maniera passiva: occorre implementare la strategia del governo illustrata all'Europa, azionare un sistema virtuoso nella gestione del credito attraverso i bond delle imprese e soprattutto rimettere in circolo liquidità e risparmio, garantendo a chi fa impresa un sostegno nei programmi di crescita.
Più in generale va ripensato il rapporto tra istituti di credito e imprenditori».
Il sottosegretario del Governo Guido Crosetto (che è stato anche relatore della Finanzaria 2006 oltre che responsabile economico di Forza Italia) ha tracciato un quadro dell'attualità partendo da un paragone: «All'Italia nei confronti dell'Unione Europea capita ciò che accade alle imprese nei confronti delle banche: quando le cose non vanno per il meglio queste ultime stringono i cordoni della borsa, peggiorando ulteriormente la situazione.
Il nostro Paese in questi anni è cresciuto, anche in presenza dell'inflazione.
Ad oggi, i titoli di stato italiani, con un rendimento del 6%, rappresentano il miglior investimento per tutti su scala mondiale.
C'è poi un'assurdità incredibile, un'anomalia tutta italiana: il nostro Stato ha 9500 miliardi di ricchezza lorda delle famiglie (cui vanno sottratti 850 miliardi di debiti): ebbene, non esiste altro paese al mondo con tutta questa ricchezza.
Ciò significa che la situazione contingente è difficile ma patrimonialmente siamo forti».
Senza remore, poi, l'analisi di Crosetto sull'attuale debolezza italiana: «Debolezza che riflette la scarsa unità di atteggiamento e compattezza con la quale ci proponiamo verso l'esterno.
Serve comportarsi da imprenditori, tagliando le improduttività, riducendo il debito ed essendo chiari verso gli altri interlocutori; naturalmente non va tralasciata la spesa pubblica, che assorbe quote consistenti di denaro e che comprende 180 miliardi di stipendi rispetto ai quali occorrerebbe salvaguardare i dipendenti più attivi a discapito di quelli meno efficenti.
Dobbiamo difendere la nostra ricchezza e non solo perchè siamo la settima potenza mondiale e l'ottava per quel che concerne la capacità di mercato».
Infine, se Mussari ha auspicato «Il superamento della logica conflittuale tra capitale e lavoro, anacronistica e negativa per il sistema», Crosetto ha ribadito che «Un futuro per l'economia esiste se c'è la possibilità di preservare le imprese.
La crisi ci obbliga a diventare un paese serio: siamo chiamati a una prova importante e dobbiamo riscoprire la possibilità di fare anche scelte più dure».


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